30 marzo 2016

Pasquetta al mare

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Erano giorni che guardavamo di continuo le previsioni del tempo. Quella benedetta goccia di pioggia prevista dalle 13 alle 18 ci stava fregando ed eravamo li li per desistere e cancellare tutti i piani per un’uscita all’aria aperta. Però io ho cominciato a fare la prepotente con il meteo e mi sono convinta che quella goccia non l’avrebbe spuntata. Confidavo nel repentino cambiamento di ‘umore’ del tempo anche in positivo. Infatti non era la prima volta che le previsioni ‘portavano pioggia’ per poi stupirci con un sole caldo. Ho sempre pensato che dietro questi meteo si nasconda un sadico che si diverte a predire il peggio per non far organizzare niente alla gente. Forse un uomo solo che invidia gli altri che hanno amici e voglia di uscire.

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Due giorni prima mando un messaggio ai miei amici che dice ‘Programma per Pasquetta: nel cesto da picnic metteremo  fritta di asparagi, pizza di carne, ratatouille di verdure colorate, orecchiette con funghi, salsiccia e gnumeredd con fornacella, verdure crude, ciucciarelli, pastiera, rum, passito e macchinetta per il caffè. Interessa? ah! portiamo anche la chitarra.’-

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E così con timoroso entusiasmo (per il tempo incerto e per la paura di scoppiare dopo la maratona di Pasqua) hanno aderito 4 amici. Caricato il cesto, i viveri ancora caldi, il tavolino, altri due sgabelli, la fornacella, i carboni, la tenda parasole per ripararci in caso di pioggia, la chitarra e il fornelletto per il caffè, siamo partiti. Abbiamo scelto un pezzo di mare di cristallo, una piscina naturale, con venticello frizzante annesso, passeggiata su scogli profumati, ancora non occupato da altri vacanzieri. E dalle 13 alle 18 non ci siamo mossi. Abbiamo vissuto il primo giorno di primavera, con la spensieratezza di bambini che giocano con i racchettoni e fanno volare l’aquilone, che mangiano dimenticando ancora per un giorno la dieta, che cantano per la milionesima volta sempre le stesse canzoni, e brindano felici per una leggera sensazione di libertà. Pura e semplice come quando eravamo bambini e ci portavano il primo giorno di tepore, sulla spiaggia a giocare. E già con quei pochi raggi di sole riuscivi ad assaporare l’emozione dell’estate che è più vicina dell’inverno ormai alle spalle.

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Abbiamo vissuto una bellissima giornata ridendo e dimenticando le ansie e i pensieri, seguendo il ritmo dell’acqua trasparente sulla spiaggia, respirando l’aria di una promessa che verrà. E che avrà il sapore dei panzerotti sugli scogli, delle notti di luna piena sulla spiaggia, degli spritz al volo seguiti dagli spaghetti con le cozze. E del caldo sulla pelle e delle albe attese in campagna. Della compagnia e dei pensieri cacciati via, per godere del momento. Che tanto quello solo è sicuro ed è meglio fermarlo quando puoi. E siamo già in attesa della bella stagione. 

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22 luglio 2015

Poesia di un tramonto d’estate

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Pensavo non esistessero più. Come le lucciole nelle fessure dei muretti a secco e come l’odore della pioggia sui ‘ristucci’ bruciati dopo la mietitura. Sensazioni che pensavo sarebbero rimaste impigliate nei miei ricordi di estati lontane e ormai perse per sempre.

Avevo dimenticato anche lo scorrere vero delle stagioni, quando la primavera era la primavera, tiepida e frizzante insieme. L’estate era l’estate, soffocante e umida, dove tutti si lamentavano del caldo e dormivano come potevano fuori sui balconi, direttamente sul pavimento reso fresco da un secchio d’acqua. Quando ti buttavi a terra solo col cuscino e mentre aspettavi di ritrovare il filo dei sogni, avevi l’orecchio che ascoltava il silenzio della notte e lo sguardo verso un cielo luminoso di stelle. E sapevi che sugli altri balconi c’era gente come te, silenziosi poeti che sapevano apprezzare e godere un momento di solitaria e pura magia. Erano quelle estati dove tutti cercavano refrigerio nelle angurie mangiate in villa, con scorze e semi lanciati perchè dopo la mezzanotte, chissà perchè, si tornava tutti bambini. E quelle notti calde quando non volevi mai tornare, tanto non avresti mai dormito, e rimanevi nel silenzio del paese a passeggiare con un amico accanto, parlando, fumando, e osservando il venditore di angurie che dormiva accanto alla montagna di frutti, con l’orecchio attento a chi tentava di fregargliene qualcuno. E c’era sempre qualcuno che ci provava, quasi sempre per scommessa.

L’estate. A giugno cominciava, a luglio esplodeva, carica di promesse per le ferie di agosto da aspettare, e chiassosa di parenti emigrati che tornavano ogni anno a godere della propria terra, trovandola sempre uguale, vantandosi superiori di quanto funzionavano le cose altrove e piangendo ogni volta, prima di andar via. Era l’estate dell’ozio lento, delle mattine e dei pomeriggi di noia,  dei sorbetti al limone in piazza e dei giochi per strada.

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E di quei pomeriggi in cui, finite le faccende di casa, e il papà era tornato con la voglia di fare una cosa pazza, diceva a mamma  ‘Prepara qualcosa che andiamo tutti a mare, a mangiare insieme sugli scogli’. E sorpresi, felici, isterici per questa pazza idea, ci si preparava impazienti di infilarsi in macchina. E le telefonate a parenti e amici…. ‘ehi noi stiamo andando a mare a mangiare sugli scogli, volete venire pur vù? scià vnìt scià’. E si partiva.

E si arrivava quando ancora c’era un’ora buona di luce. Ma di quella luce particolare dell’estate, quando l’aria si ferma, ti accarezza la pelle, il cielo passa dall’azzurro al rosa e poi al violetto, e piano ti accorgi che scompare l’orizzonte. Chi c’è si immerge lentamente, quasi ad assaporare quel momento regalato, piano, piano, e sospira godendo di quell’acqua che ti porta via tutta la stanchezza, i pensieri, l’angoscia del domani….

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E tu fotografavi quell’immagine dei bagnanti del tramonto,  bambini con le ultime energie che spruzzavano acqua o giocavano a far la balena arenata, senza più fiato per gridare. Gli anziani con le gambe magre e i costumi larghi e alti quanto un dolce vita che passeggiavano nell’acqua fino alle ginocchia, le donne che parlavano in acqua con i capelli raccolti con la pinza, gli uomini che si sfogavano nuotando fino al largo e magari cercando di prendere qualche riccio. Puro godimento, in tanti, a goder dell’ozio.

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Pensavo che non esistessero più, giornate come queste. E invece ieri, mi ha sorpreso trovare alla fine del giorno, gli stessi bambini, gli stessi anziani che guardavano il mare, le stesse donne stanche con le stesse pinze. E lo stesso silenzio della poesia di un tramonto d’estate.

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22 novembre 2014

Spaghettoni con gamberi rossi e pesto di pistacchio (in barca)

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Il venerdi è una giornata bellissima. Per me forse la più bella della settimana. Perchè contiene in se tutte le aspettative del fine settimana. Ti fai i film di quello che potrai finalmente godere, a partire dal venerdi sera, tutto il sabato e metà della domenica. E si, metà perchè l’altra metà è già triste attesa e anticipo del lunedi.

Però il venerdi è il giorno in cui di solito si arriva affannate dopo una settimana di corse e impegni, per colpa dei quali hai un pò trascurato la casa e, se vuoi davvero che il fine settimana sia di risposo e/o divertimento, dovrai concludere tutte le pulizie per non avere sensi di colpa. E ne risulta quindi che ti devi alzare prestissimo la mattina, per pulire pulire pulire, fare la spesa e cominciare a preparare la cenetta per la sera che sarà come sempre una serata romantica di ritorni a casa, e poi perchè mai ci infili sempre qualcos’altro che poi non sai mai se ce la farai o no?

Ma io non so mai dire di no, e mi riprometto di imparare. Insomma prendo un impegno a Bari per le 16 e mi organizzo. Arriva una telefonata….. Come, vieni a Bari e non mi avvisi? allora non accetto rifiuti. Ti aspetto alle 13,30 a pranzo, a questo indirizzo… Porta le mozzarelle.

Dico, ok.

Arrivo e sono al porto. Un porto pieno di barche, bellissime barche a vela. Il mare è una tavola, 19° di tepore nell’aria, e la luce di un bellissimo sole di autunno tutto intorno. Cerco il nome della barca, mi affaccio e trovo tutti ad aspettarmi, sotto coperta, con una tavola imbandita di cose buone e ricercate. Profumo di mare ovunque, e fra un pò anche sapore.

Cosa posso dire? che la vita è meravigliosa, perchè quello che ho intorno è pura magia, amici che mi vogliono bene, che cucinano per me, che mi pregano di stare con loro. E poi questo sole, questo mare, questo caldo, questa mia terra fantastica, non è un regno incantato?

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Spaghettoni con gamberi rossi e pesto di pistacchi (in barca) (Ricetta di Pasquale Trentatrè e la partecipazione emozionale di Antonella M.)

- 50 g di spaghettoni di quelli buoni a testa

- 3 gamberi rossi freschissimi a testa

- olio extravergine di oliva

- uno spicchio d’aglio intero

- un cucchiaino di pesto di pistacchi a testa

- pepe nero macinato al momento

- una barca, una giornata di sole, il mare calmo e qualche amico che prepara tutto per te.

Far cuocere al dente gli spaghettoni e nel frattempo far riscaldare l’olio con l’aglio e le teste di gamberi. Il tutto deve cuocere piano e non bruciare, ma deve solo far amalgamare bene tutti i sapori. Eliminare le teste e l’aglio.

Appena pronta la pasta scolarla al dente  e versarla nell’olio, dove verserete ANCORA CRUDI i gamberi. Far saltare bene il tutto e condire con pepe nero macinato al momento. Servire caldo.

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3 giugno 2014

Una giornata tutta per me, tra campagna e mare

 

IMG_5069 Siamo sempre alla ricerca di noi stessi. Ma a volte si scopre che invece di ritrovarsi ci si sente ancora più persi e smarriti. E allora, ancora una volta, come ho spesso detto anche qui, bisogna chiudere gli occhi, fare un bel respiro, svuotare la propria mente e ricominciare tutto daccapo.

Vengo fuori da una settimana estenuante, fatta di nuovi progetti e di una nuova esperienza. Bella, stancante, chiarificatrice, dapprima entusiasmante, poi ridimensionata. Ma che richiede una nuova messa a fuoco, per poter continuare.

A volte mi chiedo… ma non è che voglio fare troppe cose? Non sarebbe meglio dedicarmi SOLO alle faccende quotidiane e godermi un pò un buon libro, una bella passeggiata con calma, il cinema… ecc… invece di imbarcarmi in mille impegni che poi, puntualmente non portano ad alcun lavoro?

Nonostante la mia curiosità e la mia capacità di saper usare i social, a volte ho l’impressione che questo mondo cominci a correre più di me ed io mi sento un pò indietro.

Voglio troppo? non so… devo riflettere. E per questo mi sono concessa una giornata tutta per me. Ero indecisa tra il relax della mia campagna o l’aria del mare. E allora… mi son presa entrambe e anche di più.

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Ho raccolto nel silenzio della mia campagna fragoline, asparagi grossi e le poche ciliege che i miei alberi mi hanno regalato. Le ho sistemate in una cassetta di legno che avevo precedentemente pitturato per questa occasione. Raccolta anche qualche rosa profumata, innaffiato tutto… e via sulla strada del mare.

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Spaghetti alle cozze in un ristorantino romantico. Poi pomeriggio a dormire giù in spiaggia. Caffè con gli amici che ci hanno raggiunto. E via in una mostra bellissima di fiori e piante straordinarie. E poi ritorno a casa, per preparare le valigie.

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E come al solito, oltre alle mie parole e le mie riflessioni, vi lascio anche qualche immagine che parla della mia giornata.

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E anche una domanda: ma a voi capita mai di sentirvi insicure, di voler lasciar perdere i vostri progetti, di credere di non potercela mai fare?….

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16 gennaio 2014

Già in Puglia, terra e mare abbracciati. Le mie pappardelle Cime di rape e cozze.

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Dicevo a tutti che ero astemia. Ma intendevo che non bevo quasi per niente vino e alcolici. Assaggio, pilucco. Ma apprezzo.  E arrossisco nello scoprire che, pur non essendo assolutamente un’esperta, il primo sorso di vino, assaporato quasi a labbra strette, ad occhi chiusi, mi emoziona. Sempre. E dopo qualche sorso, mi fermo. E la mia emozione resta li, impressa, su quel sapore unico e quello che ha lasciato in me.
Poco tempo fa sono stata invitata a partecipare ad una bella iniziativa. Abbinare un piatto di mia invenzione ad un vino. Mi dico ‘ma io cosa ne capirò mai di vini?’. Ma poi, dopo giorni e giorni in cui cerco di immaginarmi i vari abbinamenti capisco che, per ‘creare’ o immaginare un piatto da abbinare, l’unico modo è … assaggiare e catturare subito il primo desiderio di ciò che vorresti mangiare subito dopo.

Oggi avevo voglia di assaggiare il Già Rosso. Combaciava con il mio umore. Fuori c’era freddo, e sulla tavola una grande spesa. Tutta roba invitante. Verdure fresche della terra mia, la Puglia, pesce e frutti del nostro mare, spezie, pasta di diversi tipi. Insomma ero pronta per cominciare.
Apro la bottiglia con il mio cavatappi portafortuna. Annuso il tappo e già mi colpisce il profumo, intenso e persistente. Lo verso nel mio bicchiere preferito, osservo il suo meraviglioso colore rosso rubino con riflessi violetti. Aspetto un pò. E lo assaggio. Il bouquet è fruttato, intenso. Il sapore è secco e vellutato. Decisamente affascinante. Mi fa pensare alla terra, forte e rassicurante. E al mare che mi affascina da sempre. E mi dico, ecco, creerò un abbraccio di mare e terra, e questo vino sarà la loro carezza.
Pappardelle Cime di rapa e cozze, al profumo di pepe nero intenso.
(per due persone)
- 500 g di cime di rapa
- 250 g di cozze già sgusciate, con la loro acqua
- 3 spicchi d’aglio
- 200 g di pappardelle
- 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
- pepe nero macinato fresco

Mettere l’acqua in una pentola alta e portare ad ebollizione.
In una padella versare i due cucchiai di olio e gli spicchi d’aglio sbucciati e schiacciati. Far rosolare leggermente e poi versare le cozze con la loro acqua. far cuocere finchè le cozze saranno cotte e l’acqua si sarà ridotta almeno della metà. Spegnere la fiamma.
Nel frattempo lavare le cime di rapa ed eliminare le foglie dure. Salare leggermente l’acqua che bolle e versare la verdura. Cuocere per circa 5 minuti, e con una schiumarola tirarle fuori dall’acqua. Attenzione non devono disfarsi. Versarle nelle cozze e coprire.
Nella stessa acqua cuocere velocemente le pappardelle. Tirarle al dente e versarle nella padella con le cime di rapa e le cozze. Far insaporire il tutto a fiamma media e cospargerle di abbondante pepe, macinato al momento.
Aggiungere un filo d’olio extravergine di oliva e servire, avendo cura di guarnire con le cozze in bella vista.
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26 marzo 2013

Cozze ‘mollicate’

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Per andare avanti bisogna fermarsi ogni tanto e guardarsi. Non solo intorno, ma anche dentro. Non siamo abituati a fermarci, ma solo a correre. E quante cose si scoprono fermandosi! E’ come mettere a fuoco in maniera diversa l’obiettivo della nostra anima. Niente grandangoli, niente panorami lontani, ma solo piccole cose vicine, sfuocando il resto. Esattamente tutte quelle cose che sembrano invisibili quando puntiamo l’occhio troppo lontano.

E’ un tempo strano questo mio. Il ritmo della mia mente vorrebbe correre, ma sa che invece deve rallentare. MI accorgo del superfluo…e, appena l’occhio si ferma, valuta e decide di buttare via. Anche cose nuove che non hanno più importanza o che non mi emozionano più. Decido di tenere ciò che mi serve, quello che mi basta, ciò che porta con se un gesto bello di un regalo, di un ricordo, di una promessa, di cosa bella e basta.

ultimamente non sto scrivendo tanto. Perchè qui sul mio blog vi si aspetta di trovare ricette e parole. E io di ricette interessanti non ne sto preparando. Ho deciso seriamente di perdere un pò di peso, per sentirmi più leggera, e le ricette che preparo sono semplicissime e per molti, ovvie. Quindi solo parole. E pensieri. E per fortuna stanno tornando belli e colorati. Grati per il presente.

Questa mattina è iniziata con un caffè caldo, la voglia di scrivere, i baci dei miei figli sul collo, tanti, in silenzio, coccole d’amore vero. Un piatto semplice preparato ieri sera per insaporire una cena altrimenti davvero senza sapore. E, tutte insieme e nell’ordine, voglia di campagna, di verde, di primavera, di passeggiate all’aria, e poi voglia di aria di mare, di estate e vento caldo sul viso.

I desideri, che sono il volano dell’anima mia.

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Cozze ‘mollicate’

- cozze a ‘mezza scorza’

- pangrattato

- aglio

- prezzemolo

- pezzettino di peperoncino

- filo d’olio extravergine

- spolverata di pecorino (a piasèr!)

In un ciotola con il pangrattato spezzettare fine il prezzemolo e l’aglio. Meglio se fate quest’operazione nel mixer. Una bella girata veloce e fa tutto lui. Aggiungere un filo d’olio, il pezzettino di peperoncino (pochissimo pero eh? altrimenti copre tutto il sapore, con l’anestesia che provoca) e, volendo, anche un pò di pecorino che ‘esalta’. Disponete in una teglia da forno le cozze e con un cucchiaio riempirle di questo pangrattato aromatizzato. Infornare a 200° per pochi minuti, fino a quando la cozza si solleva dal suo guscio e il pane diventa crosticina.

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1 ottobre 2012

Crostata di marmellata 'con quello che c'è in barca'


 Anni fa il 1° Ottobre iniziavano le scuole e, ufficialmente, anche l'autunno.
Oggi, finalmente il cielo si è coperto di nuvole che, speriamo, portino un pò di pioggia.
E mentre parlo qualche goccia comincia a fare tic tic....
E in questa atmosfera scrivo un post di saluto a questa calda estate che nei giorni appena passati ha voluto regalarci ostinatamente ancora un pò di caldo.
Ed io, che non amo il caldo di agosto, ma quello di settembre, che è misto del fresco frizzante dell'ombra, e del mare che comincia a raffreddarsi come piace a me, ne ho goduto a piene mani.
Barca a vela di un mio amico che ci aspettava pronta al porto, spaghetti e passata pronti nella cambusa, costume da bagno pronto indossato, piedi scalzi, aria di mare intorno, e voglia di rilassarsi e stare bene insieme agli amici intorno a noi. Sullo sfondo una città fantastica, Trani, bianca di pietra, con tante piazze che accolgono, parchi curatissimi che costeggiano il mare e una passeggiata che domina la città e il mare insieme.
Si parte verso il largo. E nuvole e sole che scende colorano l'acqua mossa, di tanti colori, tutte le varianti del blu. E mi affascina il cobalto, e i guizzi di luce che si riflettono.





All'andata verso l'orizzonte c'era solo mare e luce che cambia di continuo e vento. E la barca vola.
Al ritorno ci aspetta all'orizzonte la città e raggi di sole che indicano la rotta. In mezzo ai due fari di riferimento, uno rosso e uno verde....
E poi l'allegria della compagnia, ricchezza ineguagliabile.
E la conclusione di una crostata inventata alla fine di un pranzo a base di spaghettoni al pomodoro e cacioricotta e basilico, con quello che c'era rimasto in dispensa... Con il sapore fantastico della spensieratezza, di un giorno di fine estate.


Crostata con 'quello che c'era in barca'
(ingredienti pesati ad occhio, perchè in barca la bilancia non c'è...)

- 350 g di farina
- 100 g di zucchero
- 170 di burro
- un pizzico di sale
- latte qb per amalgamare 
- marmellata che c'è

Amalgamare la farina, lo zucchero, il sale e il burro freddo a pezzetti. 
Aggiungere poco per volta il latte che serve per raggiungere una consistenza morbida.
Stendere con le mani, meglio che potete 2/3 della pasta in una teglia, lasciando ai lati dei bordi di pasta sollevati. Versare la marmellata stendendola con una forchetta. Con il resto della pasta formare delle strisce che disporrete a grata sulla marmellata.
Aiutandovi con i rebbi della forchetta 'aggiustare' i bordi.
Cuocere in forno caldo (di regola intorno ai 180°) fino a doratura.





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26 agosto 2012

5 giorni di mare


La mia estate continua ad essere strana.
Ormai ogni anno in questo periodo parlo e scrivo con difficoltà e pesantezza. Odio dover fare per forza le cose tipiche dell'estate (passeggiare, divertirmi, uscire, organizzare, andare al mare, andare in giro per sagre, stare in mezzo alla folla) .... ma soprattutto odio il mare durante le ore calde. Se parti presto la mattina (tipo le 6) è meraviglioso, ma devi tornare nelle ore di fornace.... 
Se vuoi tornare con il fresco devi partire sotto il sole mentre trattieni il respiro.... 
Quindi al mare decido spesso di rinunciarci.... 
Ma qualche volta mi viene il desiderio e, soffrendo, ci provo.
Queste sono le sensazioni delle mie 5 giornate di mare della mia estate 2012.

Giornata del mare con cubetti di ghiaccio (aprile)


E' il mio mare ideale, con temperature intorno ai 20 gradi, con effetto anestetizzante e silenzio e solitudine sulla spiaggia. Nessuno ha il coraggio di entrare in acqua, che è trasparente e ferma e invitante e che poi ha il vantaggio di illuderti che sei dimagrita almeno di un paio di chili per l'effetto 'contraente' del freddo.
E' bello passeggiare, raccogliere cose che il mare ha portato e che ancora nessuno ha raccolto. Insomma ancora il sole non ha cominciato la sua opera.

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Mare poco affollato perchè la spiaggia è molto esclusiva.... ma sei circondata di bellezza, della natura, del piccolo ristorantino, dell'insalata delicata e raffinata, delle attenzioni del personale, della certezza del bagnino, del silenzio della gente intorno che non grida, del libro che puoi leggere in santa pace.
E mangi questa delizia.... un'insalatina leggera leggera, solo verdura e mais e poco prosciutto cotto, che fa tanto fine, ma ti lascia una fameeeeeeeeeeee.


Mare da sola


Quando chiami gli amici e sono stanchi del mare che hanno fatto nei giorni precedenti e proprio quel giorno tu puoi, e loro non ne hanno voglia, allora che fai? rinunci? no!
Prepari il panino con cose buone dentro, bottiglia di acqua ghiacciata, cappello antisole, ombrellone con ali laterali tipo tenda isolante, librone che stai leggendo, sdraietta personale, telefonino mezzo scarico, una giornata davanti a te da riempire..... e parti.
Ti sistemi tra due rocce, con l'ombrellone asociale, prima ti fai un bagno di mezz'ora, per recuperare i bagni persi, poi mangi il panino, poi ti viene un abbiocco dolce, perchè non puoi e non vuoi parlare con nessuno, dormi per due ore mentre la gente intorno pensa 'quella è morta', poi ti svegli e ti chiedi 'dove sono? chi sono? perchè sono qui?' e quando ti riprendi prendi il libro e cominci a leggere.
E quando ti stanchi leggi il libro che hai intorno, guardando e ascoltando la gente che ti sta accanto. Che ti piaccia o no.
E osservi i meridionali che si sono trasferiti al nord e ora snobbano il sud perchè al nord tutto funziona e qui siamo rimasti indietro, e ostentano un milanese con le 'o' chiuse, che tradiscono e ti etichettano.
E il muratore con la sua tipica abbronzatura del primo giorno..... viso, collo  e braccia abbronzate a metà e il resto tutto bianco, che si gode davvero il suo giorno di mare. E gioca a pallone con i figli e anche se rompe non hai il coraggio di rovinargli questa giornata....
E poi, quando comincia a tramontare il sole. Riprendi tutto e torni a casa soddisfatta.....
Ripetendoti.... beata me!

Mare affollato (o mazzacanaglia)


E quando stai bene dentro non ti senti più snob e anche una giornata di mare affollatissimo può portarti allegria (ma devi stare proprio bene bene eh?)
Palloni che ti arrivano in testa, bambini che ti rispondono male ma li vedi simpatici e autentici, teglie di pasta al forno su tavoli attrezzati e angurie che spuntano dal nulla, e racchettoni, e corse con tuffo finale a riva, pance e sederi senza problemi di dieta, e colori e colori di ombrelloni diversi tra loro.... e intere comitive da ascoltare....
Torni stordita ma arricchita di un'esperienza unica, che resterà tale....

Mare di notte


E' quello da vivere sotto un cielo con la luna piena e con gli amici intorno, chi vuole dormire dopo il bagno, chi non uscirebbe mai dall'acqua, chi esce perchè ha l'incubo dello 'squalo', chi prepara la 'fornacella', chi comincia a suonare, chi canta mentre mette i pesci sulla griglia, chi sistema le fiaccole....
E poi tutti insieme si mangia e si canta fino all'alba....


Ma non sono forse meglio cinque giornate così che un mese in villaggio?


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11 giugno 2012

Stracciatella di cozze e zucchine


Non latito, semplimente soffoco.
Il caldo mi uccide e mi paralizza. Anche la mente.
I giorni scorsi mi hanno vista trascinarmi come un bradipo biondo, avanti e indietro per la casa, la campagna, le stanze, tra le persone e tra i fornelli, senza possibilità di un dialogo coerente.
Mi son tuffata in acqua, ma appena la testa è uscita fuori dal fresco si è beccata un'insolazione con capogiri e nausee.
Insomma.... vorrei tanto scrivere, e nella mente si affollano post e ricette e cose da dire, ma con grandi difficoltà mi trascino verso il computer a piedi scalzi per trovare il refrigerio di una mattonella fresca, ma una strana magia si realizza. Man mano che mi avvicino alla meta, scompaiono per strada i pensieri e lascio dietro di me lunghe scie di caratteri neri e parole scritte.
E mi aiuto con i post it, che perdo...
e mi riaiuto con fogli bianchi A4 così non posso perderli....
e infilo la testa sotto l'acqua per ritrovare pensieri e me stessa.
Ecco.... ecco quello che farò ora. Ma non prima di aver lasciato qui una ricetta fantastica.
Gustata al volo l'altro giorno a bordo piscina (quella dell'insolazione appunto) e accompagnata da un buon vinello bianco ghiacciato ...

Stracciatella di cozze e zucchine

- una vaschetta di cozze sgusciate (o 1kg da sgusciare)
- 2 zucchine piccole
- uno spicchio d'aglio
- una cipolla
- olio extravergine di oliva
- 4 uova
- cacioricotta o parmigiano grattugiato
- rosmarino
- basilico
- sale e pepe

In una padella larga versare 4 o 5 cucchiai di olio extravergine con la cipolla tagliuzzata e l'aglio intero.
Aggiungere le zucchine lavate, spuntate e tagliate a cubetti.
Quando sono ben rosolate aggiungere le cozze sgocciolate. 
Sminuzzare il rosmarino e la metà del basilico.
Sbattere in una ciotola il formaggio (a piacere scegliete se cacioricotta che ha un sapore da latticino fresco o il parmigiano che ha un sapore più deciso) e le uova e aggiungerle nella padella.
Salare un pochino.
Sminuzzare il resto del basilico e il pepe.
Quando comincia a rapprendersi, girarlo dolcemente con un cucchiaio di legno e ricavarne una stracciatella, stando attendi a non spappolare le cozze e a non lasciare pezzi non cotti completamente.
servire su pezzi di pane fresco e accompagnare con vino bianco ghiacciato.

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