
30 aprile 2020
Risotto primavera (piselli, asparagi, gamberi e timo)
17 novembre 2016
Orecchiette integrali e cime di rapa con pangrattato piccante e pomodorini
3 novembre 2016
Il 1650 e la favola della Valle dei Mulini.
Io ci credo alle favole. E ci credo perchè so che sono possibili. O forse sono io che risco a vedere nelle storie di grandi progetti, una certa magia. Se volete ve ne racconto una, l’ultima che ho ascoltato e che ho anche vissutto con gli occhi sgranati e con la gioia nel cuore.
In un luogo non lontano da qui, Gragnano, esisteva ed esiste ancora una valle attraversata dall’acqua del torrente Vernotico, nato dalle sorgenti della Forma sul versante napoletano dei Monti Lattari. Fin dal 1200 cominciarono a sorgere tanti mulini, sapientemente posizionati in punti in cui il torrente creava dei salti di quota o delle accellerazioni del corso d’acqua, tali da garantire l’energia sufficiente per far funzionare le macine. Col passarre degli anni i mulini crebbero di numero e grazie al loro incessante lavoro tutti i comuni circostanti, fino a Napoli, erano riforniti di farina. Grazie anche al clima favorevole di questa valle poterono nascere e fiorire un gran numero di pastifici che da allora resero famoso in tutto il mondo il nome di Gragnano.
Nel corso del tempo però molti mulini furono abbandonati e dimenticati. Un giorno, passeggiando su uno di quei ponti un giovane imprenditore, conosciuto e apprezzato da tutti i cultori della pasta artigianale di tutto il mondo, guardò con nostalgia uno di quei mulini. Li, da bambino, aveva giocato e aveva respirato la magia della farina che diventa pasta. E così, gli balenò in mente un’idea, forse pazza, sicuramente visionaria. Tornò a casa, ne parlò con la sua famiglia, e insieme decisero di portare avanti questa scommessa.
E così grazie alla Famiglia Zampino, nasce ‘Il 1650’, nella Valle dei Mulini, nuova sede del Pastificio Gentile. Tutta da vedere e ammirare con gli occhi e con il cuore. E’una struttura di 850 mq, articolata e complessa, che si sviluppa su tre piani, rispettosa della struttura originale, del 1650 appunto, da cui il nome.
Al piano terra c’è la sala produzione, profumata di semola e di buono, dove ogni giorno, vengono prodotti circa 20 quintali di pasta. Poi l’area espositiva, dove si possono acquistare tutti i prodotti del pastificio e l’area degustazione, dove è possibile assaggiare semplici ricette che esaltano la bontà della pasta Gentile. Al primo piano ci sono le celle di essiccazione, dove la pasta, grazie allo storico metodo Cirillo, giunge lentamente al giusto punto di essiccazione. All’esterno, ai piedi del costone della montagna, c’è un bellissimo giardino pensile che domina la valle e l’orto biologico della signora Maria, dove nascono i prodotti che poi verranno trasformati dalle sue mani in conserve e ricette. Al secondo piano ci sono altre celle di essiccazione e gli uffici. Passeggiando in questa struttura si respira ancora l’aria del passato che, grazie al sapiente e innamorato recupero, fatto dal bravo arch. Carlo De Angelis, torna a rivivere con rinnovato fascino.
Il 22 ottobre è stato tagliato il nastro, per l’inizio di questa nuova avventura e io ero la, a vivere il loro sogno e la scommessa vinta. Vi lascio alcune foto per condividere con voi questa bellissima novità.
Un grazie sincero al sig. Natale, alla Sig.ra Maria, ad Alberto e a Pasquale, a tutta la famiglia Zampino per il loro graditissimo invito.
7 settembre 2016
5 ricette veloci per cominciare la dieta
Ci risiamo, ci riproviamo. E’ appena finita l’estate e già dobbiamo correre ai ripari per le allegre cene che ci siamo concessi questa estate. Io non so, ma mi sembra che siamo sempre alla ricerca di una forma che stentiamo a raggiungere. Prima della prova costume ci proviamo altrimenti giuriamo ‘non vado al mare, perchè sono impresentabile, o almeno vado su quelle spiagge dove non mi conosce nessuno’, poi bene o male arriviamo al mare e all’improvviso, ormai è fatta. Ci dimentichiamo dei chili persi o ancora da perdere perchè tanto ormai mi hanno visto, ormai non c’è più tempo, ormai siamo in vacanza, ormai ‘chissenefrega’. E ci concediamo giornate a mare, in cui mangiamo solo verdure crude sotto l’ombrellone, per poi rifarci la sera con spaghetti con le cozze, panzerotti e cene tra amici, perchè intanto è arrivata una fame da star male. E ci autoindulgiamo con il ‘si vive una volta sola’.
Ora dobbiamo ricominciare a lavorare e abbiamo voglia di tornare alla normalità, ai ritmi rassicuranti e anche alla cucina di casa. E così possiamo semplicemente dimezzare le dosi, ma mangiare meglio, e sgonfiarci un pò.
Da questa esigenza sta nascendo un progetto di …. chiamiamolo ‘promemoria’, per chi non sa mai cosa cucinare, stando attenti alla linea e a quello che si ha in frigorifero. Cominciamo col consumare quello che già abbiamo che, se guardiamo bene, basterà per almeno un mese ancora. Non importa se non è quello che desideriamo da mangiare. Ce lo faremo piacere, finchè non svuotiamo tutta la dispensa. Certo se proprio abbiamo solo friselle, olio e sale, qualcosina dovremo pur comprare, ma giusto per integrare. Ma cominciamo con la convinzione che basta pochissimo per mangiare bene e tentare una piccola dieta. Date un’occhiata alle foto che propongo su Instagram con l’hashtag #diet_onthetable o sulla mia pagina instagram @annathenice, dove pubblico spesso quello che cucino.
Le dosi sono sempre per una persona e le ricette scrive veloci, così come la loro preparazione.
Cominciamo…
1) Carote saltate con olio, aglio, erbe aromatiche e noci.
Ingredienti: due carote grandi o tre medie, un cucchiaio di olio extravergine di oliva, uno spicchio d’aglio, salvia, rosmarino (ma potete aggiungere anche prezzemolo, timo a piacere), due noci, una frisella.
Procedimento: lessare le carote, affettatele, fatele rosolare in una padella dove avrete messo già l’olio, l’aglio tagliato a fettine e le erbe. Salate. Aggiungete le noci schiacciate. Bagnate velocemente la frisella e buon appetito.
2) Salmone al forno con patate alle erbe e contorno di spinaci crudi
I: un trancio sottile di salmone, due patate piccole, rosmarino, spinaci freschissimi, limone, un filo d’olio evo
P: in una teglia da forno sistemare il trancio di salmone e le patate tagliate a fettine sottili (anche con la buccia). Aggiungere il rosmarino e salare leggermente. Cuocere in forno a 200° per circa 15/20 minuti. Servire con un’insalatina di spinaci crudi condita con limone e un filo d’olio.
3) Zuppa di verdure di stagione
I: tutte le verdure che volete, un porro o una cipolla, pepe e un filo d’olio evo
P: tagliate a pezzi piccoli tutte le verdure e la parte bianca del porro o la cipolla. Far rosolare in un filo d’olio e coprire d’acqua di almeno tre dita. Far cuocere finche saranno diventate tenere. Con un frullatore ad immersione ricavare una crema. Un altro filo d’olio e una bella macinata di pepe nero
4) Strozzapreti con fagiolini al sugo di pomodoro
I: 40 g. di pasta, 200 g di fagiolini, una cipolla piccola, un cucchiaio di olio evo, una tazza di salsa, un cucchiaio di cacioricotta
P: Pulire i fagiolini e lessarli. Scolarli con la schiumarola e nella stessa acqua cuocere la pasta. Nel frattempo mettere in una padella l’olio, la cipolla e la salsa. Far cuocere finchè è pronta la pasta. Scolare la pasta, e mescolarla ai fagiolini. Impiattare e condire con cacioricotta grattugiato e il sugo
5) Petto di pollo con peperoni e origano
I: due fettine di petto di pollo, un peperone, una cipolla, origano, due pomodorini, due cucchiai di olio evo.
P: Far scaldare l’olio nella padella con la cipolla tagliata sottile sottile. Versare i peperoni e il pollo tagliati a listarelle. Far rosolare dolcemente. Aggiungere i pomodorini a metà cottura. Poco prima di spegnere la fiamma, salare e aggiungere l’origano. Se accompagnate con un’insalata di patate lesse saranno ancora più buone.
Alla prossima allora….
8 aprile 2016
La vignarola
Non rimanendo fermi in un luogo, ma muovendosi, in lungo e in largo, si incontrano cose nuove. Gente con occhi e facce e lingue diverse, abitudini nel vestire e consuetudini nel mangiare differenti e perfino luci più o meno luminose a seconda delle tante variabili della latitudine, dello smog, delle ore in cui puoi andarci per visitarle ecc… E tutto, sempre, è cosa nuova, e tutto, sempre, è qualcosa da conoscere e da cui imparare.
Io non so stare ferma sempre in un posto. Magari mi allontano temporaneamente sicura di poter tornare indietro, come un elastico. Ma devo allontanarmi. Alla ricerca, per raccogliere, nuove esperienze e nuove persone da conoscere come mondi nuovi. Prendo la rincorsa, vado, ci resto finchè sento che la tensione si affievolisce e… boooiiinnng…. l’elastico mi riporta a casa. Questo significa che non volerò mai via per sempre da quella che considero casa mia.
Ma significa anche che conoscerò sempre tante cose nuove perchè la casa prima o poi, mi viene sempre a noia.
Nella mia vita romana ho potuto riabbracciare e frequentare un pò di più vari amici, ne sono arrivati di nuovi e con loro ho fatto cose molto belle. Bellissime le giornate fredde o tiepide, trascorse davanti un cappuccino ad un bar all’aperto, a parlar di progetti realizzati o ancora da realizzare, di idee di scarpette tenere per bambini divenute un vero lavoro, di progetti di cornetterie buone che stanno per realizzarsi, di corsi di fotografia per insegnare a far desiderare il cibo, così come lo desideriamo noi blogger, di corsi di cucina per chi vuole imparare a mangiare italiano, cene social da organizzare …. ecc…
Poi è arrivato anche un corso di ceramica, dove ho imparato a creare qualcosa di mio, qualche piatto, bicchieri colorati, di cui vi parlerò in seguito… e dove ho anche conosciuto nuovi amici.
Ieri sera alla fine della lezione son partiti i selfie, per immortalare un luogo e un gruppo, chiamato ‘la compagnia delle ciotole’ e, al momento di inviare le foto chiedo a tutti num di cellulare e nome. Una delle nostre compagne di corso di dice ‘Vannella’, io la guardo un pò così e le chiedo ‘di nome o di cognome?’… E lei ‘E si, di nome, lo so che è un pò strano, ma sai io vengo da un posto dove tutti gli abitanti hanno un nome strano….’. E così ci fermiamo tutti e comincia il suo racconto, sempre accarezzando il pezzo di creta che stava lavorando.
La sua è una voce di maestra, che racconta con parole semplici, ben scandite e con un tono che attira l’attenzione e con un sorriso che dissimula anche una certa timidezza:
‘…sai nel mio paese, un paesino delle Marche, piccolo, con nemmeno 1000 anime, quasi tutti gli abitanti hanno dei nomi strani. Non si sa perchè, o forse loro si, lo sanno, ma io non saprei dirlo, ma si chiamano con nomi mai sentiti prima e in nessun altro luogo. E così so di un’Imelda che ha sposato un Raoul, di donna Olmede, di Abdenago detto Becky, di zia Amelide, di zia Velleda e zio Godardo. Ma un nome e una persona che ricordo in maniera particolare è il signor Vasindone. E si, perchè era un signore anziano che passeggiava su e giù per le stradine del paese e che tutti conoscevamo. Un bel giorno, anzi un brutto giorno il sig. Vasindone mori e chiaramente nel paese lo seppero tutti poichè era così piccolo che nulla poteva passare inosservato. Però sui muri del paese comparve un manifesto bordato a lutto con un nome a noi sconosciuto. Annunciava la morte di tal ‘Francesco’, nome anonimo di persona quindi non nota che stupi non poco. E come? Due morti in un sol giorno e nessuno che conoscesse il povero Francesco? Due giorni di interrogativi dovettero passare prima di venire a conoscenza del fatto che tal Francesco altri non era che il nostro caro Vasindone stesso che, tempo addietro era emigrato in America e precisamente a Washington, cosa che al suo ritorno gli era ‘costato’ il nomignolo di ‘Vasindon’, da cui il mitico nome Vasindone.’
Da questo punto del racconto, non è stato più possibile proseguire la storia, perchè eravamo stesi su sgabelli e tavolacci per le risate, con le mani sporche di creta sulla pancia. Abbiamo rimandato alla prossima puntata altre storie, vuoi perchè la ‘cantastorie’ sa incantare, ma anche perchè siamo sicuri che di storie ne conoscerà tante ancora. E ve le racconteremo… alla prossima lezione.
Vedete dunque che ricchezza incredibile la conoscenza di nuove persone e nuove storie?
Ma visto che siamo qui su un blog di cucina, parlerò anche di una scoperta di un piatto tipico romano. La vignarola. Un piatto semivegetariano (nel senso che è composto quasi tutto di verdure e poca pancetta che, volendo si può omettere, ma se la mettete è più buona, credetemi). Passeggiando nei fantastici mercati romani si scoprono nuove verdure e nuove combinazioni. E i ‘vignaroli’ come qui sono chiamati i nostri ‘ortolani’, mi hanno parlato di questa ricetta che porta il loro nome. E che oggi vi propongo. Aspetto i vostri commenti.
La vignarola
(per 4 persone)
- 4 carciofi grossi
- 5/6 cipollotti freschi
- una fetta di pancetta tesa
- 400 g di piselli sgusciati
- 400 g di fave fresche sgusciate
- una grossa lattuga romanesca (vedere foto)
- olio extravergine di oliva (secondo la propria dieta)
Pulire i carciofi e tagliarli a spicchi. lavarli in acqua acidulata con limone.
Lavare la lattuga e tagliarla a pezzi grossi.
Lavare sia le fave che i piselli freschi.
Tagliare i cipollotti e farli appassire a fuoco dolcissimo in una casseruola con l’olio e la pancetta tagliata a listarelle. Aggiungere prima i carciofi e farli insaporire un pò. Poi in sequenza aggiungere le fave, i piselli e alla fine la lattuga. Aggiustare di sale. Far insaporire e poi portare a cottura aggiungendo qualche mestolo di acqua calda. Servire calda con pane tostato.
24 novembre 2015
Cime di rapa piccanti e spaghetti
Eccomi qui, sono tornata a casa. Qui, sul mio blog. La faccio breve, mi son dovuta assentare per un intervento all’anca che dovevo proprio fare. La cosa si è fatta un pò più lunga del previsto, ma confido che in breve tempo si risolva del tutto. Non è stato proprio un periodo facile, tant’è che non sono riuscita manco a scrivere un post. Pensavo, bè ora dovrò fermarmi più di un mese, hai voglia a scrivere, leggere, organizzare con calma…. Seeeee, niente di tutto questo. Quando non ti senti ‘proprio in forma’ ti rinchiudi in una stanza che sembra essere senza finestre, senza luce, senza tempo e basta. E da li aspetti solo di uscire. Bè ora basta con questa lagna…
Piccoli passi, piccole cose che diventano sintomo di risalita, si affacciano ogni giorno. Ricominci a sentire i profumi, ti torna un pò di appetito, ti riaffacci su facebook anche se ancora non ti vengono in mente cose intelligenti da dire. E poi senti il bisogno di spalmarti una crema idratante, di aggiustarti i capelli, di rimetterti lo smalto, cominciando da quello trasparente. Hai voglia di aria, ma ancora non puoi uscire da sola. Insomma, una bracciata per volta e poi respirerò di nuovo ossigeno.
Intanto sono nel posto più sicuro del mondo. A casa della mia mamma, che dal primo giorno ha adottato una fantastica terapia d’urto per scuotermi dalla totale inappetenza. Preparare il ben di Dio a tavola, funghi sott’olio, peperonata, zucchine con menta, spaghetti con sugo di pom odoro leggero e basilico, fricassea di carciofi, cicorielle e legumi ecc…. E poi mi coccola con mille attenzioni che sono carezze. La tovaglietta ricamata la mattina per fare colazione insieme, e i cuscini sulla sedia, e il buongiorno appena sveglie, i discorsi a tavola, la sera prima di dormire. E i consigli prima di uscire, ‘bè, dai, non restare in piedi, tanto io torno presto, mettiti un pò a letto e riposati finche torno’. Insomma sono nel nido. E mi sento privilegiata. Quando hai bisogno di sentirti al sicuro, questo è il porto più sicuro. Quando hai una mamma devi stare quanto più tempo possibile con lei, e approfittare del suo tempo, e riempirti quanto più puoi, senza rimandare e senza scuse. E ti ritroverai ricco di tante cose belle. Soprattutto attenzioni! Tutte donate.
Ora sono tornata. E cercherò di accellerare i miei tempi di ripresa, i miei post qui, la mia presenza sui social. Ho bisogno di tornare in mezzo alla gente. Ed è tempo di ricominciare a preparare cose buone per il Natale e a pasticciare in compagnia.
Un pensiero e un grazie infinito a tutti coloro che sono stati presenti in questo periodo, con telefonate, sms, con la loro presenza. Tanti, tanti davvero. Una rete di affetto che è stata davvero preziosa. Ad essa mi sono aggrappata e tirata su. Sono davvero, davvero fortunata.
Vabbè… oggi che si mangia? Qui si mangiano spaghetti con le cime di rapa. Mia madre mangerebbe spaghetti tutti i giorni, e questo piatto, si mangia solo qui, a casa sua. Noi le cime di rapa le mangiamo con i cavatelli, le orecchiette, con i mezzi ziti, con le mezze maniche ecc… ma non con gli spaghetti. De gustibus. Ma, mangiati qui sono fantastici.
Spaghetti con cime di rapa piccanti
(per due persone)
- due piatti colmi di cime di rapa lavate e pulite
- 100 g di spaghetti (o altra pasta a piacere, cavatelli, orecchiette, mezzi ziti, mezze maniche ecc)
- quattro cucchiai di olio extravergine di oliva
- due spicchi d’aglio
- un’acciuga sotto sale
- peperoncino
Lessare le cime di rapa in acqua bollente salata. Quando sono ancora al dente tirarle fuori dalla pentola con una schiumarola e conservarle al caldo.
Nella stessa acqua cuocere gli spaghetti, scolarli al dente e unirli alle cime di rapa.
Nel frattempo riscaldare l’olio e unire l’aglio e/o l’acciuga e il peperoncino. Versare gli spaghetti e le cime, saltandoli a fuoco vivace.
A piacere aggiungere anche un pò di pepe nero.
24 settembre 2015
Riso e patate con TRE olive fritte (terzo giorno di dieta)
Bè diciamo che anche 200 g al giorno vanno bene. 200 x 7 sono 1,400 a settimana. !,400 x 4 sono 5,600 al mese. Wow, di questo passo a Natale sarò una ‘sinuèt’ come dice mia madre. Però bisogna essere seri e fare le cose senza fregare. Io a dire il vero faccio degli sgarri calcolati, ma mi servono per pensare di aver fatto una furbata e perchè mi voglio bene. Allora vediamo se qualcuno ha da obiettare. Nel senso di qualche nutrizionista.
Consiglio n.1 di oggi: se a colazione sono previsti due biscotti o due fette biscottate integrali con un cucchiaino di marmellata, io dimezzo e mangio o un biscotto solo o una fetta sola e conservo l’altro per la sera tardi come dolce. E si, perchè io che faccio tardi verso mezzanotte ho già di nuovo fame e ho voglia di qualcosa di dolce. E così gabbo il vizio.
Consiglio n.2: quando è prevista una minestra, io cerco di allungarla quanto più possibile con il brodo, così mi sento ugualmente sazia e introduco liquidi che altrimenti stento a bere.
consiglio n.3: servire le pietanze in un piatto piccolo e non nelle ciotolone dell’ikea che ho comprato lo scorso Natale. In effetti la colpa del mio aumento repentino di peso è da attribuire ai piatti grandi che, si riempiono che poca roba pare brutto, si finisce tutto che lasciare nel piatto pare brutto, e si fa pure la scarpetta che anche se pare brutto chi se ne frega.
Per oggi basta così.
Oggi Riso e patate con verdure e gentile concessione di tre olive fritte.
Riso e patate
- un cucchiaio di olio extravergine di oliva
- una patata piccola
- una cipolla piccola
- mezzo peperone
- tre pomodorini
- una tazza piccola da caffè di riso
- prezzemolo
- pepe
Sbucciare e tagliare a cubetti la patata. Tagliare a pezzi il pomodoro, il peperone, e la cipolla e far rosolare dolcemente in una padella dove avrete versato l’olio.
Aggiungere l’acqua e portare a bollore. Versare il riso e aspettare che cuocia.
Servire caldo con prezzemolo fresco tritato e con un cucchiaio raso di parmigiano o cacioricotta o pecorino.
Per le olive: ungete una padellina piccola piccola con olio, mettete le olive della varietà giusta, copritele e quando vedete che sono belle lucide spegnete il gas. Pochissimo sale e via…. Ma davvero dovete mangiarne SOLO tre eh!
18 maggio 2015
Genesi di un pranzo all’ultimo minuto: Minestra di riso e verdure e frittata di lampascioni
Giornate sempre piene le nostre e non sempre con un perchè. Fatto sta che corriamo e, anche se sembra aver finito tutto l’elenco delle cose da fare, eccallà che prendiamo subito carta e penna per scrivere ancora, e un altro elenco compare.
Mi capita ogni tanto di mettere tutto in ordine, ma davvero tutto. Evidentemente, essendo una condizione ‘spuria’, cioè saltuaria e rarissima, non ci sono più abituata e la cosa mi crea un pò di disagio, tanto che appena finito, guardo soddisfatta il risultato del mio sudore, faccio foto, la pubblico, annunciando al mondo l’evento e mi domando…. ‘e ora che faccio?’. E subito comincio a preparare qualche ricetta a fare foto ecc, perchè un set intonso da riempire è un’occasione imperdibile.
Oggi sono forzatamente in casa perchè c’è l’operaio che sta facendo i lavori in terrazza. Poverino, sotto il sole, ma d’inverno non si possono fare che piove, quindi provvedo a portargli ogni tanto acqua fresca, caffè, biscottini eccetera. Lui ringrazia e continua. Intanto devo completare una dispensa per un corso che terrò la prossima settimana, e per il pranzo devo mettere su qualcosa.
E vi faccio un esempio di come possono nascere delle ottime ricette.
Ieri sera ho preparato un pò di riso in bianco, ma ne era rimasto proprio pochino nella confezione e allora che fai? lasci li uno scatolone con una manciatina di riso? Per quando? per le prossime occasioni di solitudine e depressione estrema? no. Allora l’ho cucinato tutto e ora ho già pronta una ciotolina di riso cotto al dente.
Forse passa di qui una mia amica e spero resti con me a pranzo. Poi…. non posso uscire di casa per fare la spesa perchè l’operaio non si può lasciare da solo e rovisto nel frigo. Ma… io sono appena rientrata e il frigo piange. Non ho avuto il tempo di fare la spesa. Che c’è? ben poco…
- Cinque peperoni verdi piccoli, di cui uno mezzo ‘andato’, una patata,
- 3 carotine ammosciate e vecchiotte,
- una busta di carta piena di erbe aromatiche del mio trullo, (rosmarino, timo, alloro, menta, origano),
- uno scalogno sopravvissuto e uno spicchio di aglio un pò secco.
Inoltre
- un uovo,
- una crosta di pecorino,
- tre lampascioni avanzati della cena mediterranea, ma tanto quelli non diventano vecchi.
Vabbè… cominciamo, (oggi la ricetta ve la scrivo così):
Lavo bene patata carote ed elimino la parte della buccia davvero malandata. Taglio a rondelle. Via nella pentola.
Lavo bene i peperoni, elimino le parti andate e i semi e taglio a pezzettini. Via nella pentola.
Taglio scalogno e aglio che vanno a far compagnia al resto.
‘Raschio’ un pò la parte esterna della scorza del pecorino e la tengo da parte.
Pulisco i 3 lampascioni e li metto a cuocere in un pentolino mini coperte d’acqua.
Verso un pò di olio nella pentola delle verdure e aggiungo due foglie di alloro e un rametto di rosmarino. Poco sale grosso. Faccio soffriggere dolcemente. Dopodichè aggiungo acqua e faccio cuocere. Aggiungo la scorza del pecorino che diventerà molle, insaporirà il tutto e beato chi la mangerà.
Aspetto che si riduca un pò l’acqua, e quando le verdure sono ormai cotte verso per un minuto il riso giusto per farlo riscaldare e insaporire.
Questa è una minestra sempre buona, da far raffreddare un pò prima di gustarla.
Nell’attesa schiacciate i lampascioni e aggiungete un uovo, un pò di formaggio (ricavato dalla scorza di pecorino, prima di tuffarla nel brodo), un pò di prezzemolo se ce l’avete, altrimenti un pò di rosmarino e/o timo. Sbattete il tutto con una forchetta e fatene una frittata con un pò di olio caldo in una padella.
E ora corro. Per il pranzo abbiamo risolto. Per la cena vediamo.
Le foto sono fatte al volo, non sono un granchè, ma il pranzo era da re.
12 maggio 2015
La bella stagione arriva: progetti nuovi e una ricetta leggera: Scialatielli con zucchine romanesche e fiori di zucca freschi.
Sono seduta nella mia terrazza romana, con l’aria fresca che mi accarezza e mi ricorda ancora e sempre quanto è bella questa città in tutte le stagioni. Ma soprattutto ora, che non c’è più il freddo e non c’è ancora il caldo afoso che a breve arriverà. Ora ovunque gli alberi sono verdi di foglie nuove, sono tornati gli uccelli che cantano a squarciagola coprendo a volte anche il rumore del traffico, pensa un pò…. E io ho la fortuna di avere una bella terrazza dove al tramonto mi siedo, bevo qualcosa di fresco e scrivo.
Sono nuova di qui e ancora c’è molto da fare per fare di questa casa la mia casa. E sono qui che faccio schizzi e progetti nuovi per le serate che verranno, e penso a come arredare e non spendere una fortuna. Però già me le immagino le mie cene a lume di candela o sotto il pergolato, con gli amici che preparano con me cose buone e ridono e vivono con me questo nuovo momento. I trasferimenti non sono mai indolori, soprattutto se lasci qualcosa che ami e da cui torni sempre volentieri. Ma diventa tutto più facile se ad aspettarti qui c’è qualcos’altro che ti piace.
Quindi cerco di prendere quello che di buono c’è ovunque. E di fare di ogni luogo casa mia.
Poco tempo fa su facebook girava una pubblicità che mi ha incuriosita. Foto molto belle e curate, di oggetti di arredamento, mobili, tessuti, complementi di arredo ecc, molto vicini ai miei gusti, e con prezzi non esagerati, anzi a volte addirittura convenientissimi. ‘Passeggiando nel sito ho trovato una immensa gamma di prodotti per la casa, giardino, uscite fuori porta, ecc… che si possono scegliere, valutare e comprare direttamente da casa. E così per ‘abbreviare’ i tempi ho lanciato un sondaggio su fb stesso per sapere se altri lo conoscessero o avessero fatto acquisti. Insomma per chiedere informazioni. E così ho scoperto che dal sito Dalani.it, moltissimi miei amici avevano comprato tante cose belle ed erano anche molto soddisfatti della qualità, del rapporto qualità/prezzo, della serietà, della celerità delle consegne ecc….. E così ho già preso un bel pò di appunti e conto di affidarmi a loro per gli acquisti di cui parlavo prima.
E dato che tra i progetti da realizzare ci saranno non solo cene in terrazza, ma anche incontri sull’erba nei parchi di Roma, con picnic e letture belle, guardate un pò cosa ho già ordinato?
E questi sono gli ‘appunti’ che ho preso per la campagna, la terrazza ecc…..
E, a proposito della bella stagione che si avvicina, ora parliamo di cose leggere, veloci e buone da mangiare. Qui ormai vado ogni giorno a fare la spesa ai mercati rionali che sono uno spettacolo di colori, di profumi e soprattutto di prodotti freschi. E’ già tempo di zucchine romanesche qui e ricche di fiori bellissimi. Queste zucchine sono tenerissime, saporite e facili da cucinare. Basta solo aggiungere un filo d’olio, una cipolla fresca, un pò di acqua ed è pronto un bel condimento per qualsiasi pasta. Io ho scelto degli scialatielli. Ecco qua la ricetta….
Scialatielli con zucchine romanesche e fiori freschi
(per due persone)
- 4 zucchine romanesche con i loro fiori
- una cipolla bianca fresca
- due cucchiai di olio extravergine di oliva
- 120 g di scialatielli
- prezzemolo fresco
In una pentola bassa versare l’olio e la cipolla affettata con le zucchine lavate e tagliate a rondelle.
Tenere da parte i fiori.
Soffriggere per un pò e coprire di acqua calda. Salare e portare a cottura. Le zucchine romanesche sono tenere e cuociono presto. Quando pensate che manchi almeno un minuto per completare la cottura, aggiungere i fiori. Quando saranno appassiti, spegnere.
Lessare gli scialatielli in acqua salata bollente. Scolare e mescolare la pasta alle zucchine. aggiungere del prezzemolo fresco, ancora un filo d’olio crudo e servire.
28 dicembre 2014
Il tempo e il piatto della nostalgia: Pennette al salmone e uova di aringa
(Ascoltate con me mentre leggete… cliccate QUI)
Tempo lento, tempo per rilassare i muscoli e la testa, tempo dopo la corsa, tempo per riprendere respiro e ricominciare a correre. Ma più che a correre a riorganizzare la visione del mio futuro. E’ proprio vero che chi non riesce a trovarsi a suo agio nelle regole prestabilite vive alla continua ricerca del puzzle dove incastrare il proprio pezzo che sembra non voler, dover, combaciare mai con niente.
Quella sensazione di disagio che proviamo quando siamo in un posto, o in mezzo ad alcune persone. Quella certezza che stai continuando a parlare a te stesso o con te stesso in silenzio, anche se intorno c’è rumore o gente che parla, o amici o parenti che brindano con te e mangiano alla tua stessa tavola…. Quella nostalgia di un posto che vorresti vedere, o di un tempo che è passato e non ci sarà più. Quello sfasamento spaziotemporale che ti fa sentire sempre come su una sedia con una gamba più corta, che traballa e non ti fa rilassare.
Che significa tutto questo?
Che siamo sempre alla ricerca di un qualcosa che manco noi sappiamo, ma che ci sfugge, perchè si trasforma di continuo.
E lo cerchiamo nei libri, su uno spazio virtuale, negli occhi della gente che incontri, dentro lo schermo di una notte buia dove finalmente vedi i tuoi pensieri, ma che scompaiono con la luce del giorno. Ripensiamo alle scelte, alle rinunce, alle decisioni prese. Alle gioie che sono arrivate ma anche alle delusioni inaspettate. E immaginiamo l’effetto ‘sliding door’ che si trasforma sempre in un gioco, in una nuova storia, di cui non riesci mai a decidere la fine. E alla fine decidi che non c’è posto per i ripensamenti, ma per le nuove decisioni. La vita scorre, corre…. e sono tante le cose che hai sempre desiderato.
Ogni anno che inizia è colmo di buoni propositi. E di spirito volitivo e positivo. Il salto è vicino.
Ma per ri-cominciare a volare la prima cosa da fare è lasciare le nostalgie e le paure del passato. Sono solo zavorre per il nostro cuore.
E mettere avanti il piede per fare il primo passo….
Però oggi mi concedo ancora qualche vecchia foto e una ricetta datata ma sempre buona.
E oggi va così… viviamocela tutta questa nostalgia e poi basta.
Pennette al salmone e uova di aringa
(per due persone)
- due fette di salmone affumicato
- 200 g di pennette lisce
- due cucchiaini abbondanti di uova di aringa
- una cipolla
- tre cucchiai di olio extravergine di oliva
- una noce di burro
- 50 ml di latte
- pepe nero
- prezzemolo
- buccia grattugiata di mezzo limone
Cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata.
In una padella far appassire la cipolla sminuzzata nel burro e nell’olio. Aggiungere il salmone tagliato a fettine e farlo cuocere lentamente. Aggiungere il latte e le uova di aringa. Far ridurre il latte fino a formare una cremina morbida. Grattugiare la scorza di limone e amalgamare. Scolare la pasta e versarla nella padella del salmone. Amalgamare il tutto e servire caldo con pepe nero macinato al momento e prezzemolo tritato.
19 dicembre 2014
Corsi, corsi e corsi…… e se ve ne regalaste uno?
E’ tempo di corsi. E la cosa mi piace. Tutti vogliono imparare a cucinare. Molti stanno riscoprendo il piacere di mettere ‘le mani in pasta’. La sensazione piacevole di sguazzare in una nuvola di farina, e di assorbire i profumi buoni dei pani cucinati nel proprio forno, mentre si sorseggia un buon vino e si ascolta la propria canzone preferita…. E così succede che mi chiedano di organizzare corsi per imparare a fare i dolci antichi di Natale, e di raccontare le storie ad essi legate. E poi ancora di parlare dei pani che arricchiscono la tavola del pranzo delle feste. E io con loro organizzo, spiego, mostro, cuciniamo insieme… e la cosa mi piace sempre di più.
E poi succede anche che mi invitino a cucinare in altre cucine, magari a Milano dove, dal fermento di una città sempre in movimento nascono delle idee davvero interessanti. Chi mi segue su Fb e vive con me quasi in diretta tutte le cose che faccio durante le mie giornate, mi ha visto preparare in compagnia di alcune amiche foodblogger, gnocchi di farina di castagne, creme di funghi profumati, cialde al parmigiano, con grande divertimento nostro, del pubblico che ha assaggiato, della giuria che ha giudicato, del bravo cuoco che ci ha guidato molto abilmente, nonostante i nostri caratteri ‘abbastanza’ esuberanti e anche delle responsabili della Smartbox che ci hanno invitato per lanciare questa nuova, interessantissima idea regalo. Qui potete vedere il video realizzato, dove si respira la stessa aria allegra che abbiamo respirato noi. Smartbox ha ideato dei pacchetti regalo davvero interessanti che possono soddisfare i desideri di tutti, per chi vuole regalare Soggiorni, Soggiorni e Benessere, Soggiorni e Sapori, Benessere, Gourmet, Sport e Svago.
Il pacchetto che hanno regalato a noi prevedeva questa gustosa #smartboxexperience in compagnia dello chef Gualtiero Villa che nella scuola Cucina In a Milano, ci ha insegnato tre ricette da sballo. Quella che abbiamo preparato noi E CHE CI HA FATTO VINCERE IL PRIMO PREMIOOOOOO. ve la riporto di seguito. assaggiatela e vedete se non ne vale la pena venire qui ad imparare.
E se prima e/o dopo il corso volete riposare in un hotel dalla magica atmosfera charmante, vi consiglio di prenotare qui
E ora la ricetta:
Gnocchi di patate e castagne in salsa di funghi e cialda di parmigiano
PATATE PER GNOCCHI g 1000
FARINA BIANCA g 150
FARINA DI CASTAGNE g 200
PARMIGIANO E MIX DURO g 50
FUNGHI DI STAGIONE g 150
CASTAGNE COTTE g 100
OLIO EXTRAVERGINE, SALVIA, PREZZEMOLO, SALE, PEPE, NOCE MOSCATA O
ALTRA SPEZIA A PIACERE, BURRO, AGLIO, CIPOLLA
Lessare le patate con la pelle in abbondante acqua fredda e sale.
Pelarle e passarle fintanto che sono calde, aprirle su un tavolo e lasciarle
freddare poi cospargere le due farine, il giusto sale pepe e spezia prescelta.
Amalgamare prima tutti gli ingredienti formando de grossi blocchi poi iniziare
ad impastate in modo veloce ma completo.
Dall’impasto ottenuto ricavare dei cilindri che spezzetteremo in piccoli pezzi
arrotolandoli poi sui rebbi di una forchetta.
Bollire gli gnocchi per pochi minuti e condirli spadellandoli con la salsa ai funghi.
Servire sulla cialda di parmigiano.
Cialda di parmigiano: su carta da forno stendere una cucchiaiata di parmigiano o
grana grattugiato ( volendo con spezie ) infornare a 200° per circa 5 minuti o
fino a quando risultino leggermente dorate. Togliere e dare la forma desiserata.
Salsa funghi: mondare i funghi e nel caso, lavarli e scolarli.
Fare un fondo di cipolla e aglio tritati, rosolare a fuoco vivace in olio
extravergine, unire salvia, castagne cotte e sminuzzate e funghi. Sempre a fuoco
vivace rosolare, aggiustare di sale pepe ed aggiungere un trito di prezzemolo.
Bagnare con poco brodo ed unire una noce di burro. Fermare la cottura.





