29 gennaio 2015

E si ricomincia

 

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Troppo, troppo tempo senza passare di qui. Sto facendo solo una lista di cose da portare con me. Piano piano la nuova vita si sdoppia, e piano piano prenderà ancora una forma e un posto nuovi. Mi chiedevo, quali sono le cose da portare con se per ricominciare? un libro già letto o tutti quelli che non hai mai ancora iniziato? il tuo accappatoio o due asciugamani grandi nuovi? La macchinetta del caffè di casa o una nuova teiera per iniziare finalmente a bere thè? e così via. Potrebbe essere finalmente l’occasione di ricominciare dall’essenziale, senza le zavorre del quotidiano. Però qui ora, tra macchina fotografica e computer da portar via, le valigie, il cuscino su cui dormi bene,  il cibo per il viaggio, e la bottiglietta di acqua di casa mia, mi accorgo che non si possono tenere separate le mille case della propria vita. Ci sono sempre e ovunque fili che le legano.

Non sono ancora li, ma sto lasciando qui… MI sento come una foto che non riesco ancora a mettere a fuoco. E viene fuori uno stato d’animo privo di equilibrio. Quasi in balia di un’onda che non so ancora dove mi porterà…

E rifletto anche sulla facilità o difficoltà che abbiamo quando scegliamo di cambiare. Sicuramente ad ogni età risponde ad una esigenza. Subito dopo il liceo, come per la patente, andare a vivere fuori per l’università o per il primo lavoro, sicuramente ha il sapore della libertà, ricco di aspettative e occhi e cuori aperti al cambiamento e al nuovo. Il mondo è il nuovo palcoscenico allora, dove buttarsi e cominciare a vivere davvero. Poi, verso i 30/40, a metà percorso rappresenta la necessità sottomessa alla carriera. Ti sposti per andare avanti e avanti, migliorando posizione e qualità di vita. Non ci pensi, ti adegui, anche perchè sei sempre al lavoro e hai poco tempo per badare a quello che intorno è vita vera. Nel frattempo anche la famiglia cresce, i figli partono per la loro strada e si decide di continuare da un altra parte sempre perchè è sempre il lavoro che comanda e decide per te. Ed è allora che devi ritrovare dentro di te nuova energia ed entusiasmo, e occhi nuovi per guardare. Devi ri-oliare il cuore che credeva di essersi sistemato e credeva di poter godere di quanto costruito. E devi ricominciare. Ma se ti liberi dalla malinconia, scopri che c’è tanta gente intorno a te, tante cose da vedere e fare, luoghi da godere. E valige sempre pronte per continuare a viaggiare.

Aspettatemi.

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28 dicembre 2014

Il tempo e il piatto della nostalgia: Pennette al salmone e uova di aringa

 

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(Ascoltate con me mentre leggete… cliccate QUI)

Tempo lento, tempo per rilassare i muscoli e la testa, tempo dopo la corsa, tempo per riprendere respiro e ricominciare a correre. Ma più che a correre a riorganizzare la visione del mio futuro. E’ proprio vero che chi non riesce a trovarsi a suo agio nelle regole prestabilite vive alla continua ricerca del puzzle dove incastrare il proprio pezzo che sembra non voler, dover, combaciare mai con niente.

Quella sensazione di disagio che proviamo quando siamo in un posto, o in mezzo ad alcune persone. Quella certezza che stai continuando a parlare a te stesso o con te stesso in silenzio, anche se intorno c’è rumore o gente che parla, o amici o parenti che brindano con te e mangiano alla tua stessa tavola….  Quella nostalgia di un posto che vorresti vedere, o di un tempo che è passato e non ci sarà più. Quello sfasamento spaziotemporale che ti fa sentire sempre come su una sedia con una gamba più corta, che traballa e non ti fa rilassare.

Che significa tutto questo?

Che siamo sempre alla ricerca di un qualcosa che manco noi sappiamo, ma che ci sfugge, perchè si trasforma di continuo.

E lo cerchiamo nei libri, su uno spazio virtuale, negli occhi della gente che incontri, dentro lo schermo di una notte buia dove finalmente vedi i tuoi pensieri, ma che scompaiono con la luce del giorno. Ripensiamo alle scelte, alle rinunce, alle decisioni prese. Alle gioie che sono arrivate ma anche alle delusioni inaspettate. E immaginiamo l’effetto ‘sliding door’ che si trasforma sempre in un gioco, in una nuova storia, di cui non riesci mai a decidere la fine. E alla fine decidi che non c’è posto per i ripensamenti, ma per le nuove decisioni. La vita scorre, corre…. e sono tante le cose che hai sempre desiderato.

Ogni anno che inizia è colmo di buoni propositi. E di spirito volitivo e positivo. Il salto è vicino.

Ma per ri-cominciare a volare la prima cosa da fare è lasciare le nostalgie e le paure del passato. Sono solo zavorre per il nostro cuore.

E mettere avanti il piede per fare il primo passo….

Però oggi mi concedo ancora qualche vecchia foto e una ricetta datata ma sempre buona.

E oggi va così… viviamocela tutta questa nostalgia e poi basta.

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Pennette al salmone e uova di aringa

(per due persone)

- due fette di salmone affumicato

- 200 g di pennette lisce

- due cucchiaini abbondanti di uova di aringa

- una cipolla

- tre cucchiai di olio extravergine di oliva

- una noce di burro

- 50 ml di latte

- pepe nero

- prezzemolo

- buccia grattugiata di mezzo limone

Cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata.

In una padella far appassire la cipolla sminuzzata nel burro e nell’olio. Aggiungere il salmone tagliato a fettine e farlo cuocere lentamente. Aggiungere il latte e le uova di aringa. Far ridurre il latte fino a formare una cremina morbida. Grattugiare la scorza di limone e amalgamare. Scolare la pasta e versarla nella padella del salmone. Amalgamare il tutto e servire caldo con pepe nero macinato al momento e prezzemolo tritato.

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24 dicembre 2014

Buone Feste 2014

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E siamo arrivati. E meno male, perchè le emozioni del Natale sono tante e per i tipi sensibili come me, rischiano di essere pericolose. Ancora non so se è meglio lasciarsi andare e piangere pure ogni tanto per i pensieri malinconici che ti vengono in testa, oppure mantenere un certo distacco che ti fanno sembrare pure un tantino str… perchè fai quella razionale. Seee…. razionale a me….

Stamattina mi son detta… cominciamo bene questa due giorni di corse e auguri e pacchi e pranzi e cibo…. Alzati, doccia, colazione, programmino tutto bello carino e preciso, così non arrivi con l’affanno. Anzi sai che c’è? che come fanno le persone organizzate apparecchi pure oggi per domani, così ti illudi che tutto sia stato fatto. E invece lo so già che domani farò una corsa a perdifiato, arriverò in tempo ad aprire la porta con il sorriso e già truccata e profumata con la tavola bella, questo si, ma arriverò con le batterie all’1%, come il mio telefonino che però resiste e resiste ancora per molto prima di spegnersi.

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E ora mi concedo seriamente 10 minuti per gli auguri. Preparo la mia tazza di latte, i biscotti di zenzero, carta per impacchettare i regali, pensiero di speranza che piacciano, perchè come al solito mi vengono delle idee che a me sembrano geniali, anzi interessanti va, per poi scoprire che magari non ‘sono stata capita’. Accendo le mie candeline, compagne fedeli e silenziose delle mie preghiere, dei miei pensieri tristi, dei momenti di solitudine, dei risvegli silenziosi mattutini e delle serate di autococcole. Accendo le luci del mio albero di Natale, quest’anno più essenziale che mai. Preparo carte e veline e spago grezzo per i miei pacchi. E poi all’improvviso mi viene in mente mio figlio lontano. Ma lontano davvero…. In India a fare volontariato con un gruppo di meravigliosi ragazzi provenienti da tutto il mondo. Sono orgogliosa di lui, sono orgogliosa dei miei figli entrambi. Bravi ragazzi con le passioni nel cuore. Con la valigia sempre pronta per andare a conoscere il mondo. Pronti a dare una mano quando c’è bisogno. Come noi. Ma che ancora non riesco a lasciar andare davvero. Come si fa? insegnatemelo voi. Ma forse con i figli non si spezza mai quel filo magico che nasce nel primo istante in cui appaiono dentro di noi. E si soffre, mannaggia quanto si soffre. A dispetto di tutte le parole belle e intelligenti che vogliamo dire e che diciamo. A dispetto dei sorrisi che mettiamo davanti alla voglia di piangere quando non sono con noi. A dispetto di tutto l’orgoglio che abbiamo ma che copre come una coperta pesante l’egoismo di volerli tenere abbracciati forte forte, in casa per tutta la vita.  Però poi … scopriamo che invece siamo intelligenti, bravi nel dire cose, bravissimi a sorridere e veramente orgogliosi di loro.

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Eccomi qua dunque, con la lista in mano che mi indica la lancetta dell’orologio che corre….

Auguri a tutti voi che passate sempre di qui per condividere il vostro tempo e i vostri pensieri. Auguri a dispetto di tutto l’affanno che sicuramente caratterizzerà le nostre feste. Saremo mai capaci di vivere con calma e serenità il nostro Natale. (per non parlare poi del passaggio all’anno nuovo…). Auguri a tutti coloro che si sentiranno in colpa per i primi secondi prima di mangiare tutto quel ben di Dio che prepareremo sulla nostra tavola di festa. Siamo buoni con noi stessi, vi prego. Non facciamo sempre i giudici severi e intransigenti con i nostri desideri e accettiamo i peccati capitali che naturalmente ci verranno fuori in questi giorni, primo tra tutti la gola (e poi la lussuria, nel senso di Anna l’amica mia). Abbracciamoci tutti, anche se non siamo vicini fisicamente, anche se ancora abbiamo del rancore per quegli amici che ci hanno ferito, proviamoci almeno. E così avremo fatto metà strada.

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Con i nostri amici vicini alle 12,15 abbiamo organizzato un aperitivo per farci gli auguri. E’ una bella giornata di sole e l’elenco di cose da fare ancora è…. immenso. Vi lascio con le foto della mia casa.

Un abbraccio a tutti e a presto.

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