21 ottobre 2014

Vellutata di zucca con riso selvaggio e porri croccanti

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E poi ci son mattine in cui resti seduta e immobile ad aspettare che il rumore del caffè che esce dalla macchinetta sia finito. E aspetti ancora un pò, perchè vuoi che finisca del tutto. Stancamente ti alzi e ti prepari la colazione fatta solo di caffè e zucchero, tanto e caldo, anzi bollente. Ti risiedi e ti sforzi di fare il punto di questa situazione.

Quale? la tua. E senti che ti devi mettere di fronte al problema da affrontare, che è la causa di tanti altri problemi,  alla cosa di cui senti di più la mancanza. Il tempo. Benedetto tempo che ci è sempre donato, maledetto tempo che però ci sfugge ridendo di noi. Appena svegli la mattina pensiamo di averne almeno per 16 ore, tutte da riempire, da dividere per colori, nero per quello che devi fare, grigio per le cose tristi, turchese per i sogni, rosso per l’amore, giallo per quando devi correre, smeraldo per quello che ti piace fare, verde per riposare. E così, a seconda di quello che riuscirai a fare sul tuo calendario dell’anima si coloreranno le giornate. Ci saranno quelle nere, quelle grigie, quelle arcobaleno, in cui ti sentirai brava perchè sarai stata capace di fare tutto e così via. Mi piacerebbe poterne creare uno, da riempire, come un diario, giorno per giorno, verso sera, prima di andare a dormire, per poi vedere e capire con un solo sguardo di che colore è la vita mia.

E’ così grande il dono del tempo che ci è dato e per chi ha un animo inquieto e curioso, non è mai abbastanza. Io cerco di svegliarmi presto per poter iniziare con qualcosa di bello, facendo colazione, scrivendo o leggendo, da sempre è così. E questo mi fa sentire bene per affrontare l’incognita della giornata. Ma appena comincio a muovermi le ore mi sfuggono dalle dita. Forse il mio ritmo interiore che vorrebbe fare mille e mille cose, non combacia più con quello fisico, che richiede arrendevolezza e calma. Non è più il tempo dei tre piani saliti di corsa, o delle notti passate a parlare fino all’alba, o delle giornate passate a correre e a sollevare pesi di ogni tipo. Ora è il tempo in cui le scale le salgo per allenare il fiato, ma non di corsa, ancora con una certa sfrontatezza si, ma non di corsa. Le mie chiacchiere serali, sfumano nel sonno verso l’una, e mi ritrovo ad aver abbandonato involontariamente la compagnia, scivolando nel sonno, parlando. E le mie giornata sono si sempre piene, ma ogni tanto mi devo fermare per poi riprendere. E intanto non sono solo le ore a sfuggirmi di mano, ma anche i giorni. Ti ritrovi che i figli sono cresciuti e andati via, hai finito di pagare il mutuo che, al momento in cui hai iniziato, pensavi non sarebbe finito mai, mentre la casa e il fisico hanno già qualche ritocco da fare……

Suona il cellulare. E’ mio figlio che mi chiama per darmi il buongiorno. E si parla del ‘cosa fai oggi?’, e giù un elenco allegro di racconti di ieri, che continueranno nell’oggi. E ti accorgi che ieri hai fatto tanto e oggi ti proponi di farne altrettanto. Ma non solo faccende domestiche banali, ma incontri con gente per lavoro, per insegnare a qualcuno ad aprire e gestire un blog, per progettare corsi per gli stranieri che vogliono imparare da me a cucinare pugliese, e poi fare il biglietto per andare in Germania a preparare dolci pugliesi, ecc…. e poi racconti che la nonna si è iscritta ai corsi di informatica (per imparare a leggere il blog da sola), al corso di ginnastica e ha fatto l’abbonamento al cinema….  E rido con lui quando dice ‘ho una famiglia meravigliosa, piena di persone speciali’. E apro gli occhi, quasi mi risveglio.

E li capisco che non è vero che il ritmo è lento. E’ tempo di accompagnare ancora i figli, che in realtà non sono andati via per sempre, ma solo per il momento e ancora torneranno, ricchi di esperienze fantastiche da raccontaci. Di mutuo quasi quasi ne apriremo un altro, per garantirci tanto tempo ancora per poterlo pagare. Una volta mia madre, vedendo la malinconia di chi compiva cinquant’anni, malinconia per il tempo che stava passando, disse ‘ ah figli miei se avessi io cinquant’anni, sai quanti mutui aprirei?’. E li capisci che non devi guardare il tempo che ormai è passato, ma quello che, speri, hai davanti a te. E cominci a piluccarlo con piacere, giorno per giorno. Ora per ora.

E sei grata anche per il  saper vedere ovunque i colori. Anche nelle cose che ti prepari per spennellare di giallo ocra, con una semplice zucca, l’ora del tuo pranzo.

Vi insegno a dipingere il vostro pranzo di oggi allora. Buona giornata a voi.

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Vellutata di zucca con riso selvaggio e porri croccanti

- 300 g di zucca già pulita

- una patata grossa

- un porro

- cinque cucchiai di olio extravergine di oliva

- due pugni di riso selvaggio

 

Sbucciare le patate e tagliarle a cubetti.

Tagliare a cubetti anche la zucca.

Eliminare le foglie esterne del porro e tagliare a rondelle il porro fino alla parte verde.

IN una pentola versare tre cucchiai di olio, i cubetti di patate e di zucca, le rondelle chiare del porro e far rosolare.

Coprire di acqua, salare e portare a cottura a fuoco medio per circa venti minuti.

Lessare nel frattempo il riso selvaggio, scolarlo.

In una padella versare gli altri due cucchiai di olio e far rosolare a fuoco vivace le rondelle verdi di porro. Tenerle in caldo.

Appena patate zucca e porri saranno cotte, spegnere e frullarle con un frullatore a immersione. A piacere si può aggiungere anche qualche cucchiaio di panna per dare un tocco più morbido.

Assemblare il piatto versando in una ciotola un mestolo di vellutata, una manciata di riso e decorare con i porri verdi croccanti.

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09 ottobre 2014

Tagliatelline alici, pistacchi e pangrattato all'arancia, su crema di finocchi alla Prova del Cuoco

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Non sai mai chi c’è dall’altra parte del telefono, quando ti sorprende uno squillo con un numero a te sconosciuto, nel bel mezzo di una mattina di corse. E scopri, sorridendo, che ti sta chiamando qualcuno che ha letto quello che scrivi e desiderato quello che prepari sul tuo blog e ti invitano a prepararlo in una trasmissione. Non una sconosciuta, no, ma alla Prova del Cuoco. E’ un gioco, certo, un bel gioco, che mette allegria, però allo stesso tempo ti sale dentro l’ansia di chi non è abituata alle telecamere. IN fondo un blog nasce solo per condividere le proprie passioni, e c’è gente che ti segue, tanta in verità, ma è più rassicurante sapere che ti legge con calma, dietro lo schermo di un computer e che non richiede tempi brevi, e padronanza nel gestire la propria immagine. Però, come fai a rinunciare a questa carica di adrenalina? E poi andare una volta dall’altra parte dello schermo è davvero divertente.

E così parte l’avventura in una bella giornata di inizio autunno, nella magica Roma, e negli studi televisivi della Rai. Devo preparare una ricetta delle mie, scelta da loro, da preparare in soli 10 minuti. Impresa ardua si pensa, ma che in realtà richiede solo allenamento e concentrazione. E si perchè, dicono, mentre prepari, ti dobbiamo anche intervistare, quindi… forza e coraggio e concentrati.

E così con qualche piccolo imprevisto che, a detta dei conduttori, rende più umana la tv, ho vissuto questa mia esperienza e questo mio piccolo momento di visibilità. In studio l’aria è decisamente allegra, i conduttori sono davvero simpatici e tutti coloro che lavorano dietro le quinte molto molto professionali e disponibili. Grande fermento nei corridoi della Rai, dove si registrano in contemporanea altre note trasmissioni, come l’Eredità per esempio, e che quindi generano grande movimento di gente, pubblico, conduttori, operatori ecc…. Quindi bello esserci dentro.

‘Trucco e parrucco’ con parrucchiere ed estetiste bravissime, sartoria in fermento con cambi e colori da abbinare al grembiule del programma, volti noti che si incrociano ovunque e via…. parte la registrazione…

Bello bello bello.

E la ricetta è questa, loro l’hanno assaggiata e mi hanno chiesto la ricetta scritta, perchè l’hanno adorata subito.

Alla prossima….

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Tagliatelline alici, pistacchi e pangrattato all'arancia, su crema di finocchi.

(x 4 persone)

- 250 g di Tagliatelline all'uovo,

- 8 alici fresche

- 10 pistacchi sgusciati e tritati.

- 1 arancia

- 100 g di pangrattato

- 1 finocchio grande

- finocchietto selvatico fresco o in polvere se fuori stagione

- olio extravergine di oliva

 

Pulire e tagliare a fettine il finocchio privato delle barbe, e lavarlo.

Lessarlo in acqua salata.

Scolarlo e tenere da parte  l'acqua di cottura. Frullare i finocchi lessi aggiungendo un pò di acqua di cottura, un filo d'olio e aggiustando di sale.

Eviscerare le alici e spinarle.

Con un rigalimoni ricavare tante striscioline sottili dalla buccia di mezza arancia e il resto grattugiarla.

In un pentolino versare 6 cucchiai di olio e versare subito a freddo le scorze.

Far riscaldare leggermente e posarvi i filetti di alici.

Rigirare e far cuocere lasciando che rimangano morbide.

Eliminare dal pentolino le alici e tenerle da parte in caldo.

Nel frattempo immergere la pasta nell'acqua bollente.

Versare nell'olio delle alici il pangrattato, le barbe di finocchietto selvatico lavate e asciugate  (o il finocchietto selvatico in polvere)  i pistacchi tritati e far insaporire.

Scolare la pasta e saltarla in metà della crema di finocchio.

Impiattare mettendo sul fondo del piatto ancora un pò di crema di finocchi, la pasta, il pane croccante e  filetti di alici.

Tocco finale... un filo di olio extravergine di oliva e un fiore (qui di borragine, ma potete usare quello che preferite).

05 ottobre 2014

Roma, amiche e tagliolini

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Immagina un giorno… ti svegli e decidi di andare a preparare il caffè. Ti alzi tutta assonnata e, scalza,  esci dalla stanza nella penombra. Nel corridoio ci sono lame di luce che riescono ad entrare dagli spiragli delle porte lasciate accostate. Prepari il caffè e ti siedi, sotto un raggio di luce che cade proprio sulla sedia dove ti sei seduta. Ti guardi intorno e ti senti a casa, anche se questa non è casa tua, ma la casa di una tua amica che è sempre felice di ospitarti per poter trascorrere con te ore e ore e ore a parlare di libri, di noi, di corsi di lettura per bambini, di amiche da conoscere, di corsi di tango e di recitazione. E non aspetti che lei si svegli per prendere il caffè, perchè è questo il patto, ‘mi casa es tu casa’ e ognuno con i suoi tempi, di risveglio e di colazione. E poi si esplorano insieme i mercatini dove scoviamo ancora e ancora libri e ne compriamo tanti, io a lei e lei a me, e dvd di film da rivedere e da regalare e ridiamo e poi di corsa a cucinare a casa, in cinque minuti cose buonissime, inventate al momento.

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Immagina una sera…. la pioggia che all’improvviso ti sorprende e il cielo buio di questa grande e bella città comincia ad illuminarsi di lampi e viene giù il diluvio. E l’aria che si rinfresca e profuma di energia. E rimani li, con le finestre aperte a goderti questo spettacolo, buio nella tua stanza, tutto silenzio intorno.

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Immagina che venga un altro giorno… e devi correre perchè alle 10,30, dopo l’intreccio della metropolitana e dei bagagli al seguito, hai un appuntamento in uno dei posti che ancora non conosci di questa città. Mi dice ‘dai ci incontriamo alla fermata Cavour’ e ti porto in un posto magico. E io dico si, sempre si, sempre affamata di conoscere cose nuove. Ci incontriamo e subito il caffè nel baretto all’angolo, sul tavolino fatto con l’anta di una finestra, mi prende il cuore. Mi sembra di stare in un bar di Caracas, con i disegni sul muro, e il pavimento a puntini di graniglia, mi aspetto che da un momento all’altro servano gazzosa o rum. E intanto noi abbiamo iniziato a nuotare nel fiume di parole che non finirà di scorrere nelle prossime 4 ore. Quattro ore che trascorreranno osservando e sospirando dietro le vetrine di ogni piccolo negozio prezioso che vediamo. E portoni che spuntano da edere che si arrampicano selvagge a rendere unica la facciata di palazzi antichi. E piccoli preziosi ristoranti che si alternano a un negozio di pelle e un falegname e una panetteria. E noi fantastichiamo, ma si, dai telefoniamo al numero di quel cartello che dice ‘Affittasi’, vediamo quanto vuole e apriamo qui una cosa nostra. E telefoniamo anche agli affittasi degli appartamenti e anche ai vendesi, per scoprire che il sogno resterà  sogno per sempre. Ma andiamo avanti lo stesso ed entriamo in un posto bellissimo che profuma di erbe, dove si vendono piante aromatiche e semi per germogli e fiori commestibili, e poi ancora in un negozio a tinte tenui dove compriamo rulli e rulli per decorare pareti, stoffe e carte. E facciamo amicizia laddove ci sono donne a gestire queste attività da sogno. E nascono con loro idee e forse incontri futuri. Ci scambiamo pensieri e numeri di telefono e nel giro di cinque minuti siamo già amiche sui social e questo significa seminare desideri.  E poi all’improvviso una musica di piano esce da una finestra chiusa da un velo e da sbarre. Ma la musica è li che vola libera, ed è un regalo per noi che passiamo di li. Voglio catturarla e la catturo in un video, e restiamo li finchè la donna che suona avverte la nostra presenza e si affaccia per chiudere la finestra. Noi le regaliamo un grazie e lei un sorriso sincero e sorpreso. E si continua a camminare, abbiamo fame e andiamo insieme veloci veloci che il tempo sta per finire, a mangiare qualcosa, per continuare a parlare e raccontarsi. Anche cose che abbiamo dentro, molto dentro al nostro cuore, proprio la, dietro quella porta che vogliamo tener chiusa a chiave. Ma davanti agli occhi luccicanti di amicizia e sincerità, e davanti ai tagliolini pancetta, gamberi e pecorino, è facile girare la chiave e aprirla quella porta. E poi….. è ora di andar via…. Dobbiamo tornare.

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Sembra un film…. ma le nostre vite lo sono sempre, basta saper posare lo sguardo su quello che ci circonda con occhio attento e non distratto dalla noia e da obiettivi lontani e inarrivabili. Basta avere uno sfondo giusto da osservare. Ma tutti gli sfondi lo sono. Certo, Roma lo è un pò di più… e per oggi io vi ho raccontato questo mio film, i cui interpreti sono Simonetta, Patrizia, tagliolini, Roma e io.

foto (51) Tagliolini all’uovo con pancetta tesa, gamberi e pecorino di Pienza (mangiati al ristorante Sciuè Sciuè, ma la ricetta è così come credo che si faccia)

(per due persone)

- 200 g. di tagliolini all’uovo

- 100 g. di pancetta tesa tagliata a listarelle

- 16 gamberi sgusciati

- 4 cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva

- pepe nero macinato al momento

- pecorino di Pienza grattugiato julienne

In una padella larga far rosolare velocemente le listarelle di pancetta tesa e quando è quasi pronta versare anche i gamberetti e farli cuocere velocemente.

Nel frattempo cuocere i tagliolini in abbondante acqua salata scolarli conservando un pò dell’acqua di cottura nel caso dovesse servire. Versarli nella padella e saltarli velocemente.

Prima di servire grattugiare pepe nero e pecorino  julienne