5 luglio 2015

Pausa


Non posso portare sempre con me il mio pc e la mia macchina fotografica. Sono un po pesanti e i viaggi con bagagli al seguito sono tanti. Non voglio nemmeno cambiare il pc e comprarne uno più leggero perché sono abituata ai tasti ciccioni, cioè spessi e alti, che devo sentire sotto le mie dita quando scrivo. Come una penna biro che scrive grosso e mai a punta fine. Come le fette di pane e salame che non devono MAI essere sottili come un'ostia ma, anzi, quasi spessi un dito perché altrimenti non mi 'danno soddisfazione'. Insomma sono una persona che vive ogni cosa in maniera 'travolgente' e non eterea. Anche le emozioni mi distruggono, quando le vivo. Nei pensieri per i miei figli,  a volte per la gelosia per l'uomo che amo, per il vuoto che porta con se la lontananza a persone e luoghi del mio cuore, la rabbia per il non poter realizzare tutto quello che voglio.

Sto divagando. Volevo dire solo che proverò a scrivere i miei post anche dal telefonino quando sono in viaggio o quando decido di viaggiare leggero.
Ora sono in pausa. Per il caldo, perché è domenica e sento di aver già fatto e corso abbastanza fino a ieri. 
Ora sono ferma sotto il pergolato del mio trullo, nei suoni della campagna che mi fanno capire che tra gli alberi si rincorrono uccelli, che più in là c'è una mucca con le sue amiche, che c'è un po di vento e le foglie si muovono lentamente. Che è tempo di impollinare perché c'è tutta un'attività frenetica di insetti che ronzano. Si scansano in volo coccinelle, mosconi e calabroni, le tende di velo proteggono la casa. Le canne mi riparano dal sole ma lasciano passare l'aria e il profumo della resina del pino che fa ombra. Le 'prunelle' gialle sono mature e le ho raccolte poco fa, tutte, poche, ma profumate, lasciandone sull'albero come al solito un paio per uccelli e insetti. Più tardi andrò a controllare se ci sono i fioroni, ora no che fa caldo. Due lucertole, rassicurate dalla mia immobilità si rincorrono qua e là passandomi  quasi sui piedi. Dalla finestra aperta oltre al profumo dei fiori e del basilico vien fuori odore di sugo di pomodoro che sobbolle per la pasta che mangeremo fra un po' a tavola.
Fa caldo. Le cicale me lo confermano. E io ferma, scrivo e bevo limonata fresca profumata con menta e fragole appena raccolte.
Questa è la mia estate, la mia terra, il mio, anzi nostro trullo. Riesco da qui ad abbracciare il mondo. E non voglio niente di più.