8 marzo 2016

Torta rosa di mele

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Da stamattina si parla di donne. E di auguri. E la forla urlante… urla no alle mimose, alla festa, al non trattare le donne come categorie da festeggiare. La folla urlante dice che bisogna ricordare che questa è una festa triste, in memoria di donne che sono morte in una fabbrica… ecc..

E io penso che non si parla solo oggi di donne. Ma lo facciamo tutti i giorni. Sempre con amarezza. Leggiamo di donne violentate, non rispettate, tradite, sfruttate, ignorate, zittite, picchiate, ridicolizzate, maltrattate, bruciate, sfregiate. Ovunque, in ogni paese, in ogni istituzione, in tutti i sud e i nord del mondo, in ogni casa dove c’è un uomo che detta legge e crede di essere superiore. Uomini che non sanno o non vogliono leggere negli occhi delle donne. Non rispettano il loro lavoro e la loro capacità di saper stare comunque al loro fianco, pazientemente. Donne che sanno mettere da parte in una parte profonda del loro cuore torti e tradimenti, per andare avanti.

E’ vero, ci sono anche donne stronze. Ma sono poche.

Io conosco solo donne fantastiche, che ogni giorno hanno più di una lotta da portare avanti. Ed è per loro che oggi dico che voglio festeggiare, con il sorriso, a mio modo con una torta fatta velocemente perchè due amiche verranno ad abbracciarmi qui a casa e con loro prenderemo un thè e ci stringeremo le mani, per dirci l’un l’altra che siamo forti e belle. Ma forti e belle per davvero. Perchè conosciamo le nostre storie (e si, ce le raccontiamo noi!) e sappiamo quello che ci vuole per sorridere al mondo e ai figli, per dire ‘va bene così, nessuno mai mi sconfiggerà. E ci sarò sempre per proteggervi’. Perchè anche tra le lacrime sappiamo farci delle forti risate, che ci ricaricano subito. Perchè ci basta poco per essere felici. Una telefonata dei figli lontani, un caffè, un libro regalato, un messaggio con su scritto ‘come va?’, per aggiustare la giornata.

E oggi vorrei tanto festeggiare con tutte le mie belle amiche che riempiono la mia vita con la loro allegria. Antonella, Liana, Simonetta, Anna, Claudia, Laura, Caterina, Titti, Marcella, Clara, Sara, Tina, Maria, Francesca, Valentina….. e tutti i nomi di tutte le donne del mondo. Ne conosco tante, tante, e di tutte ho ascoltato le parole.

Tempo fa organizzai uno ‘swap’ che si chiamava ‘Parole di carta’, bellissimo, dove invitavo la gente a scrivere un racconto vero o inventato e a inviarmelo. Ebbene non si può immaginare quante storie di vita vera mi arrivarono, parole piene di gioia, di sfogo, di delusione, di felicità. E le conservo tutte gelosamente in una scatola verde bosco, legate con un nastro rosso, come si usava una volta.

Ma ora, aspettando che suoni il campanello, mentre questa giornata volge al termine, voglio solo dire grazie, fare un augurio a tutte noi e gridare al mondo ‘evviva le donne’.

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 Torta rosa di mele

- un foglio di pasta sfoglia rettangolare

- una mela bio

- uvetta sultanina

- due cucchiai di marmellata di arance o albicocca

- zucchero a velo

- cannella a piacere

Mettere l’uva sultanina in ammollo in acqua tiepida o liquore.

Srotolare sul tavolo la pasta sfoglia.

Lavare la mela, asciugarla bene, tagliarla in quarti, privarla dei torsoli e tagliare tante fette sottilissime.

Distribuire sulla pasta sfoglia la marmellata. Tagliare delle strisce large almeno 3,5 cm.

Mettere su ogni striscia qualche acino di uva sultanina.

Sistemare per la lunghezza di ciascuna striscia le fette di mela.

Piegare a metà e cominciare ad arrotolare formando una ‘rosa’ che metterete al centro di una teglia coperta da carta da forno.

Continuare a distribuire le fette di mela sulle altre strisce e sistemarle ‘di continuo’, avvolgendo la rosa centrale.

Cuocere in forno a 180° fino a quando si cuoce la sfoglia. Fare attenzione a non far bruciare le mele.

Servire calda o tiepida con abbondante zucchero a velo misto a cannella.

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22 maggio 2015

Una pagina di diario e le rose di sfoglia con mele e uvetta al rum

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E continua il mio diario romano, con le mie nuove scoperte, e la voglia di fare e organizzare sempre più piena di entusiasmo. Ora sono alle prese con la terrazza, cosa preziosa in una città come questa. Aveva bisogno di lavori per essere rimessa a nuovo e ora siamo in ballo con operai, intonaco, pitturazioni, idropulitrice, fogature da rifare, piante da comprare, arredo da inventarsi…. il tutto si spera a prezzi mooooolto economici. Infatti vedremo un pò cosa partorirà la mia fantasia con i pallet. Chi ha soluzioni belle ed economiche mi scriva pure. Ora mi ritrovo nella veste ormai a me nota di capocantiere che combatte con ritmi lenti di operai che non capisco molto quando parlano perchè usano un linguaggio molto personale. ‘Signora hai tobo?’ Oppure, ‘Signora pe piascere mi dai muscio?’… ecc… Questo vorrei annotarlo per un libro che avrei voluto scrivere tempo fa… Ricordate il muratore del trullo che metteva la parola ‘ciabbattola’ ovunque, con una mimica che faceva da supporto per le varianti di significato? Quello dell’intonaco di Bressanone?

Per il momento sono contenta al sol pensiero di quello che qui organizzerò, delle persone che inviterò, e delle cose buone che preparerò. Intanto comincio a fare un elenco, spero di non dimenticare nessuno. Ma come per tutti i miei progetti, già immagino una bella serata di estate, con profumi di fiori intorno, musica e amici ……. Vedremo.

Per ora si lavora, si organizzano corsi di cucina, cene social con l’aiuto di amici, e si studia alla ricerca di ricette sempre più semplici e sempre più light. E laddove manca il ‘light’, si opta per il buono che fa bene al cuore. E questa ricetta di oggi che ormai impazza sul web su tutti i blog e su tutte le bacheche di facebook, l’ho fatta anch’io e devo dire che è davvero un’ottima idea veloce, valida per colazioni raffinate, per il caffè con le amiche, dolce per cene improvvise, e per momenti che hanno bisogno di dolcezza.

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Rose di pasta sfoglia con mele e uvetta al rum

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- un rotolo di pasta sfoglia

- due mele biologiche

-una noce di burro

- un cucchiaio raso di zucchero di canna

- una scorza di limone grattugiata

-un cucchiaio di uvetta ammollata nel rum

Lavare  per bene le mele. Tagliarle in quattro spicchi e privarle di torsoli e semi. Tagliare ogni pezzo a fettine e metterle a rosolare per qualche minuto in una padella larga con il burro, il limone  e lo zucchero di canna. Devono rimanere sode.

Ricavare 8 strisce con la pasta sfoglia. Lungo ciascuna striscia e sulla metà superiore, distribuire le fettine di mela accavallate facendo in modo che sporgano un pò dal bordo. Aggiungere qua e la l’uvetta precedentemente ammollata nel rum e ripiegare sulle mele la parte inferiore della sfoglia.

Quindi arrotolare questo nastro per formare delle rose.

Infornare a 180°/200° fino a doratura.

Servire tiepide e spolverizzate di zucchero a velo ( e cannella per chi gradisce)

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16 maggio 2015

Il vuoto riempito e il tempo che scorre: storia di un compleanno

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Nasciamo con l’occhio positivo o il pensiero negativo. L’essere nomadi e con la sensazione che manchi la terra sotto i piedi, può essere vissuta come triste precarietà o come opportunità di incontro. La vita che scorre, ti fa vedere come in time lapse i nostri figli che crescono velocemente e le strade che diventano sempre più distanti. E ti assale la voglia di rincorrerli ed acchiapparli per tenerli ancora per un pò abbracciati.

Come quando li accompagni al treno e li spingi su, dicendo ‘vai vai’ e poi sali di corsa ancora per un momento per stringerli a te. E ti concentri su quel momento, perchè in quell’abbraccio siete solo voi due, è solo tuo e basta. E chiudi gli occhi e te lo prendi tutto il suo profumo.

I figli crescono, vanno via, e io sono a mia volta figlia e vado via. E ritrovo nello sguardo e nella malinconia della mia mamma, la stessa mia tristezza e lo stesso mio vuoto quando vanno via loro. Questa benedetta ruota che gira, dovrebbe pur insegnarmi qualcosa, ma il cuore segue le sue vie, misteriose e senza ragione. Comanda lui.

Ma oggi è giorno di festa. Le nostre strade si sono incrociate. E lui è qui con me. E me lo guardo, mio figlio, che ancora dorme e, come in un viaggio veloce nel tempo, torno a casa con loro piccoli che fra un minuto si sveglieranno per andare a scuola e prima di dire ‘è ora’ me li guardo ancora un pò e catturo anche quel momento solo mio, solo nostro.

E immagino che il suo è lo stesso sonno sereno e la stessa sensazione di pace che continuo a provare anch’io quando mi appisolo sul divano di mamma mia. Li, in quel porto sicuro, dove niente mi può far male, perchè c’è lei che mi copre e mi guarda.

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Oggi è il compleanno di mio figlio, il maggiore. e abbiamo deciso di festeggiarlo a Roma e ne sono felice. Non so ancora come lo festeggeremo, ma so già che si impasterà il pane buono e caldo, si preparerà una torta che piace a lui, sarà quella di mele o quella cioccolatosa, non so, berremo qualcosa di buono, passeggeremo per le strade più belle di questa città, mangeremo un gelato, lo abbraccerò e me lo bacerò a più non posso, parleremo di tutto e lo guarderò negli occhi. E poi domani ci saluteremo.

Ancora non so se questi incontri al volo tra di noi, riempiano il mio cuore o me lo straziano al momento dei saluti. Perchè dei figli non se ne ha mai abbastanza.

Si è madri in maniere differenti. C’è chi apprezza la ritrovata ‘libertà’, chi non sa ancora cosa sia questa ‘libertà’ e non sa cosa l’aspetta, chi se li tiene stretti accanto e non li fa andare via, chi ride di tutto questo, e chi non si pone nemmeno il problema.

Io per ora me lo tengo stretto al cuore e vado.

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27 marzo 2015

Storie di donne

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Quello che oggi scrivo ha il sapore agrodolce. Ed è una riflessione. Non una ricetta.

Sono rientrata da poco da Roma e ho trovato ad attendermi grandi entusiasmi per il mio ritorno. Amiche che, nonostante non ci si veda per giorni e a volte mesi, hanno sentito la mia mancanza, dicendo che ‘almeno sapevamo che eri qui, raggiungibile, e che al primo accenno sarebbe stato facile vedersi’. E, chi vedendo di nuovo la mia macchina in giro, chi sapeva già che sarei tornata, chi aveva già chiamato prima per fissare un caffè,… ho raccolto qui e la abbracci e scambiato racconti e progetti di vita. E così, davanti ad un tavolo, sigaretta e caffè e pranzo già avviato che bolle, sedute in macchina come da ragazze, alla luce di un lampione di strada, o in campagna, in mezzo alle cicorielle, siamo tornate a regalarci parole piene di storie passate, delusioni subite e speranze in un imminente cambiamento. E, in un solo giorno, ho raccolto, non solo sorrisi e gioia, ma anche storie malinconiche di donne.

E, carica di questo tesoro di confidenze sono tornata a casa.

Saranno parole banali quelle che dirò, lo so. Ma non c’è latitudine di questo mondo, ne data sul calendario, in questa infinita linea del tempo, che non continui a raccontare sempre e ‘banalmente’ la stessa storia. Storie di donne che hanno donato sempre TUTTO il loro tempo e le proprie energie per accudire marito e figli, che a lungo andare hanno ritenuto OVVIO e NORMALE il loro dono. Le loro parole, i loro desideri, le loro delusioni, non hanno mai trovato orecchie attente o voglia di essere capite e hanno generato muri in cui si sono lentamente ritirate e isolate, perdendo ogni voglia di riprovarci, tanto…. a che serve? Le poche che hanno avuto il coraggio di andare via hanno ricevuto in cambio solo incomprensione anche dalle proprie madri, urla e strepiti dai propri ex che continuavano a non capire, che le hanno guardate, stupiti, come delle poco di buono, che rivendicavano un proprio spazio, per poi trovare subito ‘un’altra’ ‘in sostituzione di’, dopo di che si sono calmati un pò, ‘mollando figli e cani’, per sistemarsi in una nuova divertente vita.

Diverse sono le storie, qui senza nome, ma in cui potrebbero ritrovarsi tutte. Una che parla di un marito ‘addormentato’, incrociato solo a colazione, a cui si fanno trovare pronte camicie pulite e calzini, e che si saluta, senza manco più un bacio, per ritrovarsi di sfuggita di sera, troppo stanchi anche per parlare. E di che poi? ‘cosa ne capisce lei dei problemi di lavoro di lui?’. L’ha lasciato, dopo anni di riflessioni dolorose fatte in silenzio, lui ha detto ‘capisco’, ha accettato, tempo un mese e nella sua vita (di lui!) è entrata una nuova donna che non permette più alla prima di ‘accostarsi’ all’ex. Nessun tentativo di riprovarci, niente, solo tanta ‘comprensione’ e una semplice parola ‘fine’.

La seconda. Donna meravigliosa, considerata da sempre una stupida da un marito farfallone. Stupito e addirittura scandalizzato dalla richiesta di considerazione, o zittita in malo modo ‘tanto cosa capisci tu’, dopo una sua opinione molto apprezzata. Se ci provi a mollarlo diventa violento e allora che fai? aspetti che i figli crescano, magari vadano via…. e poi si vedrà.

Donne mollate anche dai propri genitori, che spesso parteggiano per quel genero tanto bravo, che porta i soldi a casa, e che non ti fa mancare niente. Hai una bella casa, dei figli, perchè vuoi andare a lavorare? la laurea che hai serve a te, per una ricchezza interiore, di cosa ti lamenti? Come? vuoi andare via? cambiare città? casa? ma perchèèè? perchè???’ Cosa ti manca???

E’ la solita vecchia storia di donne che, nonostante le minigonne, i cortei, l’apparente autonomia conquistata con un lavoro, ricadono negli stessi errori. Si fidano e si infilano in matrimoni che diventeranno la solita vecchia prigione, gestita dall’egoismo di un uomo. . .

Meno male che almeno tra donne si apre il proprio cuore e ci si regala uno sfogo che ha il potere di un balsamo. Ci si sente capite e magari anche spinte a scappare via…..

Che strano…. scrivevo questi testi al liceo, tanto che il mio professore all’ultimo tema del quinto, la cui traccia parlava di problemi del terzo mondo, mi scrisse un giudizio che ricordo ancora ‘ Anna, ho capito che la condizione femminile e le ingiustizie ti appassionano, ma non puoi continuare a fare per cinque anni di liceo, per ogni tema, un giro di parole per parlarne sempre…. Tanto giri e tanto volti che sempre li arrivi. L’ho capito, ora vai oltre’.

Ma, caro amato professore, come possiamo andare oltre, se ancora ascoltiamo storie come quelle che ho raccontato?…..

E ne è passato di tempo….

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5 febbraio 2015

Dolce facile crema e fragole, per chi ha voglia di primavera

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Ho appena chiuso il libro. Ho deciso di riprendere di nuovo quella meravigliosa abitudine di accarezzare le pagine di carta e di riempirmi di storie e parole scritte da altri, immagino, anche per me. Grande è la differenza tra le parole virtuali e quelle fatte di un inchiostro che puoi toccare. Arrivano comunque al cuore, ma con tempi, velocità e strade diverse. Ma bisogna reimparare a soppesare in maniera diversa entrambe.

Mi mancava il tempo lento dei libri, seduta sul divano di casa, o della lettura del primo mattino, fatta non solo di notizie e aggiornamenti fb, ma anche di pensieri belli e storie lontane, trovate in un libro scelto da me, dopo un consiglio di un’amica che legge, o di un’impressione ricevuta in libreria, dopo aver letto la prima pagina… Bello il tempo ritagliato e ritrovato per se. E poi bello anche arricchirsi per poi tornare a scrivere per chi passa qui da me e, come sto facendo ora, condividere quello che vivo.

Le giornate nella mia nuova casa si stanno riempiendo di luce e di progetti nuovi. La primavera è ancora lontana, ma si sente che comunque arriverà, perchè le giornate si stanno allungando, offrendoci passeggiate più lunghe e tempi migliori per le foto. Anche i desideri sanno di primavera. Abbiamo tutti voglia di luce bianca, di sapori freschi, di cose golose ma leggere. E oggi così sarà. Fra un pò, dopo aver messo in ordine questo piccolo rifugio che sta diventando prezioso per me, per noi, con calma, come una bolla strana e silenziosa che vagherà per la strada rumorosa di questa città, uscirò. Camminerò e camminerò per andare a comprare un frutto fuori stagione, a dispetto di chi mi griderà dietro ‘noooo, solo frutta di stagioneeee’, e comprerò anche dei fiori. Si dei fiori profumati che mi proietteranno nella prossima primavera. E si, perchè non ho solo desiderio di cose buone da mangiare, ma anche di profumi da sentire. Di quelli che in un istante ti portano una valanga di emozioni, di passeggiate nei prati, di abiti leggeri, di gite in campagna e, soprattutto, di tepore sulla pelle.

Fuori fa freddo, tanto. Ma sono pronta a non dargli peso. A dopo.

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Dolce facile crema e fragole

-un piccolo pan di spagna

- crema pasticcera (250 g. di latte intero, 1 tuorlo, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaio di farina e scorza di limone intera)

- fragole (lo so che sono fuori stagione!)

- succo d’ananas per inzuppare

Tagliare in tre parti il pan di spagna e inzupparlo a piacere con il succo d’ananas. Eliminare la scorza del limone dalla crema. Distribuire la crema pasticcera sia sul primo che sul secondo strato e conservarne un pò anche per lo strato in superficie, per poter ‘fissare’ le fragole (lavate in acqua e bicarbonato e tamponate per benino).

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8 marzo 2014

Lamponi di PACE – Il coraggio delle donne – La mia crostata di biscotti e gelatina di lamponi

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Ma ci si stanca mai di parlare tra donne? e ci si stupisce mai abbastanza della loro forza e del loro coraggio? Ovunque, in ogni tempo e in ogni luogo. Anche qui sul web tra i mille incroci di vite, ogni tanto arriva un’onda alta, imponente, che travolge il cuore di tutti e, ancora e ancora, stupisce.

La loro capacità di unirsi per far sentire alta la loro voce, per combattere pro o contro qualcosa o qualcuno, è forte ovunque. Donne che si danno la mano per salvare i loro figli e i loro uomini. Donne che fanno barriera per salvare altre donne da mille tipi di violenza. Donne che danno voce ad altre donne schiacciate da sempre dalle prepotenze.

E donne come noi che si uniscono per dar voce a chi ha voluto tornare a sperare dopo aver vissuto l’orrore di un massacro che le ha lacerate nel cuore.

Leggevo qualche giorno fa un post di una blogger che adoro, AnnaMaria…, e subito una fortissima emozione mi prende. Vi prego di leggerlo perchè io non saprei spiegare meglio di lei con la stessa intensità, il suo messaggio. Ma all’improvviso tante blogger, decidono di unirsi a lei in questa denuncia e organizzano questa bellissima iniziativa a supporto delle donne di Bratunac,  (Bosnia Erzegovina), e della loro attività.

E anch’io oggi vi regalo una ricetta rossa come lamponi profumati di amore, e dolce come il coraggio di noi donne.

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Crostata di biscotti e gelatina di lamponi

- 200 g di biscotti secchi

- 150 g di burro

- 2 cucchiai di zucchero di canna

- mezzo litro di crema pasticcera

- due vaschette di lamponi e fragoline

- 3 fogli di colla di pesce

- 1 cucchiaio di zucchero a velo

 

Tritate in un mixer i biscotti con il burro e lo zucchero di canna

Distribuitelo in uno stampo per crostata con il fondo rimovibile e ponetelo in frigo per un’ora circa.

Nel frattempo preparate la gelatina facendo cuocere i lamponi e le fragoline insieme allo zucchero a velo. Quando si sarà formato tutto lo sciroppo aggiungere i fogli di colla di pesce precedentemente ammollati in acqua fredda. Mescolare velocemente e procedere all’assemblaggio.

Versare sul fondo della crostata la crema pasticcera e poi aggiungere la gelatina rossa.

Far riposare in frigo per almeno 4 ore prima di servire.

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21 febbraio 2014

La casa delle suore. E’ tempo di pace.

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NO, non sto invecchiando. Anzi, sono sempre più curiosa e non voglio che i miei interessi restino ‘chiusi’ solo nel mondo del cibo. Da sempre ho ritenuto importante non perdere di vista le attività che creano aggregazione e ci invitano a stare insieme collaborando. Da sempre sono una sostenitrice dell’unione che fa la forza. In tutto. Magari anche nelle rivoluzioni. E si perchè le voci solitarie non le ascolta nessuno. E poi perchè la parola ‘solitudine’ fa tristezza di suo. E quando più voci si incontrano, dopo uno sforzo comune per non far prevalere la propria su quella dell’altro, spesso nascono grandi e solari risate, che tanto fanno bene al cuore. E Dio sa quanto ne avremmo bisogno.

Lo scorso anno in questo periodo, mi venne in mente la solita ‘strana’ idea di recuperare un’antica tradizione in voga ancora nelle campagne, l’intreccio dei rami di ulivo per farne ‘palme’ portatrici di pace. E’ stata una bellissima esperienza e quest’anno mi è stato chiesto di organizzare nuovamente un corso. E io, con la mia amica Lucia, la vera esperta di questo corso, abbiamo deciso di approfondire l’argomento e imparare altre tecniche per arricchire il nostro corso. Abbiamo percorso chilometri nelle nostre campagne alla ricerca di quelle signore che il giorno delle Palme si ritrovano a benedire interi cesti di palme strane intrecciate in mille modi.  E gira e gira… abbiamo chiesto, spiegato, lasciato numeri di telefono, pregato di informarci…. ma… niente, non siamo riuscite a trovare niente di diverso da quello che sapevamo già fare noi. ‘SOLO’ rami di ulivo intrecciati.

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Poi, un’idea. In fondo questo è un simbolo religioso, dunque perchè non andare a chiedere proprio in un ambiente religioso? Qui da noi, nella periferia del mio paese c’è un’antica abazia di monaci benedettini e li siamo andate a bussare. Toc Toc, ma niente, i monaci hanno altre abilità, canto gregoriano e scrittura di sacri testi. Ma le palme no, non le sanno fare. Andiamo via e, un pò sconsolate, con un libretto di preghiere in mano, regalateci da un monaco anziano, intravvediamo tra i rami di pini altissimi, una struttura che sapevamo abitata da suore in pensione. Una casa di riposo per suore insomma. Diciamo, bè tanto siamo qui, tanto vale andare a chiedere.

Toc toc. E ci apre una suore dal viso dolce e gentile e le spieghiamo di cosa abbiamo bisogno. Lei ci fa accomodare e ci chiama una sorella, Suor Immacolata. E da qui comincia l’avventura fantastica in un mondo a me sconosciuto che, non nascondo, fino a qualche tempo fa aveva suscitato in me sempre qualche perplessità…

Suor Immacolata ha un modo di parlare che ti incanta. Ti ascolta e…. agisce immediatamente. Ci spiega la rigida gerarchia del loro istituto e ci parla del suo ruolo. E’ un pò una factotum, che assiste le suore anziane, aiuta in cucina, cura le pubbliche relazioni, intrattiene le suore nelle serate un pò malinconiche. Insomma una simpatia travolgente e noi ce ne innamoriamo immediatamente.

Le chiediamo delle palme, Lucia le parla delle sue passioni, tra cui il ‘chiacchierino’, lei si entusiasma perchè condivide la stessa passione da quando era ragazza. Insomma dalla sola richiesta di informazioni prende il via una serie di incontri, ‘gli incontri del giovedì’, durante i quali impariamo tantissime cose.

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Scopro che ciascuna di loro, chiusa nel proprio silenzio e nelle preghiere, conserva delle abilità, delle qualità che potrebbero essere ricchezza per tutti noi.

Dapprima un pò titubanti e insicure della loro memoria, appena appena stimolate dalla mia insistenza, aprono la loro mente e cominciano a parlarci, quasi accavallandosi.

E così conosciamo … La suora che crea capolavori al chiacchierino, la suora che intreccia le palme ogni giorno in maniera sempre più ardita, la suora cuoca che prepara cose leggere ma squisite nella sua cucina (quel giorno c’erano melanzane alla pizzaiola, cotolette di pollo al forno con vino bianco), la suora un pò sorda che intreccia centrini all’uncinetto che ama raccontarmi delle barzellette, la suora arrabbiata e infastidita da tutto il caos che abbiamo creato, la suora dagli occhi azzurro ghiaccio che sorride timida alla mia macchina fotografica, che ancora non ci ha raccontato niente di se, la suora che dice di non saper fare niente se non lavare e stirare in maniera impeccabile, la suora dal sorriso allegro, la madre superiora che bada amorevolmente tutte le sue sorelle, cercando di risolvere i mille problemi che ogni giorno si presentano, compreso anche il collegamento telefonico e ad internet.

Lascio che parlino le immagini…

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Durante le nostre visite le suore sono curiose di questo scambio e molto sorprese che noi possiamo essere interessate a loro. Una di loro, molto divertita da quella ventata di novità e anche un pò di invadenza che avevamo portato, mi chiede ‘ma perchè non resti con noi?’. E io ‘non credo che sia possibile… sa, a casa ho un marito e due figli che mi aspettano’. Penso ci sia rimasta un pò male. Ma tornerò e sarà contenta.

E come l’ultima volta continuerò a preparare una torta, semplice e leggera, per suggellare con un piccolo dono i nostri incontri.

E intanto apprendiamo nuove tecniche per rendere speciale il prossimo corso sull’intreccio delle palme che organizzeremo per la Pasqua.

Quindi preparatevi che si parte a breve…

E intanto io vado dalle suore.

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29 giugno 2013

La Compagnia delle donne e lo Sciroppo di limone

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Strana stagione questa estate. Sembra arrivare, ma poi si nasconde. E pensare che proprio quest’anno ho bisogno di caldo. Si cambia in maniera inaspettata. Fino a qualche mese fa camminavo in mezzo alla neve anche a mezze maniche e d’estate mi rifugiavo in casa aspettando la sera per cercare quiete. Poi lentamente qualcosa succede. Forse ho semplicemente saltato un’estate quella scorsa, chiusa in me stessa e in casa, per il bisogno interiore di solitudine e pace. Ma evidentemente il ritmo naturale delle cose chiede prima o poi il suo conto. E quest’anno chiede di recuperare sole e caldo e estate. E aspetterò che tornino.

Qualche giorno caldo però l’abbiamo avuto. Un pò spaventata per tutto questo mio desiderio nuovo, ho deciso di cogliere al volo qualche ora di mare. Telefonata di prima mattina ad un’amica che lavora solo di pomeriggio, si infilano asciugamani, bottiglietta d’acqua, mela e taralli nella borsa. Addosso il costume. Cappello in testa, e si parte. Tanto il mare è qui vicino, solo una trentina di km. E già alla partenza si assapora una strana sensazione.

Come mai ci si sente più leggere, con un peso in meno sul cuore, allegre e rilassate, con tanta voglia di parlare, ma anche con la certezza che i silenzi non peseranno, ma saranno un balsamo per queste poche ore che ci stiamo regalando? E’ la compagnia delle donne, delle amiche. Non devi spiegare niente, perchè i nostri mondi si somigliano. Non devi cercare parole strane per spiegare le angosce del quotidiano, perchè le nostre giornate sono uguali. Non devi temere di non essere capita se parli delle delusioni e dei progetti mai realizzati, ma lasciati li nel cassetto, non chiuso a chiave, perchè sempre pronto per essere riaperto, perchè delusioni e progetti noi li abbiamo sempre nel cuore. E quando si cominciano a confrontare i sogni, ci si illuminano gli occhi perchè capiamo che basterebbe unire le forze o semplicemente appoggiarsi l’un l’altra per decollare verso la realizzazione. Anche piangere su racconti dolorosi è facile, perchè sappiamo piangere insieme senza vergognarci. E parlare del nostro passato vissuto a volte insieme in mezzo a risate di viaggi lontani, e abbracciarci per i dolori presenti. E sognare di cose da fare e dirsi' ‘ ma si dai, che lo possiamo fare’. Le donne, le amiche. Un balsamo per i momenti bui, un volano per i momenti belli, che così arrivano sempre più in alto, se condivisi.

E questa estate, quando e se comincerà per davvero, la riempirò con risate e racconti, e passeggiate al mare o spaghettate in campagna. Con tutte le amiche che vorranno essere con me, e con gli uomini della vita mia.

E frugando nel passato, ho ritrovato una ricetta di un sapore semplice e antico. Per bambini o per i bambini che siamo anche noi. Lo sciroppo di limone. Da diluire semplicemente con acqua e arricchire con ghiaccio, tanto, e fette di limone fresco. O da usare per servire la frutta a pezzi, come se fosse un dolce prezioso.

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Sciroppo di limone

250 g di succo di limone filtrato

2 limoni freschissimi, non trattati

350 g di zucchero

Spremere il succo dei limoni e versarlo in una pentola di acciaio dove avrete già messo lo zucchero. Mescolare fino a far sciogliere il tutto e portare ad ebollizione. Far cuocere per altri 5 minuti e spegnere.

Grattugiare la scorza dei limoni e aggiungerla allo sciroppo. Coprire con un panno pulito.  Aspettare che si raffreddi e quindi filtrare il tutto. Imbottigliare e conservare.

Quello che resta nel colino dopo aver filtrato il tutto, io l’ho diluito con poca acqua ancora e ho fatto dei ghiaccioli.

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7 marzo 2013

Ciambelline di patate al profumo di arancia e la festa delle donne

ciambelline patateearance Ogni giorno ci affacciamo a tante finestre e da li osserviamo il mondo e noi stessi. Stamattina apro la finestra della mia stanza e non vedo niente. Tutto è avvolto da una nebbia fitta e fredda e niente più del mondo è davanti a me.  Chiudo e torno al tepore della mia casa.

Apro il computer e mi affaccio da qui. E trovo mimose che ci ricordano di festeggiare, manifesti che ci ricordano di ricordarci che siamo donne sempre, frasi contro chi coglie le mimose, inviti a cene per festeggiare le donne, e link che riportano foto di donne violentate picchiate uccise per mano di un uomo.

Io oggi, in anticipo sulla festa di domani, invece voglio festeggiare gli uomini.

Nelle storie delle donne che ho conosciuto, ho ascoltato di uomini indifferenti, infantili, prepotenti, egoisti, bugiardi, violenti e ho sofferto per quello che hanno fatto al nostro mondo. E ogni volta, ad ogni età mi son guardata accanto e ho sospirato dicendomi ‘fiuuuuuuuu, meno male, io qui sono al sicuro’. Da piccola avevo il mio principe, il mio papà, che era il mio scudo contro il mondo. I miei fratelli, che erano i miei compagni di gioco e di risate. Intorno avevo i miei zii, che erano il mio pubblico adorante e mi riempivano di coccole. I miei compagni di lavoro, che erano l’altro punto di vista della vita, ma sempre educati e gentili che, anzi, hanno dovuto sopportare le mie sfuriate e i picchi del mio umore, i miei sfottò, con tutta la santa pazienza che avevano. I miei amici che sono complici di mangiate e passeggiate e cantate e film visti quasi dormendo, pur di accontentarmi a realizzare un progetto cinema e giocare a fare gli intellettuali colti, con la mente rivolta sempre alle orecchiette da preferire a qualsiasi film. E poi i miei figli, gentili e con tutto l’amore che possono nei loro occhi e nei loro gesti. E il mio compagno, che qui non compare quasi mai, ma che mi accompagna da sempre e mi sostiene nei momenti in cui traballo. Che è pieno di gentilezze e premure. Che mi completa con il suo carattere silenzioso e tranquillo, in equilibrio con il mio pazzerello, che invece ha bisogno di essere tenuto come un aquilone che può volare ma che si perderebbe se non ci fosse la sua mano. E sono grata alla vita per tutto questo.

E ora …. fuori i dolci.

ciambelline patateearance2

Ciambelline soffici di patate al profumo di arancia

- 1 kg di patate lesse

- 100 g di latte

- 100 g di zucchero

- 4 uova

- 50 g di olio

- 1 lievito di birra

- 1 arancia grattugiata

- 1 limone grattugiato

- farina per quanto ne assorbe

- olio di semi di arachide per friggere

- zucchero semolato da cospargere alla fine

~*~*~*~*~

In una coppa versare le uova, l’olio, il lievito sciolto nel latte, le patate lesse schiacciate con lo schiacciapatate, le scorze di arancia e limone grattugiate e mescolare. Aggiungere la farina poco per volta fino ad ottenere una consistenza molle ma che si può lavorare senza che si appiccichi alle mani. Formare delle ciambelline e metterle a lievitare, ben distanziate l’una dall’altra, su una spianatoia molto infarinata. Coprire con un panno leggero bianco e pulito. Quando saranno ben lievitate friggerle in olio caldo e farle scolare su carta assorbente. Prima di servirle, possibilmente calde, farle rotolare in una ciotola piena di zucchero.

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18 novembre 2010

Amiche

Gli incontri delle donne sono sempre speciali.
Son fatti di sorrisi e risate sonore, confidenze e frecce al veleno, racconti dagli occhi lucidi ed entusiasmi per mille progetti.
Questa sera ho assaporato questo piacere, che non provavo da tanto tempo.
Di solito o siamo due-tre, o ci sono i nostri uomini, o i figli o c'è gente intorno.
Stasera eravamo sei, con un progetto comune da discutere e una grande voglia di stare insieme, finalmente tra donne, sole. 
E' come se all'improvviso si accordassero gli strumenti, suono di un inizio di concerto, poi il silenzio di un pezzo di meravigliosa  torta in bocca, un sorso di caffè...... e via... parte la musica.
Una musica che parte con ritmo andante quasi allegretto che pian piano si trasforma in allegro vivace e animato fino a raggiungere l'allegro assai .
Il progetto, che ha giustificato l'incontro, è stato sviscerato, ampiamente discusso, contestato, modificato, ricontrollato, distrutto, chiuso. Ma non l'entusiasmo. Perchè dalle sue ceneri ne son nati altri, più fattibili e consoni. Che con il tempo arriveranno anche qui. 
E ho pensato ad un giorno di maggio, nella mia libreria preferita, in cui ho rubato una foto ad un gruppo di amiche, che però non sapevano di aver rubato i miei occhi e il mio cuore. Si erano incontrate e con gioia si sono abbracciate felici, hanno ordinato del prosecco ghiacciato e dei tramezzini e hanno cominciato a parlare animatamente con occhi brillanti e mani che si stringevano e gesticolavano e si incontravano, e bocche che sorridevano e parlavano. E per un lungo tempo hanno conservato tra libri e racconti animati una musica costante e luminosa che aveva un sapore antico di amicizia e che è riuscita ad incantarmi e rapire a lungo la mia attenzione.
La cosa che mi ha stupito è la loro età. E questo per me è stato un dono, un esempio a cui tendere e mostrare alle mie amiche.
Per darci appuntamento in qualche parte del mondo, tutte insieme, anche con i capelli tutti bianchi, per continuare il nostro concerto. Io di certo farò il possibile per esserci...
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25 novembre 2009

Giornata contro la violenza sulle donne



Se guardi negli occhi tutte le donne del mondo le capisci, come se le conoscessi da sempre, perché anche se non parlano la tua stessa lingua, portano nei loro gesti e sul loro viso la storia più vecchia del mondo, fatta di lunghe attese e di speranze che non muoiono mai, nemmeno di fronte a sguardi distratti, ad orecchie che non sanno ascoltare e a mani che vorresti ti accarezzassero ma che restano ferme o indirizzate altrove. E non ti senti più sola, ma piccola tenera parte di un grande progetto che porta avanti il mondo, da sempre.
Se guardi la bocca delle donne, anche quelle serrate, capisci che sono piene di mille parole e di mille silenzi, di sorrisi e di lacrime ingoiate a fatica, di profumi di cose buone e di colori per farsi belle, di piccoli sussurri nell'orecchio del proprio uomo e di dolci ninna nanne per i propri cuccioli.
Se guardi le mani delle donne sai che sanno accarezzare, sanno creare, sanno curare, sanno correre velocemente perchè per loro il tempo è sempre tiranno.
Se guardi il corpo delle donne, balene o sirene che siano, lo vedrai sempre come un porto sicuro dove tu, uomo ti rifugerai ogni volta che vorrai e troverai amore, e da li il dono della vita che ti è stato dato da un'altra donna, continuerà il suo miracolo. E ancora e sempre ti darà gioia e ti darà la vita.
Se guardi il cuore delle donne, lo troverai grande, sempre pronto a contenere tutti gli amori che potrà, lo troverai forte, pronto a battere velocemente per le battaglie che dovrà affrontare, belle o terribili; pronto a farsi tenero quando le regalerai uno sguardo.


E il suo tempo lo donerà sempre, a te quando lo vorrai, ai figli sempre e per sempre senza mai risparmiare un secondo, l'attimo di un caffè e di un racconto veloce ad un'amica, poco al riposo, molto ai sogni e ai desideri.
Aspettando.....

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