Sono in autobus e attraverso questa splendida città. Migliaia di turisti felici e accaldati fuori. Intorno a me, sotto quest'aria condizionata a palla, tutti gli occhi sono bassi e attenti allo schermo del cellulare. Una signora anziana, con una maglietta verdina, una borsa grande piena di panni accanto, una piccola borsa stretta in grembo, guarda fuori dal finestrino e intorno a se, un pò spaesata. E guarda e guarda. Ma gli altri guardano solo il cellulare. L'autobus frena all'ennesima fermata. Scende gente, ne sale altra. Altri cellulari e sguardi distratti. Tra questi una piccola donna, anziana, con un bel vestito a righe colorate, si siede di fronte alla signora con la maglietta verde. Si sorridono educate. una guarda ancora fuori e intorno. La sua aria spaurita non accenna a rasserenarsi. Sembra una storia di tutti i giorni, su tutti gli autobus e in tutte le città. Guardo anch'io fuori dal finestrino, come una che si sente sempre turista in questo posto.
All'improvviso sento una voce:
- ' ma sa che ha gli occhi belli come il cielo?'
- 'come?'
- Si signora, ha degli occhi bellissimi, del colore del cielo'
....
E così cominciano a parlare tra loro.
Sono due donne anziane. Quella spaurita è ucraina, in Italia da 9 anni, che ha appena perso il lavoro. Era a servizio ma non serviva più e l’hanno mandata via. E ora nei sui occhi azzurri come il cielo c'è solo paura per il futuro.
L'altra, la signora dal vestito a righe colorate, è solo una persona gentile che le ha rivolto un complimento semplice e spontaneo.
E da li cominciano a raccontarsi. E alla fine si scambiano indirizzi e consigli per un centro di ascolto che 'tanto aiuta la gente per bene'.
E' arrivata la mia fermata. E io scendo più ricca di speranza. Forse in questo mondo c'è ancora amore. E qualcuno che ti guarda negli occhi. E qualcuno che ancora vede il cielo.

10 giugno 2015
La speranza viaggia in autobus
27 marzo 2015
Storie di donne
Quello che oggi scrivo ha il sapore agrodolce. Ed è una riflessione. Non una ricetta.
Sono rientrata da poco da Roma e ho trovato ad attendermi grandi entusiasmi per il mio ritorno. Amiche che, nonostante non ci si veda per giorni e a volte mesi, hanno sentito la mia mancanza, dicendo che ‘almeno sapevamo che eri qui, raggiungibile, e che al primo accenno sarebbe stato facile vedersi’. E, chi vedendo di nuovo la mia macchina in giro, chi sapeva già che sarei tornata, chi aveva già chiamato prima per fissare un caffè,… ho raccolto qui e la abbracci e scambiato racconti e progetti di vita. E così, davanti ad un tavolo, sigaretta e caffè e pranzo già avviato che bolle, sedute in macchina come da ragazze, alla luce di un lampione di strada, o in campagna, in mezzo alle cicorielle, siamo tornate a regalarci parole piene di storie passate, delusioni subite e speranze in un imminente cambiamento. E, in un solo giorno, ho raccolto, non solo sorrisi e gioia, ma anche storie malinconiche di donne.
E, carica di questo tesoro di confidenze sono tornata a casa.
Saranno parole banali quelle che dirò, lo so. Ma non c’è latitudine di questo mondo, ne data sul calendario, in questa infinita linea del tempo, che non continui a raccontare sempre e ‘banalmente’ la stessa storia. Storie di donne che hanno donato sempre TUTTO il loro tempo e le proprie energie per accudire marito e figli, che a lungo andare hanno ritenuto OVVIO e NORMALE il loro dono. Le loro parole, i loro desideri, le loro delusioni, non hanno mai trovato orecchie attente o voglia di essere capite e hanno generato muri in cui si sono lentamente ritirate e isolate, perdendo ogni voglia di riprovarci, tanto…. a che serve? Le poche che hanno avuto il coraggio di andare via hanno ricevuto in cambio solo incomprensione anche dalle proprie madri, urla e strepiti dai propri ex che continuavano a non capire, che le hanno guardate, stupiti, come delle poco di buono, che rivendicavano un proprio spazio, per poi trovare subito ‘un’altra’ ‘in sostituzione di’, dopo di che si sono calmati un pò, ‘mollando figli e cani’, per sistemarsi in una nuova divertente vita.
Diverse sono le storie, qui senza nome, ma in cui potrebbero ritrovarsi tutte. Una che parla di un marito ‘addormentato’, incrociato solo a colazione, a cui si fanno trovare pronte camicie pulite e calzini, e che si saluta, senza manco più un bacio, per ritrovarsi di sfuggita di sera, troppo stanchi anche per parlare. E di che poi? ‘cosa ne capisce lei dei problemi di lavoro di lui?’. L’ha lasciato, dopo anni di riflessioni dolorose fatte in silenzio, lui ha detto ‘capisco’, ha accettato, tempo un mese e nella sua vita (di lui!) è entrata una nuova donna che non permette più alla prima di ‘accostarsi’ all’ex. Nessun tentativo di riprovarci, niente, solo tanta ‘comprensione’ e una semplice parola ‘fine’.
La seconda. Donna meravigliosa, considerata da sempre una stupida da un marito farfallone. Stupito e addirittura scandalizzato dalla richiesta di considerazione, o zittita in malo modo ‘tanto cosa capisci tu’, dopo una sua opinione molto apprezzata. Se ci provi a mollarlo diventa violento e allora che fai? aspetti che i figli crescano, magari vadano via…. e poi si vedrà.
Donne mollate anche dai propri genitori, che spesso parteggiano per quel genero tanto bravo, che porta i soldi a casa, e che non ti fa mancare niente. Hai una bella casa, dei figli, perchè vuoi andare a lavorare? la laurea che hai serve a te, per una ricchezza interiore, di cosa ti lamenti? Come? vuoi andare via? cambiare città? casa? ma perchèèè? perchè???’ Cosa ti manca???
E’ la solita vecchia storia di donne che, nonostante le minigonne, i cortei, l’apparente autonomia conquistata con un lavoro, ricadono negli stessi errori. Si fidano e si infilano in matrimoni che diventeranno la solita vecchia prigione, gestita dall’egoismo di un uomo. . .
Meno male che almeno tra donne si apre il proprio cuore e ci si regala uno sfogo che ha il potere di un balsamo. Ci si sente capite e magari anche spinte a scappare via…..
Che strano…. scrivevo questi testi al liceo, tanto che il mio professore all’ultimo tema del quinto, la cui traccia parlava di problemi del terzo mondo, mi scrisse un giudizio che ricordo ancora ‘ Anna, ho capito che la condizione femminile e le ingiustizie ti appassionano, ma non puoi continuare a fare per cinque anni di liceo, per ogni tema, un giro di parole per parlarne sempre…. Tanto giri e tanto volti che sempre li arrivi. L’ho capito, ora vai oltre’.
Ma, caro amato professore, come possiamo andare oltre, se ancora ascoltiamo storie come quelle che ho raccontato?…..
E ne è passato di tempo….
25 settembre 2014
Aspettando che sia pronto il pranzo (trancio di polpettone con patate e verza al pepe)
Accidenti, scopro solo ora che sto aspettando invano che cuocia quello che ho messo nel forno. La luce è accesa, la temperatura impostata, ma il pulsante dell’avvio non si è acceso. Maledetto. E ora, quando pensavo fosse già tutto pronto, che alle 14,30 mi tocca ri-uscire per le commissioni pomeridiane, devo ripartire con il programma.
Sono stanca di questo programmare e programmare quello che ho da fare, quello che devo fare che non sempre corrisponde a quello che voglio fare. Ma anni, decenni di insegnamenti sul senso di responsabilità, mi portano, checchè ne dicano gli acidi che mi seguono, a temporeggiare con il piacere per privilegiare il dovere. HO solo la fortuna che spesso mi piaccia anche il dovere. Spesso, appunto, ma non sempre. E quando il sole ancora riscalda quest’aria che respiro, lo vivo sempre come un invito alla diserzione.
Intanto oggi devo cucinare solo per me e, lottando anche qui tra i voglio, i devo e quello che ho, butto velocemente nell’acqua che bolle 6-7 foglie di verza nuova, di quelle verdi, così la comincio da fuori e piano piano arriverò al centro, a quelle tenere, e strada facendo deciderò in quanti modi sono in grado di cucinare le sue foglie. Stupendomi e godendomi il suo sapore che, da sempre, adoro.
In forno ho infilato patate e una specie di polpettone a forma di girella preparato in un momento di solerzia e congelato per i momenti di inerzia, giusto perchè devo svuotare il freezer e per l’occasione dimentico che mi sono votata alla causa vegetariana, rifiutando carne. Ma non abbastanza per buttare la roba da mangiare. In fondo non sono mai stata una coerente io e, più che le convinzioni mi accompagnano i desideri. Quindi ho decisioni altalenanti che piuttosto che farmi sentire in colpa, mi rendono simpatica a me stessa e, soprattutto, umana.
Quindi…. ho mezz’ora di tempo per le parole. Se sarà pronto qualcosa da mangiare, bene, sennò spengo tutto e rimando per cena, tappandomi lo stomaco con una fetta di pane, pomodoro e rucola, pranzo veloce, sempre affidabile e a portata di fame.
E’ da stamattina dicevo che giro per casa, in un turbinio di pensieri da memorizzare, di cose da buttare, di valigie da preparare ancora, di telefonate di chi vuol venire a camminare (non correre) con me, di libri da finire di leggere perchè mi hanno preso a morire, e quelli quando prendono, non ti lasciano più nemmeno nel sonno. E se non li finisci stai sempre la con la testa. E li si mischia piacere puro per la lettura, sofferenza per la storia, invidia per chi sa scrivere così bene, e desiderio di finire e speranza che non finisca mai. Il libro di questa volta è ‘Accabadora’. Accidenti che storia. E l’ho finito 10 minuti fa, e si vede, perchè quando leggo poi mi viene anche un flusso irrefrenabile di parole da scrivere. E questa cosa quanto mi piace…. E questa cosa mi fa decidere di mandare al diavolo tutti i social e gli iphone e i commenti e le app che ti prendono la mente e l’attenzione e non ti lasciano più. Una sorta di ipnosi regressiva, ma nel senso che ti fanno regredire allo stato di larva idiota con l’occhio fisso che segue lo schermo anche da lontano, attratto come da una malìa.
Ci dovrebbero essere anche per questo delle comunità di disintossicazione, o semplicemente in un momento di lucidità scappare via dal virtuale. Spegnere tutto e accorgersi che c’è la luce intorno a noi, e ci sono persone che vogliono parlarci dal vivo, strade di campagna dove andare a passeggiare e fogli di carta vera da riempire di sogni.
Ma tutto questo da domani.
Vado a vedere cos’è questo odore. Mi stupirei se fosse tutto bruciato, o non mi stupirei affatto dato che quando mi prende la cosa dello scrivere dimentico il mondo e l’orologio.
Da non credere. E’ tutto cotto alla perfezione. L’odore è strepitoso.
La verza sarà condita solo con un filo d’olio e un pò di pepe nero.
La carne è semplicemente un pasticcio di macinato misto impastato a polpettone con al centro una fetta di prosciutto cotto e prezzemolo e qualche pezzettino di parmigiano. Schiacciato, arrotolato e tagliato a fette per congelarlo.
le patate le ho messe accanto alla fetta del polpettone, vicine vicine, con solo un pò di sale su, e per tutto quello che deve cuocere solo un filo di olio sotto.
In forno a 200° sennò brucia, e invece così cuoce piano ovunque.
Bene io vado. Grazie per la compagnia e buon appetito.
Ah dimenticavo! Mi metto anche la tovaglia ricamata che mi ha regalato la mamma quando si è accorta che, mentre me la mostrava, me la guardavo con occhi incantati.
Oggi mi voglio bene. Vogliatevene anche voi.
26 novembre 2012
I buoni propositi del mattino
E mi appunto cose rimandate da tempo che devo fare. Provare chiavi dimenticate per vedere se aprono ancora le porte della mia vita. E documenti e fogli e fogli da controllare per far spazio al nuovo. E foto da sistemare per ricordare in ordine, prima che la memoria ci abbandoni e non potremo più raccontare le immagini della nostra vita, collocandole nel tempo giusto. E stamparle, si stampare foto, che se salta all’aria l’hard disc del pc perdo tutto il passato in un attimo. E accorciare le tende. E piantare semi per sperimentare l’orto nel balcone (come se non bastasse la campagna!)
11 novembre 2011
'Parole di carta' - Il nuovo swap di Natale
E' l'ora delle parole.
Ma non quelle dette o pensate o non dette e immaginate.
Le parole, come ali che portano in alto, lontano, in altri luoghi, in altre dimensioni, in altri cuori, in altre menti, in altri tempi.
Parole che narrano storie, amori e dolori, sospirate e urlate, parole che narrano vita.
Parole come tesori che ci arricchiscono ogni volta che le incontriamo.
Parole come chicchi preziosi che racchiudono dolcezza e portano con se semi per rinascere e rinnovarsi sempre.
Sulle labbra degli altri, sui muri delle città, sui cartelli lungo le strade, sugli schermi elettronici, sui gesti di chi non ha voce, sui fogli di carta.
Parole di carta.
Abbiamo sempre desiderato scrivere o ricevere lettere che raccontano una storia..
Nella nostra vita abbiamo incontrato libri pieni di storie che ci hanno segnato, emozionato, cambiato per sempre.
Abbiamo scritto in un passato molto lontano lettere di carta e viviamo ancora con il desiderio di riceverne una.
E allora .....
da oggi ci saranno parole che viaggeranno, partendo dalla nostra anima, attraverso la nostra mano e la nostra volontà e arriveranno lontano, in un posto dove troveranno mani che apriranno con un pò di ansia e fretta la busta e occhi che divoreranno i suoni che per loro avremo scritto o che avremo suggerito di leggere.
Questo è lo swap di quest'anno.
E queste sono le istruzioni da seguire:
Attenzione possono iscriversi anche coloro che non hanno un blog!!!!!
1) Iscriversi allo swap lasciando un commento qui sotto a questo post e inviandomi il vostro nome, cognome e indirizzo alla mia mail annagentiledg@yahoo.it
2) copiare la foto dello swap e incollarla sul vostro blog, aggiungendo ovviamente il link.
3) tutto questo entro il 4 dicembre 2011 (lo so, lo so, è vicinissimo, ma facciamo che sia breve e intenso!!!!)
4) prendere un foglio di carta e una penna.
5) chiudere gli occhi e respirare lentamente
6) pensare ad una storia o ad una lettera che avremmo voluto scrivere da sempre. Lunga, breve, nostra, di qualcun altro, vera, inventata non importa.
7) scriverla di getto, lasciando anche errori e correzioni perchè sia più vera (magari se non sono troppe!!!)
8) piegare il foglio e infilarlo in un libro che ha cambiato la vostra vita per quanto è stato bello (ovviamente la copia, non quello che avete letto voi. Non potrei mai chiedere un sacrificio così grande)
9) spedirlo alla persona che il destino avrà scelto di abbinare a voi (i cui dati, nome, cognome e indirizzo, vi saranno riferiti da me alla scadenza dello swap.
10) Se non avete mai desiderato scrivere una storia o una lettera non fa niente!!!! infilate nel libro da inviare qualcosa che può servire da segnalibro, piccolo, grande, colorato o no. L'importante è che sia un segno personale che accompagnerà la lettura di chi lo leggerà
11) Se possibile e se la cosa per voi non è un grande incomodo mi piacerebbe ricevere una copia della lettera spedita e il nome del libro inviato, per stilare un elenco dei libri che hanno il potere di far sognare e per alimentare il sogno di unire le vostre storie un giorno in un libro vero. Chissà!!!!
E ora.... forza si comincia....!!!!!!!!!!!
(semino melagranata perchè ha portato fortuna lo scorso anno e così la metto anche questa volta!!!)

