5 febbraio 2009

purè di fave bianche

Ha funzionato!!! Da oggi c'è il sole fuori e dentro di me.
Che meraviglia il coro di incoraggiamenti. In un attimo mi è sembrato di essere in compagnia di tante amiche che, con il tempaccio fuori, si son riunite su morbidi divani, con tazze di thè in mano a chiacchierare del più e del meno, fregandosene degli impegni e facendo della pioggia un'ottima giustificazione per stare insieme. Grazie a tutte!

Oggi dunque è spuntato il sole, addirittura tanto forte da far male agli occhi. Sembrava di essere uscite da una cella di isolamento, dopo un periodo di buio forzato. Per scontare cosa poi? Gli occhi sembravano aver perso l'abitudine alla luce e, all'improvviso... son riapparsi i colori.
Mi sono accorta che nel frattempo tutti i campi si son coperti di erba, gli alberi di gemme e quà e là anche i primi fiori arancioni. E allora via in campagna, la solita campagna, a raccogliere le solite cicorie. Ma oggi preparate con il purè di fave bianche. Piatto antico, forte di sapore e ricordi, fatto con alimenti semplici, della terra, della mia bella terra.

Il purè di fave bianche ha bisogno di compagnia e di colori. E così da il meglio di se. Ha bisogno di avere accanto o intorno della verdura lessa (cicorielle, zucchine, cime di rape, bietole o cardi) dal sapore tranquillo e poi degli amici dal sapore forte e prepotente, come peperoni fritti e/o melanzane sott'olio (di quelle condite con aglio, peperoncino e menta, gnam), o un'insalata di cipolle rosse con olio e aceto, o olive nere fritte.

Purè di fave bianche

(dosi calcolate a persona)
- 2 pugni di fave bianche a testa (fave secche spuntate e sgusciate, insomma i cotiledoni...nudi)
- 1 patata piccola
- sale, acqua
- olio
- pane (anche raffermo)

Mettere a mollo le fave per circa 12 ore. Eliminare l'acqua dell'ammollo, sciacquare abbondantemente con acqua fresca e versarle in un tegame alto (legumiera). Aggiungere il sale e mescolare. Tagliare a fette la patata e disporla sulle fave. Coprire d'acqua (almeno 2 dita sul livello delle patate) e metterle a cuocere sul fornello piccolo. Non toccarle mai, fino a quando l'acqua scompare dalla vostra vista. Assaggiare e, se le fave si disfano in bocca, vuol dire che son cotte.
Versarle in una coppa capiente e con le fruste elettriche, ridurle a purè (prima dell'avvento del frullino, si usava 'batterle' con un cucchiaio di legno, in maniera energica). Aggiungere un filo d'olio e continuare a lavorarle fin quando il purè risulta liscio e omogeneo. Spezzettare il pane e aggiungerlo al purè (alcuni non gradiscono, a casa mia, però si usa così).
Servire con verdure lesse (vedi sopra...) o peperoni fritti o sott'oli vari. Altro accompagnamento è l'insalata di cipolle rosse con olio e aceto, oppure le nostre mitiche olive nere fritte. Lo so mi son ripetuta, ma mi piaceva l'idea.
Tocco finale, un filo d'olio extravergine d'oliva.

Questo piatto si può servire anche 'mbanèt', cioè al purè di fave si aggiungono le cicorielle (o i cardi) e si mescolano 'all together', tutte insieme, e sempre con tutta la teoria dei condimenti.
Usanza del mio adorabile e indimenticabile zio Armando, era mescolare le fave con i viticci della vite lessi. Si avete capito bene, quei riccioli verdi che crescono sulla vite, hanno un sapore aspro che lega benissimo con le fave.

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