1 luglio 2016

Cornovaglia (parte 2) e il Pudding di datteri con Butterscotch sauce

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Scusatemi per la pausa lunghissima, ma mi son lesionata il menisco e la cosa ha sconvolto tutti i miei programmi. Ho bestemmiato per un pò, sono stata di cattivo umore per qualche giorno e ora, anche se non è passata del tutto, ritorno per scrivere ancora…….Fine del bollettino di servizio.

Be right back

Continuo questo viaggio che non riesco a togliermi dalla mente, solo perchè vorrei ancora essere li. Vi ho lasciati a Tintagel e a Re Artù.

Ogni giorno vi dicevo abbiamo deciso il posto dove fermarci e io ho continuato ad esprimere il desiderio di dormire in un posto di campagna campagna, di quelli lontani dalla città, con tutto il silenzio intorno, ma che poi, mi dicevo, forse esistono solo nella mia fantasia, alimentata dai libri e i film.

La sera del terzo giorno dopo Tintagel, ci siamo rimessi in macchina. Mio marito guida in silenzio e io con il finestrino aperto mi godo l’aria fresca, grigia e lucente di tutto quello che ci sta intorno. Siamo diretti al posto in cui dormiremo.

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E attraversiamo colline dolcissime tagliate da stradine strette delimitate da alte siepi. E così è arrivato il pomeriggio inoltrato. Saliamo sulla cima di una collina da cui, affacciandosi, ti stupisce l’oceano, immenso, potente, che ci ha accompagnato per un bel tratto. E sotto la collina, al riparo dal vento, una casa fortificata, di pietra. Essenziale. Nessun albero intorno, solo prato, fiori nei vasi, rumore di campanacci delle mucche rosse libere al pascolo. Il rumore fortissimo del vento dell’oceano che ti sferza il viso e fa volare i capelli. Trevigue, un B&B trovato su internet impostando come chiave di ricerca ‘posto sperduto in Cornovaglia, natura, isolato, verde, oceano’. Non è vero, ma è quello che userei ora per cercare questo luogo che mi è entrato nel cuore. E dove un giorno ci tornerò. Scriverei libri, farei sogni, mi inventerei storie, ambientati qui. Vorrei poter spiegare cosa ho provato io entrando in quella casa di pietra, parlando con i proprietari, giovani, dal carattere deciso, forti della scelta di vita che hanno fatto andando a vivere ad un passo dall’oceano, protetti dal fianco della collina. Ci hanno accolto in questa bellissima casa che parlava di loro, piena di foto, di una collezione di giocattoli vecchi, di strumenti musicali suonati in casa da tutti, piena di disegni dei loro bimbi e dei loro libri, riscaldata da due bellissime stufe di ghisa, con letti e piumoni caldi, con finestre che lasciavano fuori il freddo, il vento, la pioggerellina e anche la neve, facendoti vedere tutto questo nel suo essenziale splendore e facendoti sentire al sicuro dentro le pareti forti. Ci hanno raccontato di loro, accogliendoci con il sorriso.

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Ci hanno indicato le strade da percorrere per andare a mangiare in un posto che non dimenticherò mai, Crackington Haven. Siamo entrati nell’unico pub esistente, con una grandissima finestra a quadretti, arredamento in legno scuro, odore di birra e di cose calde buone. E, seduti al nostro tavolo, stati abbagliati dal  tramonto infuocato di un sole che è riuscito a sbucare da sotto un’immensa nuvola nera carica di pioggia, lontana nell’oceano, per poi sprofondare sotto l’orizzonte. Il tempo di pochi minuti, per sentirsi trafitti da un’emozione fortissima, davanti a tanta bellezza, per poi continuare a mangiare il pasticcio di salmone e patate e una bollente e ustionante zuppa di funghi, accompagnata da pane nero tostato e un grasso burro locale.

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Torniamo a Trevigue, ci togliamo le scarpe e ci accomodiamo davanti alla stufa a leggere in silenzio con gli altri ospiti. Poi si fa tardi e tutti a dormire, nel totale silenzio del vento dell’oceano.

Quarto giorno – Andiamo a Padstow ed entriamo in un’atmosfera quasi surreale dove regna solo silenzio. Nonostante la quantità di gente che passeggia. E’ una malìa questo posto. Si passeggia costeggiando la spiaggia luccicante, lasciata in secca dal fenomeno delle maree che si ritirano ogni giorno. si sale su una collina da cui si abbraccia con lo sguardo un largo orizzonte fatto di biancospini in fiore, sole che gioca con le nuvole che corrono veloci, regalando momenti di forte lucentezza e immediate ombre. E il vento, questo vento di cui cominci a non poter fare a meno, compagno di viaggio, prepotente e profumato. E all’improvviso parte una melodia, di corde di chitarra che fanno da sottofondo a tutto questo e che lo rendono ancora più prezioso. E ti sorprendi ancora e sempre del silenzio che c’è intorno. Come se tutti volessero vivere per se questo momento. E noi, lentamente, tra il verso dei gabbiani e il rumore del mare ripartiamo verso St. Ives.

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St. Ives è bellissima. Anche qui gabbiani, passseggiata e secche. Però è una cittadina, più grande di Padstow e per questo non è possibile trovare lo stesso silenzio. C’è più ‘vita’, più movimento e temo che d’estate sia anche troppo affollata. Ma siamo arrivati all’ora giusta per vedere cosa succede quando l’oceano si ritira e lascia la spiaggia ricca di luce, di barche addormentate e di conchiglie da raccogliere. Abbiamo assaggiato i famosi ‘traditional pasty’, specie di calzone/panzerotto ripieno di carne, patate e cipolla, che non ci ha molto entusiasmato in verità e che mi è anche stato ‘rubato’ al volo da due immensi gabbiani che son piombati alle mie spalle… sorpresa e anche un pò di spavento ma niente di che…. 

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Ci siamo fermati per godere ancora un pò di tutto questo spettacolo davanti ad un thè e a una porzione generosa di ‘Cream tea’ (Scones giganti, serviti con confettura morbida di mirtilli e crema mascarpone e panna. Ma ve ne parlerò nel prossimo post di questo dolce, non ora…)

Tornando a Trevigue, dove abbiamo voluto ancora pernottare per poter godere anche della cucina della signora, abbiamo toccato altri piccoli paesi di pescatori e attraversato silenziose strade di campagna piene di narcisi e primule. Come nelle favole dei bambini.

Arrivati al nostro rifugio abbiamo cenato con … mi viene l’acquolina in bocca a pensarci ancora….

- Nasello al vapore con insalata di spinaci all’agro, su vellutata di finocchi, accompagnate da verdure saltate piccantine (patate dolci, cavolo, porri, peperoni, carote, zucchine, melanzane e sciroppo d’agave)

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- Triple chocolate brownie con panna e sciroppo di frutti rossi

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- Pudding con datteri e butterscotch sauce ( di cui vi metterò ricetta sotto)

E poi a nanna.

Ora mi fermo, altrimenti non saprete cosa sognare per primo…

A si, la ricetta…

Pudding con datteri e Butterscotch sauce

- 175 g datteri, snocciolati e tritati
- 300 ml di acqua
- 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
- 50g di burro non salato
- 175 g di zucchero semolato
- 2 uova, sbattute
- 175 g di farina autolievitante
- 1 cucchiaino di essenza di vaniglia

(per la salsa)

- 50 g di burro
- 75 g di zucchero di canna
- 50 g di zucchero semolato
- 150 g di miele (la ricetta originale prevede il golden syrup)
- 110 ml di panna
- alcune gocce di essenza di vaniglia

 

Far bollire i datteri in acqua per circa 5 minuti a fuoco lento.
Aggiungere il bicarbonato di sodio e lasciare i datteri in acqua.
Mescolare insieme il burro e lo zucchero fino a quando diventano chiare e spumose, poi aggiungere le uova e sbattere bene.
Mescolare i datteri  (con l'acqua) con la farina e l'essenza di vaniglia,, poi versare nella teglia.
Cuocere in forno per 35-40 mimutes fino a quando diventa compatto.

Preparare la salsa

Mettere il burro, lo zucchero di canna,  lo zucchero semolato e il miele in un pentolino con la base un pò spessa. Scaldare lentamente, e una volta che gli ingredienti si sono completamente sciolti continuare a cuocere sempre a fuoco basso, delicatamente per circa altri 5 minuti. Quindi spegnere il fuoco sotto la pentola.
Aggiungere poco per volta e mescolando continuamente,  la panna nella salsa, e alla fine aggiungere anche alcune gocce di essenza di vaniglia. Mescolare per altri 2 o 3 minuti, o fino a quando la salsa è perfettamente liscia.

Versare la salsa sul pudding dopo averlo bucherellato qua e la.

Servire caldo, freddo … come vi piace.

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26 maggio 2016

Viaggio in Cornovaglia (parte prima) e la zuppa di verdura

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O mamma quanto tempo è passato dall’ultimo post…. Ma ho la giustificazione pronta. Sono stata in viaggio, un bellissimo viaggio che mi porto ancora addosso e dentro e non riesco a staccarmi dalla voglia di tornare indietro….in Cornovaglia. Io e mio marito amiamo viaggiare avendo solo un itinerario di massima e decidiamo di fermarci quando ne abbiamo voglia e in un posto che ci piace. E questo rende sempre i nostri viaggi davvero sorprendenti, ricchi di scoperte e di tempi che ci cuciamo addosso.

Abbiamo visitato tanto, 1600 km in 8 giorni, a bordo di una cinquecento bianca con tettuccio. Armati di un picclo trolley, uno zainetto, macchina fotografica e Iphone sempre pronti. Anche ad essere spenti in momenti davvero emozionanti, di quelli in cui vuoi solo goderti il paesaggio intorno e basta.

Andrò con ordine. Vi elenco le tappe che abbiamo fatto, ma vi parlerò solo di quelle che ci sono piaciute di più e delle cose buone che abbiamo mangiato e che vorrei condividere con voi. Ovviamente per le ricette mi sono adeguatamente documentata con gli abitanti del posto, con gli chef e acquistando libri … Vedrete.

Primo giorno – Arrivo a Londra Stansted, Viene a prenderci Peter, il proprietario del B&B dove alloggeremo. Una casetta in cui mi sento come Alice nel paese delle meraviglie quando diventa grande e vede tutto minuscolo. Porte sghembe, lavandino microscopico, soffitto basso, arredato con grande gusto, letto comodissimo, caldo da morire, almeno per me.

IMG_4842IMG_4851 Insomma sono già felice così. Non vi dico a colazione il giorno dopo, allo stesso tavolo con tutti gli altri ospiti, dove si fa amicizia mentre ci si passa marmellate e burro e pane tostato… Felice come una bambina.

Partiamo…

Secondo giornoStonhenge, bello, enigmatico, la storia, semplice e da vedere. Ti senti in una strana dimensione spazio temporale, che non sai definire. Bisogna andarci per forza se passi di li.   Partenza per Exeter, su cui non mi soffermerò molto…..

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Terzo giorno – attraversiamo il DEVON, che è bellissimo. Cominciamo a perderci tra stradine strettissime simili a quelle piccole strade di campagna che da noi sono i ‘tratturi’ ma che qui, sono le strade ‘ufficiali’  previste dal navigatore. Tutto intorno a noi alberi che, intrecciando i loro rami, formano gallerie magiche, narcisi, primule e giacinti anche nei boschi, come nelle favole. Viaggiamo e viaggiamo, tra colline coperte di erbe, perdendoci nel verde intenso e continuo, in strade lunghissime e tortuose, fino a raggiungere l’oceano.

Siamo a Tintagel, minuscolo paesino, che accoglie la leggenda di Re Artù, con le rovine di quello che un tempo deve essere stato un regno di favola. E salendo i tantissimi, ma davvero tanti e ripidi, gradini di roccia, saliamo sul punto più alto da cui, tra le pietre del castello e del villaggio di un tempo, si domina l’oceano infuriato. Erba, narcisi, vento gelido ovunque. Ma intorno anche tanta magia.

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Ci fermiamo a mangiare in un bel posto perchè dobbiamo anche festeggiare il nostro anniversario e scegliamo uno dei piatti che, ogni volta, mi fa sognare. La zuppa di verdura, ogni volta diversa perchè ‘dipende da quello che c’è al mercato’, per cui, per conoscerla meglio mi rassegno a non chiedere più la ricetta perchè la risposta è sempre quella e decido di comprare appena possibile il libro delle zuppe. Eccola qua. E mi fermo per ora, perchè la strada è lunga e potrei stancarvi…

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Zuppa di verdura

(per due persone)

- olio extravergine di oliva (nella ricetta inglese si usa il burro)

- un porro

- 4 coste di sedano

- uno spicchio d’aglio

- 4 patate grosse

- un litro di brodo vegetale (nella ricetta inglese si usa il brodo di pollo)

- sale e abbondante pepe nero

- panna

- timo (o prezzemolo)

Lavare e tagliare il porro e il sedano. Mettere il tutto a soffriggere in una casseruola con l’olio (o il burro). Far diventare morbido il tutto e aggiungere l’aglio schiacciato e le patate tagliate a cubetti. Far rosolare. Aggiungere il sale. Mescolare. Versare il brodo e far cuocere fino a quando le patate sono diventate morbidissime. aggiungere la panna e il pepe macinato. Deve essere abbondante perchè il sapore finale deve essere piccante. Con un minipimer frullare il tutto. Servite con timo (o prezzemolo tritato)

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21 aprile 2016

Polpo, vellutata di fave e fiori

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La primavera è la stagione che mi sconvolge più di tutte. Porta nuova energia e voglia di fare tante cose. Mi mette addosso la voglia di viaggiare, di organizzare incontri, di pulire e spazzare via il grigiume, con l’uscita del primo sole. E così mi ritrovo contemporaneamente tra una valigia da preparare per una meta lontana, il trullo da sistemare per i futuri incontri, i fiori da mettere in vaso, una passeggiata al mercato e un’altra al mare. Insomma un’attività frenetica e frizzante. La mia vita è così. Ma tutto questo fuggi fuggi si placa quando mi ritrovo ad organizzare un pranzo con i miei amici. Questo poi è un periodo pieno di buone intenzioni di dieta prima della prova costume, quindi tutti attenti a quello che si mangia. ‘Ti prego qualcosa di leggero, magari un piatto unico, profumato, niente carne eh? Dai, così stiamo insieme ma non ci appesantiamo’. E così mi ritrovo ad inventare piatti nuovi che rispettino tutte queste esigenze. Ma immaginate di essere con me, al mio trullo… in una giornata di aprile, con l’aria tiepida, silenzio tutto intorno… anzi no, solo il canto degli uccelli che si danno un gran da fare da un albero all’altro, il fruscio degli ulivi, il vento tra gli alberi, i petali dei miei ciliegi in fiore che volano come neve al sole. Una passeggiata fino all’orto dove raccolgo le mie erbe e i fiori di questa primavera. Metto tutto sulla mia tavola, fuori al sole. Anche la mia piccola cucina da viaggio. E al tepore che mi accarezza, comincio a lavare i fiori della borragine, quelli dell’albero di giuda, seleziono le barbe dai finocchi, mentre lentamente cuociono sul fornello le fave. Ormai questo piatto tipico della mia terra, è diventato indispensabile in molte delle mie preparazioni. Si può abbinare in tutte le stagioni a tanti altri ingredienti.  Olio, poco, ma buono. Tutto abbinato in leggerezza e sapore. E così con questo ritmo lento, aspetto i miei amici. Fra un pò arriveranno e voglio vedere la faccia che faranno ….

Intanto ho creato una playlist su Spotify per ascoltare la musica che mi piace mentre cucino e anche come sottofondo mentre chiacchiero con i miei amici.

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Polpo, vellutata di fave e fiori

(per quattro persone)

- due polpi medi

- 400 g di fave secche

- una patata

- 100 g di piselli

- barba di finocchio

- fiori eduli (di borragine, fiori dell’albero di giuda, ecc…)

- Olio extravergine di oliva Sagra

- sale e pepe bianco

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Mettere in ammollo le fave dalla sera precedente alla preparazione.

Sbucciare la patata e tagliarla a fette. In una legumiera sistemare le fave lavate in acqua fredda e le patate. Salare e coprire d’acqua. Metterle a cuocere su un fornello medio. Eliminare la schiuma che si formerà e proseguire per almeno un’ora, o fino a quando, assaggiando le fave si sfalderanno in bocca.

Nel frattempo portare ad ebollizione una pentola d’acqua. Versare i piselli e farli bollire per circa 10 minuti. Toglierli dall’acqua con una schiumarola e metterli da parte. Immergere nella stessa acqua il polpo e farlo cuocere per circa mezz’ora.

Sciacquare i fiori e le barbe di finocchio in un pò d’acqua, facendo attenzione a non rovinarli.

Con un minipimer o uno sbattitore elettrico, ricavare un purè con le fave a cui avrete aggiunto un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva.

Tagliare a pezzi il polpo e aggiungerli al piatto dove avete conservato i piselli. Aggiustate di sale, pepe bianco e aggiungete un filo d’olio.

Impiattare come segue:

Versare un mestolo di purè caldo di fave, disporre il polpo, i piselli, i fiori e le barbe di finocchio come più vi piace. Con un cucchiaino fate cadere tantegocce di olio nel piatto.

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Questa ricetta l'ho realizzata in collaborazione con Sagra in un progetto che coinvolgerà 14 blogger + me con altrettante ricette sfiziose - seguite l'hashtag #atavolaconamore

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