3 febbraio 2014

Le ferratelle

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Dicono ‘tu non crescerai mai’.

E questo perchè compro e leggo i libri di Harry Potter, trascino a cinema tutti i bambini della famiglia per vederne i film, parlo e condivido gli incantesimi con i bimbi che li conoscono bene,  organizzo a ripetizione le maratone del Signore degli Anelli, piango guardando per la centesima volta ‘La casa sul lago del tempo’, incantata dalla sovrapposizione di spaziotempo che rende possibile cambiare il proprio presente.

Certo vorrei capire perchè. Sono affascinata dal mondo dove tutto è possibile,  la presenza contemporanea in più posti, i mantelli che rendono invisibili, dove i raminghi  diventano re e parlano la lingua degli elfi… ed è in questi mondi che mi rifugio quando voglio davvero scappare dalla realtà fredda e dura che a volta è pesante da accettare.

Ma anche nella vita reale sono pronta a immaginare storie legate a qualsiasi cosa. Quasi un gioco magico che potrebbe regalare un’anima anche ad un sasso o una storia meravigliosa ad una casa abbandonata. Incontro sul treno o in aereo gente nuova e dopo aver osservato per un pò i lineamenti del loro viso, immagino cosa può aver causato una ruga, troppi sorrisi o occhi inclini al pianto. E immagino se c’è qualcuno ad aspettarli a casa…

Lungo la mia storia di foodblogger mi sono avventurata spesso alla ricerca di piccoli oggetti da fotografare, magari vecchi e ammaccati, privi della loro antica lucentezza, che portano con se la propria storia, lasciandomela immaginare. E così sui miei tavolacci sono passati bricchi di alluminio senza il manico, cucchiaini d’argento anneriti, piatti di peltro o di alluminio buoni forse solo in tempo di guerra, piatti sbeccati, tagliabiscotti e fruste quasi arrugginiti. E tutto questo trovato nei meandri di polverosi mercatini dell’usato.

E così è finito nelle mie mani uno strano attrezzo, pesante, di ferro, con due manici lunghissimi che tenevano unite due piastre incise con strani ghirigori e una data ‘1975’. Lo prendo perchè mi piace, lo studio perchè voglio capire, lo pubblico e mi arriva un racconto.

E scopro che questo attrezzo tipico dell’Abruzzo, è stato forgiato per anni e anni da abili fabbri, e dato in dote alle giovani spose, con inciso il marchio della casata o con la data in cui è stato fabbricato. E tutto questo per preparare dolci e morbidi sfoglie, profumate di anice e limone, chiamati ‘Ferratelle’.

Strana coincidenza. Nel 1975 è successa una cosa che ha cambiato il corso della mia vita. MI piace pensare quindi che quel fabbro lontano inconsapevolmente l’ha forgiato per me. Chissà quante storie potrà raccontare in un lontano futuro, di tutte le mani che nel frattempo l’avranno stretto per preparare cose buone.

Fatta al ricerca della ricetta ne ho trovate un’infinità. Soffici o croccanti, profumatissime di anice o solo al limone. Persino integrali. In questo percorso mi ha aiutato una mia amica, CranBerry, e sul suo blog ho trovato alcune risposte alle mie curiosità. Riporto qui di seguito la ricetta che io ho eseguito, con qualche piccola variante.

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Ferratelle

  • 3 uova
  • 250 g di farina ( 40% integrale-100 g e 60% farina 00-150g)
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaino da caffè di cannella (io non l’ho messa perchè dovevo offrirla a chi non amava la cannella)
  • 1 cucchiaino da caffè di semi di anice (io ho messo mezza dose)
  • 5 cucchiai di olio
  • 3 cucchiai di latte

Per il condimento potete usare miele e noci, oppure solo zucchero a velo alla vaniglia.

In una ciotola mescolare le uova e lo zucchero. Aggiungete poi gli altri ingredienti. Riscaldare l’apposito attrezzo sulla fiamma della cucina. Spennellare di olio o burro la parte interna del ferro. Versare un cucchiaio abbondante di impasto al centro, chiudete e rimettere sul fuoco. Recitate un’Ave Maria. Girate la ferratella e rimettetela sul fuoco. Recitate un Padre Nostro. A questo punto dovrebbero essere pronte. Controllate ed eventualmente modificate la velocità delle vostre preghiere.

Amen

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23 gennaio 2014

L’olio e i dolci tesori nascosti di Bitonto

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Lascio ancora una volta che siano i sapori della mia Puglia a parlare per me. E’ stato un salto, ma davvero un salto di mezza giornata, in questa città conosciuta bene di nome, ma mai visitata abbastanza. E ho scoperto ancora quanta bellezza la mia regione può regalare. E soprattutto quanta laboriosità e fantasia può generare tanta bontà.

Siamo figli di una terra generosa, baciata davvero dal sole. E la sua luce la avverte colui che mette piede per la prima volta qui, in mezzo agli ulivi e alla terra scura. E noi la ritroviamo al ritorno da altri posti e ce ne stupiamo sempre.bit2

Sono stata invitata a partecipare all’ultima tappa del Girolio, splendida iniziativa dell’Associazione Città dell’Olio, che ha toccato terre d’Italia ricche di ulivi e di mani che  raccolgono e producono questo dono prezioso che è l’olio extravergine di oliva. Data un pò scomoda, proprio sotto Natale che mi ha permesso di organizzare al volo solo un salto per un giorno. Ma è stato intenso e ricco di nuove conoscenze e di cose belle da vedere e imparare.

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Certo l’inizio è stato dolcissimo. Incontro le altre foodblogger partecipanti (Patty, Benedetta e Cristiana) in un posto ideale per noi amanti golosone del cibo. Una ‘capatina’ al laboratorio di pasticceria artigianale Boccabò di Amedeo e Mariella Savoni, dove io arrivo in ritardo e baldanzosa, sicura delle mie certezze pugliesi, del fatto che quasi quasi vi parlo io delle nostre specialità. E a chiudermi la bocca (in tutti i sensi) trovo delle prelibatezze a me sconosciute, i boconotti di ricotta e pasta sfoglia sottilissima e i cannoli di pasta di cartellate e crema, ma buoooone, così buone che c’era da emozionarsi per davvero. E poi scopriremo andando in giro per la città che questo laboratorio è il più famoso e tutti tutti quanti si servono da loro e serve un largo anticipo per prenotare i loro vassoi pieni di dolci.

E così continua la nostra passeggiata alla scoperta di antichi forni, che  sfornano focacce ricche di patate e olio,  pane bollito e poi cotto, e dolci strepitosi.

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E ad ogni angolo è la città stessa che ci stupisce, regalandoci scorci affascinanti. E la nostra guida preparatissima Chiara Cannito ci racconta la sua storia.

E tra viuzze e archi magici, piazze lastricate ancora di chianche,  una lezione di orecchiette tenuta a casa sua dalla mitica suocera di Chiara, e una lezione di fotografia analogica del cognato di Chiara, si è conclusa la mattinata a Bitonto, fino ad un break tipico a base di purè di fave bianche e cicorie, friselle al pomodoro e i cannoli alla crema di Boccabò (gnammmm).

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Nel pomeriggio siamo andati a visitare un’azienda particolarissima. Il Feudo della Verità, della famiglia Delorusso, è un’azienda che produce e trasforma sia olive, che mandorle e ciliege, gestita dalla giovane e in gamba  Francesca Delorusso, brava padrona di casa che ci ha fatto da guida.

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Qui abbiamo brindato con l’olio nuovo e non abbiamo potuto resistere alla tentazione di assaggiare le mandorle zuccherate ancora calde, che loro producono e vendono anche online.

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Tante le cose da fare, assaggiare e vedere in questa bella città. Tante le sorprese riservate a me che sono pur  pugliese.

Ed è arrivata in fretta la sera.

Che vita fantastica quella delle foodblogger!

E che cose uniche organizza l’Associazione Nazionale Città dell’Olio!!!

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16 gennaio 2014

Già in Puglia, terra e mare abbracciati. Le mie pappardelle Cime di rape e cozze.

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Dicevo a tutti che ero astemia. Ma intendevo che non bevo quasi per niente vino e alcolici. Assaggio, pilucco. Ma apprezzo.  E arrossisco nello scoprire che, pur non essendo assolutamente un’esperta, il primo sorso di vino, assaporato quasi a labbra strette, ad occhi chiusi, mi emoziona. Sempre. E dopo qualche sorso, mi fermo. E la mia emozione resta li, impressa, su quel sapore unico e quello che ha lasciato in me.
Poco tempo fa sono stata invitata a partecipare ad una bella iniziativa. Abbinare un piatto di mia invenzione ad un vino. Mi dico ‘ma io cosa ne capirò mai di vini?’. Ma poi, dopo giorni e giorni in cui cerco di immaginarmi i vari abbinamenti capisco che, per ‘creare’ o immaginare un piatto da abbinare, l’unico modo è … assaggiare e catturare subito il primo desiderio di ciò che vorresti mangiare subito dopo.

Oggi avevo voglia di assaggiare il Già Rosso. Combaciava con il mio umore. Fuori c’era freddo, e sulla tavola una grande spesa. Tutta roba invitante. Verdure fresche della terra mia, la Puglia, pesce e frutti del nostro mare, spezie, pasta di diversi tipi. Insomma ero pronta per cominciare.
Apro la bottiglia con il mio cavatappi portafortuna. Annuso il tappo e già mi colpisce il profumo, intenso e persistente. Lo verso nel mio bicchiere preferito, osservo il suo meraviglioso colore rosso rubino con riflessi violetti. Aspetto un pò. E lo assaggio. Il bouquet è fruttato, intenso. Il sapore è secco e vellutato. Decisamente affascinante. Mi fa pensare alla terra, forte e rassicurante. E al mare che mi affascina da sempre. E mi dico, ecco, creerò un abbraccio di mare e terra, e questo vino sarà la loro carezza.
Pappardelle Cime di rapa e cozze, al profumo di pepe nero intenso.
(per due persone)
- 500 g di cime di rapa
- 250 g di cozze già sgusciate, con la loro acqua
- 3 spicchi d’aglio
- 200 g di pappardelle
- 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
- pepe nero macinato fresco

Mettere l’acqua in una pentola alta e portare ad ebollizione.
In una padella versare i due cucchiai di olio e gli spicchi d’aglio sbucciati e schiacciati. Far rosolare leggermente e poi versare le cozze con la loro acqua. far cuocere finchè le cozze saranno cotte e l’acqua si sarà ridotta almeno della metà. Spegnere la fiamma.
Nel frattempo lavare le cime di rapa ed eliminare le foglie dure. Salare leggermente l’acqua che bolle e versare la verdura. Cuocere per circa 5 minuti, e con una schiumarola tirarle fuori dall’acqua. Attenzione non devono disfarsi. Versarle nelle cozze e coprire.
Nella stessa acqua cuocere velocemente le pappardelle. Tirarle al dente e versarle nella padella con le cime di rapa e le cozze. Far insaporire il tutto a fiamma media e cospargerle di abbondante pepe, macinato al momento.
Aggiungere un filo d’olio extravergine di oliva e servire, avendo cura di guarnire con le cozze in bella vista.
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