1 novembre 2018

La colva



Anni fa, durante il nostro primo viaggio in Grecia, mentre gironzolavamo per le strade di Atene, ci ritrovammo in una piccola e bellissima chiesa ortodossa. Decidemmo di entrare e di visitarla e, se fosse stato possibile, anche assistere a qualche funzione religiosa. Non c'era molta luce e l'interno era illuminata per lo più da candele. All'improvviso, da un lato della chiesa apparvero in fila tante donne vestite di nero che portavano nelle mani ciotole coperte con una pellicola trasparente e grandi pani. Posarono tutto su un tavolo messo al centro della chiesa e lentamente cominciarono a tirar fori dalle tasche e dalle loro borse alcuni biglietti ripiegati con cura che riposero in una grande urna posta al centro del tavolo. 



Cercammo di chiedere informazioni ma il nostro greco era quasi inesistente e dalle poche parole che riuscimmo a formulare capimmo che si trattava di una cerimonia in onore dei defunti.
E così in rispettoso silenzio ascoltammo, pregando anche noi, le loro preghiere, lette quasi in un sussurro dal prete, nella loro lingua, mentre si accendevano candele accanto alle ciotole piene di grano candido. 

Al ritorno ho cercato informazioni sul web ma solo a distanza di anni ho trovato una risposta. Parlando quasi per caso con una mia amica, lei mi ha raccontato che la sua mamma preparava per la notte che precede il 2 novembre, tre ciotole di grano cotto, condite in modi diversi, da lasciare sulla tavola imbandita, in onore dei defunti. Lei lo chiamava semplicemente 'grano cotto', e lo condiva con cotto di fichi e scorza di limone, o con cotto di fichi e chicchi di melagrana, o con uvetta. Ma dopo una ricerca ho trovato il suo nome, COLVA, che deriva dal termine greco COLLIVA (*** Vedi sotto per il testo originale che ho trovato in rete)

E, siccome niente accade per caso, qualche giorno fa mi hanno contattata da una nota emittente televisiva, TV2000, per farmi un'intervista sulle tradizioni pugliesi legate al cibo, in occasione della commemorazione dei defunti.
Nella mia zona non ci sono tradizioni legate al cibo, ma solo all'abitudine di lasciare imbandita la tavola nella notte tra l'1 e il 2 novembre. 
E così è tornata alla memoria questo piatto affascinante e particolarissimo, tipico del nord barese,  che ho preparato durante l'intervista. 
La mia ricetta è il risultato personale di questa ricerca, in cui vengono citati tantissimi ingredienti, ma anche di una scelta fatta a seconda del mio gusto.
Stanotte, sulla mia tavola ci sarà di sicuro, e mi piace pensare che questo sia un modo per continuare a prenderci cura, non solo col pensiero, di chi abbiamo amato e non è più con noi. 
Grande emozione dunque, e noi sappiamo che il cibo è anche questo. Cura, amore, ricordo, attenzione. 

L'intervista sarà trasmessa venerdi 2 novembre alle ore 14 su TV2000.

E ora la ricetta.

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La Colva

Ingredienti 
due tazze grandi di grano (anche precotto va bene) 
una tazza di chicchi di melagranata
una tazza di noci e mandorle sgusciate
una tazzina piccola di uvetta ammollata in acqua tiepida
una tazza di uva senza semi (oppure toglieteli)
una tazzina di cioccolato fondente
scorza grattugiata di un limone
un cucchiaino colmo di cannella in polvere
tre tazzine di vincotto di fichi 

Procedimento
Se usate il grano non precotto mettetelo a bagno almeno 12 ore prima. Quindi sciacquatelo, copritelo d'acqua e mettetelo a cuocere finchè diventa al dente, ma non scotto.
Scolatelo e mettetelo ad asciugare su un canovaccio pulito.
Tritate grossolanamente le noci e le mandorle. Strizzate l'uvetta. 
Amalgamate tutti gli ingredienti elencati e versateli in una ciotola di vetro che lascerete tutta la notte sulla tavola imbandita. Il 2 novembre potrete mangiarla in bicchieri di vetro.
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(***) Ricetta di Còlliva (In greco “Κόλλυβα”) Còlliva è una preparazione dolce che viene offerta al ricordo dei morti. Di solito è fatto di grano bollito, melograno, coriandolo/prezzemolo/menta e noci (esiste una vasta alternativa di aromi e ingredienti per quanto riguarda il gusto, che ha a che fare con le usanze popolari e regionali). Negli ultimi anni è consuetudine essere ricoperto di zucchero a velo. La parola deriva dal Kòllivo (antico greco), che in origine significava un grano di cereali (e in questo senso passato nella Còlliva) e poi la moneta molto piccola. Còlliva viene offerto ai partecipanti nei memoriali della chiesa, ma viene poi distribuito ai parenti o alle case amiche. L'usanza risale ai primi anni cristiani ed è legata alle “Περίδειπνα” ( cena dopo il servicio funebre nell'antichità ) dei Greci e di altri popoli . Còlliva si preparano per il Psychosavvata (es. Sabati prima delle Domeniche di Carnevale, il Tyrinis e la prima Quaresima e il Sabato prima della Domenica di Pentecoste) e ogni volta che vogliamo commemorare i nostri cari defunti. Còlliva simboleggia la resurrezione . Vale a dire, come il chicco di grano caduto in terra, sepolto cambia consistensa ma non marcisce, e poi cresce migliore e più bella, nello stesso modo anche il corpo umano sepolto nella terra si decompone, per risorgere di nuovo senza essere danneggiato, glorioso in eternità. Questa bella immagine ci viene data dall'apostolo Paolo nella Lettera ai Corinzi (capitolo 12, versi 35-44). La stessa immagine della Sua Resurrezione fu anche usata da Cristo (Giovanni Vangelo, capitolo 12, versetto 24).

(Fonte --> http://www.ortodossia.it/w/media/com_form2content/documents/c17/a4816/f255/%CE%9A%CF%8C%CE%BB%CE%BB%CF%85%CE%B2%CE%B1.pdf)
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