4 dicembre 2013

Passeggiata nel presepe e inizio delle danze del Natale

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Ancora niente albero nè luci. Ma piano piano sta entrando in casa mia l’aria del Natale. Grazie all’entusiasmo che viene fuori dai blog che biscottano e panettonano di continuo. Che energia tutto intorno!

Fuori freddo, anzi freddissimo, sveglia presto al mattino, rassettata veloce a casa mia e via, a casa della mia mamma, dove oggi si da inizio alle danze, quelle che profumano di cartellate, pettole e cotto di fichi. Fuori l’attrezzatura, macchinetta della pasta, rotella dentellata e tre, quattro spianatoie grandi, in compagnia anche di una mia amica, si comincerà ad impastare tra nuvole di farina e ad arrotolare fascette dentellate e dorate, da friggere e profumare in vari modi.

In giro vedo solo alberi e palle e lucine che cominciano a luccicare. E a questo punto della festa mi tornano in mente, con nostalgia, i presepi, spesso dimenticati, delle nostre infanzie, quando le nostre mamme, nonne, sottolineavano in casa l’importanza del significato religioso di questa festa. In casa si preparava la Sacra Famiglia sotto un ramo di pino, che profumava di resina, si appendeva una stella che era cadente per tutto il periodo, nel senso che cadeva spesso e si riappendeva. Si distribuivano statuine fragili, a cui spesso mancava una gamba, un braccio, su un letto di muschio vero. Si creavano stagni con piccoli specchi e paperelle, e all’improvviso comparivano falegnami, pescatori, muratori, fornai, e tanti pastori che invadevano con i loro greggi infiniti il resto dello spazio, fino ad entrare nella grotta, dove la Madonna, san Giuseppe, bue, asinello e greppia vuota, iniziavano la magica attesa. Spesso le statuine erano di dimensioni diverse, perchè provenienti da anni e presepi diversi, ma era bello anche per questo perchè portavano con se il dono della continuità.

La mamma della mia mamma, nonna Domenichella, lavorava come bidella nella scuola elementare. Domenichella la bidella, amata da molti bambini, soprattutto quelli che sono stati da lei consolati durante le attese della mamma, fuori dalla classe, per i mal di pancia, o da quelli che ricevevano i panini dimenticati e portati in classe dai genitori. O da quelli che erano rimproverati per le scale incrociate dell’edificio, con amore, e non con l’acidità delle altre bidelle. E si, perchè questo ruolo, che ormai ha perso di poesia anche nel nome, ha costellato di ricordi, le infanzie di tutti i bambini. C’erano le maestre buone e quelle acide, c’erano le bidelle buone e quelle stronze. E anch’io me le ricordo…. E durante il Natale si allestiva a scuola un presepe grandissimo e per qualche anno ciascun bambino doveva portare una statuina per arricchirlo. Alla fine delle feste le statuine rimaste integre erano conservate in grandi scatole con la paglia per non farle rompere. Quelle rotte le raccoglieva mia nonna che le portava a casa e le conservava per il suo presepe. E io ero innamorata di tre Re Magi senza un braccio o senza una gamba, che si mantenevano pericolosamente in bilico a cavallo trattenuti da un fil di ferro che si incastrava… sotto…  Conservo ancora questi Re Magi che, con altri Re Magi moderni,ancora ogni anno portano i doni nel mio presepe. E si, perchè io ci metterei tutte le Madonne che ho, tutti i san Giuseppe di diverse misure, quasi una grande famiglia allargata, a testimonianza di tutti i Natali passati nella mia vita, dalla mia infanzia ad ora. Ora che sono un pò lontana dallo spirito vero, quello religioso, ma che vorrei tanto tornasse in me.

E con questo spirito, di speranza, sono andata a passeggiare nei vicoli di San Gregorio Armeno, a Napoli, dove ho scoperto un mondo meraviglioso, fatto di passione, di arte, di fede popolare e di grande fantasia. Seguono, come un racconto, le foto che parlano da sole, anzi, porgendo l’orecchio si potranno ascoltare anche le mille voci di sottofondo che rendono magico questo posto.

E ora andiamo a fare le cartellate.

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29 novembre 2013

Involtini messicani su verza piccante

involtini messicani su verza piccante

Strane sensazioni piovono lentamente. E’ buio, già da un pezzo. Troppo presto cala l’oscurità nelle giornate d’inverno. E questo abbrevia tutto. La luce, il tempo, l’energia, la quantità di cose da fare. E, se fuori c’è anche una cappa di freddo, allora raccolgo intorno a me tutto ciò che porta caldo fuori e dentro e aspetto. Che i muscoli si sciolgano e che da lontano arrivino carezze. E vorrei che esistesse un varco dall’aldilà attraverso cui poter stringere ancora una volta le mani del mio papà e tenere le mie nelle sue per un pò. Aspetto che tornino a casa i miei amori, per riascoltare la musica della mia famiglia unita. Aspetto che torni la leggerezza nei cuori della gente per sentire che si avvicina il Natale, e invece di questa magica festa ci sono soltanto luci lampeggianti che sembrano ancora fredde. E palle e fili luccicanti che stonano con quello che c’è intorno.  Penso ai dolci che dovrò e che voglio preparare, che sappiano riportarmi gli stessi brividi di quando, bambina, infilavo la mano in un’anfora di terracotta per prendere meraviglie di mandorle, cannella e miele. E torneranno come ogni anno, i baci dei miei zii, in mezzo ai quali avevo il posto d’onore, e i giochi delle feste. E questi pensieri mi fanno da coperta.

E preparo una cosa buona da mangiare stasera. Forte e calda. Che mi faccia compagnia. Adoro le verdure, un pò meno la carne rossa, ma ogni tanto ci vuole e visto che proprio devo mangiarla allora la voglio ricca di sapore. E pesco dai miei ricordi la verza ‘seduta’ come si dice da noi per dire stufata e saltata in padella con aglio e peperoncino piccante.

Involtini messicani e verza piccante

(per gli involtini)

- 4 fettine di vitello

- 200 g. di carne macinata

- 100 g di mortadella

- una fetta di pane

- una carota

- sale e pepe

- 3 cucchiai di olio extravergine di oliva

- mezzo bicchiere di vino bianco

 

- Una verza

- 3 cucchiai di olio extravergine di oliva

- 3 spicchi d’aglio

- un peperoncino

 

Mettere in ammollo in acqua calda la fetta di pane, quindi strizzarla e sbriciolarla, sfregandola tra le mani. Tritare la mortadella e la carota. In una ciotola amalgamare la carne macinata, le briciole del pane, il trito e aggiungere sale e pepe q.b.  

Battere su un tagliere le fettine di carne, disporre un paio di cucchiai di ripieno e avvolgere a mò di involtini. Chiudere per tutta la lunghezza l’involtino con spago da cucina.

In una padella versare 3 cucchiai di olio e disporre gli involtini uno accanto all’altro. Far rosolare ben bene. Aggiustare di sale e versare il vino. Far sfumare e portare a cottura.

Nel frattempo lessare la verza e scolatela. In un’altra padella versare l’olio, l’aglio e il peperoncino spezzettato. Far insaporire, stando attenti a non far bruciare l’aglio e aggiungere la verza scolata. Far insaporire per almeno 10/15 minuti.

Togliete lo spago agli involtini ancora caldi. Tagliarli a rotoli e servire con la verza calda.

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Mexican rolls and spicy cabbage

( for the rolls )

- 4 slices of veal

- 200 g . of ground beef

- 100 g of mortadella

- A slice of bread

- A carrot

- Salt and pepper

- 3 tablespoons extra virgin olive oil

- Half a glass of white wine

 

- A cabbage

- 3 tablespoons extra virgin olive oil

- 3 cloves of garlic

- A chili

Soak in hot water slice of bread, then squeeze it and crumble it, rubbing it between your hands . Chop the mortadella and carrot. In a bowl, mix the ground beef, bread crumbs , chopped and add salt and pepper to taste

Beating on a cutting slices of meat , place a couple of tablespoons of filling and wrap a kind of rolls . Close to the whole length the roll with kitchen twine.

In a pan, pour 3 tablespoons of olive oil and place the rolls side by side. Sauté it well . Add salt and pour the wine . Cook slowly.

Meanwhile boil the cabbage and drain . In another pan, pour the oil , garlic and chopped chilli . Be careful not to burn the garlic and add the drained cabbage . Cook for at least 10/15 minutes.

Remove the string to the rolls still warm . Cut into rolls and serve warm, with the cabbage .

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27 novembre 2013

Polpette di carne e una giornata di nervi

 

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Posso raccontarvi una giornata di nervi, ma di quelli forti forti? vipregovipregoviprego, ho bisogno di sfogarmi.

IO vivo in un ‘ridente’ paesino’ (che poi, sta sempre a ridere stò paese) dove tutto è lindo e pinto, dove si organizza una delle sagre più importanti del Sud, dove si mangia benissimo (non a caso il sottotitolo sotto il cartello di benvenuto è ‘città dell’enogastronomia’), dove la gente si da da fare, dove i turisti sono felici, ecc… ecc… In questo paesino ridente e allegro, però, ultimamente c’è una novità… hanno deciso di far pagare un ticket per  parcheggiare le auto. Mi direte ‘sai che novità? si paga dappertutto e solo li non si doveva pagare?’. Lo soooooo.  Fin qui tutto ok, ci sta (come si dice ora). Ma che le tariffe siano identiche a quelle della zona Prati o zona Colosseo di Roma, è un pò esagerato. Ma che gli orari siano continui dalle 7 di mattina alle 8 di sera è esagerato, ma diciamo che ci sta pure.  Poi pare che gli addetti alle multe siano quasi appostati per beccare in fallo chi non mette il famigerato ticket e questo no, che non va bene. Facciamo degli esempi? Ore 13,20, diluvio, una signora parcheggia la sua auto con lampeggianti accesi, per scaricare, passeggino e neonato, da portare a casa, velocemente, la strada più giù, e… zacchete che sotto la pioggia battente arriva la multa. Ma manco ti si è bagnato il blocchetto? Secondo esempio. Scendo un momento dalla mia auto per prelevare dal bancomat … non funziona il bancomat, entro in banca per avvisare, mi dicono, signora facciamo prima a fare qui l’operazione. Tempo 5 minuti. Esco, taaaaac, fogliettino rosa svolazzante, 28 euri tondi tondi di multa. Ma secondo te devo fare il ticket anche per prelevare dal bancomat che sta difronte alla macchina mia due passi? Vado alla posta, parcheggio, Cartello ‘parcheggio a pagamento, per prendere il ticket andare in via Petrone angolo via Cappuccini, che per andarci ci impieghi almeno 15 minuti. Ora ti chiedi, ma vado e torno e se nel frattempo viene il vigile e mi fa la multa? no, allora vado e torno e faccio il ticket per un’ora, perchè devi includere anche i 15 minuti per andare fin li…. e se poi la fila è lunga e devo fare l’altro ticket? NO! Allora faccio così, vado in macchina a prendere il ticket, ma…. se quando torno non c’è il posto?

Vabbè, chiudiamo il primo argomento. Entro in posta, dove devo ritirare una raccomandata, pagare delle bollette. Ma sono due sportelli diversi e due ticket diversi (comincio ad odiare la parola ticket). File lunghissssiiiiiimeeeee, ma devo prendere prima la raccomandata e poi pagare le bollette, ma…. se arriva prima il turno dell’altro ticket? E li mi viene il panico, perchè altrimenti devo rifare tutta la fila.

Prendo la raccomandata e taaaac, una multa presa da mio figlio. Vabbè, santa pazienza, mettiamo questa appresso alle altre. Torno a casa, il parcheggio sotto casa non lo trovo perchè qualcuno ha parcheggiato in mezzo in mezzo agli ultimi due, voleva stare comodo, e sono costretta a parcheggiare lontano, a farmi il pezzo di strada stracarica di buste della spesa, di corsa perchè nel frattempo si è fatto tardi. Vabbè, oggi veloce veloce pasta col tonno, che non c’è tempo. E taaaaaac… al momento della scatoletta, non si va a rompere la linguetta? … tacci sua, della posta, della fila, della banca, delle multe, dei parcheggi, del comune, dei vigili, degli assistenti al traffico, dell’Italia, del tempo che è sempre poco, dei nervi che mi son venuti. Chiamo il marito, la mia spalla su cui so che posso piangere, che, dico, poi mi sento meglio e lui ‘ma se i ticket si devono mettere per evitare di prendere multe, si mettono e basta. Così ora lo sai per la prossima volta’. Vabbè va….

Meno male che ho il blog. E visto che ho fatto un polpettone di tutto quello che mi è capitato oggi, abbiate pazienza per le foto da Iphone, ma vi posto la ricetta delle polpette di carne. Aspettavo giusto l’occasione.

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