8 maggio 2009

storia di una dieta illusoria: tortino di bietole

Nella nostra famiglia tutti coloro che hanno ereditato i geni di mio padre e della sua famiglia hanno qualche 'problemuccio' con la bilancia. E ogni tanto facciamo un salto da una nostra amica dietologa che, con grande pazienza, ascolta le nostre intenzioni, le nostre speranze, le nostre illusioni, condite con tanta apparente buona volontà. Tutto questo avviene, ovviamente, ogni anno verso metà aprile. Dato che ogni mia ricetta ha una sua storia, una sua ragione di esistere, devo raccontare una storia realmente accaduta per capire questo post.
Dopo aver pregato mio padre di andare dalla nostra dietologa, dopo vani tentativi, bidoni imbarazzanti agli appuntamenti fissati, finalmente un giorno riusciamo ad andarci.
La dott.ssa chiede a mio padre di raccontare la sua 'giornata alimentare' per individuare eventuali (certi!!!) errori. E mio padre: 'a colazione un caffè e un biscottino; a metà mattina una spremuta di arancia; a pranzo pochissima verdura e un pezzettino di formaggio; metà pomeriggio un frutto o un caffè; cena pastina in brodo.'
Al che la dottoressa dice che se tutto ciò è vero, bisognerà indagare se per caso ci sono problemi ormonali o altro. E poi 'ma, mi dica, come le cucina le verdure?'. E lui 'metto un bel pò d'olio d'oliva a riscaldare, ci metto aglio, peperoncino e 2 pomodorini, e poi verso le verdure lesse. Prima li faccio insaporire bene e poi aggiungo un bel pugno di parmigiano e amalgamo il tutto' .
'E il formaggio che mangia di secondo com'è, fresco?'.
'Ah no! è una bella provola stagionata e piccante, che accompagno con una bella fetta di pane fatto in casa'. E così via son venuti fuori anche i contorni, il vino rosso, i taralli ecc......

E allora postiamo una ricetta che nasce dietetica, bietole lesse, ma diventa uno spettacolo di sapori e calorie. Ma d'altro canto le cose dietetiche non sanno di niente, altrimenti perchè le diete sarebbero così tristi da essere abbandonate alla semplice vista di una fetta di pane e pomodoro?

Tortino saporito di bietole

- bietole lesse
- provola leggermente stagionata (deve essere gialla e morbida)
- pancetta affumicata
- un filo d'olio
- un cucchiaio di panna liquida
- noce moscata
- parmigiano grattuggiato

Tagliare le bietole lesse a pezzettini e in una coppa mescolarle con la provola a dadini, la pancetta affumicata leggermente soffritta, un cucchiaio di panna liquida, una grattuggiata di noce moscata e un pò di parmigiano grattuggiato.


Ungere una cocotte da forno e versare l'impasto.


Spolverizzare ancora un pò di parmigiano e mettere in forno caldo a 200° fino a completa doratura.

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6 maggio 2009

Torta Paradiso

Quando arriva il sole tutti i colori si accendono, fuori e dentro. Intorno tutto sembra nuovo e vivo. Le cose vecchie sembrano più vecchie e ti viene voglia di buttare via tutto. Ti sorprendi con il colore verde tenero dell'edera appena spuntata sul muretto a secco. Scopri che è nato un fiore nel vaso delle piante grasse. Scopri che in fondo non siamo poi così diverse dalle lucertole se anche noi ci fermiamo spontaneamente con la faccia rivolta al sole e restiamo così immobili. Ci preoccupiamo del sonno che ci assale e della voglia di non far niente, ma allo stesso tempo ci arrabbiamo se i nostri figli non hanno voglia di studiare e ciondolano come noi. All'improvviso si risveglia in noi il bisogno di rimetterci a nuovo, vogliamo iniziare una dieta che faccia effetto entro i prossimi 30 giorni, ma si è mai visto qualcuno vivo che abbia perso 10 chili in 30 giorni, a meno che non si sia fatto il bendaggio gastrico e pende dappertutto?
E poi però senti intorno a te i profumi della primavera, passeggi di più e ti viene una fame spaventosa, di cui non fai nemmeno in tempo a vergognarti, che sei già li con il pane e provola in mano e una coppa gigante di insalata, dove però l'insalata soffoca tra le mille altre cose che ci metti, tipo pollo, formaggio, crostini, oppure olive, mais, tonno, un pò (ma pò) di maionese o salsa light alle erbe.

E alla fine ti viene anche una voglia di dolce, ma di qualcosa piccola e dolce, che si sciolga in bocca e ti accarezzi l'anima. Un qualcosa che all'inizio ti fa sentire in colpa, ma poi è così buona che dici chissenefrega.
E prendi al volo il post-it con la ricetta di Laura che hai li sulla bacheca e ... vai che questa è l'occasione giusta per prepararla.

Torta Paradiso
(copiata pari pari da Laura, il mito)
- 100 g di burro
- 90 g di zucchero
- 4 uova
- 1 bustina di vanillina
- 50 g di farina 00
- 70 g di fecola di patate
- 1/2 bustina di lievito per dolci
- zucchero a velo
- un pizzico di sale

Per la farcitura


- 200 ml di panna fresca
- 2 cucchiai di miele
- 2 cucchiai di latte
- 2 fogli di gelatina

Lavorare il burro ammorbidito con lo zucchero e un pizzico di sale, fino ad ottenere una crema. Unire le uova una alla volta mescolando, aggiungere vanillina, farina, fecola e lievito amalgamando bene il tutto. Quando il composto sarà liscio e omogeneo trasferite il tutto su una teglia da forno rettangolare (cm 20-25 circa), imburrata e infarinata. Cuocete in forno preriscaldato a 170° per 25-30 minuti, fate la prova stecchino.
Lasciate raffreddare e nel frattempo montate la panna con il miele. In un pentolino scaldate 2 cucchiai di latte e aggiungete la gelatina strizzata, precedentemente ammollata, fate sciogliere bene. Lasciate intiepidire il latte, unite il tutto alla panna e amalgamate bene.
Tagliate la torta in due strati, farcite con la panna, ricoprite e spolverate con zucchero a velo. Lasciate riposare in frigo fino al momento di servire.
Laura docet.
Io di mio ho soltanto ricavato dalle parti della torta che non sono venute perfettamente quadrate, dei dolcetti da mettere nei pirottini.
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La sporchia

Nei campi dove crescono le fave, i piselli o le cicerchie, c'è una pianta furbetta che si stringe attorno alle loro radici e, privandole delle sostanze nutritive, le uccide. E' una pianta strana, brutta a vedersi, senza foglie, sembra un asparago venuto molto male, di colore grigio-marrone, che non si pianta, non si semina, perchè è una parassita. Un tempo questa pianta veniva estirpata e bruciata, ma alcuni agricoltori, nel tempo in cui non si buttava via niente, provarono a cucinarla.
E fu così che si scoprì una delle rarità della nostra cucina: la sporchia (nome scientifico orobanca, dal greco òrobos = fava e dal verbo àgcho = stringo, strangolo, strozzo)
Nasce quindi come cibo dei poveri, ma lessata e condita con olio, aceto, aglio e menta, è diventata una ricercatissima pietanza.

Ha un sapore amaro e dolce allo stesso tempo e la consistenza è simile all'asparago.
E, forse perchè è scritto proprio nel suo destino, accompagna e qui però in funzione servile, il purè di fave bianche. Una sorta di rivincita della fava, che se proprio non se ne può liberare, almeno qui comanda da padrona.

La Sporchia
Pulire la Sporchia come gli asparagi, tenendo solo le cime e un pò di gambo. Lavarla accuratamente e lessarla in abbondante acqua. Buttare l'acqua di cottura quando diventa scura e continuare la cottura in altra acqua calda, fino a quando va via gran parte dell'amaro, ma stando attenti a non farla scuocere. Quando è pronta, lasciarla raffreddare e condirla con olio extravergine di oliva, aceto, uno spicchio d'aglio e menta fresca.

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