7 maggio 2013

Il mio viaggio a New York (parte prima)

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Eccomi qua. Un fiume in piena. Respirate e tuffatevi in quello che vi voglio raccontare.
Da giorni, da quando sono partita, cerco le parole per fermare la valanga di sensazioni che mi ha travolto fin da quando ho chiuso la valigia. Scrivendo di un viaggio si rischia di fare una cronaca fredda dell’elenco dei posti visitati, e trasformare un post in una guida per viaggiatori. ma più che suggerire posti da vedere, io inizio con una scoperta che ho fatto. Prima di iniziare un viaggio non bisogna cercare quello che abbiamo immaginato di un posto nella nostra mente. Perchè non è mai così. Allora bisogna chiudere gli occhi, aprire il cuore, liberare la mente, respirare profondamente e solo dopo …. riaprire gli occhi e lasciarsi travolgere da tutto quello che arriverà.
Arrivo a New York al tramonto e dopo un viaggio di cui avevo paura perchè l’avevo immaginato lunghissimo e mi faceva trattenere il respiro sapere che avrei volato su un oceano immenso, e che invece è ‘volato’ nell’arco della visione di tre film, arrivo che quasi mi veniva da piangere per l’emozione e mi preparo quasi con la tachicardia a salire sul taxi. Mi preparo con cuore di bambina. Incollata dietro al finestrino aspetto che compaiano i grattacieli. Ma i grattacieli, quando spuntano all’orizzonte non sembrano mica tanto alti. E si perchè ancora non hai ancora l’idea delle distanze e degli spazi. Ma già l’effetto del tramonto sul lato sinistro del panorama, da al tutto una luce magica.     
Arrivo nel nostro alloggio, frastornata, e scopro che la stanza è grande quanto tutta casa mia senza muri, e mi dico ‘caspita’. Me l'avevano detto di abituarmi al 'tutto più grande', ma non avevo idea... Inoltre avevamo prenotato con https://www. hundredrooms.it/ e non sapevamo come sarebbe stata la nostra casa. E invece  felicissimi della scelta fatta, e convinti di aver organizzato benissimo almeno questa parte del nostro viaggio, lasciamo velocemente le valige e corriamo per abbracciare con il primo sguardo la città. Esco sulla strada con un sorriso ebete stampato sulla faccia, che non va via, anzi, diventa sempre più fisso. E mi immergo in un mare di luci e di gente con volti dai colori diversi, energia contagiosa. E la testa non sa dove girarsi per guardare. Intorno, davanti, in alto, sempre di più in alto cercando di raggiungere i piani più vicini al cielo. E scopro di essere a Times Square, nel bel mezzo di un flash mob. E i volti della gente per strada si vedono all’improvviso sui cartelloni pubblicitari. E aspetto da un momento all’altro di vedere il mio. Ascoltiamo per un pò un musicista di colore, tutto vestito di bianco candido che con un sassofono,  intona malinconiche note jazz. Mi chiedo… ma è proprio vero tutto questo? massìììì, sono a New Yoooork!!!

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   Sarà l’eccitazione, sarà il jet lag, ma alle  6 di mattina sono sveglia e prontissima per iniziare quest’avventura alla luce del primo giorno. E’ domenica e vogliamo andare ad Harlem ad ascoltare la messa e i cori gospel. Io adoro i pulman scoperti che ti fanno fare i tour della città, perchè così abbracci subito con lo sguardo la città e prendi appunti su dove ti fermerai. E intanto ti porta come un taxi alla meta che hai deciso. Nelle chiese di Harlem, tantissime, la fede si confonde con il marketing. Giustamente si punta il dito al turista maleducato che fa foto durante una funzione religiosa, ma al contempo ti chiedono di contribuire con un’offerta alla ristrutturazione del tetto della chiesa. Resti un pò sbigottita, non sai come prenderla questa cosa, ma poi ti lasci coinvolgere e, con loro, canti e balli lodi al Signore, a ritmo di ‘Heeeeey man, heeeeeey man’ e al momento dello scambio di un gesto di pace abbracci tutti e ti senti sorella del mondo. Usciamo e andiamo in giro a gironzolare cominciando a mangiare Hamburger e hot dog alla faccia della dieta dimenticata in Italia.
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E piano piano, un passo alla volta, faccio cose, prendo appunti nella mente, fisso con gli occhi foto che rimarranno nel mio cuore, annuso e memorizzo odori. E di giorno in giorno riempio il mio viaggio di cose memorabili.
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Con il naso all’insù mi sono stupita dei mille grattacieli che sono li come giganti a regalarti un panorama mozzafiato. E con il naso all’ingiù di notte dalla terrazza dell’Empire State Building a respirare l’aria fine di un 86esimo piano su uno spettacolo che in realtà ti blocca il respiro per quanto è immenso e straordinario. Sembra di volare, come nelle sequenze riprese da un elicottero nei film americani. Vorresti restare li ed aspettare l’alba per veder cambiare i colori intorno a te. Ma alle due di notte chiudono e devi interrompere li il tuo sogno.
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Ritrovi posti visti nei film, ma è solo un istante, perchè poi riesci a vedere il posto che hai intorno con nuovi occhi, e solo così diventa TUO.
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Ho vissuto nel passato e nel futuro passeggiando ‘un giorno al museo’ del Museo di Storia Naturale, dove temi che spunti redivivo il dinosauro del film. Al Metropolitan ho goduto di collezioni preziose di capolavori, organizzate in maniera perfetta, che ti arricchiscono di bellezza e ti fanno godere e stupire del talento umano. Al Moma, ho dovuto riconoscere la mia incapacità di capire l’Arte Moderna e mi sono un tantino innervosita perchè non vedevo quello che le guide davano per scontato e spiegavano come ovvio. E ho odiato profondamente quel ‘talento’ che proponendo un’installazione di una pedana, come ‘opera in progress’ che si ri-creava ogni volta che qualcuno ci camminava sopra, mi ha fatto fare una figuraccia, pensando che l’opera d’arte fossero quei due che si baciavano da mezz’ora sopra, fermi e immobili. _18 _26 Ho passeggiato per le vie di China Town stupendomi di frutti mai visti e delle strade scritte in cinese, segno di un’appropriazione di una parte del territorio, e scoprendo mille varietà di funghi e pesci secchi e vivi, uccisi con un sol colpo, davanti agli occhi del compratore. Odori e fumi che riempivano il naso. Rossi di mille sfumature,tutto intorno, illuminati dall’oro e dal giallo, ovunque. E suoni e canzoni di posti lontani (ma ormai perdi la cognizione dello spazio e di dove sei…. in America, in Cina, boh!?!?!?)_27 _28
Ho goduto della mia Italia a Little Italy, dove ristoranti e gusto nostro si offrono generosamente agli occhi di tutti, e ti fanno sentire orgogliosa di appartenere ad un popolo allegro, ricco di fantasia e di una cultura antica, capace di far sognare il mondo. Qui a New York l’Italia è ovunque, nel cibo, nella moda, nel buon gusto, e ti stupisce come una terra piccola piccola come l’Italia, rispetto all’America, possa essere così presente ovunque.
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Mi son seduta sulle scale della casa di Carrie Bradshaw, nel West Village, aspettando che tornasse. Ho finto di essere lei, cercando di prendere al volo un taxi, senza avere ai piedi le Manolo Blanik, ma solo scarpe da ginnastica…. e sarà per quello che non si fermavano. Solo dopo molto tempo ho capito che i taxi liberi avevano la luce centrale accesa, (mentre quelle laterali significano che sono già prenotati e quella spenta che sono occupati!). Salvo poi a fare la figura di credere che si fosse DAVVERO fermato per me un taxi e scoprire che invece era rosso il semaforo. Il tutto immortalato da video e foto e risate di mio marito e dei miei figli. Vigliacchi.
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E qui finisce la prima parte del racconto….
Aspettiamo un pò… è dura dover scegliere tra 1542 foto……..
To be continued…..
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