15 novembre 2016

Il giorno delle polpette: incontro dei blogger a casa mia


Un salto indietro per un momento, su venite.
E’ da giorni che mi chiedono di raccontare la storia di quando sono riuscita a far venire al mio trullo dietro minaccia, i miei amici blogger e no blogger, mettendoli alle strette e solleticando il desiderio con quello che poi avremmo mangiato. In realtà quel giorno non è andato proprio tutto come avevamo previsto, ma racconto dall’inizio.

Abbiamo individuato una data che potesse andare bene per tutti, meteo compreso, incastrata in mezzo alle mille partenze di tutti noi vagabondi. Il tempo che per un mese era previsto ‘serenissimo’, in realtà ha cominciato a prevedere qualche nuvoletta. E io mi sono detta ‘naaaaaaaaaa, le sbagliano sempre le previsioni’. E ho cominciato a spignattare dalla mattina presto. Dall’orto ho raccolto melanzane, peperoni, pomodori, rosmarino e menta. E ho cominciato ad impastare focacce, tagliar patate e peperoni e ad infornare una per una le teglie pronte. E, soprattutto, a preparare l’impasto delle mie mitiche polpette di pane, da mangiare ‘friscènn e mangènn’. 

 

  

 



Dovevano arrivare le Santorine (Angela e Micaela, le due imprenditrici del capocollo superfesciòn, loro e il capocollo, che adoro, entrambi), la Singerfood (Francesca, l’amore mio, che fa la milanese, ma in realtà non riesce a superare l’accento di san vito dei Normanni), una nuova amica, Sabina, di passaggio dalla Puglia (che mi ha tramortito per la sua bellezza, mamma mia, e per la sua bella e tenera famiglia), Nick Difino (mitico fooddj che mò è diventato un pezzo grosso, irraggiungibile. Vabbè lo era anche da prima e accettando il mio invito ha dimostrato di volermi bene) e la sua amica Lella (nuova amica meravigliosa, che tempo 3 secondi 3 ed era già una vecchia amica per tutti). Liana e Marcella (le mie amiche di sempre, le mie amiche di risate e di pianti, quelle che ci sono sempre, quelle che anche se non ti senti per anni, lo sai che non cambierà mai niente, quelle che se scrivi il messaggio ‘stronza non mi pensi più, e io sto qua che ti penso sempre’, dopo un pò ti scrivono ‘ma io ti adoro sempre e sempre qua sto, ti aspetto’). Ezio Spezio (che in realtà potrebbe essere non solo mio figlio ma forse anche mio nipote, ma che amo e stimo come un collega di pari età), Roberta di Infoturismiamoci, la mia principessa dai capelli rossi, che sto lentamente educando alla perdizione, che pure lei mi sfotte e mi chiama zia, quando invece lo sa che dentro ho 10 anni meno di lei. Dentro però. 
E questa era la truppa. 
Verso le 12,30 cominciano ad arrivare. Loro e qualche nuvoletta in più. Intanto le teglie della focaccia erano pronte per essere infornate e le patate e i peperoni erano già pronte. E avevo già messo l’olio per friggere. Arrivano per prime le Santorine con una provvista di capocollo e mortadella, da svenire al primo profumo e anche alla vista. Si piazzano li accanto al tagliere e cominciano ad affettare. Belle da guardare e brave a lavorare. Arriva Francesca, con uno ‘sponzafrise’ e con una serie di panzerottini/ravioli di cui non riusciremo mai più a capire l’idea, perchè a contatto con l’olio esplodono. Arriva Sabina con un carico di vino fantastico che non riusciremo ad assaggiare però in giornata per tutto il casino che poi è successo. Ma le abbiamo comunicato che abbiamo fatto onore più e più volte in seguito, al suo dono, apprezzandolo moltissimo. Poi arriva Ezio Spezio, con Roberta e una serie di birre artigianali, già fresche da mettere in frigo. Marcella mia porta un libro di poesia sull’Amicizia e l’anguriona gigante, tanto che richiedeva quattro braccia per trasportarla. Liana ha fatto la mezza spesa che avevo dimenticato di fare io e meno male che c’era lei, sennò bella figura dovevo fare le polpette senza l'olio per friggere. La parte più importante della giornata andava a farsi benedire.

   

  
 
Aspetta aspetta Nick, e arriva con una busta di uova, cornaletti, menta (a me, un affronto, portare la menta, che ne ho l’orto pienoooo), pane duro, pronto a cucinar frittate e polpette, per fare una gara con me. Hai capito? voleva la guerra.

Finalmente in mezzo a questo bailamme arrivano quasi le 15 e siamo pronti per sederci a tavola. Tutto apparecchiato per bene, tutto quello che abbiamo cucinato è a tavola. Polpette, patate, focaccia, capocollo, mortadella, peperoni gratinati, frittata … ci sediamo e appena diciamo ‘buon appetito’… scoppia un acquazzone di quelli terrificanti ‘a vento’ e siamo costretti a rifugiarci nel trullo, con piatti pieni e vuoti in mano. Un fuggifuggi generale finito in risate e in un buffet in piedi uno accanto all’altro, a ridere da morire.

E così siamo rimasti fino a sera, seduti su divano, sedie e camino, coperti con plaid e maglioni, perchè nel frattempo era diventato freddissimo tutto intorno.

Ma ci siamo divertiti lo stesso tantissimo e ci siamo ripromessi di ripeterlo, magari più ‘al volo’ sotto sotto alle previsioni più sicure.

SHARE:

4 commenti

  1. Va bhe! Grazie Anna del mio <3! Se non ci fossi tu dovrebbero inventarti!

    RispondiElimina
  2. Io affronto a te MAI
    Sono abituato a "bussare coi piedi" come si dice da noi...
    E cmq credevo che ognuno facesse polpette. Se non ricordo male ero arrivato il giorno prima in Puglia e stavo col priscio di venire a riabbracciarvi e friggervi come non mai.
    Cmq, dato che le cose vanno sempre in maniera imprevedibile (specie per me), io lo rifarei un bel Polpette Day

    RispondiElimina
  3. Oddio, sono capitata qui per caso...e niente, mi è venuta fame!

    RispondiElimina

TEMPLATE BY pipdig | CUSTOMIZATION BY SARA BARDELLI