31 agosto 2011

Viaggio nel mare della Grecia


Arieccomi.
Anche blogger mi ha ri-chiesto la password, perchè mi aveva dato per dispersa.
A volte bisogna fermarsi per ritrovarsi e per ridare un senso a quello che si ha.
E ora sono tornata.
Ho fatto un viaggio. Un viaggio per mare, lungo e pieno di tante cose.
Al momento della partenza mi sentivo come una bottiglia piena, strapiena, che non riusciva più a contenere niente, nonostante gli sforzi di farci entrare qualcosa.
E lungo questo viaggio mi sono svuotata completamente e riempita di silenzio.
Ho trascorso 9 giorni in Grecia, viaggiando in barca a vela e, oltre ai compagni di viaggio, ho avuto accanto a me, intorno e dentro di me, solo il silenzio di un mare calmissimo, e il tempo dilatato di chi deve aspettare che il vento e le correnti decidano la durata del viaggio.
Lontani dalla terra, dalla confusione, dal ritmo frenetico, dall'elenco infinito delle cose da fare, dall'orologio, sei sola, scalza, senza abiti, con i capelli arruffati, con gli occhi gonfi, le parole che si fermano in gola, immobile e cullata dalle onde, con lo sguardo intorno e all'orizzonte, senza più voglia di correre, di leggere, di scrivere, di cucinare, di pensare ad un momento che non sia proprio quello, e con la crescente incapacità di pianificare e muoversi.
Se è questo di cui hai bisogno.
E rifletti, e pensi, e chiudi gli occhi e senti il vento.
E la notte, se dormi fuori, senti intorno solo le cicale e il rumore del mare, e vedi solo stelle.
E appena spunta il sole vedi la prima luce e vorresti fermarti li per sempre.
In ogni posto dove sono andata ho detto 'voglio fermarmi qui'.
A Itaca mi son sentita Ulisse che torna e che ha dentro la voglia perenne del viaggio, e non Penelope che aspetta.
Nel mare ho lanciato una bottiglia piena di promesse e speranze.
Mi son lasciata avvolgere dalle acque blu di Atokos e Meganisi per stemperare il caldo e imparare a lasciarmi andare.
Ho affrontato la mia paura del mare aperto e scuro, lasciandomi trascinare dalla barca, solo legata ad una fune.
Mi son risvegliata una mattina all'alba completamente circondata da vespe che li si chiamano con un nome appropriatissimo, 'sfica', in un posto che sarebbe stato meraviglioso se non fosse stato abitato solo da loro.
E una mi ha pure pizzicata.
E angurie e spremute al sapore di cipolla....
E tzatziki e moussaka ovunque...
E voglia di essere sempre in acqua, sempre e in ogni luogo, quasi fosse il mio elemento naturale, dal quale volevo essere abbracciata e accarezzata.

Ma ovunque andassi, qualunque cosa facessi,  l'inconsapevole parola era sempre 'voglio  fermarmi'.
E piano piano cominci a vedere da lontano tutto, con una prospettiva diversa.
E la paura che hai all'inizio del viaggio, di non farcela a trascorrere 9 giorni galleggiando in solitudine, lascia il posto alla sorpresa che il viaggio è già finito e non sai più camminare sulla terraferma, e non sai più correre, non sai più parlare con la stessa voce di prima, non sai cosa fare il minuto dopo.
E decidi di iniziare tutto daccapo, una cosa per volta, solo le cose e le persone più importanti, con un tempo diverso, che d'ora in poi sarai tu a decidere.
Come ha detto la mia mamma durante una telefonata prima del ritorno: 'non permettere più a nessuno di toglierti il tempo e il respiro così come hai fatto fino ad oggi'.

E' stato bello questo viaggio, ma è stato bellissimo anche tornare.
E da oggi, si proprio da oggi, si ricomincia.
A presto.






















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