8 luglio 2008

Viaggio a Parigi

Sono stata a Parigi. E’ la quarta volta che ci vado, sempre molto volentieri, per godermi qualche giorno con il mio amore, per respirare l’aria di questa città che, a dispetto di tutto, è terribilmente charmant.
Appena arrivati ci si lascia prendere dai profumi, dai sapori e, soprattutto, dalla luce del posto. Nasce prepotente il desiderio di trasferirsi in questo posto magico, dove tutto è così raffinato, delicato, quasi rosa. Abitini leggerissimi, scarpette bassissime e passi leggeri, capelli biondini e labbra rosa. Parole sussurrate e sorrisi appena accennati, persino la spesa è raffinata, solo una baguette da sbocconcellare piano.
Vuoi mettere la delicatezza con cui i camerieri alle 11 di mattina ti dicono che è tardi per fare ‘petit dejeuner’ e che a quell’ora non c’è più nemmeno un piccolo croissant anche solo per farti contenta e sorridono molto raffinatamente dispiaciuti. Vuoi mettere, le risate delicate dei bambini che giocano nei giardini del Luxembourg, che si arrampicano su strutture incredibili e alte e non urlano mai e non si spingono mai e non cadono mai.



Vuoi mettere le mille luci intermittenti della Tour Eiffel alle due di notte ti sorprendono all’improvviso e sembra che lo facciano solo per te…
E il mercatino indipendente della poesia dove ci rimarresti per giorni e giorni a parlare con persone interessantissime se solo non si ostinassero a parlare solo francese…



E il fascino puro di un raffinatissimo ristorante indiano dove ti senti inebriata dai profumi delle spezie, delle candele, da una sensualissima musica, dall’ottimo cibo servito con un inchino e, infine, da un dono che ti fa sentire una principessa, un profumato bracciale fatto di fiori freschi d’arancio, offerto con il più languido dei sorrisi.…….



Poi arrivata al terzo giorno pensi che forse sarebbe un po’ difficile ambientarti in un posto così, dove dietro ai gentili sorrisi si celano impazienza e fastidio se non parli francese e hai bisogno di farti ripetere la spiegazione del menù.
Dove appena ti riconoscono come italiano pensano di vendicarsi delle sconfitte subite ai mondiali e agli europei di calcio, facendo facili e idiote battute su ‘Materassì’ (e lì gli ricordi comunque il 2 a 0, così schiattano).
Dove sotto la tour Eiffel ne pas possible fermèe un tassì anche se hai le bolle sotto i piedi perché devi andare nelle soste indicate (che non sai dove sono, e anche se lo sai sono sempre lontanissime, li mortè).
Dove ti senti sempre ‘così volgare’, come dice Fiorello, perché hai i capelli ricci e loro sempre lisci e fini e raffinati, perché tu hai la 46/48 e loro sono tutti magri come baguette, perché ti viene da ridere forte e non puoi, perché vuoi parlare ad alta voce e non puoi, perché vorresti scuotere per una volta una bambino e vedere se urla come i nostri e non puoi, perché vorresti dire quando venite in Italia noi la colazione ve la diamo anche a mezzanotte e non puoi.
E allora ti prende la sensazione di intensa e immensa felicità perché stai per tornare in Italia, bella dappertutto ma soprattutto a casa tua in Puglia, dove il profumo del pane cotto nel forno a legna e delle friselle condite con l’olio fatto lo scorso inverno con le tue olive e i pomodorini dell’orto del contadino non hanno niente a che vedere con l’anoressica baguette adatta al raffinato sole di Francia.
Il mio sole è forte e caldo e illumina di luce immensa la mia terra marrone e piena di pietre e alberi di ulivo. Dove nei pomeriggi d’estate puoi scegliere se far dormire i bambini al fresco fino alle 4 e poi portarli sotto gli alberi della piazza a mangiare un gelato crema cioccolato doppia panna o andare al mare e goderti l’aria calda e morbida del tramonto e infine mangiare ricci e triglie fritte, nella carta oleata sugli scogli e rimanere così, in silenzio, ad ascoltare il mare e il suo profumo e sentire sul tuo corpo le carezze di un leggero vento di mare.
E li, in questa terra generosa e forte di emozioni, ti senti davvero regina.



giusto per avere un'idea ....
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