15 novembre 2018

Torta alle noci


Oggi parliamo di delicatezze e di piccole attenzioni...
C'è una signora che spesso va a fare visita a mia madre. E' una sua amica ed è bello per me immaginare i loro incontri fatti di racconti e chiacchiere. Piccoli momenti di svago e di sfogo, ma anche di progetti e di risate. Piccole complicità e piccole magie che accadono solo tra donne.
Ogni volta che va a trovarla non va mai a mani vuote. Porta con se sempre un pacchettino di carta bianca, legato con un filo rosso. E dentro c'è sempre un piccolo dolce.
Ogni volta diverso, ogni volta profumato di antico e di buono. Piccole torte fatte con amore, per dire 'Ho pensato a te e l'ho preparato per te'.
E ogni volta, mentre preparano il caffè o il thè, mamma mette la tovaglietta con i ricami a punto croce, le tazze, avvicinano le sedie e cominciano a parlare.

Per me questi sono esempi di cose belle tra donne che dovremmo tutti copiare, per noi stesse, per migliorare la nostra giornata, per sapere di poter avere uno spazio da colorare solo con i nostri colori, chiuse in casa a raccontarsi.

Ma quante di noi lo fanno? sempre prese dal timore di perdere tempo, di dare fastidio, di essere invadenti?
C'è molto da imparare ancora, forse dovremmo ritornare indietro nel tempo con lo sguardo, e imparare da chi è più maturo di noi. Chi, dall'essenzialità delle scelte di vita fatte, ha saputo cogliere l'essenza delle cose.

Ovviamente ho raccolto tutte le ricette di queste torte regalate e le ho rifatte. Senza cambiare niente. Anzi rispettando anche le dimensioni mini del dolce.

E oggi io ne regalo una a voi.
SHARE:

15 settembre 2016

Strudel di fichi

IMG_8551

Mi son svegliata e c’era la nebbia. Mi sono avvolta nello scialle turchese leggero e sono uscita per respirare l’aria fresca e umida che comincia a profumare di un’altra stagione, che però ancora non è qui. Si sta solo affacciando e sa che la sto aspettando. Mi son goduta i primi brividi di freddo e son tornata in casa perchè il caffè era già pronto e mi aveva avvertito con il suo profumo.

L’estate sta andando via e porterà con se la mia spossatezza, la mia indolenza e la sensazione perenne di disagio che mi accompagna quando c’è caldo.

Sbrigo le faccende in casa perchè ora si, col fresco, che ho voglia di uscire e passeggiare nell’erba bagnata e raccogliere quello che la mia campagna comincia a regalare.

Arrivo in campagna e vado nell’orto, mentre una pioggia finissima comincia a scendere. Mi stupisco nel vedere quante melanzane e peperoni e pomodori ancora ci sono sulle piante e quante ne spunteranno ancora, ora piccole ma promettenti. Ovunque odore di menta, basilico ormai fiorito, salvia e rosmarino. E’ spuntata anche la mentuccia che se la calpesti diffonde un profumo selvatico e antico. Un albero di fichi dimenticato, perchè non ha mai portato frutti, ora è pieno di fichi spaccati e aperti che sembrano fiori rossi.

IMG_8520

E piove….

Lumachine lente mi consigliano di rallentare e io mi perdo in questo pensiero. vorrei tanto fermarmi un pò, ma non è nella mia natura.

IMG_8527

Raccolgo nel cesto quello che posso, erbe aromatiche, cicorielle tenere e ‘sivoni’ appena spuntati, 3 zucchine con un fiore grande, due melanzane viola e una bianca, qualche pomodoro già rosso, peperoni verdi, qualche fico maturo, poche more e anche due lilium e una rosa profumata spuntati a sorpresa nel giardino. Ormai diluvia e non posso più restare. Torno a casa con una bella energia addosso.

IMG_8546

Ci sono i miei nipoti a casa e decido di preparare con loro un dolce. Uno strudel veloce con i fichi da mangiare con la crema pasticcera calda. Insomma ho voglia di autunno anche a tavola. E con loro cominciamo la lezione. Devo combattere con la loro golosità. Rubano pezzi di fichi e cucchiaiate di crema pasticcera calda. E salterebbero volentieri il pranzo per mangiare direttamente il dolce.

strudel1

Ingredienti per lo Strudel veloce di fichi

° un rotolo di pasta sfoglia

° fichi a piacere

° due biscotti da sbriciolare

° una mela

° scorza grattugiata di un limone

° pinoli e uvetta ammorbidita in acqua calda

 

Ingredienti per la Crema pasticcera

° 500 ml di latte

° 2 cucchiai di farina

° 2 cucchiai di zucchero

° 2 tuorli

° la scorza di un limone tagliata sottile senza la parte bianca

 

Stendere la sfoglia sulla propria carta da forno. Sbriciolare i biscotti. Tagliare a pezzi i fichi, sbucciare la mela e tagliarla a fettine sottili e distribuire il tutto sui biscotti. Aggiungere la scorza del limone, i pinoli e l’uvetta. Arrotolare la sfoglia come se fosse un fagotto. Bucherellare la superficie e infornare a 180° fino a doratura.

Preparae nel frattempo la crema pasticcera. Mettere a scaldare in una pentola di acciaio 400 ml di latte e la scorza del limone. In una ciotola amalgamare benissimo, senza grumi, la farina, lo zucchero, i tuorli e 100 ml di latte. Quando il latte sul fuoco comincia a fumare, prima dell’ebollizione, aggiungerlo piano piano, sempre mescolando, nella ciotola degli altri ingredienti. Rimettere il tutto nella pentola e continuare a mescolare finchè si addensa.

Servire lo strudel a fette, spolverizzato di zucchero a velo, su una base di crema pasticcera calda.

 

 

strudel2

SHARE:

2 settembre 2016

Confettura di more

confettura di more

Stamattina mi son svegliata come tutti i giorni alle 6,18. E come al solito ero accaldata, tanto da non poter più sopportare le lenzuola. A piedi scalzi sono andata in cucina, ho aperto la tapparella e sono uscita nel balcone per poter respirare l’aria fresca del primo mattino. E per la prima volta dopo tutta l’estate, ho sentito un brivido sulla pelle. E’ arrivato settembre, mi son detta, finalmente. In un attimo, il colore dei muri delle case intorno, i rumori della gente che torna ad essere indaffarata, il freschetto che ti suggerisce di portare con te qualcosa per coprirti….. mi hanno riportato alla mente gli ultimi giorni delle vacanze in campagna a nonna, il primo giorno di scuola, con il grembiule nero, la cartella e i libri che profumavano di carta nuova, i capelli ben pettinati in quel modo particolare che solo la mia mamma sapeva fare, il fiocco bianco che non era mai bello e teso come quello della più brava della classe…. E la sensazione che stesse ricominciando un nuovo anno pieno di promesse.

E si, perchè per me l’anno comincia due volte. A mezzanotte del 31 dicembre e il primo settembre, quando finalmente si abbandona quello stato di pigrizia e indolenza, portato dalle vacanze, dall’estate e dal caldo, e si riprende in mano quella parte della propria vita che profuma di progetti, di cose nuove da fare, di fresco che ti spinge a muoverti. Ti vien voglia di cambiare tutto, la disposizione dei mobili, il taglio di capelli, hai voglia di buttare via tutto il vecchio per aprire nuovi spazi da non riempire più, libri nuovi da iniziare a leggere, corsi per imparare cose nuove….insomma, tutto un fermento pieno di vita.

Mi fermo per una serie infinita di starnuti che mi fanno sorridere e che mi ricordano di non restare oltre fuori a godere di questo fresco. Rientro e preparo la colazione. E sorrido ancora quando apro il barattolino piccolo della confettura di more, perchè è un piccolo capolavoro di colori, profumi e pensieri. Solo qualche giorno fa ero nella stradina chiusa che costeggia il trullo, con mio figlio, mancavano poche ore alla sua partenza e ci siamo ritagliati qualche momento solo per noi, per parlare ‘cuore a cuore’, mentre raccoglievamo fichi nuovi appena maturati e more nere e profumate di selvatico. Quei momenti che sanno di silenzio e parole del tardo pomeriggio di un’estate che sta finendo, colorati di rosaarancione, con il sole basso, che ancora da tepore, e tu sei combattuta tra la struggente malinconia di un’imminente distacco e la gratitudine per quello che hai li, in quel momento magico e cerchi di rubarlo in fretta e chiuderlo dentro di te, per attiggerne quando ne avrai bisogno. Come ora. Ecco, perchè sorrido. Perchè quello che ora mi accompagna nella colazione non è solo frutta e zucchero, ma è una delle cose più preziose che ho nel mio cuore. E la mangerò piano e poco per volta, aspettando i prossimi abbracci.

IMG_8385

Confettura di more

- 1 kg di more

- 1 mela

- 1 limone biologico

- 100 g di zucchero

Lavare le more ed eliminare le eventuali impurità. Lavare il limone, grattugiare la scorza e spremerlo. Sbucciare la mela, grattugiarne una metà e tagliare a pezzi piccolissimi l’altra. Mescolare tutto in una pentola di acciaio e coprirla con un coperchio. Aspettare per qualche ora che si sciolga lo zucchero e che si amalgamino tutti gli ingredienti. Quindi metterla sul fuoco basso e aspettare che si disperda quasi tutto il liquido che si formerà. Io preferisco lasciarne un pò per renderla più spalmabile. Quando sarà pronta e ancora bollente, versarla nei barattoli puliti e sterilizzati, fino all’orlo. Chiudere con il tappo e capovolgerli fino a quando saranno raffreddati. Per essere sicuri che duri a lungo farli bollire anche a bagno maria. 

confettura di more1

SHARE:

12 ottobre 2015

Vellutata di carote, patate, zucca, con profumo di rosmarino.

IMG_8812

Oggi sono a Roma. Sapete che vivo con un piede giù nella mia Puglia e un piede qui e altrove. Ma stasera sono qui. E aspetto amici che verranno a mangiare le melanzane ripiene e le bietole rosse che ho preparato per cena. E’ ottobre, ma di quelli belli che rendono ancora più bella questa città e l’aria che si respira sul mio terrazzo pieno di fiori è fresca al punto giusto per cenare ancora fuori. Ho piantato gerani rossi e fucsia, ringospermi, (che nome orribile porca miseria) già grandi che si arrampicano sui muri e sulle grate. Ho piantato ciclamini, eriche e piante di coloratissimi peperoncini. E erbe aromatiche, rosmarino, origano, menta, prezzemolo, timo e basilico. Ho preparato tutto per ospitare tanta gente ed organizzare le mie cene social.  E le preparerò. Ma dovrò aspettare ancora un pò. Per ora ho un piccolo contrattempo da risolvere. Ma poi torno. E infatti per questo ho deciso di scrivere un post stasera e poi non so quando potrò farlo. Non posso portare con me questo computer che già da i numeri. Sto rinunciando a fare le foto con la mia reflex (vedi le foto della mia mamma come sono belle…..) e mi accontento dell’iphone. Ma non posso fare come le lumache e portarmi dietro tutta la casa ogni volta. Viaggio troppo e tutto pesa. Quindi portiamo pazienza.

A pranzo ho mangiato una vellutata buonissima. Ancora sono nel mood dieta. E non per costrizione ma per vero piacere sto mangiando molta verdura, pochi carboidrati e zero dolci. Per ora funziona, almeno a non farmi sentire pesante. Ho smesso di pesarmi perchè anche la bilancia subisce la stessa sorte del pc e della macchina fotografica. Quindi avrò una sorpresa quando mi peserò. Per ora cammino, e tanto. E mi fa bene. Mi compiaccio di andare a fare la spesa ai mercatini, dove godo della simpatia degli ortolani romani e delle cose buone che portano. E torno con la sporta colorata e profumata di ortaggi freschi.

Ho comprato questo mazzo di carote, delle patate, cipollotti freschi e con il rosmarino che ho piantato in terrazza ho preparato una cosa davvero buona.

La parte verde delle carote l’ho cotta a parte per un’altra ricetta di ieri. Ma quella ve la spiego la prossima volta. E ho preparato anche il pane, integrale e con i semi. E’ venuto buonissimo. Ho tostato due fette nel tostapane per accompagnare la vellutata e …. come al solito le cose buone fanno bene al cuore.

Ecco qua….

vellutata

Vellutata di carote, zucca, patate al profumo di rosmarino.

- due carote

- due patate

- una bella fetta di zucca

- due cipollotti, compresa la parte verde

- due cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva

Pelare le carote e le patate. Pulire la zucca. Tagliare a tocchetti tutto, compresi i cipollotti. In una pentola versare l’olio e i tocchetti e far soffriggere velocemente. Salare e aggiungere acqua tanto quanto basta per coprire il tutto. Far cuocere finchè le patate e le carote saranno morbide. Quando manca ancora qualche minuto aggiungere un rametto di rosmarino. Completare la cottura. Eliminare il rametto e con il minipimer ridurre tutto in una crema vellutata. Servire caldo con ancora un filo d’olio e qualche ago di rosmarimo. Tostare nel frattempo due fette di pane integrale per accompagnare la vellutata.

patate

SHARE:

10 ottobre 2015

Le mani della mia mamma

_MG_4375

Oggi parlo delle mani della mia mamma. Di quelle che sanno fare mille cose. Nervose e un pò doloranti da qualche tempo, ma mani che creano meraviglie. Le fotografo spesso cercando di fissare in un’immagine anche i suoi insegnamenti. Le sue mani mi hanno accarezzato, hanno tenute strette e ferme le mie per non farmi scappare e per non farmi seguire strade che non approvava. Mi hanno anche dato schiaffi per una sbrigativa ma efficiente educazione, quando pensava che non fossi stata educata nel risponderle. Mi hanno mostrato cosa fare e non fare. Mi hanno rimproverata e subito dopo abbracciata. Mi hanno insegnato come prima cosa ad asciugare piatti e stoviglie, girare per ore litri di latte intero per fare crema pasticcera, e qui mi hanno insegnato la pazienza nel fare le cose, resistendo senza lamentarsi.

Mi hanno insegnato che si può e deve imparare a fare tutto. A cucire un orlo, a tenere in mano l’uncinetto. Perfino a ricamare. E a concentrarsi per ogni cosa che si fa, e non procedere distrattamente, perchè altrimenti le cose non vengono bene. Ma soprattutto mi ha insegnato a cucinare, dosare e assaggiare non solo con la bilancia ma anche con gli occhi e con la mente.

Ma…. hai voglia a fare la focaccia secondo le sue istruzioni, o a intrecciare cartellate come le fa lei, o a tentare di fare cavatelli e orecchiette. Siiii. La focaccia l’ho fatta con lei e ho avuto la sua approvazione, ma poi, tadaaaaaaa, sorpresaaaa,  il sapore non era uguale. Le cartellate, le mie sono belle e buone, ma le sue sono anche tutte uguali. Ma tutte tutte, e non c’è pericolo che lei si sbagli di una sola. Ha negli occhi, nella mente e nelle mani una precisione che incanta.

E poi dovete guardarle quando sistema i fiori. Da sempre ogni volta che vado in campagna, al trullo, appena vedo che son fiorite le rose, e sono belle, al punto giusto…. non le lascio li solo per rispetto alla natura. Le raccolgo per portarle a lei. Anche se è solo una, con qualche cosa di verde, che sia rosmarino, o un rametto di ulivo o un pò di citronella profumata, anche semplice erba…. la porto a lei e aspetto che sistemi tutto anche in un semplice bicchiere. Mi siedo e guardo. E mi incanto. Perchè bisogna avere dentro di se l’idea di bellezza per poterla portare fuori e mostrarla anche con due fili d’erba incrociati.

Giorni fa c’erano un pò di fiori fioriti già da un pò. Avrebbero avuto ancora un paio di giorni di vita. Ma erano nel pieno del loro splendore. E così, come faccio di solito, ho li ho raccolti,  rose rosse, rosa, tagete arancioni, daliette giallorosse e ne ho fatto un piccolo mazzetto. E guardate un pò cosa ne ha fatto lei.

Oggi vi regalo questo incanto.

_MG_4400

_MG_4395

_MG_4398

SHARE:

22 settembre 2015

Cicerchie piccanti e fagiolini alla menta (primo giorno di dieta)

cicerchie lunedi pranzo

Ci siamo. E’ ora di prendere una decisione. Questa volta seriamente. Basta giocare, provarci, per poi tornare indietro. Devo assolutamente perdere peso e anche velocemente. Ho un dolore strano al ginocchio, non localizzato in un unico punto che mi impedisce di camminare per lunghi tragitti e quindi anche di fare qualsiasi attività. Non che io sia una stacanovista del jogging, ma almeno facevo passare delle lunghe passeggiate per attività sportiva. Soprattutto a Roma, dove è facile fare 10 km guardandoti intorno tra le cose belle che ci sono, e dopo aver dato un’occhiata a Runtastic ti rendi conto che hai camminato forte e non te ne sei accorta (se non fosse per il dolore all’L4-L5-S1 che ti sta bloccando progressivamente, e che ti costringerà all’immobilità per almeno due giorni).

A parte l’età, a parte una certa predisposizione genetica ereditata dal papà (che se avessi ereditato dalla mamma ora avrei la preoccupazione opposta, quella di non poter prendere peso, ma almeno avrei potuto fare la foodblogger senza problemi) …. insomma io non so perchè non ci riesco a dimagrire. E non mi si dica ‘che tu cuciiiiini quelle cose buone e poi te le mangiiiiiii’ perchè non è vero. Io assaggio, e anche quantità ridicole, tanto che mia madre spesso si arrabbia, e mi dice ‘un giorno di questi ha cadè nderr (un giorno di questi sverrai!) ca debolèzz’.    Perchè sento un coro silenzioso e ammiccante di ‘se…se…’?

Vabbè, meglio non badare agli scettici ironici.

Oggi ho la visita dall’ortopedico che segnerà una svolta nella mia vita. Dipenderà da quello che sentenzierà. Intanto da 15 giorni ho iniziato una dieta, grazie alla quale sono caduta in depressione, perchè…. non ho perso manco 100 grammi. Sarà sicuramente la bilancia. E così ieri sono andata a comprarne una nuova. E da oggi documento (in segreto ovviamente), il peso sulla bilancia nuova. E documento anche quello che mangio. Così vediamo se ottengo il sostegno morale da parte vostra.

Ieri il menù prevedeva legumi con pasta o senza e verdura. E io ho scelto le cicerchie e i fagiolini.

Ecco qui le ricette. (ma uèèè!)

cicerchie solo

Cicerchie piccanti

- 50 g di cicerchie secche (o 190 gia cotte)

- una cipolla

- uno spicchio d’aglio

- una costa di sedano e un pò di prezzemolo

- due pomodorini

- mezzo cucchiaio di olio extravergine di oliva

- un peperoncino fresco da aggiungere al momento di servire

Mettere in ammollo dalla sera precedente le cicerchie. Quindi sciacquarle, coprirle di acqua e metterle a cuocere a fuoco lento. Schiumarle. Aggiungere il resto degli ingredienti ben lavati. Portare a cottura a fuoco lento. Al momento di servire aggiungere mezzo cucchiaio di olio extravergine di oliva e peperoncino fresco secondo i propri gusti.

fagiolini

Fagiolini alla menta.

- fagiolini freschi

- menta fresca

-aglio (facoltativo)

- mezzo cucchiaio di olio extravergine di oliva

Spuntare le estremità dei fagiolini, lavarli bene e lessarli.

Condirli con aglio, olio e menta.

 

#annatheniceadieta

SHARE:

20 dicembre 2014

I verzolini e il Podere Casale sui colli piacentini

gutturnio

Scrivo al mio tavolo all’ora del tramonto. Le corse di questo periodo dell’anno, così frenetico, così ricco di ansie, chiedono quiete. Ma ancora non è tempo di fermarsi. Ancora non tutto è pronto… ma forse sono troppo esigente e pronto non lo sarà mai. Ma ho anche imparato a fermarmi solo un momento per calmare il respiro. Oggi ho preparato tutto per il ritorno a casa dei miei figli … E mi soffermo a pensare ai viaggi che riempiono da sempre la mia vita. E soprattutto ai viaggi di cui conservo un bel ricordo per le persone che ho incontrato e per le cose buone che ho assaggiato. Nella pausa del mio pranzo ho preparato per me una ricetta che mi è tornata in mente mentre sorseggiavo un bicchiere di vino speciale. Per un istante son tornata indietro nel tempo…..

poderecasale3

Di ritorno da Milano un pò di tempo fa, come nostro solito, decidemmo di non prendere l’autostrada e di avventurarci per percorsi a noi sconosciuti. Altre volte vi ho raccontato di questa nostra passione e delle belle sorprese che ci son capitate. E anche questa volta stavamo attraversando verso il tramonto una zona che piano piano diventava magica. Era autunno e intorno a noi filari di viti che avvolgevano dolcemente le colline, coloravano tutto di incredibili sfumature di verdi, rosso e giallo.E colline ovunque. Uno spettacolo che ci prese il cuore tanto da decidere di cercare un posto dove dormire per poter godere ancora di questa luce.

poderecasale2

Chiedendo un pò di informazioni ci indicarono un posto poco lontano e li ci dirigemmo… E fu così che conoscemmo il Podere Casale, i suoi proprietari, la signora Daniela e suo figlio Nicolas, le fantastiche torte servite per la nostra colazione, l’antica torre medioevale che ancora domina altera, le camere recentemente ristrutturate e pulitissime, (la nostra addirittura con l’idromassaggio!!!) ma soprattutto conoscemmo una sensazione di piacevolissimo relax che ancora ricordo. Il giorno dopo rimanemmo molto colpiti anche dalla qualità dei salumi che assaggiammo per poter assaporare i vini di loro produzione. Un Gutturnio superiore (di cui poi facemmo scorta…. e il vino di oggi era proprio quello, ecco il perchè di tutta questa nostalgia), la Malvasia e l’Ortugo frizzante.

poderecasale

Peccato non fosse piena estate e per questo non potemmo godere della loro bella piscina, posta in posizione panoramica, ma ci siamo ripromessi di tornarci ancora, e la programmeremo di sicuro come lunga sosta di qualche lungo viaggio. Anche perchè ho un ricordo piacevole anche della cucina piacentina dei ristorantini vicini all’agriturismo….

E, a proposito di ricetta, oggi ho associato questo vino ai verzolini…  ricetta tipica proprio di questi posti incantevoli.

Fine della pausa, il lavoro continua… e mi devo risvegliare da questi ricordi. Condivido con voi la ricetta e il consiglio di andare personalmente a verificare se quello che vi ho raccontato è vero. L’indirizzo lo trovate QUI e il promemoria del vino lo metto di seguito.

verzolini

I verzolini

- 6 foglie di verza (io ho usato quella rossa, ma quella verde è più leggera)

- due patate grosse

- sale, pepe, noce moscata,

- una noce di burro

- tre cucchiai di parmigiano

- due salsicce (o a piacere salumi, o carne lessa)

Sbollentate per qualche minuti le foglie di verza intere. Eliminate la pelle alle salsicce e sbriciolatele in una padella dove avrete versato un paio di cucchiai di olio.

Appena cotte versatele in una ciotola con le patate lesse schiacciate ancora calde e aggiungete il sale, il pepe, la noce moscata, e il parmigiano.

Riempite le foglie di verza con questo ripieno e avvolgetele come un pacchettino. Riporle con i lembi verso sotto, in una teglia da forno imburrata. Spolverate con parmigiano e piccoli fiocchi di burro. Infornate a 200° per circa 30 minuti.

Vino consigliato Gutturnio Superiore.

SHARE:

22 novembre 2014

Spaghettoni con gamberi rossi e pesto di pistacchio (in barca)

barca1

Il venerdi è una giornata bellissima. Per me forse la più bella della settimana. Perchè contiene in se tutte le aspettative del fine settimana. Ti fai i film di quello che potrai finalmente godere, a partire dal venerdi sera, tutto il sabato e metà della domenica. E si, metà perchè l’altra metà è già triste attesa e anticipo del lunedi.

Però il venerdi è il giorno in cui di solito si arriva affannate dopo una settimana di corse e impegni, per colpa dei quali hai un pò trascurato la casa e, se vuoi davvero che il fine settimana sia di risposo e/o divertimento, dovrai concludere tutte le pulizie per non avere sensi di colpa. E ne risulta quindi che ti devi alzare prestissimo la mattina, per pulire pulire pulire, fare la spesa e cominciare a preparare la cenetta per la sera che sarà come sempre una serata romantica di ritorni a casa, e poi perchè mai ci infili sempre qualcos’altro che poi non sai mai se ce la farai o no?

Ma io non so mai dire di no, e mi riprometto di imparare. Insomma prendo un impegno a Bari per le 16 e mi organizzo. Arriva una telefonata….. Come, vieni a Bari e non mi avvisi? allora non accetto rifiuti. Ti aspetto alle 13,30 a pranzo, a questo indirizzo… Porta le mozzarelle.

Dico, ok.

Arrivo e sono al porto. Un porto pieno di barche, bellissime barche a vela. Il mare è una tavola, 19° di tepore nell’aria, e la luce di un bellissimo sole di autunno tutto intorno. Cerco il nome della barca, mi affaccio e trovo tutti ad aspettarmi, sotto coperta, con una tavola imbandita di cose buone e ricercate. Profumo di mare ovunque, e fra un pò anche sapore.

Cosa posso dire? che la vita è meravigliosa, perchè quello che ho intorno è pura magia, amici che mi vogliono bene, che cucinano per me, che mi pregano di stare con loro. E poi questo sole, questo mare, questo caldo, questa mia terra fantastica, non è un regno incantato?

barca2 barca3

Spaghettoni con gamberi rossi e pesto di pistacchi (in barca) (Ricetta di Pasquale Trentatrè e la partecipazione emozionale di Antonella M.)

- 50 g di spaghettoni di quelli buoni a testa

- 3 gamberi rossi freschissimi a testa

- olio extravergine di oliva

- uno spicchio d’aglio intero

- un cucchiaino di pesto di pistacchi a testa

- pepe nero macinato al momento

- una barca, una giornata di sole, il mare calmo e qualche amico che prepara tutto per te.

Far cuocere al dente gli spaghettoni e nel frattempo far riscaldare l’olio con l’aglio e le teste di gamberi. Il tutto deve cuocere piano e non bruciare, ma deve solo far amalgamare bene tutti i sapori. Eliminare le teste e l’aglio.

Appena pronta la pasta scolarla al dente  e versarla nell’olio, dove verserete ANCORA CRUDI i gamberi. Far saltare bene il tutto e condire con pepe nero macinato al momento. Servire caldo.

IMG_0218

IMG_0236

IMG_0240

SHARE:

21 ottobre 2014

Vellutata di zucca con riso selvaggio e porri croccanti

vell

E poi ci son mattine in cui resti seduta e immobile ad aspettare che il rumore del caffè che esce dalla macchinetta sia finito. E aspetti ancora un pò, perchè vuoi che finisca del tutto. Stancamente ti alzi e ti prepari la colazione fatta solo di caffè e zucchero, tanto e caldo, anzi bollente. Ti risiedi e ti sforzi di fare il punto di questa situazione.

Quale? la tua. E senti che ti devi mettere di fronte al problema da affrontare, che è la causa di tanti altri problemi,  alla cosa di cui senti di più la mancanza. Il tempo. Benedetto tempo che ci è sempre donato, maledetto tempo che però ci sfugge ridendo di noi. Appena svegli la mattina pensiamo di averne almeno per 16 ore, tutte da riempire, da dividere per colori, nero per quello che devi fare, grigio per le cose tristi, turchese per i sogni, rosso per l’amore, giallo per quando devi correre, smeraldo per quello che ti piace fare, verde per riposare. E così, a seconda di quello che riuscirai a fare sul tuo calendario dell’anima si coloreranno le giornate. Ci saranno quelle nere, quelle grigie, quelle arcobaleno, in cui ti sentirai brava perchè sarai stata capace di fare tutto e così via. Mi piacerebbe poterne creare uno, da riempire, come un diario, giorno per giorno, verso sera, prima di andare a dormire, per poi vedere e capire con un solo sguardo di che colore è la vita mia.

E’ così grande il dono del tempo che ci è dato e per chi ha un animo inquieto e curioso, non è mai abbastanza. Io cerco di svegliarmi presto per poter iniziare con qualcosa di bello, facendo colazione, scrivendo o leggendo, da sempre è così. E questo mi fa sentire bene per affrontare l’incognita della giornata. Ma appena comincio a muovermi le ore mi sfuggono dalle dita. Forse il mio ritmo interiore che vorrebbe fare mille e mille cose, non combacia più con quello fisico, che richiede arrendevolezza e calma. Non è più il tempo dei tre piani saliti di corsa, o delle notti passate a parlare fino all’alba, o delle giornate passate a correre e a sollevare pesi di ogni tipo. Ora è il tempo in cui le scale le salgo per allenare il fiato, ma non di corsa, ancora con una certa sfrontatezza si, ma non di corsa. Le mie chiacchiere serali, sfumano nel sonno verso l’una, e mi ritrovo ad aver abbandonato involontariamente la compagnia, scivolando nel sonno, parlando. E le mie giornata sono si sempre piene, ma ogni tanto mi devo fermare per poi riprendere. E intanto non sono solo le ore a sfuggirmi di mano, ma anche i giorni. Ti ritrovi che i figli sono cresciuti e andati via, hai finito di pagare il mutuo che, al momento in cui hai iniziato, pensavi non sarebbe finito mai, mentre la casa e il fisico hanno già qualche ritocco da fare……

Suona il cellulare. E’ mio figlio che mi chiama per darmi il buongiorno. E si parla del ‘cosa fai oggi?’, e giù un elenco allegro di racconti di ieri, che continueranno nell’oggi. E ti accorgi che ieri hai fatto tanto e oggi ti proponi di farne altrettanto. Ma non solo faccende domestiche banali, ma incontri con gente per lavoro, per insegnare a qualcuno ad aprire e gestire un blog, per progettare corsi per gli stranieri che vogliono imparare da me a cucinare pugliese, e poi fare il biglietto per andare in Germania a preparare dolci pugliesi, ecc…. e poi racconti che la nonna si è iscritta ai corsi di informatica (per imparare a leggere il blog da sola), al corso di ginnastica e ha fatto l’abbonamento al cinema….  E rido con lui quando dice ‘ho una famiglia meravigliosa, piena di persone speciali’. E apro gli occhi, quasi mi risveglio.

E li capisco che non è vero che il ritmo è lento. E’ tempo di accompagnare ancora i figli, che in realtà non sono andati via per sempre, ma solo per il momento e ancora torneranno, ricchi di esperienze fantastiche da raccontaci. Di mutuo quasi quasi ne apriremo un altro, per garantirci tanto tempo ancora per poterlo pagare. Una volta mia madre, vedendo la malinconia di chi compiva cinquant’anni, malinconia per il tempo che stava passando, disse ‘ ah figli miei se avessi io cinquant’anni, sai quanti mutui aprirei?’. E li capisci che non devi guardare il tempo che ormai è passato, ma quello che, speri, hai davanti a te. E cominci a piluccarlo con piacere, giorno per giorno. Ora per ora.

E sei grata anche per il  saper vedere ovunque i colori. Anche nelle cose che ti prepari per spennellare di giallo ocra, con una semplice zucca, l’ora del tuo pranzo.

Vi insegno a dipingere il vostro pranzo di oggi allora. Buona giornata a voi.

vell1

Vellutata di zucca con riso selvaggio e porri croccanti

- 300 g di zucca già pulita

- una patata grossa

- un porro

- cinque cucchiai di olio extravergine di oliva

- due pugni di riso selvaggio

 

Sbucciare le patate e tagliarle a cubetti.

Tagliare a cubetti anche la zucca.

Eliminare le foglie esterne del porro e tagliare a rondelle il porro fino alla parte verde.

IN una pentola versare tre cucchiai di olio, i cubetti di patate e di zucca, le rondelle chiare del porro e far rosolare.

Coprire di acqua, salare e portare a cottura a fuoco medio per circa venti minuti.

Lessare nel frattempo il riso selvaggio, scolarlo.

In una padella versare gli altri due cucchiai di olio e far rosolare a fuoco vivace le rondelle verdi di porro. Tenerle in caldo.

Appena patate zucca e porri saranno cotte, spegnere e frullarle con un frullatore a immersione. A piacere si può aggiungere anche qualche cucchiaio di panna per dare un tocco più morbido.

Assemblare il piatto versando in una ciotola un mestolo di vellutata, una manciata di riso e decorare con i porri verdi croccanti.

vell2

SHARE:

17 settembre 2014

Storia di un fico sciroppato

fichi

Era una di quelle estati in cui arrivi stanco distrutto al periodo delle cosiddette ferie. Manco il tempo di organizzare una piccola vacanza, niente. Niente prenotazioni, niente idee, niente forza di fare nemmeno un tentativo… poi ad agosto con queste premesse dove vai? Ma quando la stanchezza è tanta, questa può generare o il nulla, l’inerzia totale, o la vera follia. A noi toccò quest’ultima.

Infilammo in valigia poco di tutto, sufficiente per un’idea di mare, di montagna, di caldo e di freddo, cuscini in macchina per i bimbi (e si, avevamo anche piccoli i due figli), gameboy per tappare la bocca ad eventuali lamentele per il troppo tempo in macchina, decidemmo solo di dirigerci verso nord,  senza toccare l’autostrada e … via, partimmo. All’avventura. Senza aver prenotato niente. E non c’era manco internet sul cellulare con google e app varie. Così come due pazzi avventurosi, con due bimbi al seguito che si fidavano ciecamente di noi. Sapevano che tra le tante cose avremmo incluso anche cose buone da mangiare e luoghi divertenti da visitare.

E così iniziò un viaggio bello, bellissimo durante il quale visitammo parchi di divertimento, andammo in giro a Ferrara con le bici, sotto il solleone, ci lanciammo con le carrucole nei parchi, andammo al mare, a Comacchio a mangiar le anguille che, scoprimmo, sapevano di fango, telefonando ‘strada strada’ ai vari B&B del posto che avremmo visitato, per essere sicuri che alla fine di ogni  giornata, stanchi morti, avremmo comunque avuto un posto dove dormire.

E così capitammo in un posto chiamato Oriolo Fichi, vicino Faenza. Luoghi a noi sconosciuti del tutto. Avevamo prenotato in un agriturismo, chiamato ‘La Sabbiona’, così, a fiducia. Volevamo una soluzione per una notte, familiare, dove poter mangiare cose genuine… per poi ripartire il giorno dopo per un’altra avventura. Arrivammo tardi, sera inoltrata, la cucina era appena chiusa e la signora che ci accolse ci disse che poteva preparare qualcosa al volo, giusto quello che c’era ….

E così ci vedemmo arrivare una piadina calda calda, di quelle vere, con un formaggio ancora caldo chiamato ‘squaccherooone’ (che allora non conoscevo), e….. un fico sciroppato grondande di sciroppo tiepido.

Uno di quei momenti di magia pura in cui ti chiedi se è vero che stai vivendo li, proprio in quel posto, che stai assaggiando proprio quel sapore, in mezzo ai grilli della sera, in mezzo ad un vigneto in salita, in un luogo lontano da casa tua?????

Quel momento è rimasto marchiato a fuoco nella mia memoria…

Abbiamo quindi concluso la cena con salumi, formaggi, e frutta e siamo andati a dormire, stanchissimi. IL giorno dopo, ottima colazione e via, per continuare l’avventura.

Son passati tanti anni, non ricordo più nemmeno quanti… ogni tanto mi tornava in mente quel sapore, quella sera, quella sensazione di pura poesia. Superata quella pochissima, quasi inesistente, timidezza, o forse scetticismo che mi faceva temere di essere presa per pazza, in un pomeriggio di un autunno incipiente, decisi di cercare su internet ‘La Sabbiona’. E con grande gioia vidi che era sempre li, con le stesse foto, forse le stesse persone, non so… ma era li. Con tanto di mail. E allora mi decisi a scrivere, raccontare questa storia e chiedere…. la ricetta di quei benedetti fichi sciroppati. E la risposta fu gentilissima, stupita, riconoscente e precisa. MI inviarono la ricetta che per due anni ho provato e riprovato a realizzare, ma con scarsi risultati. Mi venivan fuori sempre dei pasticci e il motivo era semplice. Utilizzavo il tipo di fichi sbagliati, senza picciolo, già un pò aperti e quindi si disfacevano durante la cottura. Ho riscritto e, con la santa pazienza, mi hanno ri-spiegato come fare e cosa non fare.

E così son riuscita nell’intento. E così … ho comprato una piadina, lo squaccherone e con i fichi ancora caldi (non ho potuto aspettare!) ho rivissuto la stessa magia. E ho sorriso tutto il pomeriggio come una scema, perchè ero veramente, veramente felice.

fichi2 E ora vi trascrivo la mail che contiene la ricetta.

Gentile Anna

La ringrazio per la sua memoria. Le darò la ricetta, la sua pazienza nel provare deve essere ricompensata. Credo che comunque sia fondamentale il tipo di Fico “ fico della goccia” si chiamano cosi. E’ utile il clima non troppo umido. Allora per 1 kg di Fichi maturi ma sodi, con il picciolo, aggiungere 400 grammi di zucchero, poi un limone tagliato fine ogni 3 kg di Fichi. Lasciar bollire per diverse ore + la pentola è grande e piena + occorre tempo. Quando i fichi sono scuri, lo sciroppo è liquido ma un poco + denso. Per Circa 5 kg occorrono 5/6 ore do cottura, mai mescolare, solo abbassare un poco i fichi, per far venire a galla gli ultimi.

Mi farebbe piacere il link al nostro sito con  la citazione “ ricetta della Sabbiona, Agriturismo e cantina, Faenza “ (cliccateci su…. eheheheh)

Cordiali Saluti

SERENA

fichi3

SHARE:

16 ottobre 2013

La Cassata cotta e l’Autunno

cassata cotta1

Strana aria si respira stasera. E’ una di quelle serate d’autunno che di solito portano tepore e profumi al cuore, ma che invece oggi è carico di malinconia. In mezzo alla solita corsa che è la mia vita, oggi tante cose, tanti pensieri, tante strade che si sono incrociate, mi hanno fatto fermare e pensare. Correndo non si ha il tempo per riflettere. Bisogna fermarsi. Guardarsi intorno per mettere a fuoco quello che si ha davvero e il tempo che si sta vivendo, serve per avere la giusta consapevolezza della propria vita.

Una ‘Terra di mezzo’ come nel libro che amo di più al mondo, ecco, questo mi sembra ora il mio tempo. Quasi un crocevia della vita. Finora abbiamo camminato tutti insieme. C’era chi sosteneva me, mentre io sostenevo i miei figli, per farli crescere. Ora i figli partono per la loro strada, che non è più la stessa mia, e nello stesso tempo io mi giro per prendere sottobraccio chi mi ha dato la mano per indicarmi la strada giusta finora. Devo essere forte per affrontare i cambiamenti, ma quando ti senti il cuore frammentato e distribuito in tanti punti della terra, proprio forte non ti senti.

E le sere d’autunno, un pò malinconiche possono arrivare anche d’estate o in primavera. Quando capisci che non è il mese o la temperatura o la frutta di stagione a determinarne l’esistenza, ma solo il tuo cuore.

E ti fanno compagnia le storie di altre donne che si raccontano, di quando anche loro hanno vissuto i distacchi con i figli, per luoghi e tempi ancora più lontani. E allora capisci che tutto questo è…. la vita.

autunno1 autunno2 _MG_3200

Vabbè … voglio pensare che domani ci sarà il sole va….  Un bel sole caldo di questo ottobre che se vuole sa anche accarezzare. Si avvicina il fine settimana… si fanno progetti nuovi da condividere in famiglia e con gli amici. E si organizzeranno uscite per festeggiare questa stagione. A dire il vero l’abbiamo già festeggiata un paio di domeniche fa. Quando con la prima uva e le prime castagne da assaggiare, il ritorno del fresco che giustificava il ragù, con gli amici ci siamo ritrovati in campagna. E io ho preparato questo dolce che viene da lontano, dal cuore della Sicilia e di una mia amica bellissima, di quelle donne che ti entrano subito dentro l’anima attraverso gli occhi e la pelle, perchè bella, ma bella davvero. Dentro, fuori, piena di femminilità con tacchi da capogiro sempre ovunque, portati con sicurezza. Piena di calore mediterraneo che ti abbraccia con il suo accento siciliano, non solo quando le parli a telefono, ma anche quando ti scrive. Lei ho chiamato per avere lumi su una ricetta assaggiata insieme, e lei me ne ha consigliata un’altra. La sua ‘Cassata cotta’. Una meraviglia. Che ora, su foto rubate al volo e non perfette come meriterebbero… vi offro.

cassata cotta2

Cassata Cotta

(per la frolla)

- 300 g di farina 00

- 70 g di zucchero fino tipo Zefiro

- 3 tuorli + 1 albume

- 30 g di cacao amaro

- 150 g di burro

- sale un pizzico

- mezza bustina di lievito per dolci

(per il ripieno)

- un fuscello di ricotta sgocciolata (meglio se del giorno prima)

- 5 cucchiai di zucchero

- scorze di arancia candita

- 6 cucchiai di gocce di cioccolato

- un cucchiaio di liquore profumato a piacere

- 6 plum cake o un piccolo pan di spagna

Impastare tutti gli ingredienti per la frolla al cacao, avvolgete in carta da forno, o pellicola e lasciate riposare in frigo per almeno un’ora.


Con due terzi della frolla foderare uno stampo alto, precedentemente imburrato e infarinato.

Sbriciolare tre plum cake e distribuirli uniformemente alla base.

In una ciotola lavorare bene la ricotta con lo zucchero. Aggiungere le gocce di cioccolato e le scorzette di arancia e il liquore. Versare sulla frolla.

Sbriciolare gli altri tre plum cake.

Stendere la frolla restante e coprire il dolce, sigillando i bordi.

Cuocere in forno già caldo (160°/180°) per circa 30 minuti.

Quando è cotto lasciarlo raffreddare. Capovolgerlo in un piatto di portata e spolverizzarlo con zucchero a velo.

La versione originale la trovate qui… è un pò diversa ma, si sa, io non ce la faccio a non personalizzare.

_MG_3217

and here's a new…
From today I will try to write the English version of my recipes
Forgive my translations…

Cassata Cotta (English version)

( for the pastry )

- 300 g flour 00

- 70 g sugar

- 3 egg yolks + 1 egg white

- 30 g of cocoa powder

- 150 g butter

- A pinch of salt

- Half a packet of baking powder

( for the filling )

- A wisp of drained ricotta cheese (better the day before )

- 5 tablespoons sugar

- Candied orange peel

- 6 tablespoons of chocolate chips

- A tablespoon of liqueur

- 6 plum cake or a small sponge cake

Mix all the ingredients for the chocolate pastry , wrap in waxed paper or plastic wrap and let rest in refrigerator for at least an hour.

With two-thirds of the pastry line the tin top, has been buttered and floured .

Crumble three plum cake and distribute it to the base.

Work well in a bowl the ricotta with the sugar. Add the chocolate chips, orange zest and liqueur . Put over crust .

Crumble the other three plum cake .

Roll out the remaining pastry and cover the cake , sealing the edges .

Bake in a preheated oven (160 ° / 180 ° for Italian oven…) for about 30 minutes.

When cooked, wait for it to cool. Turn it upside down on a serving plate and sprinkle with powdered sugar.

SHARE:

26 novembre 2012

I buoni propositi del mattino

     a6
Stamattina sveglia alle 5. E’ giorno di partenza. Valigie per chi parte, sparse davanti alla porta, pronte per prendere il volo. Caos da lunedi alle spalle. C’è chi parte in gita, a Praga, e lo prego di portare il mio cuore li, perchè vorrei andarci io, ma sono felice per la bellezza che vedrà e perchè aggiungerà anche questo momento di magica allegria vissuto con i compagni di scuola al suo album dei ricordi del liceo. C’è una valigia che parte per l’università, con il cambio pulito e il programma della settimana di studio. E anche li sono felice per questo momento che diventa ogni giorno un mattone verso il proprio futuro. E l’altra valigia che parte verso il lavoro di quest’altra settimana che si prevede ricca di spostamenti e cose importanti da fare.
Insomma l’unica valigia a rimanere qui è la mia. Per ora. Ma già all’alba, quando il silenzio ancora riempie la casa, era pronto il mio elenco delle buone intenzioni. Non solo per la giornata. Ma anche per i giorni che verranno.
a1
Studiare i miei bellissimi libri di cucina che mi portano in giro per il mondo a sognare sapori lontani e profumi di spezie da proporre per i giorni di festa che si avvicinano. Per chi si siederà alla mia tavola e per chi mi inviterà alla sua. Certo a volte mi perdo nelle mille ricette che vorrei realizzare. Le riporto sul mio quaderno, le segno con un post it, traduco quelle straniere, correggo già mentre leggo le dosi e aggiungo spezie. Insomma è sempre un’avventura che mi affascina.
a2 
E bevo un caffè, il primo e il secondo, che il primo non fa subito effetto. Con calma, riflettendo sulle luci che già si affacciano al nuovo giorno. In compagnia di fiori che ho colto per qualcuno… e che stanno li come un legame sottile di parole, che dicono ‘ti penso sempre’. Con un dolcetto  buono che sa già di Natale, che ho preparato e la cui ricetta potrete trovarla qui. E intanto continuo a svegliarmi.

a3
E mi appunto cose rimandate da tempo che devo fare. Provare chiavi dimenticate per vedere se aprono ancora le porte della mia vita. E documenti e fogli e fogli da controllare per far spazio al nuovo. E foto da sistemare per ricordare in ordine, prima che la memoria ci abbandoni e non potremo più raccontare le immagini della nostra vita, collocandole nel tempo giusto. E stamparle, si stampare foto, che se salta all’aria l’hard disc del pc perdo tutto il passato in un attimo. E accorciare le tende. E piantare semi per sperimentare l’orto nel balcone (come se non bastasse la campagna!)
 a5
E aumentare anche il tempo della lettura. Ho aggiunto ancora e ancora altri libri alla pila di quelli desiderati e non vedo l’ora di cominciarli, tanto che li assaggerei contemporaneamente tutti. E film da vedere, da comprare per Natale. E da consigliare a chi mi chiede consiglio. E vorrei anche parlarne con ha letto gli stessi miei libri e chi ha visto i miei stessi film per condividere.
E magari portare anche a termine i libri che sto scrivendo e che sembrano non finire mai…..
a4 
E rubare tempo al tempo. Per continuare a riempirlo di progetti e cose da fare. E di parole da condividere qui, con voi.
Buona giornata a chi passa di qui.
SHARE:

21 ottobre 2012

Torta di pane e scorza d'arancia


Ho appena tolto le lenti a contatto e mi sento come quando si entra in un pigiama morbido alla fine di una lunga giornata di impegni e si prova un incredibile felicità di ritrovarsi nella propria casa, con le luci basse, la voglia di fregarsene delle cose che ancora ci sono da fare (e ci saranno sempre comunque...), un film che ti aspetta sul divano morbido, un frigo che si apre al mondo delle idee del comfort food... e piano piano sei in uno spazio tutto tuo.
Ma non sei sola.
Se c'è questa armonia è anche perchè intorno a te ci sono le persone che più ami, che, in questa tiepida sera di una domenica di autunno, morbida di luci e di profumi, hanno ancora voglia di poltrire con te.
E lo spazio e il tempo si ferma.
Anzi vorresti fermarlo. Ma ti riempi di gioia immensa quando ti arriva un abbraccio e un bacio perchè la torta  e i muffin che hai preparato per loro sono proprio buoni.... e loro lo sanno che l'hai preparata per casa, perchè sapevi che l'avrebbero cercata al loro ritorno.
E li vedi allegri, giovani, belli, pieni di vita e di progetti. Quasi ti emozioni per quanta vita c'è nei loro sogni.
E sei felice di averli accompagnati fin qui...
E una serata così profuma di tante cose.
Di fiori raccolti stamattina in campagna, di menta e rosmarino che impregnano le mie mani, di dolci che hanno profumato l'aria, e degli abbracci e dei baci dei miei figli che profumano di me.


Torta di pane e scorza d'arancia 

- 340 di pane raffermo                                                                                           
- 800 ml di latte caldo
- 60 g di burro
- 40 g di farina
- 3 uova
- 120 g di zucchero di canna
- una o due arance non trattate
- uva passa ammollata nel liquore
- zucchero a velo

Spezzettare il pane e versarci sopra il latte caldo poco per volta. La quantità di latte dipende dal tipo di pane utilizzato. Lasciarlo li per il tempo necessario per renderlo morbido.
Aggiungere lo zucchero (lasciando da parte due cucchiai), la farina, il burro e alla fine le uova.
Con un pelapatate tagliare la scorza delle arance e metterle in un frullatore con i due cucchiai di zucchero di canna. Frullare il tutto fino a renderle granulose. Versare nel composto.
Aggiungere l'uva passa ammollata nel liquore.
Imburrare e infarinare una tortiera e versarvi dentro il composto.
Infornare per 45 minuti circa a 200°.
Spolverizzare con zucchero a velo.


SHARE:
TEMPLATE BY pipdig | CUSTOMIZATION BY SARA BARDELLI