20 aprile 2020

Biscotti nella coppa


Bisogna aspettare il momento giusto per tirare fuori le cose importanti.
Accarezzo da tanto il quaderno di ricette di mia madre ma ora è arrivato il momento di riprendere quella famosa ricetta tanto raccontata, dei biscotti nella coppa.
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10 novembre 2014

Farrotto con porcini e la compagnia degli amici

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Belle le serate d’autunno. Stanno diventando così rare, così incerte, quasi sospese e introvabili tra un caldo ormai fuori tempo che non vuole abbandonare l’estate ormai lontana, e un inverno che non sa quando e come iniziare. Da tanto non provo più il vero freddo ne sulla pelle, ne in casa, ne fuori, durante quelle belle passeggiate in cui tutta infreddolita dicevi ‘e se andassimo a bere una cioccolata calda al bar?’. Ma che cioccolata calda! ancora la prima cosa che desidero è un’acqua tonica con ghiaccio e limone!

Però qualche sera fa c’era la pioggia, tanta, che scendeva e profumava l’aria e mi regalava la sensazione di essere al sicuro, solo perchè ero li, dietro le finestre, a casa, con un’idea di cena consolatoria per la serata. Silenzio per strada, poche macchine che rientravano, la tv spenta, già le pantofole ai piedi. E la sensazione malinconica della solitudine che piano piano si faceva strada. E mentre ero li, con lo sguardo ipnotizzato dietro il vetro carico di gocce di pioggia, ad inseguire i miei pensieri, ‘chissàdove’, dai miei figli, da chi amo, tutti  sempre troppo lontani per poterli raggiungere in un momento di malinconia, tentavo di scuotermi, annaspando per cercare dei lati positivi. Perchè ce ne sono sempre, basta mettere a fuoco in maniera diversa la propria immagine. E così mi son detta, 1) stasera posso guardare tutti i film melensi che voglio, perchè nessuno mi dirà ‘ma sempre questi film che fanno piangere, mammaaaaa’, 2) posso fare a meno di fare la spesa per taaaanto tempo, dato che la mia dispensa sembra quella dei rifugiati nei bunker durante la guerra, ben approvvigionata per lunghi periodi di isolamento. 3) posso mangiare tutte le cose biologiche che voglio, che ho comprato per desiderio di mangiare in modo sano, senza dover lottare con i desideri di adolescenti affamati anche di hot dog e ‘cose animali’ come dice mio figlio, 4) potrò dedicare poco, pochissimo tempo alla preparazione di cose buone e semplici, senza cotture lunghe e procedimenti laboriosi. 5) e infine, sarà la volta buona che dimagrirò un pò, senza essere tentata di assaggiare qua e la…. Basterà solo integrare con frutta e latte la dispensa e poi posso andare avanti così fino a quando non consumo tutto questo ben di Dio.

L’unica cosa per cui mi sforzo di trovare un lato positivo è…. mangiare da sola. Si, vabbè, ti vedi un bel film, si vabbè, finisci prima, si vabbè mangi quando vuoi……

Mentre rimuginavo su tutti questi sentimenti contrastanti, bagnati dalla pioggia, ore 21 di sera, suonano alla porta. Stupita apro…. e mi ritrovo i miei amici che, ombrello gocciolante in mano e faccia sorridente mi dicono ‘buonaseeeeeraaaaa, bè passavamo di qui di ritorno al lavoro, e abbiamo pensato che sono partiti tutti e stavi sola soletta, e, siamo passati a tastare il polso della situazione… bè che fai????’ . Che cari i miei amici!!! poi dici che gli altri se ne fregano di come stai, che pensano solo al loro fuocherello domestico e basta, che non uscirebbero sotto la pioggia, rimanendo al sicuro nella loro casetta. E invece no, loro sono qui. E allora cambiano in un attimo tutti i punti le convinzioni elaborate fino a quel momento…..

E allora, che si accendano i fuochi e che la casa si riempia di profumi. MI mette gioia cucinare per qualcuno, altro che finisco prima a pulire la cucina…. E’ così bello spignattare, mentre qualcuno ti ronza intorno con un bicchiere di vino in mano, mentre si aprono i discorsi sui figli, sul lavoro, e su tutto il resto…..

Apro la dispensa e prendo una cosa che volevo assaggiare da tempo, ma da sola no, perchè quando mangio delle cose nuove e particolari devo condividere impressioni ed emozioni. E’ un ‘Farrotto con porcini’, con tutti gli ingredienti che servono, tutti biologici e disidratati.

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E’ un’idea geniale che si prepara come un risotto, facendolo tostare come si fa con il riso, con un pò di olio extravergine di oliva, versare (a piacere) un pò di vino bianco e far sfumare e poi aggiungere…… acqua calda, solo acqua calda e portare piano a cottura come un risotto. Alla fine basta solo aggiungere un pò di parmigiano e mangiarlo con gli amici, bevendo un buon bicchiere di vino rosso. Come non fare la pubblicità spontanea a questo prodotto? io ve lo consiglio. Di solito scrivo ingredienti e procedimento, ma qui, gli ingredienti sono diversi dal solito…..

Farrotto con Porcini

- due cucchiai di olio extravergine di oliva

- una confezione di ‘Farrotto ai porcini’ dell’azienda Bottega 39

- mezzo bicchiere di vino bianco secco

- Acqua calda qb

- due cucchiai di parmigiano reggiano

- almeno un paio di amici allegri e loquaci

- un bicchiere di vino rosso a testa

- una serata di pioggia (facoltativo)

- la capacità di godere di ogni momento bello che ti capita.

Buon appetito.

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17 settembre 2014

Storia di un fico sciroppato

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Era una di quelle estati in cui arrivi stanco distrutto al periodo delle cosiddette ferie. Manco il tempo di organizzare una piccola vacanza, niente. Niente prenotazioni, niente idee, niente forza di fare nemmeno un tentativo… poi ad agosto con queste premesse dove vai? Ma quando la stanchezza è tanta, questa può generare o il nulla, l’inerzia totale, o la vera follia. A noi toccò quest’ultima.

Infilammo in valigia poco di tutto, sufficiente per un’idea di mare, di montagna, di caldo e di freddo, cuscini in macchina per i bimbi (e si, avevamo anche piccoli i due figli), gameboy per tappare la bocca ad eventuali lamentele per il troppo tempo in macchina, decidemmo solo di dirigerci verso nord,  senza toccare l’autostrada e … via, partimmo. All’avventura. Senza aver prenotato niente. E non c’era manco internet sul cellulare con google e app varie. Così come due pazzi avventurosi, con due bimbi al seguito che si fidavano ciecamente di noi. Sapevano che tra le tante cose avremmo incluso anche cose buone da mangiare e luoghi divertenti da visitare.

E così iniziò un viaggio bello, bellissimo durante il quale visitammo parchi di divertimento, andammo in giro a Ferrara con le bici, sotto il solleone, ci lanciammo con le carrucole nei parchi, andammo al mare, a Comacchio a mangiar le anguille che, scoprimmo, sapevano di fango, telefonando ‘strada strada’ ai vari B&B del posto che avremmo visitato, per essere sicuri che alla fine di ogni  giornata, stanchi morti, avremmo comunque avuto un posto dove dormire.

E così capitammo in un posto chiamato Oriolo Fichi, vicino Faenza. Luoghi a noi sconosciuti del tutto. Avevamo prenotato in un agriturismo, chiamato ‘La Sabbiona’, così, a fiducia. Volevamo una soluzione per una notte, familiare, dove poter mangiare cose genuine… per poi ripartire il giorno dopo per un’altra avventura. Arrivammo tardi, sera inoltrata, la cucina era appena chiusa e la signora che ci accolse ci disse che poteva preparare qualcosa al volo, giusto quello che c’era ….

E così ci vedemmo arrivare una piadina calda calda, di quelle vere, con un formaggio ancora caldo chiamato ‘squaccherooone’ (che allora non conoscevo), e….. un fico sciroppato grondande di sciroppo tiepido.

Uno di quei momenti di magia pura in cui ti chiedi se è vero che stai vivendo li, proprio in quel posto, che stai assaggiando proprio quel sapore, in mezzo ai grilli della sera, in mezzo ad un vigneto in salita, in un luogo lontano da casa tua?????

Quel momento è rimasto marchiato a fuoco nella mia memoria…

Abbiamo quindi concluso la cena con salumi, formaggi, e frutta e siamo andati a dormire, stanchissimi. IL giorno dopo, ottima colazione e via, per continuare l’avventura.

Son passati tanti anni, non ricordo più nemmeno quanti… ogni tanto mi tornava in mente quel sapore, quella sera, quella sensazione di pura poesia. Superata quella pochissima, quasi inesistente, timidezza, o forse scetticismo che mi faceva temere di essere presa per pazza, in un pomeriggio di un autunno incipiente, decisi di cercare su internet ‘La Sabbiona’. E con grande gioia vidi che era sempre li, con le stesse foto, forse le stesse persone, non so… ma era li. Con tanto di mail. E allora mi decisi a scrivere, raccontare questa storia e chiedere…. la ricetta di quei benedetti fichi sciroppati. E la risposta fu gentilissima, stupita, riconoscente e precisa. MI inviarono la ricetta che per due anni ho provato e riprovato a realizzare, ma con scarsi risultati. Mi venivan fuori sempre dei pasticci e il motivo era semplice. Utilizzavo il tipo di fichi sbagliati, senza picciolo, già un pò aperti e quindi si disfacevano durante la cottura. Ho riscritto e, con la santa pazienza, mi hanno ri-spiegato come fare e cosa non fare.

E così son riuscita nell’intento. E così … ho comprato una piadina, lo squaccherone e con i fichi ancora caldi (non ho potuto aspettare!) ho rivissuto la stessa magia. E ho sorriso tutto il pomeriggio come una scema, perchè ero veramente, veramente felice.

fichi2 E ora vi trascrivo la mail che contiene la ricetta.

Gentile Anna

La ringrazio per la sua memoria. Le darò la ricetta, la sua pazienza nel provare deve essere ricompensata. Credo che comunque sia fondamentale il tipo di Fico “ fico della goccia” si chiamano cosi. E’ utile il clima non troppo umido. Allora per 1 kg di Fichi maturi ma sodi, con il picciolo, aggiungere 400 grammi di zucchero, poi un limone tagliato fine ogni 3 kg di Fichi. Lasciar bollire per diverse ore + la pentola è grande e piena + occorre tempo. Quando i fichi sono scuri, lo sciroppo è liquido ma un poco + denso. Per Circa 5 kg occorrono 5/6 ore do cottura, mai mescolare, solo abbassare un poco i fichi, per far venire a galla gli ultimi.

Mi farebbe piacere il link al nostro sito con  la citazione “ ricetta della Sabbiona, Agriturismo e cantina, Faenza “ (cliccateci su…. eheheheh)

Cordiali Saluti

SERENA

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14 novembre 2013

Torta di mele e marmellata di melecotogne (Apple pie with quince jam)

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Ore 6,30, praticamente fuori non c’è luce, anzi non c’è niente. Tutto è avvolto dalla nebbia, quella fredda di un nuovo inverno che arriva e scompare. Ancora in pigiama metto sul fornello la caffettiera e, come tutte le mattine, nel frattempo, prendo appunti per il giorno. Riordino un pò di libri e cadono foglietti. Appunti di ricette rubate qua e la, appuntate velocemente o regalate.

I quaderni di ricette, che ancora abbiamo, e che di tanto in tanto riprendiamo, nostalgicamente, si sfogliano come un album di foto e ci riportano alla mente persone che abbiamo incontrato o cose buone che non vogliamo dimenticare, assaggiate a casa di qualcuno.

E ti ritrovi pezzi di carta strappati da un’agenda di fortuna, o bigliettini, o addirittura fazzoletti di carta quasi disfatti, con ricette che magari non hai mai fatto, ma che aspettano con pazienza che ti ricordi di loro.

E così oggi, prendo tra le mani un foglio a quadretti piccoli, strappato a metà, con la mia scrittura e mi torna in mente un ricordo di qualche anno fa.

Era una giornata di primavera e stavo andando verso la mia campagna (quella del trullo di ora). Procedevo e, come al solito tutto mi faceva sognare. Le meravigliose case di campagna in pietra, o le nostre bellissime, immense masserie, proprietà di infiniti eredi litigiosi, pezzi di terra che avrei voluto comprare e coltivare ecc…. quando avverto che intorno a me c’è una novità. Una casa bellissima che avevo tanto desiderato comprare ma mai potuto, era stata evidentemente venduta e c’erano operai che avevano già avviato la ristrutturazione. Stupita mi son fermata e, dato che mi sentivo ‘del posto’ chiedo di conoscere i nuovi proprietari… un pò come atteggiamento di ‘benvenuto’. Mi vengono  incontro i nuovi proprietari e facciamo subito amicizia. E che fai tu e che faccio io, scopriamo di avere in comune la passione per la cucina. E così inizia uno scambio di inviti, di assaggi, di corsi tra di noi e di ricette scambiate. La cosa bella è che uno dei due viene dalla Germania e così mi insegna un’insalatona di cetrioli e wurstel e patate che non conoscevo, di quelle che ti mettono il buonumore… e io a lui insegno a fare la crostata, il pane nostro, e non ricordo che altro…

E tra un caffè e un thè, un giorno assaggio la torta di mele più buona della mia vita. Buona perchè stracarica di burro buono, di mele buone, di scorza di limone e alta quattro dita e sofficeeeeeeee. Insomma quel giorno ho preso al volo la ricetta e, presa dal solito ritmo impazzito della mia vita, non son mai riuscita a prepararla.

Ora, dopo qualche anno,  questi miei amici son tornati in Germania, hanno aperto un bellissimo bar/ristorante color lavanda, con poche camere, vicino ad un bosco di Hannover. Sembra una favola. Con i loro cavalli, i loro cani, ora sono li, che preparano piatti pugliesi buonissimi a chi passa a trovarli. Hanno successo e sono felice per loro. Mi dicono che preparano anche la mia crostata preferita di ricotta e marmellata.

E oggi, pensando a loro, ho preparato la loro torta di mele, aggiungendo solo un pò della mia marmellata di melecotogne, imbarattolata due giorni fa, che volevo proprio assaggiare.

Ed è venuta buona, ma buona davvero, la torta dei miei amici Fabri e Burk.

torta di mele e melecotogne

Torta di mele e di marmellata di melecotogne di Fabri e Burk. (English recipe below)

- 300 g di farina

- 300 g di zucchero (anche di canna va bene)

- 200 g di burro

- 4 uova

- una bustina di lievito per dolci

- 4 mele (gialle, verdi, rosse… a piasèr)

- un barattolino di marmellata di melecotogne (*)

 

Montare a crema il burro e lo zucchero. Aggiungere uno alla volta i tuorli. Aggiungere la farina e il lievito setacciati e amalgamare. Montare leggermente gli albumi (nel senso che non devono essere proprio a neve) e versarli nell’impasto, inglobandoli con delicatezza.

Imburrare e infarinare una teglia da forno. Versare l’impasto.

Lavare le mele e sbucciarle tutte meno quelle rosse. Tagliarle a fette sottili e infilarle vicine vicine a testa in giù nell’impasto, alternando per coreografia qualche fettina di mela rossa. Mettere la marmellata di melecotogne in un saccappòsc (mi piace chiamarlo così ihihih) con beccuccio liscio e infilare la marmellata qua e la tra le fette di mela. (non tutte, poi decidete secondo il vostro gusto).

Spolverizzate con la mano un pò di zucchero sulla superficie della torte e cuocete in forno caldo (200°/220°) fino a quando dalla prova stuzzicadenti non risulterà cotta (circa mezz’ora).

(*) per la marmellata di melecotogne: lavare le melecotogne, eliminare il torsolo e tagliarle a pezzi piccoli. Versare acqua nel rapporto peso 1 a 5 (200 ml di acqua su 1 kg di frutta). Cuocere finchè la frutta si disfa. Aggiungere 300 g di zucchero per 1 kg di melecotogne e far cuocere finchè comincia a rapprendersi. Passare tutto al passaverdura. Imbarattolare e fare bagno maria.

apple pie and quince jam

Apple pie with quince jam

- 300 g flour

- 300 g sugar (also brown sugar is fine)

- 200 g butter

- 4 eggs

- A packet of baking powder

- 4 apples ( yellow , green, red ... as you like it )

- A jar of quince jam (**)

MIx butter and sugar. Add the egg yolks one at a time. Add the flour and baking powder and mix . Lightly whip the egg whites and pour in the mixture, embedding them gently.

Butter and flour a baking sheet . Pour the mixture .

Wash apples and peel them,  but not the red ones. Cut into thin slices and insert them in the mixture , alternating a few slices of red apple. Put the quince jam in a pastry bag with plain tip and thread the jam here and there among the apple slices (not all , then decide according to your taste ) .

Sprinkle with the hand a little sugar on the surface of the cake and bake in a hot oven (200°/ 220°) until the toothpick test will be dry (about half an hour) .

(**)quince jam: Wash quinces, remove the core and cut into small pieces. Pour 200 ml of water in 1 kg of fruit). Cook until the fruit is soft. Add 300 g of sugar per 1 kg of quinces and cook until begins to thicken. Go all mill. Pour into jars and boil them into hot water.

 

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18 settembre 2013

Cipolle borettane in agrodolce

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Ci sono posti in cui ti viene il buonumore. Ed è li che devi andare quando vedi che la giornata sta prendendo una brutta piega. E questo succede spesso, a tutti, all’improvviso. Quando succede a me io so dove farmi tornare l’allegria. Complice la certezza che anche solo l’acquisto di una matita colorata non può che farmi bene, devo solo scegliere tra due negozi e devo evitare di farmi prendere dalla troppa felicità e degenerare nello shopping compulsivo.

Quindi… la scelta n.UNO è … il negozio grande dei cinesi. Peccato che qui io non possa mettere la mia imitazione della piccola signora imprenditrice cinese, perchè dicono che sia perfetta… Intanto è una molto pratica, senza salamelecchi e sorrisini. Poi è sempre collegata con il telefonino con qualcuno lontano. Ma lei senza scomporsi, posa il cellulare, dicendo di aspettare in cinese, e ti da le indicazioni per quello che cerchi. E li comincia la giostra. Mi aggiro volentierissimo tra gli scaffali, soffermandomi su tutte quelle cose straordinarie e stravaganti che solo la loro mente sa inventare. Luci/abatjour con luce bianche che al bisogno possono diventare colorate, multicolore e pulsanti, non si sa mai vuoi improvvisare un festino, sei già pronta. Telefoni col pelo e senza pelo, a forma di bocca, di cane, di sofà. Pelapatate/grattugia/tagliagiardiniera/grattacarote, di mille colori. Tazze/tazzine/tazzoni di un kitch allucinante. Tendegiocattolicuscinoniemillemillemille altre cose che ti fanno sorridere mentre ti chiedi ‘ma come gli sarà venuta in mente questa cosa?’. E alla fine del giro, acquisto sempre qualcosina simpatica, ma non trovo mai la cosa che DAVVERO vorrei comprare e che continuo ad aspettare che vendano. LA CALCOLATRICE CHE PARLA ITALIANO CON ACCENTO CINESE. E si… proprio lei. Quando arrivi alla cassa c’è sempre la stessa piccola signora imprenditrice cinese che, posa il telefono, prende gli articoli, e comincia a comporre il prezzo sulla calcolatrice che dice quattlo eulo, uno eulo, otto eulo… totale tledici euli. E io li che vorrei contlattale il plezzo della calcolatlice. Ma niente non me la da….

Scelta n.DUE. Purtroppo non posso dire il nome del supermercato, perchè sarebbe pubblicità, quindi, se mi pagano lo dico, altrimenti nisba. Insomma vado in questo supermercato perchè li trovo oltre al meraviglioso burro tedesco, la farina nera per il pane tedesco, le olive portoghesi, ripiene di peperone, gli spaghetti di riso, la marmellata di menta per la cacciagione (che però non cucino mai, perchè sono contro la caccia), i tacos originali, la salsa mexicana, il riso tailandese, una volta ho pure preso il pork in gelatina (na schifezza unica, che ho buttato), i lebkuchen tedeschi che non sono mai come me li ricordo io, le cioccolate tedesche con nocciolone, senza nocciolone, con uvetta, con i fichi, nero, bianco (che fa schifo), al latte. Cereali con le banane essiccate…. respiro…. e poi negli scaffali centrali…… rascadoras para gatos, luces de colores para fiestas, tablero magnético, cojín para el cuello, che a me già solo leggere le etichette mi fa morire dalle risate. E si perchè io sono come quella del pescedinomeWanda.

E poi nella zona verdura fresca acquisto siempre bellissimi cetrioloni giganti di Espagna che mi vergogno pure di andare a pagare per come si presentano, e ne compro tre o quattro per sviare l’attenzione, i cipollotti freschi, i pomodori cuore di bue, porri come se piovesse, e … attenzione attenzione, quando è periodo, quintali di cipolline borettane (addirittura già pelateeee), che qui non le trovo mai, manco a pagarle oro. E mi sbizzarrisco a prepararle in mille modi, perchè a me, le cipolle, piacciono da impazzire.

Ecco qua l’ultima ricetta che ho preparato tempo fa e che solo ora ho potuto assaggiare. Che dire? buonissime, giuro. Ma voi fatele e poi ditemi.

E, visto che ieri ci sono tornata in quel supermercato (ero triste), vi dico che di la mi aspettano due confezioni di meravigliosi peperoni rossi che vogliono solo la mia totale attenzione.

Quando lo shopping compulsivo, dona felicità.

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Cipolle borettane in agrodolce

- 500 g di Cipolline borettane

- 100 ml di olio extravergine di oliva

- 500 ml di aceto bianco

- 70 g di zucchero

- grani di pepe nero/rosa a piacere

- 2/3 chiodi di garofano

Bollire le cipolline in abbondante acqua poco salata. Non farle cuocere molto altrimenti si spappolano, diciamo circa 2/3 minuti. Scolarle e farle asciugare su un canovaccio.

In una casseruola versare l’olio, l’aceto, lo zucchero, il pepe e i chiodi di garofano. Far cuocere fin quando sono sciolti il sale e lo zucchero. Far bollire per qualche minuto ancora e versare le cipolline. Cuocere per altri 2/3 minuti e lasciarle ancora al dente. Sistemarle nei barattoli sterilizzati e coprirle completamente con il liquido di cottura. Tappare e, per essere più sicuri della conservazione, fare il bagno maria. Mangiare dopo un mese circa… se resistete.

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29 giugno 2013

La Compagnia delle donne e lo Sciroppo di limone

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Strana stagione questa estate. Sembra arrivare, ma poi si nasconde. E pensare che proprio quest’anno ho bisogno di caldo. Si cambia in maniera inaspettata. Fino a qualche mese fa camminavo in mezzo alla neve anche a mezze maniche e d’estate mi rifugiavo in casa aspettando la sera per cercare quiete. Poi lentamente qualcosa succede. Forse ho semplicemente saltato un’estate quella scorsa, chiusa in me stessa e in casa, per il bisogno interiore di solitudine e pace. Ma evidentemente il ritmo naturale delle cose chiede prima o poi il suo conto. E quest’anno chiede di recuperare sole e caldo e estate. E aspetterò che tornino.

Qualche giorno caldo però l’abbiamo avuto. Un pò spaventata per tutto questo mio desiderio nuovo, ho deciso di cogliere al volo qualche ora di mare. Telefonata di prima mattina ad un’amica che lavora solo di pomeriggio, si infilano asciugamani, bottiglietta d’acqua, mela e taralli nella borsa. Addosso il costume. Cappello in testa, e si parte. Tanto il mare è qui vicino, solo una trentina di km. E già alla partenza si assapora una strana sensazione.

Come mai ci si sente più leggere, con un peso in meno sul cuore, allegre e rilassate, con tanta voglia di parlare, ma anche con la certezza che i silenzi non peseranno, ma saranno un balsamo per queste poche ore che ci stiamo regalando? E’ la compagnia delle donne, delle amiche. Non devi spiegare niente, perchè i nostri mondi si somigliano. Non devi cercare parole strane per spiegare le angosce del quotidiano, perchè le nostre giornate sono uguali. Non devi temere di non essere capita se parli delle delusioni e dei progetti mai realizzati, ma lasciati li nel cassetto, non chiuso a chiave, perchè sempre pronto per essere riaperto, perchè delusioni e progetti noi li abbiamo sempre nel cuore. E quando si cominciano a confrontare i sogni, ci si illuminano gli occhi perchè capiamo che basterebbe unire le forze o semplicemente appoggiarsi l’un l’altra per decollare verso la realizzazione. Anche piangere su racconti dolorosi è facile, perchè sappiamo piangere insieme senza vergognarci. E parlare del nostro passato vissuto a volte insieme in mezzo a risate di viaggi lontani, e abbracciarci per i dolori presenti. E sognare di cose da fare e dirsi' ‘ ma si dai, che lo possiamo fare’. Le donne, le amiche. Un balsamo per i momenti bui, un volano per i momenti belli, che così arrivano sempre più in alto, se condivisi.

E questa estate, quando e se comincerà per davvero, la riempirò con risate e racconti, e passeggiate al mare o spaghettate in campagna. Con tutte le amiche che vorranno essere con me, e con gli uomini della vita mia.

E frugando nel passato, ho ritrovato una ricetta di un sapore semplice e antico. Per bambini o per i bambini che siamo anche noi. Lo sciroppo di limone. Da diluire semplicemente con acqua e arricchire con ghiaccio, tanto, e fette di limone fresco. O da usare per servire la frutta a pezzi, come se fosse un dolce prezioso.

sciroppo di limone 2

Sciroppo di limone

250 g di succo di limone filtrato

2 limoni freschissimi, non trattati

350 g di zucchero

Spremere il succo dei limoni e versarlo in una pentola di acciaio dove avrete già messo lo zucchero. Mescolare fino a far sciogliere il tutto e portare ad ebollizione. Far cuocere per altri 5 minuti e spegnere.

Grattugiare la scorza dei limoni e aggiungerla allo sciroppo. Coprire con un panno pulito.  Aspettare che si raffreddi e quindi filtrare il tutto. Imbottigliare e conservare.

Quello che resta nel colino dopo aver filtrato il tutto, io l’ho diluito con poca acqua ancora e ho fatto dei ghiaccioli.

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26 giugno 2013

Nocino di Noci

noci x nocino

Seduta fuori nel mio balcone, tra vasi di surfinie e lantane, assaporo finalmente l’aria fresca del tramonto. E’ giugno. Desiderato per quasi un anno, è arrivato. Ci ha regalato una ventata di caldo soffocante, ma oggi ha avuto pietà di noi. Oggi è fresco, e mi sto godendo un momento di relax, prima di continuare ancora la mia corsa. Di fronte a me un barattolo di vetro, messo al sole durante il giorno, e che devo ricordare di mettere all’interno della casa per la notte. E si, perchè io, che abito in un paese che si chiama Noci, sto preparando il nocino.

Circondato da leggende, tra racconti di streghe e folletti, circola in rete in una miriade di ricette tutte diverse una dall’altra, per dosi e modalità di esecuzione.

Un giovane albero della mia campagna, mi ha regalato tante noci quest’anno, e allora diligentemente ho aspettato la notte di San Giovanni, come da tradizione, e ho fatto la mia raccolta.  Ma…. tra magie e incantesimi bisogna sapere che:

noci e spezie per nocino

1) ancora non esiste un numero ufficiale di noci. Chi dice grandi, chi piccole e tenere. Chi dice 33 per litro, chi 20, chi 22, chi 40… insomma ancora il numero è variabile.

2) Considerate le leggende dovrebbero essere raccolte da ‘una donna esperta, che a piedi nudi deve salire sull’albero e sceglierle una per una…’ Ma su un libro antico di ricette dei padri benedettini, ho letto che invece le noci devono essere colte ‘da mani di vergini ma che, considerati i tempi, possiamo anche raccogliercele da noi’.

3) chi dice all’alba, chi dice al tramonto, chi di notte.

4) chi dice di tagliarle e basta, chi invece consiglia il coltello di ceramica.

5) chi dice di mettere prima lo zucchero, chi dopo. Chi con acqua, chi senza.

6) per fortuna lo sbattimento del contenitore e l’esposizione al sole prolungata per 40 giorni è uguale per tutte le ricette.

Insomma, anche per fare il nocino diventa una questione di scelte.

E io ho scelto di farlo così….

(Certo per il risultato ci vediamo a Natale)

noci x nocino in infusione

Nocino

Il giorno che precede la festa di san Giovanni (e cioè il 23 giugno), verso il tramonto raccogliere con delicatezza 30 noci acerbe. In realtà ne serviranno 20, ma non si sa mai, ce n’è qualcuna ammaccata o avariata…

lavarle accuratamente, tagliarle in 4 con un coltello possibilmente di ceramica per evitare che ossidandole si anneriscano e versarle in un contenitore di vetro abbastanza capiente.

Aggiungere un pezzo di stecca di cannella, 5 chiodi di garofano, la buccia di mezzo limone e, secondo il gusto personale di mio marito, anche un fiore di anice stellato.

Coprire con 750 g di alcool a 95°. Chiudere il barattolo, agitare il tutto per farlo amalgamare ed esporlo al sole per 40 giorni e rientrarlo in casa di notte. Scuoterlo di tanto in tanto.

Fra 40 giorni cosa farò…..

Bollirò 2 dl di acqua con 500 g di zucchero. Farò raffreddare e aggiungerò l’alcool con le noci e le spezie, filtrando il tutto. Imbottiglierò e lo lascerò al buio fino a Natale. E poi vi dirò!

noci x nocino tagliate

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2 giugno 2013

Pane e marmellata di ciliege

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Camminavo per le strade di campagna di Locorotondo, un paese che sembra di favola qui vicino a me, e mi perdo. Ma per davvero! Incantata dai trulli e dagli alberi di ulivo potati alla perfezione, prendo appunti mentali su come li poterò io, su come voglio aggiustare i muretti a secco, sui miglioramenti da fare al mio trullo…. e perdo la strada.

Allora decido di chiedere informazioni al primo che incontro. Sembra facile. Qui per le strade di campagna è un miracolo se incontri qualcuno. E’ tempo di potatura e vedo solo uomini arrampicati sulle scale di legno, in mezzo ai rami, indaffarati a compiere il loro lavoro. A gruppi, su scale incrociate, ma tutti in mezzo al campo. Vabbè, mi dico, è così bello qui intorno che se mi perdo attivo il navigatore e torno a casa, la benzina ce l’ho, il tempo anche…. E all’improvviso, dove un campo fa una curva, e sulla curva c’è un albero di ulivo, vedo un vecchietto che lega una fascina con i rami appena tagliati, con calma, con ‘a rungèdd’ (coltello tozzo e lama curva) appesa alla cintura per tagliare lo spago. Vestito con pantalone caldo di lana scura, camicia a quadri, gilè e coppola, è appena sceso dalla scala di legno. MI fermo. MI guarda e sorride. Buonasera, dico io, Buonasera, dice lui.

Manca ancora un pò al tramonto e la luce arancione si riflette su tutto intorno. Chiedo informazioni sulla strada… e lui gentilmente comincia a spiegarmi dove devo svoltare, che proprio li vicino abita lui, che più giù ha costruito anche una villetta alla figlia. E che intorno abitano tutti signori, tutte persone come si deve, vantandosi di questo gradino appena salito nella scala sociale delle persone rispettabili, grazie alla presenza di questi vicini. E, come tutte le persone anziane di campagna, che hanno un concetto del tempo diverso dal nostro, approfittando di un incontro, di una nuova conoscenza, di un momento di riposo, di un’occasione per fare quattro chiacchiere con calma…. inizia a raccontarmi la sua vita, le cose che fa. MI chiede se sono di li, a chi sono figlia, cosa faccio nella vita…. e tra una parola e l’altra dopo un bel pò di tempo si arriva agli acciacchi, alle analisi, al colesterolo, al diabete ecc… E lui, con un grande sorriso si illumina e mi dice: ‘ Signò, grazie a Dio, a me le analisi stanno tutte bene. Certo sò vecchiaridd, e devo stare attento, ma posso mangiare tutto. Per esempio, vuoi sapere cosa ho mangiato oggi? Ho portato una minestra di cicorielle a mia moglie (una minestra = una quantità sufficiente per due persone circa) e mi ha preparato le fave bianche ‘mbanèt chi cicuredd (purù di fave bianche con cicorielle di campagna mescolate tutte insieme), poi un pezzettino di lardo arrostito e un pezzetto di pane con la marmellata di ciliege. Un bel bicchiere piccolo di vino primitivo e stò apposto’.  Io sono rimasta affascinata da quest’uomo, dal suo racconto, dal suo rapporto antico con la moglie che, nella normalissima divisione dei compiti di una famiglia di una volta, cucina quello che il marito ha portato a casa e lo prepara per lui, mentre lui, stanco del lavoro si siede e aspetta. E sono rimasta incantata dal menù semplice e straordinario, ricco di sapori e di scelte antiche soprattutto per il dolce finale…. Pane e marmellata di ciliege!!!!

E con questa immagine negli occhi, ci siamo stretti le mani, piacere, ma davvero piacere di averVi conosciuto, perchè qui da ancora del Voi agli anziani, se hai un minimo di educazione…. E a malincuore l’ho salutato, sperando di rivederlo ancora, o forse no, affinchè questo ricordo potesse restare unico per sempre. E così sarà….

E che ricetta volete che vi scriva ora? Pane e marmellata, ovvio!!! Ma ci vuole proprio la ricetta? vabbè la trovate –> qui

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29 agosto 2012

Risotto con fiori di porcini al ghiaccio


Arriva ogni tanto una calma piatta.
Di quelle calme pericolose e improduttive, terribili, che non fanno muovere alcuna vela.
Non hai voglia di muovere un dito, un piede, un pensiero.
Intorno a te mille cose da fare che ti guardano in attesa insolente. E tu che intanto, seduta, con un caffè in mano, amaro per giunta, ma che non hai nemmeno voglia di zuccherare perchè dovresti alzarti, aspetti.
Giri lentamente la testa, socchiudi gli occhi, ti da perfino fastidio la luce, segno di vita, e guardi e riguardi il panorama desolante dei panni da lavare e stendere, gli odiosi granelli di sabbia caduti dal borsone di chi va a mare, che con il loro 'cric cric' sotto le scarpe, ti fanno innervosire come poche cose al mondo.
Sia perchè è una sensazione odiosa e sia perchè vengono da un mare che tu non hai visto, ma gli altri si.
E senti che tutti tornano soddisfatti o incazzati dalle ferie, ma almeno ci sono andati.
E vedi che il mondo piano piano riprende a funzionare, finalmente, e tu, intanto, bradipo, resti immobile.
Ma lentamente cominci a studiare un piano infido e sottile.
Appena tutti riprendono a lavorare, le spiagge si svuoteranno, il silenzio e la quiete torneranno, il sole si sarà pur stancato di bruciare così tanto no?, e allora occuperò quel pezzo di sabbia tanto desiderato e finora occupato dal chiasso, e delimiterò li la mia terra..... 
E mi godrò il rumore dell'acqua che bagnerà i miei piedi, senza dover aprire per forza una tenda per nascondermi dal caldo, e il libro e l'aria saranno miei.....

Ecco mi piace quando la mia mente, lentamente, olia gli ingranaggi, e ricomincia con i progetti.
E così sia.

Oggi ricetta fatta ieri, frutto di un momento in cui mi sentivo formica avveduta, sicura che ne avrei avuto bisogno nei miei giorni da cicala.
E che è tornata utilissima quando nelle corse di una giornata con la mia amica, non avevamo voglia di perdere tempo a cucinare tanto, ma invece volevamo parlare e parlare e parlare,  ma che ci ha accarezzato il cuore per quanto è buona.


Risotto con fiori di porcini al ghiaccio
(senza dosi, troppo stanca anche per questo....)

In tempi di abbondanza di porcini soffriggerne un pò tagliati a pezzi, in olio, burro e un pò di aglio.
Quando si sono ammorbiditi lasciarli raffreddare, eliminate l'aglio e frullare il resto. Distribuire la crema in un contenitore per cubetti di ghiaccio e conservare in freezer.

Quando avete fretta e poca voglia di cucinare, ma avete voglia di qualcosa di buono.....
0) Preparate un brodo vegetale veloce con sedano e cipolla e prezzemolo
1) mettete una noce di burro con cipolla tritata finemente in un tegame per risotto.
2) versare un pugno di riso Carnaroli a testa e far tostare
3) sfumare con vino bianco
4) aggiungere piano piano il brodo finchè viene assorbito
5) a metà cottura del riso aggiungere un paio di cubetti di porcini ghiacciati, a testa
6) mantecare con altro burro e poco parmigiano
7) a cottura ultimata servire con prezzemolo tritato crudo


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25 luglio 2012

Marmellata di pesche


E arriva all'improvviso una folata di aria fresca.

Ti svegli e sei ben disposta ad iniziare la giornata.
Cominci a camminare e vedi ostacoli che ti bloccano e lentamente perdi per strada l'ottimismo.
Ti aggrappi al senso di responsabilità, alla santa pazienza, al buonsenso per continuare a vedere tutto a colori.
Ma i colori sbiadiscono e vedi tutto uguale.
Gli occhi sono appesantiti anche dal caldo e vorrebbero chiudersi e non vedere.
I progetti sono accantonati con i sogni. Ormai il cassetto scoppia. E mi chiede ... quanto dovrò aspettare ancora?
Perchè lasciamo che i nostri sogni ammuffiscano? Perchè ammiriamo coloro che caricano tutto il necessario in macchina e volano a realizzare i tuoi sogni altrove? Perchè noi no? Perchè i sogni sembrano pazzie?
Eppure basterebbe solo cominciare ....

E all'improvviso arriva come una folata di aria fresca un'amica con cui parlare..... e tutto sembra diverso.

Apro e chiudo subito questa parentesi un pò nervosetta di oggi.

E racconto della ricetta di oggi che nasce da una frase del fruttivendolo del mio papà...
'Il tuo papà mi ha detto che prepari tante cose buone e che le metti su internet. Ma fai anche le marmellate? Posso darti due cassette di frutta matura e profumata che però non riesco più a vendere perchè le vogliono acerbe le pesche.... Se ci fosse ancora lui la farebbe lui la marmellata...'.
Ed ecco la marmellata pronta.
Solo 6 vasetti da distribuire e raccontare insieme questo ricordo.
Le pesche erano di diverso tipo, pesche noci, percochi, pesche normali, pesche bianche, quelle schiacciate e profumate.
Il risultato è favoloso.

Marmellata di pesche

- 1 kg di pesche
- 200 g di zucchero
- succo di 1 limone

Pelare le pesche e tagliarle a pezzi.
Aggiungere lo zucchero e il succo del limone.
Metterle sul fuoco.
Schiumare con attenzione e pazienza.
Far cuocere a fuoco basso per circa 1 ora fino a quando il liquido si è ridotto un pò.
Frullare il tutto con il minipimer. e continuare la cottura fino a raggiungere la consistenza desiderata.
Io la amo morbida.
Riempire fino all'orlo i barattoli precedentemente sterilizzati e ancora caldi.
Capovolgere e aspettare che si freddino.
Per essere sicuri che durino tanto procedere anche al bagno maria.

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27 maggio 2012

Marmellata di ciliege, ancora....


E' tempo di ciliegie.
Ancora. Di nuovo. Ogni anno ho sempre voglia di parlare di questa magia che si ripete. Tornando indietro tra le cose che ho scritto negli anni precedenti qui, ritrovo le stesse sensazioni. 
Come un cerchio che torna su se stesso ogni volta.
E mi sorprendo del fatto che continuo a sorprendermi.
Vivo con meraviglia gli alberi spogli quando mettono le prime gemme. E poi quando fioriscono, tutti vestiti di bianco e profumati, come se dovessero festeggiare un matrimonio.
Poi quando cominciano a dare i primi frutti verdi. E li si comincia a pregare che non grandini. E si aspetta.
E poi quando i miei alberi si riempiono di rosso, sono felice come quando ero bambina e ringrazio per tutta questa abbondanza.
E vorrei anche condividerla, mica riesco a godermela da sola....
E così anche oggi, nonostante la pioggia, sono riuscita a raccoglierne un pò perchè avevo un desiderio troppo forte di preparare la marmellata.
E mentre fuori infuriava l'acquazzone, immersa in un silenzio quasi irreale, ho snocciolato ciliege grosse, rosse e nere, raccolto da parte noccioli e gambi e foglie (perchè della ciliegia non si butta via niente, e poi vi dirò perchè...), pesato polpa e zucchero, messo a cuocere, schiumato, aspettato, imbarattolato, fotografato, lavato i barattoli e messo a bollire per il bagno maria.
Sono venuti fuori solo 4 barattoli, uno per un'amica adorata che incontrerò la prossima settimana, che non può mai venire da me ad assaporare questi momenti....
un altro per una donna che ama i cibi naturali, biologici e controllatissimi, e se non è biologico tutto questo.... forse dovrò portarle a garanzia una decina di coccinelle messe parte delle decine e decine che abitano qui da me in campagna....
uno per i miei amici che vorranno venire domani a raccogliere le ciliegie qui...
E uno per me da mangiare subito, domani a colazione sul pane, accompagnato dal caffelatte.

E ora, mentre si sente solo il bollore del bagnomaria.... io scrivo e faccio tesoro di tutto questo dentro di me.


Marmellata di ciliege (che si sappia... si può dire anche ciliegie!)

- 1 kg di ciliege
- 350 g di zucchero (meno se le ciliege sono mature e dolci)
- 1 limone biologico lavato accuratamente

Lavare le ciliege. 
Togliere i piccioli e snocciolarle ***

Pesare di nuovo le ciliege e per ogni kg aggiungere 350 g. Se i frutti sono maturi aggiungerne anche meno.
Aggiungere il succo del limone. Mettere i semi in una garzina e, dopo averla legata con uno spago da cucina, immergerla nella pentola. Aggiungere anche le bucce del limone. Dovranno bollire con tutto il resto, sia per il profumo che la pectina in essa contenuta.

Mescolare il tutto e lasciar riposare finchè si forma lo sciroppo.
Metterle a cuocere a fuoco medio. 
Appena si forma una schiuma in superficie eliminarla.
Far cuocere finchè, facendo scivolare una goccia di liquido su un piatto freddo,  questo 'frena' subito. Se scivola via velocemente continuare la cottura a fuoco lento, facendo attenzione a non far attaccare sul fondo della pentola.

Imbarattolare in barattoli precedentemente sterilizzati in acqua bollente.
Chiudere ermeticamente e per sicurezza far fare bollire a bagno maria per almeno 30 minuti dopo l'ebollizione.

(*** Se avete pazienza e tempo quando avrete finito di preparare la confettura lavate benissimo i noccioli, fateli asciugare benissimo e riempite dei sacchetti di cotone. Potrete farli riscaldare nel forno a microonde per riscaldarvi d'inverno o metteteli in freezer da usare come borsa del ghiaccio all'occorrenza)


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8 maggio 2012

Tonno sott'olio profumato al pepe nero e alloro


Ora mi fermo.
E' da stamattina che corro e non riesco a smettere. C'è sempre qualcosa da sistemare, iniziare, completare, cuocere, tirare fuori dal forno e fotografare.
Ora però basta. Almeno per mezz'ora. Scrivo, penso un pò a me, al mio blog, a fare uno spuntino.
E decido di tirar fuori una cosa speciale, che centellino, parsimoniosa, per i momenti in cui voglio mangiare qualcosa di particolare. Soprattutto perchè l'ho fatto io.
Apro la dispensa, prendo un barattolo, trasparente e giallo di olio buono, con un'etichetta fatta a mano e torno con la mente ad un pomeriggio di lavoro intenso quando ho preparato tanti, ma tanti tonni e palamite sott'olio.
E' stato un lavoro duro e di pazienza, ma il risultato è meraviglioso.
Avrei voluto condividerlo ma....è bello anche coccolarsi da soli.
A volte anche il silenzio di una casa lasciata nella penombra del tramonto diventa un oasi per ritrovarsi.
Non sei completamente sola, perchè ti fanno compagnia i rumori della strada, il vocio dei ragazzi che cominciano a passeggiare nell'aria di questa nuova primavera, le voci dei bambini che giocano in casa della signora accanto,  i racconti delle signore del primo piano che non finiscono mai e mi rassicurano, come quando dormivo sulle gambe di mia madre e mi piaceva sentire questa voce che raccontava e raccontava. E io amo sentire le loro voci, la mattina presto quando si danno il buongiorno e si domandano cosa cucineranno oggi, o il pomeriggio sul tardi quando si riposano finalmente come tutte le 'mamme' che, beate loro, hanno le ore della giornata distribuite ordinatamente. La mattina per rassettare e per preparare il pranzo, il pomeriggio per riposare dopo aver sistemato tutto, poi il caffè e poi ti siedi per fare qualche lavoretto o solo per chiacchierare. E poi la cena veloce, un pò di tv e subito a dormire che domani ci si alza presto.
A volte il ritmo ripetitivo delle cose è rassicurante. Ti da la certezza che hai fatto bene il tuo dovere...
Magari riuscissi a farmelo bastare. La mia inquietudine mi porta sempre altrove....
Bene veniamo alla ricetta e... alla cena di questa sera, panino con tonno, pomodorini, capperi e qualche goccia di limone.


Tonno sott'olio profumato al pepe nero e alloro

- Tonno o palamita
- sale (100 g per 1 litro di acqua)
- rami di alloro
- bucce di limoni
- pepe nero in grani
- 1 rametto di finocchio selvatico


Eviscerare i pesci. Preparare in un pentolone tanta acqua a sufficienza per coprire tutto il pesce.
Aggiungere 100 g di sale per ogni litro di acqua.
Immergere alloro e un rametto di finocchietto selvatico e far bollire per almeno 3 ORE, rabboccando l'acqua con altra acqua bollente, man mano che si consuma.
Si sprigiona un odore non molto gradevole per cui se possibile arieggiare la stanza.
Quando il pesce è cotto scolare l'acqua e pulirlo, eliminando la pelle, le lische e le parti scure del sangue rappreso.
Asciugate i filetti con un panno bianco pulito e quando saranno freddi cominciarli a sistemare nei barattoli sterilizzati, aggiungendo grani di pepe, alloro e bucce di limone, secondo il proprio gusto.
Sistemare i filetti tutti insieme e le 'briciole' a parte in un altro barattolo.
ATTENZIONE ! Per questa operazione è importante farsi aiutare da un marito ingegnere che prende persino le misure da un filetto all'altro. Solo così l'aspetto dei barattoli diventa PERFETTO e invitante.
Coprire con olio extravergine di oliva.
Bollire a bagno maria e conservare.

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7 giugno 2011

Marmellata di fragoline selvatiche, mele e zenzero


Dopo una lunghissima vacanza tra mare e campagna, per un istante ho pensato che l'idillio con la vita solitaria del mio luogo di pace si fosse rotto...
E si perchè ad un certo punto avevo voglia di gente, di movimento umano intorno a me, di cinema, di 'civiltà' messa apposta tra virgolette perchè mi viene da ridere quando penso al significato che si attribuisce a questa parola.
E siamo andati al cinema. Ho scelto 'Tree of life' perchè non avevo bisogno di cosette leggere, ma volevo continuare a pensare, ad immergermi in un tipo differente di magia.
E infatti così è stato. Film bellissimo, che ti da tanto, che ti costringe a pensare, a riflettere sul senso della vita.
Alla strada che noi scegliamo per definire la vita. 
Insomma una cosa impegnativa da ascoltare e vedere in totale libertà di pensiero e di pregiudizio.
I dialoghi, anzi i monologhi, sono sussurrati, per riprodurre il suono dei pensieri. Così come i pensieri, a flash, sono le immagini.
Ma splendide, come solo la fantasia umana riesce a creare.
Non è un film che si può spiegare.... bisogna solo guardarlo e sentirlo.
Io lo consiglierei a chi ha voglia di pensare.
L'unica nota stonata: prima uno accanto a me che si è addormentato dopo 10 minuti di film e ha cominciato a respirare in modo rumoroso..... mi son spostata..... accanto a due distinti signori che..... hanno commentato come piccioncini (!?!?!?!?!) le scene, per tutta la durata del film. E io li ho cominciato ad odiare la gente, ma solo quella maleducata e ignorante, nel sento che ignora come ci si comporta a cinema.
E son ritornata poi in campagna a riprendere il mio contatto con la natura, a fare marmellate.
Ma il prossimo film sarà uno tipo ... I Pirati dei Caraibi....

Marmellata di fragoline selvatiche, mele e zenzero.

- 1 kg di fragoline
- 2 mele
- 300 g di zucchero
- zenzero fresco

In un tegame di acciaio versare le fragoline, le mele tagliate a fettine sottili e lo zucchero. Mescolare e mettere a cuocere a fuoco medio. Far cuocere per un paio d'ore circa, schiumando di tanto in tanto.
Verso la fine, quando manca poco per spegnere, grattuggiare lo zenzero fresco, in quantità sufficienti per soddisfare il proprio gusto. Mescolare. Portare a conclusione la cottura, facendo la prova goccia sul piatto e versare nei vasetti precedentemente sterilizzati.
Chiudere e per essere sicuri che si conservi bene, fare un bagno maria ai barattoli.




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29 settembre 2010

Cornaletti sottolio


Arriva un momento in cui sembra di essere su un binario morto.
A corto di argomenti, o meglio stanchi degli stessi argomenti.
Avete voglia di cambiare tutto, dall'impostazione grafica del vostro blog, allo stile di vita che in un certo senso vi impone il blog stesso. Perchè la mente va sempre li, al post da scrivere, al piatto particolare da preparare, alla foto da fare al momento in cui c'è la luce migliore, ai commenti da lasciare, ecc.......
E finisce che ti senti in crisi perchè parli dei tuoi sentimenti e ti dicono 'non riesco a leggere perchè mi sembra di entrare in una sfera troppo privata, ma tu come fai ad avere il coraggio di scrivere queste cose così intime?', E finisce che hai voglia di cucinare solo spaghetti e basta.
E di parlare solo delle sciocchezze che ti capitano fuori e non dentro.
E finisce che vedi le tue foto sempre tutte uguali. E cambi la musica, e cambi l'header, e cambi i colori.
E finisce che senti di fare sempre le stesse cose.
Sarà un momento? passerà? speriamo ... 
Consolatemi e ditemi se anche a voi capita, 
Nel frattempo posto l'ultima foto che ho fatto ieri e relativa ricetta.
Avere un cesto alla settimana pieno di cornaletti ( o friggitelli), non è semplice da gestire.
Dopo averli mangiati fritti, con la pasta, crudi in insalata, il resto li ho messi sott'olio.
Così.



Cornaletti  sottolio

- Cornaletti
- sale grosso
- aceto di mele
- aglio
- menta


Private i cornaletti dei loro semi. Tagliateli in due (come vi pare in senso della lunghezza o della larghezza) e metteli in un coppa. aggiungete abbondante sale grosso, girate e rigirate e lasciate riposare per un paio d'ore.
Sciacquateli con vino bianco e copriteli con aceto di mele (io lo preferisco all'aceto bianco normale perchè secondo me quest'ultimo è troppo forte). Lasciar riposare per 2-3 ore.
Scolate benissimo tutto l'aceto e sistemare i cornaletti in un barattolo di vetro precedentemente sterilizzato in acqua bollente, alternandoli con aglio e menta (a piacere potete aggiungere anche del peperoncino piccante).
Coprire con olio extravergine di oliva.
Mangiarli presto perchè tendono ad ammorbidirsi o ad impregnarsi troppo di olio.
Il miglio modo di mangiarli è tra due fette di pane fresco, con fette di pomodoro.
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6 aprile 2010

Asparagi selvatici sott'olio

E anche questa è fatta. Siamo rientrati, stanchi, da quella che doveva essere una pausa rigenerante. E che invece ci ha visto belli compatti nei preparativi di piatti pasquali, nelle organizzazioni di picnic fuori casa, nella buondisposizione verso i cannelloni, dopo un accenno di digiuno quaresimale e dopo un tentativo maldestro di immedesimazione nei riti religiosi pasquali.
Troppe parole gettano fango su chiunque in televisione e anche gli animi più scaltri ne risultano macchiati. O almeno tutti sono portati a pensare, a riflettere, ad indignarsi, e ad avvicinarsi con cautela alla spiritualità che soprattutto in questo momento ha bisogno di punti di riferimento, per respirare aria pulita. E tutti coloro che vivono la Settimana Santa come un momento di rinascita, di ritorno alla vita, hanno aperto le loro ali con timore, temendo di volare in un mondo fatto di menzogne e cattiverie. 
Per fortuna ci salvano gli affetti che coltiviamo intorno a noi e che difendiamo a costo della nostra vita. 
E godiamo di piccole cose, come i primi fiori che spuntano, le risate dei nostri bambini, e la voluta spensieratezza che ci porta a chiudere le porte buie e a guardare e ad andare solo avanti.
E a godere anche di un piccolo dono, un mazzetto di asparagi selvatici, raccolti da mio figlio che me li porge aspettando il mio stupore.
E che all'istante ho preparato come una cosa preziosa,  perchè tale per me è stata... da provare a conservare, ma che in un istante è stata goduta in compagnia su un pezzo di pane e avvolto in un velo di mortadella.
Asparagi selvatici sott'olio
- asparagi selvatici
- una parte di vino bianco
- una parte di aceto bianco
- olio extravergine di oliva

Spuntare gli asparagi e raccogliere solo la parte tenera del gambo. Lavare il tutto e nel frattempo mettere a bollire il vino bianco e l'aceto.
Immergere per 5 minuti le punte degli asparagi e farle scolare per bene, praticamente li dovete far asciugare.
Sistemarli in barattolini piccoli e coprirli d'olio extravergine di oliva.
Provare a conservarli, se vi riesce. Se non ce la fate preparate una bella fetta di pane fatto in casa con una fetta larga di mortadella, adagiare gli asparagi e, a mò di lenzuolo, coprire con un la parte appesa della mortadella. 
Guardarla, chiudere gli occhi e addentarla.


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11 novembre 2009

Gelatina di melecotogne



E' tornato il sole. Ci sono colori dappertutto e il calore di questa stagione meravigliosa riempie il cuore di sensazioni positive. Dopo la pioggia che colora di grigio tutto quanto, si esce, si incontra, si parla, si organizza e rinasce la frenesia che fa venire in mente tante cose da fare prima che arrivi il Natale. E via a riempire le dispense, a confrontare le ricette, a conservare (ma per poco...) tutte le cose più buone che si ritireranno fuori per le prossime feste. E intanto nascono nuove idee per far incontrare sulla tavola antiche ricette con sapori nuovi. Intanto prepariamo quello che ci hanno insegnato....poi insegneremo noi ad altri quello che abbiamo pensato e che testeremo presto.
Con le melecotogne che ancora resistevano ho preparato in un solo giorno tutto il 'preparabile'. Magari saranno ricette conosciutissime, ma a me le melecotogne con il loro colore che si trasforma da giallo a fucsia mi ha sempre fatto pensare ad una dolce magia. E il sapore che da acre diventa dolcissimo e morbido mi ha sempre affascinato.
E allora oltre alla 'solita' marmellata che tra l'altro è già finita sulle crostate, nelle torte e sulle fette calde di pane la mattina, ho preparato anche la 'cotognata' (che però si deve ancora indurire un pò...quindi rimando la ricetta ai prossimi giorni) e la meravigliosa gelatina che fra un pò userò sia sulle cartellate (che così si coloreranno di rosa) che su un altro dolce a sorpresa.




Gelatina di melecotogne

- Melecotogne
- zucchero
- acqua

Lavare benissimo le melecotogne per eliminare tutta la peluria. Tagliare le melecotogne a fette, senza sbucciarle, eliminando le parti guaste. Il torsolo e le calotte metterle in un tegame e le fette in un altro. Queste ultime serviranno per fare la marmellata e la cotognata, mentre i 'residui' per fare la gelatina.
Coprire di acqua e farle cuocere fino a quando saranno diventate morbide. Aiutandosi con un setaccio o con un panno bianco e pulito a maglie non troppo fitte, filtrare il tutto e lasciar cadere il liquido in una coppa. Pesarlo e aggiungere lo zucchero in rapporto 10:8, cioè per 1000 g di liquido aggiungere 800 g di zucchero. Mettere sul fuoco e portare ad ebollizione. Eliminare di tanto in tanto la schiuma che si forma che potrebbe comprometterne la trasparenza. Cuocere fino a quando la 'classica' goccia', raffreddandosi, non scivolerà via sul piatto inclinato.
Versare ancora bollente nei barattolini precedentemente sterilizzati, capovolgere e lasciar raffreddare.
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18 ottobre 2009

Pere sciroppate al profumo di cannella e limone

L'autunno non è più alle porte, è già qui.
La mia campagna continua a donarmi tante cose buone, come le 'pere dell'inverno'. Pere dure e grosse che non sapevo come consumare. Alberi carichi di pere splendide e sode che chiedono solo di essere raccolte.
E allora ho raccolto due bustone piene e ho preparato le pere sciroppate facendo una cernita delle ricette trovate in rete e modificandole. Il risultato è stato magnifico. DI solito si preparano per la dispensa e per le serate fredde dell'inverno, ma considerata la bontà, non credo che arriveranno nemmeno alla fine dell'autunno. Inoltre è avanzato un pò di sciroppo e l'ho imbottigliato e conservato da utilizzare come bagna per i dolci.


Pere sciroppate al profumo di cannella e limone

- Pere dure
- 1 litro di acqua
- 500 g di zucchero
- un pezzo di stecca di cannella
- 1 limone

Sbucciare il limone e tagliarlo a metà. In una coppa capiente versare dell'acqua fresca e spremere il limone. Lavare, tagliare, togliere il torsolo e sbucciare le pere. Immerle nell'acqua della coppa di prima. Nel frattempo mettere sul fuoco 1 litro di acqua e 500 g di zucchero, un pezzo di stecca di cannella e la buccia del limone. Far bollire per circa 20 minuti dal momento dell'ebollizione per far addensare lo sciroppo.
Quindi scolare le pere e sistemarle in barattoli non molto grandi, precedentemente lavati e bolliti.
Eliminare la buccia di limone e la cannella dallo sciroppo e versarlo ancora bollente nei barattoli.
Chiuderli ermeticamente e far bollire per circa 20 minuti a bagnomaria.
Se le pere non sono molto dure, far durare meno il bagnomaria.
Imbottigliare lo sciroppo avanzato e farlo bollire a bagnomaria con i barattoli e conservarlo come bagna per dolci (si lo so, l'ho detto prima...).


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