18 gennaio 2016

Pizza dolce di ricotta con uva passa al liquore



Oggi ha nevicato. E ora è tutto ghiaccio intorno. Dalla strada mi arriva il suo inquietante crack crack. Sono prigioniera nella mia casa e sono felice di esserlo. A volte la vita di impone delle soluzioni a problemi che forse nemmeno tu sai di avere. O che non sai come risolvere. Dovevo fermarmi già da tempo e non ci sono riuscita. E questo mi ha creato qualche disagio. E ora, come per incanto, arriva la neve che mi costringe a rallentare i miei programmi, rimanendo in casa per dedicarmi solo a me stessa e al riposo.
Oggi non avevo faccende urgenti in casa ed è stato rilassante restare un pò dietro ai vetri della finestra a guardare scendere giù la neve lentamente. Bambini che giocavano giù per strada, auto con guidatori che volevano fare gli eroi che cominciavano a scivolare piano, senza controllo, di lato, fino a fermarsi sul marciapiede, amici che passeggiavano godendosi l’atmosfera irreale di questa giornata libera. Cala sempre il silenzio nei giorni di neve, e anche in casa oggi non suonava il telefono e sembrava che il tempo si fosse fermato.

E così ho cucinato una zuppa calda di verze, riso e formaggio, ho messo in forno un dolce inventato al momento per recuperare un fuscello di ricotta che avevo in frigo e poi, aspettando che il tutto cuocesse, ho passeggiato qui sul web.
E mi ha fatto bene.
Vi lascio una ricetta di quelle semplici semplici, quasi banale, ma che vi stupirà per il suo profumo.



Pizza dolce di ricotta e uva passa al liquore.
- 300 g di ricotta
- due cucchiai di zucchero semolato o di canna
- 2 uova
- la scorza grattugiata di un’arancia bio
- un cucchiaio di uva passa
- un cucchiaio di liquore a piacere (io ho messo Strega)

In una ciotola amalgamare la ricotta, un cucchiaio di zucchero, le uova, la scorza e l’uva passa precedentemente tenuta in ammollo nel liquore.
Versare in uno stampo unto della forma che desiderate. Informare a 180° fino a quando sembra che si stia caramellando la superficie.
Quando è ancora caldo spolverizzare con lo zucchero rimanente.
A piacere si può aggiungere anche un po di cannella.



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10 ottobre 2015

Le mani della mia mamma

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Oggi parlo delle mani della mia mamma. Di quelle che sanno fare mille cose. Nervose e un pò doloranti da qualche tempo, ma mani che creano meraviglie. Le fotografo spesso cercando di fissare in un’immagine anche i suoi insegnamenti. Le sue mani mi hanno accarezzato, hanno tenute strette e ferme le mie per non farmi scappare e per non farmi seguire strade che non approvava. Mi hanno anche dato schiaffi per una sbrigativa ma efficiente educazione, quando pensava che non fossi stata educata nel risponderle. Mi hanno mostrato cosa fare e non fare. Mi hanno rimproverata e subito dopo abbracciata. Mi hanno insegnato come prima cosa ad asciugare piatti e stoviglie, girare per ore litri di latte intero per fare crema pasticcera, e qui mi hanno insegnato la pazienza nel fare le cose, resistendo senza lamentarsi.

Mi hanno insegnato che si può e deve imparare a fare tutto. A cucire un orlo, a tenere in mano l’uncinetto. Perfino a ricamare. E a concentrarsi per ogni cosa che si fa, e non procedere distrattamente, perchè altrimenti le cose non vengono bene. Ma soprattutto mi ha insegnato a cucinare, dosare e assaggiare non solo con la bilancia ma anche con gli occhi e con la mente.

Ma…. hai voglia a fare la focaccia secondo le sue istruzioni, o a intrecciare cartellate come le fa lei, o a tentare di fare cavatelli e orecchiette. Siiii. La focaccia l’ho fatta con lei e ho avuto la sua approvazione, ma poi, tadaaaaaaa, sorpresaaaa,  il sapore non era uguale. Le cartellate, le mie sono belle e buone, ma le sue sono anche tutte uguali. Ma tutte tutte, e non c’è pericolo che lei si sbagli di una sola. Ha negli occhi, nella mente e nelle mani una precisione che incanta.

E poi dovete guardarle quando sistema i fiori. Da sempre ogni volta che vado in campagna, al trullo, appena vedo che son fiorite le rose, e sono belle, al punto giusto…. non le lascio li solo per rispetto alla natura. Le raccolgo per portarle a lei. Anche se è solo una, con qualche cosa di verde, che sia rosmarino, o un rametto di ulivo o un pò di citronella profumata, anche semplice erba…. la porto a lei e aspetto che sistemi tutto anche in un semplice bicchiere. Mi siedo e guardo. E mi incanto. Perchè bisogna avere dentro di se l’idea di bellezza per poterla portare fuori e mostrarla anche con due fili d’erba incrociati.

Giorni fa c’erano un pò di fiori fioriti già da un pò. Avrebbero avuto ancora un paio di giorni di vita. Ma erano nel pieno del loro splendore. E così, come faccio di solito, ho li ho raccolti,  rose rosse, rosa, tagete arancioni, daliette giallorosse e ne ho fatto un piccolo mazzetto. E guardate un pò cosa ne ha fatto lei.

Oggi vi regalo questo incanto.

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18 giugno 2015

Muffin della mezzanotte

 

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E si, è inutile, stasera non riesco proprio a dormire. Il sonno non arriva. E’ quasi mezzanotte e sulle spalle ho tutta la dieta di questo mondo che mi pesa. Inutilmente poi. Seguo a puntino tutte le indicazioni ma non succede niente, anzi per il caldo sembra che fa un pò mi solleverò levitando, (o lievitando?). Mannaggia alla ‘costituzione’ fisica. E mannaggia a questo desiderio di dolce che mi sta prendendo stasera. Ho cercato di tamponare con una pesca, ma la voglia di cioccolato si è fatta una ‘grassa’ risata. Dicendo, sono qua. Ti prego ti prego ti prego dammi un pò di dolce. Ma in casa non ho niente. Dico. Ma di pronto, dico… ma magari qualcosa potrei inventarmi … dico. Ma a mezzanotte? E quando urla l’emergenza, Anna risponde. Tanto non dormo lo stesso.

Allora mi alzo dal divano, apro tutte le persiane. Per fortuna l’aria si è rinfrescata. Vedo cosa posso inventarmi con quel che c’è. Apro il libro ma dovrò fare una modifica sostanziosa alla ricetta. E parto.

E che ci vuole?

E così mezz’ora dopo sulla tavola ci sono ben 7 muffin al cioccolato fondente caldi e fumanti di cui….. ne assaggerò solo metà, (la metà di uno eh!) rimandando a domani il resto. Prometto che mangio l’altra metà a colazione, 5 li regalo e ne conservo uno solo per un altro momento di follia.

Mi sento già meglio.

Scusate le foto, ma a quest’ora come volete che vengano, senza sole, con il cellulare e con la mano che trema per la debolezza?

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Muffin della mezzanotte

- 150 g di farina per dolci

- 15 g di cacao amaro

- mezza bustina di lievito per dolci

- 80 g di zucchero di canna

- 35 g di olio extravergne di oliva, o di burro o di margarina o di olio di semi di arachidi

- un uovo

- 160 g di yogurt bianco

mescolare prima tutti gli ingredienti solidi e poi aggiungere tutti gli ingredienti liquidi mescolati tra loro.

Riempire per 2/3 7 pirottini e infornare a 200° per circa 20 minuti, fino a quando saranno ben gonfi.

Buonanotte.

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5 febbraio 2015

Dolce facile crema e fragole, per chi ha voglia di primavera

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Ho appena chiuso il libro. Ho deciso di riprendere di nuovo quella meravigliosa abitudine di accarezzare le pagine di carta e di riempirmi di storie e parole scritte da altri, immagino, anche per me. Grande è la differenza tra le parole virtuali e quelle fatte di un inchiostro che puoi toccare. Arrivano comunque al cuore, ma con tempi, velocità e strade diverse. Ma bisogna reimparare a soppesare in maniera diversa entrambe.

Mi mancava il tempo lento dei libri, seduta sul divano di casa, o della lettura del primo mattino, fatta non solo di notizie e aggiornamenti fb, ma anche di pensieri belli e storie lontane, trovate in un libro scelto da me, dopo un consiglio di un’amica che legge, o di un’impressione ricevuta in libreria, dopo aver letto la prima pagina… Bello il tempo ritagliato e ritrovato per se. E poi bello anche arricchirsi per poi tornare a scrivere per chi passa qui da me e, come sto facendo ora, condividere quello che vivo.

Le giornate nella mia nuova casa si stanno riempiendo di luce e di progetti nuovi. La primavera è ancora lontana, ma si sente che comunque arriverà, perchè le giornate si stanno allungando, offrendoci passeggiate più lunghe e tempi migliori per le foto. Anche i desideri sanno di primavera. Abbiamo tutti voglia di luce bianca, di sapori freschi, di cose golose ma leggere. E oggi così sarà. Fra un pò, dopo aver messo in ordine questo piccolo rifugio che sta diventando prezioso per me, per noi, con calma, come una bolla strana e silenziosa che vagherà per la strada rumorosa di questa città, uscirò. Camminerò e camminerò per andare a comprare un frutto fuori stagione, a dispetto di chi mi griderà dietro ‘noooo, solo frutta di stagioneeee’, e comprerò anche dei fiori. Si dei fiori profumati che mi proietteranno nella prossima primavera. E si, perchè non ho solo desiderio di cose buone da mangiare, ma anche di profumi da sentire. Di quelli che in un istante ti portano una valanga di emozioni, di passeggiate nei prati, di abiti leggeri, di gite in campagna e, soprattutto, di tepore sulla pelle.

Fuori fa freddo, tanto. Ma sono pronta a non dargli peso. A dopo.

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Dolce facile crema e fragole

-un piccolo pan di spagna

- crema pasticcera (250 g. di latte intero, 1 tuorlo, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaio di farina e scorza di limone intera)

- fragole (lo so che sono fuori stagione!)

- succo d’ananas per inzuppare

Tagliare in tre parti il pan di spagna e inzupparlo a piacere con il succo d’ananas. Eliminare la scorza del limone dalla crema. Distribuire la crema pasticcera sia sul primo che sul secondo strato e conservarne un pò anche per lo strato in superficie, per poter ‘fissare’ le fragole (lavate in acqua e bicarbonato e tamponate per benino).

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23 giugno 2014

Dove sei?

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Dove sei? ancora ti cerco per le strade, quando apro la porta di casa tua e vedo per caso una maglietta nera e dei capelli bianchi, ma è solo qualcuno che ti somiglia. Ma il cuore fa un salto forte, lo stesso. Aspetto ancora che tu compaia all’improvviso e mi dica di avermi fatto uno scherzo, terribile, ma uno scherzo… Ancora non voglio lasciarti andare, ma cosa devo lasciar andare? sei sempre il mio aquilone che vola lassù, e io ti tengo legato a me con il filo. E lo tengo forte. E lotto con il vento della malinconia, a volte della rabbia, perchè a me non è dato capire questo mistero che mi ha portato via in un attimo un amore grande, che è stato con me da sempre, da quando sono nata. Che mi ha portato per mano e indicato la strada. Che mi ha regalato a piene mani abbracci e sorrisi. Che mi ha fatto ridere tanto e tanto. E ha preparato per me cose buone e che ha riso con me dei chili in più.

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Accidenti quanto mi manchi. E questo vuoto non si può riempire di niente. Questo è solo tuo, e nessuno può sostituire quello sguardo luminoso di quando mi vedevi. E i tuoi massaggi sulla mia spalla dolorante. O la tua mano sulla mia fronte. O le tue parole, i tuoi racconti, i tuoi consigli.

E i ricordi affiorano. Sempre in mezzo ai sorrisi. Quando non volevi mai venire con noi nei viaggi e una volta per portarti sul Pollino a mangiare i porcini, abbiamo dovuto ‘rapirti’, dicendoti che dovevi venire con noi per sentire ‘un rumorino strano alla macchina’, e poi ti abbiamo portato via. E tu ci hai detto ‘a così è? da oggi non mi fregate più’. O quando mi hai fatto due bidoni non facendoti trovare a casa per venire con me alla dietologa e poi al terzo appuntamento ti ho fatto un appostamento a cui non ti sei potuto sottrarre.

Ma ti ricordi quando ti ho portato per forza al mare e abbiamo parlato per ore in acqua fino a farci venire alle mani ‘il bagno’, cioè la pelle rugosa e bianca.

Quanto ci piaceva parlare, fermi per strada, seduti al tuo tavolo, per ore, e io ti dicevo ‘papà quando vengo qui, non combiniamo più niente di quello che dobbiamo fare, parliamo solo e basta’ e tu mi dicevi ‘ dai Ninetta, rimani ancora un pò qui, che vai sempre di corsa’. E meno male che sono rimasta tante volte a raccontarti di me e ad ascoltarti. MI sono riempita di tutte le parole del mondo e ora ne ho un pieno, da cui attingo a piene mani quando ho voglia di risentirle.

Anche di abbracci ho fatto il pieno. Solo che di quelli ancora ne vorrei.

E’ strano come una luce particolare, un caldo come quello di oggi, un sapore di stagione, mi riportino all’improvviso la stessa malinconia di due anni fa, quando sei andato via per sempre. Non è una data, quella di domani, che mi ricorda che non ci sei più. Ma un insieme di sensazioni e di ricordi marchiati a fuoco sulla mia pelle, che mi riportano indietro con un brivido e con una sensazione di vuoto profondo.

Perchè ne parlo qui? perchè qui tutto è vento. Il vento delle parole mie e di chi le leggerà. Qui non c’è tempo, non è nemmeno un luogo. E’ un … ovunque e in ogni tempo. E anche qui spero che tu ci sia. Perchè oltre che dentro di me, non so più dove cercarti. Ho ritrovato i tuoi abbracci infilandomi i tuoi maglioni, quando avevo freddo fuori e dentro il mio cuore. E ti ho sentito. E oggi sai cosa ho fatto? ho preso una delle tue magliette che avevamo comprato insieme, ho tagliato quello che c’era ‘in più’, confidando nella moda che sbologna tutto come originale, e ne ho fatto una cosa bella da indossare. E mi son sentita bene, ancora una volta con te.

Ma ancora non sono pronta per lasciare il filo di questo aquilone. Non voglio che ti perda nel vento di un ricordo lontano. Meglio la tempesta del mio cuore. Resta ancora qui.

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20 maggio 2014

Crostata piccola con coulis di fragole e mirtilli. E i pensieri del mattino davanti al caffè.

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Eccomi qui. Tanto tempo, troppo direi, lontana dal mio blog. Ma ora sono qui. A volte bisogna staccare con le proprie abitudini, per evitare che ci vengano a noia. E ritrovare nuova energia.

Ma non voglio parlare dei giorni passati perchè alla fine risultano essere tutti uguali, pur facendo cose diverse. Non voglio parlare del futuro perchè anche quello risulta essere solo una manciata di buone intenzioni che non sempre diventano progetti. Voglio parlare di ora, questo momento preciso. Ora che il caffè è appena uscito e devo alzarmi per spegnere il fuoco. Ora che non sono ancora proprio sveglia e per questo posso ancora scrivere senza correggermi. Del sole che finalmente appare per poi scomparire. Le tende sono ancora socchiuse e lasciano intravvedere le mie piante nuove che non riescono a scoppiare di vita e colori perchè quasi annegano in tutta questa pioggia. E sul balcone quest’anno c’è anche un nuovo vaso pieno di foglie e frutti e rametti che pendono. E che mi mettono nel cuore una gioia quasi di bambina. Sono due piante di fragole, di quelle grosse e golose, che ho comprato dopo aver sentito che questi frutti sono i più ricchi di quelle schifezze che mettono alle piante per farle ‘progredire’ e dare più frutti. Mi sono spaventata e ho deciso di fare un piccolo tentativo di giardino sul mio balcone. In realtà ultimamente ho notato che i miei progetti nascono, vivono, progrediscono e muoiono nella mia mente, senza passare dalla realtà, ma questa volta no. Le ho viste, le ho desiderate, portate a casa, piantate e lasciate sotto la pioggia. Il bello sarà quando arriverà il sole. Ma so già che in un momento di buona volontà tirerò giù le tende e le salverò dalla morte per disidratazione. Per ora sono vive e vegete, mi offrono frutti che io uso subito per preparare rimedi alla malinconia.

Nella corsa delle mie giornate, tutte ritagliate sugli impegni inderogabili, dall’alba al tramonto, in una sfida contro il tempo per farci entrare tutto, preferisco non fermarmi, altrimenti … mi addormento per la stanchezza. E allora cerco di mantenere un ritmo allegro e volenteroso, evitando di guardarmi intorno in casa, e di non esagerare con i rimproveri verso me stessa, casalinga imperfetta che non avrà mai una casa tirata a lucido, e di dirmi che in fondo sono una brava figlia che tenta di essere presente nei momenti di bisogno della mamma, cerco di essere una brava mamma che mantiene (= tenta di mantenere) le distanze dalle strade e dalle scelte dei propri figli per non farli inciampare in maldestri tentativi di tenerli abbracciati. Insomma, come tante donne, cerco di essere mille cose e mille persone.

E ora devo fermarmi. La giornata deve iniziare e sono contenta di aver preso il caffè pensando a chi leggerà. Vedo già su facebook che il mondo sta correndo. E ora mi infilo anch’io.

Vi lascio un dolcetto semplice semplice, di quelli che si preparano con poco, magari con una pallina piccola di frolla avanzata dal giorno prima, con una farcitura fatta in cinque minuti, ma di una bontà che dura tutto il giorno.

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Crostata piccola con coulis di Fragole e mirtilli

- Una palla di pasta frolla sufficiente per una teglia piccola, grande quando il vostro desiderio

- 300 g di fragole biologiche e mirtilli freschi

- 2 o 3 cucchiai di zucchero di canna

- la scorza grattugiata di mezzo limone

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In un pentolino mettere le fragole lavate bene e tagliate a pezzi, e i mirtilli. Aggiungere lo zucchero di canna. Far cuocere a fuoco lento fino a quando l’acqua sarà evaporata e si sarà formato uno sciroppo denso. Far raffreddare.

Stendere la pasta frolla e adagiarla in una teglia in maniera che i bordi siano un pò rialzati per non far debordare il ripieno. Con le dita formare tanti piccoli ‘fossi’.

Versare sulla frolla la coulis e cuocere in forno a 180° fino a quando i bordi saranno dorati.

Prima di mangiare, aggiungere qualche pezzo di frutta fresca

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15 gennaio 2013

Crostata del Sole, con mele, arance e limoni

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Ho sognato di danzare. I sogni hanno il potere di influenzare le ore buie della notte e il battito del tuo cuore. Come pure il risveglio del mattino per iniziare la giornata. E l’umore che ti porterai appresso per le ore che verranno. C’è chi dice che sono l’estensione di quello che abbiamo dentro. C’è chi crede nel loro potere premonitore. C’è chi li considera uno spazio ignoto in cui possono incrociarsi dimensioni diverse a noi sconosciute.  Io credo che invece li confluiscano i nostri desideri e i nostri timori. E’ uno spazio profondo che viene a galla quando le zavorre della ragione e del buon senso vengono mollati, al buio.

Ed è così che c’è stato un tempo in cui sognavo di essere in bilico su un grande muro dello spessore di un mattone solo, altissimo, che si ergeva da un mare nero in tempesta. E poi un altro tempo in cui sognavo di nuotare in un mare sereno  limpido e azzurro dal quale spuntava la punta di un campanile di un paese sommerso, come favola. E poi sogni in cui prendevo la rincorsa e imparavo a volare. E planavo e planavo sulle colline della mia terra, e se mi avvicinavo alla terra, bastava ridarmi una piccola spinta per tornare a volare. Non son mancati i sogni bui dove serpi e cani e uomini cattivi minacciavano i miei figli. E nemmeno son mancate le notti senza sogni, dove avevo l’impressione di non essermi mai addormentata e mi rialzavo stanca.

Ma poi arriva il momento in cui vorresti danzare di giorno e almeno di notte, nei tuoi sogni riesci a farlo. E nel sogno stesso chiudi ancora gli occhi per sentire meglio la musica e ti abbandoni ad essa. E cominci a muoverti, leggera e segui tutti i movimenti che senti dentro. E volteggi, e salti e spicchi il volo, e ti scuoti, e ti fermi, per poi ricominciare. Poi all’improvviso la musica smette, avverti una luce che ti chiama e piombi pesantemente nella realtà di un nuovo giorno che comincia.

Vorrei ritrovare la stessa musica e la stessa leggerezza dei miei sogni, nelle ore del giorno.

Cominciamo con questo giorno allora.

Per ora vi regalo una ricetta che sa di sole e così l’ho chiamata. Provatela… regala emozioni.

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Crostata del sole (mele, limoni e arance)

(x la frolla)

- 350 g di farina

- 120 di zucchero

- 120 di burro

- 2 uova

- un pizzico di sale

- mezza bustina di lievito per dolci

(x la farcitura)

- due mele

- due arance rigorosamente biologiche

- un limone grande rigorosamente biologico

- zucchero (un quarto del peso della frutta)

- mezzo bicchiere d’acqua

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Amalgamare tutti gli ingredienti della frolla, formare una palla e metterla in frigo per almeno mezz’ora.

Sbucciare le mele e tagliarle a pezzi. Lavare le arance e il limone e tagliarli a fettine con tutta la buccia e aggiungerli alle mele. Aggiungere lo zucchero (un quarto del peso della frutta), il mezzo bicchiere d’acqua e metterli sul fuoco medio. Se si forma la schiuma eliminarla. Far cuocere finchè si consuma tutta l’acqua e rimane una poltiglia dorata e densa.

Stendere metà della frolla in una teglia per crostate, imburrata e infarinata. Distribuire il composto di frutta. Con l’altra metà della frolla formare una grata a proprio piacimento (io uso una griglia, ma quella fatta a mano è uguale).

Infornare a 180° fino a doratura.

Spolverizzate a piacere con zucchero a velo.

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11 gennaio 2013

La compagnia della luce

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Abbiamo tutti delle strane abitudini. Nascono forse da strane convinzioni, difficili da capire o da giustificare. Però nel gioco della costruzione del proprio nido, è giusto che ognuno sia libero di esprimerle.  Nella mia vita ho sempre avuto intorno a me tanta compagnia. Vicina, lontana, fisica o solo di pensiero. Ma raramente mi sono sentita davvero sola. Ho sempre avuto accanto qualcuno da abbracciare o a cui chiedere di essere abbracciata per un pò. Ho sempre avuto una voce che mi ha chiamato proprio quando ne avevo bisogno o che ho chiamato io perchè sentivo che aveva bisogno di me. Nelle sere di tempesta ho trovato amici anche sul web, con cui condividere un momento di timore, o un pensiero negativo. Nei giorni di sole, qualcuno con cui ridere. Nelle notti insonni, qualcuno insonne come me. Nelle cartoline ricevute a sorpresa, parole di amicizia. Nei pacchi regalati, pensieri per me.

Ma c’è qualcosa che nelle mie giornate mi fa davvero bene al cuore e che mi regalo continuamente. Nella mia casa c’è sempre una o più candele accese. Piccole, profumate, bianche o colorate. Sono per me tante cose. Una luce che mi accompagna. Un profumo che mi accarezza. Una preghiera silenziosa. Una speranza per qualcosa o per qualcuno. Un’idea di calore silenzioso che discretamente mi sta vicino.  Affido a lei le buone intenzioni della giornata, la riuscita di un progetto, la soluzione di un problema. Mi convinco che finchè lei sarà accesa ci sarà luce ovunque.

Mi piace la sua compagnia. E oggi ho voluto condividerla con voi, mentre accanto a me ne brilla una.

Corro a preparare la cena. Strano un post senza ricetta eh?

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30 luglio 2010

momento dolce


Ci sono momenti in cui tempo, spazio, luce e suoni si fermano. Seguo da tanto il blog di Ester dove trovo tanta pace e serenità e mi piacciono molto i suoi 'This moment' che capisco, condivido e vivo con lei e con tutti i suoi lettori. 
Quindi capendo e condividendo ho voluto fermare anch'io quei momenti che fanno fermare i miei occhi e tutti i miei sensi per riflettere su quanto di bello ci può essere intorno a noi.
Stamattina, son bastate davvero poche gocce di miele dorato su una fetta biscottata di segale per rendere speciale il momento mio e solo mio dell'inizio della mia giornata. 
Certo alle 6 di mattina, vedere il sole riflesso e risplendente in queste perle è stato davvero un momento magico.
Tutto qui...... ma vi pare poco?????
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