15 giugno 2015

Una favola, il pane più facile del mondo: Brown soda bread

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Io soffro terribilmente per il caldo. Stamattina mi sono svegliata che già ero una mongolfiera. E per di più pure incazzata nera perchè non ho dormito bene. Non si può dormire con l’aria condizionata, il ventilatore fa rumore, non c’è speranza di un pò di corrente, quindi è inutile tenere spalancate tutte le finestre tanto entrano solo zanzare, ma non aria. Quindi che fare? ti alzi e guardi l’alba. Passeggi nervosa dentro e fuori casa, metti le mani sotto il getto dell’acqua, aspettando che diventi fresca, ma pagherai l’eccedenza di sicuro prima che si svuotino tutti i tubi roventi.

E poi mi sento stupida perchè mi arrabbio per queste cose, quando intorno a me c’è gente che ha problemi ben più gravi. E magari, non si alza nemmeno dal letto, per il caldo, perchè non ha nemmeno il letto. E così aspetto la luce.

Ho deciso da tempo che voglio poche cose essenziali intorno a me, ma davvero poche. E così mi capita di non fare la spesa e di dovermi accontentare con quello che ho, finchè svuoto del tutto la dispensa. E mi ritrovo senza pane, senza frutta, senza pomodori, insomma ti sembra di essere quasi senza tutto ….

Poi arriva una mia amica, che viene qui a parlarmi di un progetto che sta realizzando con i bambini. Scova per loro dei libri dai mercatini, raduna intorno a se tanti piccoli e comincia a leggere.   E grazie al suo modo di rendere vive le parole, la magia inizia e i bambini restano incantati e vorrebbero che questo gioco non finisse mai. Starei ore ad ascoltarla e le chiedo di leggermi qualche pagina. E resto impigliata anch’io nella rete delle favole. All’improvviso torno bambina, o forse bambini restiamo sempre dentro, solo che ci forziamo di sembrare grandi. Sono belli i racconti, com’è bello seguire il filo di un cantastorie e perdersi, come quando nessuno ci trovava nulla di strano nei nostri occhi sognanti.

Torno alla realtà e mi rendo conto nel frattempo che non ho niente da offrire, manco per accompagnare il caffè. E decido di inventare con quello che c’è-

E così trascorro insieme alla mia amica cantastorie una pomeriggio di… favola. Impastando il pane più facile del mondo,  e mangiando pane e marmellata, sulla mia terrazza e parlando fino a che la luce è andata via. E ora vi do una delle tante ricette di questo pane, di cui vi ho tanto parlato nel post sull’Irlanda. Provate e fatemi sapere come lo trovate.

 

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Brown soda bread

- 450 g farina integrale
- 220 g di farina bianca
- 2 cucchiaini di zucchero
- 1 cucchiaino di bicarbonato
- 1 pizzico di sale

- 1 uovo
- 2 vasetti di yogurt bianco
- 450 ml di latte

Mescolare prima gli ingredienti solidi e a parte tutti quelli liquidi
Mescolarli tutti insieme e lavorare con un cucchiaio di legno

Versare in tre stampi piccoli X plumcake
O uno grande e uno piccolo
Riempire lo stampo per metà o max x 2/3

Cospargere la superficie di semi a piacere

Infornare x mezz'ora a 210 gradi e per altri venti minuti a 190 gradi

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16 maggio 2015

Il vuoto riempito e il tempo che scorre: storia di un compleanno

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Nasciamo con l’occhio positivo o il pensiero negativo. L’essere nomadi e con la sensazione che manchi la terra sotto i piedi, può essere vissuta come triste precarietà o come opportunità di incontro. La vita che scorre, ti fa vedere come in time lapse i nostri figli che crescono velocemente e le strade che diventano sempre più distanti. E ti assale la voglia di rincorrerli ed acchiapparli per tenerli ancora per un pò abbracciati.

Come quando li accompagni al treno e li spingi su, dicendo ‘vai vai’ e poi sali di corsa ancora per un momento per stringerli a te. E ti concentri su quel momento, perchè in quell’abbraccio siete solo voi due, è solo tuo e basta. E chiudi gli occhi e te lo prendi tutto il suo profumo.

I figli crescono, vanno via, e io sono a mia volta figlia e vado via. E ritrovo nello sguardo e nella malinconia della mia mamma, la stessa mia tristezza e lo stesso mio vuoto quando vanno via loro. Questa benedetta ruota che gira, dovrebbe pur insegnarmi qualcosa, ma il cuore segue le sue vie, misteriose e senza ragione. Comanda lui.

Ma oggi è giorno di festa. Le nostre strade si sono incrociate. E lui è qui con me. E me lo guardo, mio figlio, che ancora dorme e, come in un viaggio veloce nel tempo, torno a casa con loro piccoli che fra un minuto si sveglieranno per andare a scuola e prima di dire ‘è ora’ me li guardo ancora un pò e catturo anche quel momento solo mio, solo nostro.

E immagino che il suo è lo stesso sonno sereno e la stessa sensazione di pace che continuo a provare anch’io quando mi appisolo sul divano di mamma mia. Li, in quel porto sicuro, dove niente mi può far male, perchè c’è lei che mi copre e mi guarda.

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Oggi è il compleanno di mio figlio, il maggiore. e abbiamo deciso di festeggiarlo a Roma e ne sono felice. Non so ancora come lo festeggeremo, ma so già che si impasterà il pane buono e caldo, si preparerà una torta che piace a lui, sarà quella di mele o quella cioccolatosa, non so, berremo qualcosa di buono, passeggeremo per le strade più belle di questa città, mangeremo un gelato, lo abbraccerò e me lo bacerò a più non posso, parleremo di tutto e lo guarderò negli occhi. E poi domani ci saluteremo.

Ancora non so se questi incontri al volo tra di noi, riempiano il mio cuore o me lo straziano al momento dei saluti. Perchè dei figli non se ne ha mai abbastanza.

Si è madri in maniere differenti. C’è chi apprezza la ritrovata ‘libertà’, chi non sa ancora cosa sia questa ‘libertà’ e non sa cosa l’aspetta, chi se li tiene stretti accanto e non li fa andare via, chi ride di tutto questo, e chi non si pone nemmeno il problema.

Io per ora me lo tengo stretto al cuore e vado.

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13 maggio 2013

Tramezzino

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Potrei scrivere questo post senza parole. Le foto parlerebbero da sole.

E’ cosa rara poter godere della presenza dei figli che gironzolano per casa. Se ci sono è perchè devono studiare, quindi sono seduti nella loro stanza. Se non devono studiare, non ci sono perchè sono in giro con gli amici. Ma all’improvviso senti: ‘mammaaaaa mi prepari qualcosa di buono da mangiare? ho fameeee! dai stupiscimi’. Ma oggi, stranamente, frigo e dispensa non abbondano di ingredienti con cui creare degli effetti speciali. Ho deciso che finchè non consumo tutto il consumabile la spesa non si fa più. E si, perchè è vero che quando viene qui mio nipote, visita prima di tutto il frigorifero e poi sospira perchè gli sembra una visione, pieno e stracolmo di cose da mangiare (ho un nipote bongustaio!!! ha 7 anni eh!?!?!), ma è anche vero che con la dieta in corso, e di ritorno da cibo americano, non ho proprio voglia di ricette complicate. E quindi prepariamo cose semplici con gli ingredienti che ci sono. Che basterebbero comunque a sopravvivere in un bunker per almeno un mese.

Quindi, inventiamoci una cosa buona e stupiamo il figlio affamato. Tramezzino ai cereali, che non manca mai, pomodorini freschi tagliati a fettine sottili, pizzico di sale e filo d’olio (che i pomodorini freschi saranno pure buoni ma se non metti sale e olio sanno di dieta mortificante o di finta persona salutista), fettina di formaggetta fresca tagliata sottile, foglie di basilico spezzettate con le mani. E ripetere due volte questo strato. Avvolgi nel tovagliolino, metti in un piatto bello, aggiungi la fogliolina per fare scena e grida ‘è prontooooo’.

Ora un ragazzo di 18 anni, sempre affamato, che sta studiando da 4 ore, secondo voi cosa fa? si fionda sul tramezzino, allegro allegro, addenta quasi per metà il tutto, sospira ad occhi chiusi (e si, noi facciamo sempre così quando una cosa ci piace!), e morderebbe anche me che gli dico di bloccarsi perchè…. devo fare la foto e immortalare quello che è davvero un momento di piacere.

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E ci posso fare se sono una mamma foodblogger?

E voi cosa preparate per stupire il momento di fame impetuosa dei vostri ragazzi? o di vostro marito?

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28 marzo 2013

Pane di mais al timo per il picnic di Pasquetta

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Quasi si sente il rumore delle rotelle che girano velocemente per decidere quali ricette preparare per il lunedi di Pasquetta. Intanto ci prepariamo mentalmente per un picnic. Poi se piove ci infiliamo dentro, al riparo e trasformiamo il tutto in un santo pranzo di campagna, pieno di cose buone, condite con canzoni alla chitarra. Le donne si sbizzarriranno ai fornelli, preparanno teglie da infilare nel forno a legna e si scontreranno i sederi per muoversi in una piccola cucina di campagna. Gli uomini di buona volontà faranno i lavori ‘da uomini’ accanto al forno, parlando di politica e di posizione della legna, alcuni. Altri non faranno un bel niente e parleranno solo di politica perchè hanno le mani delicate o perchè realmente incapaci di ‘menare le mani’. Altri aiuteranno le donne in casa, perchè gentiluomini. E nell’allegro casino generale, al suono di ‘a tavolaaaaaaaaaaaaa’, inizierà l’incontro goloiardico che vedrà sparire lentamente e inesorabilmente tutto il ben di Dio che avremo preparato, fino al calare del giorno. Piccola passeggiata umida per la pioggia che forse cadrà, in cerca di asparagi che aspettano ancora il sole per poter spuntare. Riflessione sulla meraviglia della nostra campagna che è già tutta verde e con le gemme già pronte per scoppiare prima in fiori e poi in ciliege. Riorganizzazione e annotazioni mentali dei lavori da fare. Insieme faremo programmi per l’estate che si avvicina e ci riempiremo di speranze di cose belle. E poi all’improvviso ci stupiremo perchè ci ritroveremo a pensare di nuovo, ancora,  alla cena.

E si perchè noi siamo capaci di tutto questo.

E ora un suggerimento di un pane buono preparato pensando alla Pasquetta, ricetta trovata su un giornale tanto tempo fa, provata e modificata con successo.

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Pane di mais al timo

- 200 g di fioretto di mai

- 350 di farina 00

- una bustina di lievito di birra secco

- una noce di burro buono o 3 cucchiai di olio di oliva extravergine

- un cucchiaino di malto d’orzo o di zucchero o di miele

- 2 cucchiaini di sale fino

- rametto di timo fresco

In una ciotola amalgamare il lievito con un pugno di farina 00, il malto ( o lo zucchero o il miele) e mezzo bicchiere d’acqua. Lasciare a riposo per una mezz’oretta, per far esplodere di vita il lievito. Nel frattempo miscelare le due farine, il sale, il timo. Aggiungere il lievitino e il grasso scelto (burro o olio), l’acqua tiepida nella quantità che ne assorbe e lavorare. Ovviamente si può lavorare l’impasto anche nell’impastatrice con il gancio. Far lievitare per circa due ore. Fare le pieghe, dare la forma, aspettare ancora una mezz’oretta e infornare a 220° (al forno mio eh?).

Abbinare salumi profumati e formaggi molli.

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22 novembre 2012

I giorni dell’olio nuovo

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Strano momento per scrivere un post. E’ notte fonda. Accanto a me un tovagliolo pieno di mandarini freschi appena presi dal cesto fuori dal balcone. Umidi di pioggia e di nebbia. Ma freschi al punto giusto. Mi siedo davanti al computer e guardo a tratti il video, facebook e fuori dalla finestra. Fuori tutto immerso nella nebbia. E compare come in una ripresa miope la luce dei lampioni, le case di fronte alla mia, le macchine ferme ad aspettare domani. Tutto è silenzio. E dovrei anche guardare e pensare in punta di piedi, perchè intorno a me e fuori, la gente dorme. Basterebbe parlare con voce normale per svegliare qualcuno, anche qui nel condominio, tanto silenzio c’è. Ma io stasera non ho sonno. Devo fare i conti con i miei pensieri, con i miei progetti, con la rabbia che mi viene ormai ogni giorno, ogni volta che leggo i giornali, che vedo la tv, che giro per le strade di questo paese (il mio) che sembra bello e perfettino e poi scopri ad ogni angolo, ben nascosto, e a volte pure mica tanto nascosto, dei rifiuti abbandonati da cervelli piccoli e mani pigre. E non raccolti da chi dovrebbe perchè distratto altrove da ben altri interessi. E mi sento sempre più delusa e a disagio qui …..

E poi penso anche allo spreco di tempo e di parole per capire la gente piccola. E al tempo e alle parole che invece da domani porteranno allegria a me e alla gente che incontrerò.

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E penso a quello che rende preziosa la mia vita. Le piccole gioie che sono solo mie e di chi scelgo di avere accanto a me per condividerle. Come questo olio nuovo, meraviglioso, che riesce a dare emozioni incredibili, quando lo assaggi, perchè in un istante ti riporta al profumo del giorno della raccolta, alle sere che verranno davanti al fuoco, che arrostirà bruschette semplici con il pomodoro ‘eterno’, e alle gare con gli amici per decretare se ‘è più buono il mio o il suo?’ che necessitano di continui assaggi di bruschette e altri piatti. E con questa scusa l’olio nuovo si assaggia su tutto, sul crostone con cicorielle di campo e fagioli cannellini, cotti senza altri odori, sulla semplice verdura lessa e un pezzo di pane fresco, su un pezzo di baccalà cotto a vapore e condito solo con olio e pepe.

Insomma questo è un sogno che continua.

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13 novembre 2012

Raccolta delle olive 2012 e il ‘panino della raccolta’

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Oggi tutto intorno a me è circondato dalla nebbia. Ormai sembra roba di altri luoghi e il freddo stenta ad arrivare. Eppure, come la natura, sento che un pò di freddo ci vuole. Non è normale tutto questo tepore (20° a metà novembre) che continua imperterrito da aprile. Nei campi c'è la raccolta delle olive e dai frantoi arriva un odore caldo e profumato di olio nuovo. Sembra l'inizio di un tema. E le sensazioni vissute qualche giorno fa sarebbero proprio da raccontare, ed è per questo che oggi sono qui: per condividere con voi la gioia di una giornata con tanto sole, tanti profumi e tante risate. Anche di tanta stanchezza in verità, perchè alla fine della giornata ero felice si, ma stanca, ma stancaaaa, che mi faceva male tutto, anche i capelli e, una volta ferma sul divano per 'cinque minuti di riposo', non son più riuscita a rialzarmi. E' vero che ho l'entusiasmo e la gioia di vivere di una bambina per queste occasioni che la vita mi offre, ma è anche vero che non sono particolarmente allenata per i lavori di campagna. Accarezzo sempre l'illusione di vivere in compagnia delle persone a me care la condivisione di questi 'eventi', come la raccolta delle olive o la preparazione della salsa di pomodoro, ma in maniera quasi inspiegabile, si accavallano sempre impegni proprio in quei giorni e così, a parte qualche amico di buona volontà che è apparso per un pò in campagna, sotto ad un paio di alberi, per il resto è stata una giornata vissuta a due. Comunque è stato bellissimo ... e aspetto l'anno prossimo per ripeterlo ancora (però meno male che passa un anno, così ho la possibilità di rimettermi in forze)

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La mattina si arriva canticchiando e si stendono le reti allegramente sotto gli alberi sulla terra che ora è verde di erba e profumata di umidità. E si cominciano a 'pettinare' i rami carichi di olive con dei rastrelli di plastica morbida che dolcemente staccano i frutti e li fanno cadere. Inizia una specie di balletto per evitare di muoversi maldestramente e schiacciare le olive, e così ci si ritrova come il gioco 'Twister' con le gambe incrociate e le braccia in posizione stretching verso dietro, in equilibrio precario, ma dura poco perchè o cadi, o schiacci le olive o vedi di cambiare posizione.
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Quando hai finito di raccogliere tutte le olive di un albero raccogli le reti come fanno i pescatori e, prima di versare i frutti nella cassetta cerchi di eliminare i rametti e le foglie verdi. Magari ogni tanto ti sdrai pure sulle olive per sentirne da vicino il profumo meraviglioso che si sprigiona (soprattutto se, grazie al peso, le schiacci!!!)... e così via di albero in albero si continua....

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Poi arriva il momento della pausa pranzo, ma non ci si può fermare per molto altrimenti 'il sangue si raffredda e non si riparte più', quindi 'allegr allegr' (se eliminate l'ultima lettera delle parole parlate meridionale, cit. Benvenuti al sud), 'velòc velòc' si mangia un panino (buonissimooooooo) e si ricomincia....

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  Poi verso l'ora del caffè si prepara la caffettiera gigante (che nel frattempo, verso la fine della giornata sono arrivati gli amici e la mamma che viene a giudicare l'operato e tu cerchi di catturarla nella rete....), e si beve tutti insieme in mezzo alla campagna, sotto gli alberi e tra le reti (e qualcuno cade pure!).

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_MG_5387   E alla fine di questa estenuante giornata si portano le olive al frantoio dove, secondo mio marito, tutti dicono che non hanno mai visto olive così belle e così buone, e di ottima qualità, e raccolte al momento giusto, nel giusto equilibrio tra mature e acerbe e che SICURAMENTE  ci darà TANTISSIMO olio, magari il migliore che si sia mai visto in zona.....
Ma questo è l'argomento di un prossimo post e vedremo..... (oggi pomeriggio vado a ritirare l'olio nuovo!)

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Intanto vi lascio la 'ricetta' del 'panino veloce della raccolta delle olive'.

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Panino veloce della raccolta delle olive
- mezza baguette fresca a testa
- formaggio spalmabile 
- erbe fresche raccolte proprio allora dal proprio orto (erba cipollina, rosmarino, timo e salvia)
- pomodorini ciliegino (magari anche quelli dell'orto, ma qui è un pò difficile...)
- salame cacciatorino
- lattughino e/o rucola
- sale e olio extravergine di oliva
Tagliare il cacciatorino a fette non molto sottili (sennò non c'è gusto). Tritare fini le erbette appena raccolte e aggiungerle al formaggio fresco spalmabile. Tagliare a metà i pomodorini. Tagliare a metà nel senso della lunghezza la baguette. Su una metà spalmare il formaggio alle erbe. Sull'altra cominciare a 'stratificare' nell'ordine, il salame, i mezzi pomodorini, lattughina e/o rucola. Aggiungere pochissimo sale e un filo d'olio.(se non lo mettete non sarà lo stesso garantito). Coprire con la metà con il formaggio. Addentare ad occhi chiusi e godersi questo momento magico.

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30 ottobre 2012

Pane nero con semi di girasole




E' in corso una polemica.
Secondo alcune voci 'autorevoli' (c'è un abuso di questa parola nel web), le foodblogger 'fanno disinformazione sul cibo nascondendosi dietro un mare di ricette'. 
E chi ha mai detto che vogliamo fare informazione? chi ha mai preteso di insegnare qualcosa a qualcuno?
Qui si tratta (almeno nel mio caso e di tante altre mie amiche) di condividere un diario di emozioni e di ricette.
Non posso essere additata perchè distribuisco il mio quaderno di ricette (virtuale) a chi passa da me e legge.
Ed è chiaro che in casa propria una parla la lingua che vuole e cucina ricette che conosce, che le sono state insegnate, che ha sperimentato, che ha inventato, che.... le piacciono e basta.
Che poi si usi il dado comprato per una sera che si desiderano le stelline per farsi le coccole, o che ci si prepari un toast con la sottiletta, o si metta la margarina incriminata (da persone che ne ignorano la composizione! ^__^), o che ci si scola una cocacola con tanto ghiaccio e limone, e lo diciamo senza paura..... mbè? saremo libere di farlo a casa nostra no? e magari anche di raccontarlo?
Cos'è tutta questa presunzione, questo dito puntato su 'chi ha il diritto di parlare di cibo e chi no'?
Quasi quasi sembra che meritiamo una denuncia per aver insegnato falsi dogmi gastronomici al povero sprovveduto che passa da noi.
E gli chef ci guardano male perchè dall'alto della loro meritatissima e sudatissima scala, pensano che vogliamo rubare loro qualcosa. E i più buoni si fanno il sorrisino sornione (arriva la foodblogger mò!!!! che crede di saper cucinare!!! tzè) e i più cattivelli 'ci schifano e ci odiano' infastiditi dalla nostra presenza, per lo stesso motivo di prima.
E i giornalisti (alcuni) parlano male perchè noi scriviamo pure!!!! mannaggia... 
E poi magari a volte ci liquidano sorridendo con sufficienza, perchè 'queste casalinghe disperate, dovranno pur inventarsi qualcosa per il tempo libero no?'
Salvo poi a ricredersi (rosicando un pochino) quando arriviamo ad un evento e cominciamo a fare domande sulle foto, sulla postprodzione, sui 50 mm a focale fissa, sull'inclinazione della foto, su 'che luce usi?', sul softbox in alternativa, sui tanti prodotti strani, sulle tecniche di cucina, ecc..... e il tutto fatto e detto con grande entusiasmo e piacere di stare insieme in allegria. E si scopre così che le casalinghe non sono poi solo casalinghe, ma anche professioniste, che non sono per niente disperate, e che sono anche molto brave e simpatiche. (bè vabbè non proprio tutte......)
Insomma ci divertiamo tanto sia a curare un blog che ad incontrarci per condividere.
E facciamo tanto, ma tanto chiasso in giro sul web....
Sarà che se ne sono accorti tutti? anche le aziende? 

E allora, a dimostrazione del fatto che non sono un'eccellenza nel campo gastronomico (mea culpèa, mea culpa), e nonostante io sia in grado di scegliere ottimi prodotti di qualità per le mie ricette, a volte mi lancio a sperimentare prodotti 'sulla fiducia', alla cieca. 
Prodotti che mi hanno solo incuriosito e che non conoscevo.
Amo girare per i corridoi di supermercati stranieri e assaggiare anche prodotti di cui non saprei parlare.
Ecco un esempio.
Un pacco di farina 'tutto pronto' per fare il pane nero tedesco, utilizzato da me in maniera 'impropria', cioè non seguendo la ricetta consigliata, ma modificando dosi e ingredienti, hanno prodotto questa meraviglia che ieri pomeriggio ha reso felice la mia voglia di qualcosa di buono, e stamattina ha arricchito la mia colazione....
Sulla confezione c'era scritto 'aggiungere solo tot di acqua'  e indicazioni sulla cottura.
Ma io ho fatto così......

Pane nero tedesco con semi di girasole

- 500 di di farina per pane nero tedesco (quelle che comprendono sale-lievito-alcuni semi- ecc...)
- 350 g di acqua tiepida
- un pugno di semi di girasole (volendo potete aggiungere anche nocciole tritate o noci tritate, a piacere)
- 50 g di burro
- 1 uovo


Impastare gli ingredienti tutti insieme, fino a quando si saranno amalgamati benissimo e lasciar riposare per 30 minuti circa.
Con le mani bagnate sistemare l'impasto in uno stampo da plumcake, imburrato e lasciarlo riposare ancora per 45 minuti all'interno del forno solo con la luce accesa (griglia posto più basso).
Quindi cuocere a 220° per circa un'ora. Verso la fine della cottura, tirar fuori dallo stampo il panetto e lasciarlo ancora un pò nel forno adagiato sulla griglia pr farlo cuocere bene anche ai lati (a me è venuto un pò bruciacchiato sopra....)
Quando è cotto, lasciarlo raffreddare su una griglia, coperto con un panno pulito.


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23 ottobre 2012

Quiche fantastica ai broccoli


Mi sa che il giorno del mio battesimo, alla festa non è venuto il dio della perfezione e così, come in tutte le favole, non mi ha fatto il suo regalo.
Ed è per colpa di questo mancato invito che ogni giorno, pur essendo consapevole di un elenco infinito di cose da fare, tutte urgenti, tutte messe in ordine per benino, inizio la voce numero 1, tipo riporre gli strofinacci stirati nel loro cassetto, e comincio a riordinare l'intera cassettiera e va via mezza giornata solo per quello.
E così porto le lenzuola nel comò e faccio lo stesso li, le camicie nell'armadio e prima di svenire, rimetto in ordine tutte le camicie insieme, i pantaloni insieme, le giacche insieme.... per poco li metto anche in ordine di colore.....
E la stessa fissazione che mi viene quando stendo la roba bagnata, per tipo e gradazione di colore, e dopo aver comprato anche le mollette colorate, anche le mollette intonate.
E non stendere la roba intima sui fili esposti al pubblico ludibrio, ma sullo stendino sul balcone, e stai attenta a come le stendi, che 'da là si vede se una donna è ordinata oppure no'...... tutte cose che mi sono state insegnate, anzi inculcate nella mente, come messaggio subliminale (perchè da piccola che capisci?), e che vengono fuori nel momenti in cui vedi che stai mischiando magliette rosse e gialle... e che facciamo il circo? no, meglio l'arcobaleno, tutto in fila, anche i colori.
E quindi, in cerca della perfezione, perdo un sacco di tempo. Farei meglio a chiudere gli occhi e andare avanti......

Non mi appartiene questo scoraggiamento da casalinga, non riesco a vedermi come casalinga, perchè il mio primo pensiero la mattina non sono i panni da stirare, ma il libro che devo andare a leggere e il buongiorno che devo dare e ricevere al mondo, via facebook o via blog... ma arriva un punto di non ritorno in cui il problema te lo devi porre, soprattutto quando vedi che l'elenco fatto all'inizio della settimana, in realtà ha solo tre o quattro righi cassati e basta.....

Anche ora, per esempio, son passata di qui solo per controllare la posta, e resto ipnotizzata dallo schermo e dalla voglia di parlare con voi delle cose che faccio, che penso, che ho preparato, che vorrei fare.... ecc....
E prima che la cosa mi prenda la mano, vi lascio subito la ricetta e scappo..... che 'il dovere' mi aspetta....
(un giorno, taaaaanto tempo fa, mia madre disse 'ma tu non ti agiti nel vedere che la casa è in ordine solo a metà e non tutta?' . E io 'mamma, ma chi vive meglio? tu che ti agiti o io che non ci penso?' E lei dopo un momento di spaesamento dovuto alla mia domanda che non si aspettava.... 'Ehm...... ma tu ti DEVI agitare!!!'. E da qui, il 'senso del dovere'.....)
buona giornata a voi....


Quiche fantastica ai broccoli

- un rotolo di pasta brisè
- una fetta di pancetta affumicata (o una confezione di pancetta affumicata a cubetti)
- broccoli (quantità a piacere, secondo il proprio gusto)
- 150 g di emmenthal
- 1 uovo (meglio due, ma ... per la dieta....)
-  250 ml di panna liquida fresca
- noce moscata

Lessare i broccoli, in acqua bollente salata, utilizzando non solo le cime, ma anche i torsoli privati della corteccia esterna e anche le foglie (private dello stelo centrale).
Stendere la pasta brisè e bucherellarla.
Distribuire la pancetta.
Aggiungere qua e la i broccoli lessi e raffreddati.
Grattuggiare julienne l'emmenthal.
In una ciotola sbattere l'uovo con la panna e con un pà di noce moscata grattuggiata.
Versare il tutto nella teglia e infornare a 200° finchè si forma sopra una crosticina dorata.
Se ce la fate ad aspettare, mangiarla tiepida o buttatevi subito anche se a rischio ustione.
E' fantasticaaaaaaaaaa.


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21 ottobre 2012

Torta di pane e scorza d'arancia


Ho appena tolto le lenti a contatto e mi sento come quando si entra in un pigiama morbido alla fine di una lunga giornata di impegni e si prova un incredibile felicità di ritrovarsi nella propria casa, con le luci basse, la voglia di fregarsene delle cose che ancora ci sono da fare (e ci saranno sempre comunque...), un film che ti aspetta sul divano morbido, un frigo che si apre al mondo delle idee del comfort food... e piano piano sei in uno spazio tutto tuo.
Ma non sei sola.
Se c'è questa armonia è anche perchè intorno a te ci sono le persone che più ami, che, in questa tiepida sera di una domenica di autunno, morbida di luci e di profumi, hanno ancora voglia di poltrire con te.
E lo spazio e il tempo si ferma.
Anzi vorresti fermarlo. Ma ti riempi di gioia immensa quando ti arriva un abbraccio e un bacio perchè la torta  e i muffin che hai preparato per loro sono proprio buoni.... e loro lo sanno che l'hai preparata per casa, perchè sapevi che l'avrebbero cercata al loro ritorno.
E li vedi allegri, giovani, belli, pieni di vita e di progetti. Quasi ti emozioni per quanta vita c'è nei loro sogni.
E sei felice di averli accompagnati fin qui...
E una serata così profuma di tante cose.
Di fiori raccolti stamattina in campagna, di menta e rosmarino che impregnano le mie mani, di dolci che hanno profumato l'aria, e degli abbracci e dei baci dei miei figli che profumano di me.


Torta di pane e scorza d'arancia 

- 340 di pane raffermo                                                                                           
- 800 ml di latte caldo
- 60 g di burro
- 40 g di farina
- 3 uova
- 120 g di zucchero di canna
- una o due arance non trattate
- uva passa ammollata nel liquore
- zucchero a velo

Spezzettare il pane e versarci sopra il latte caldo poco per volta. La quantità di latte dipende dal tipo di pane utilizzato. Lasciarlo li per il tempo necessario per renderlo morbido.
Aggiungere lo zucchero (lasciando da parte due cucchiai), la farina, il burro e alla fine le uova.
Con un pelapatate tagliare la scorza delle arance e metterle in un frullatore con i due cucchiai di zucchero di canna. Frullare il tutto fino a renderle granulose. Versare nel composto.
Aggiungere l'uva passa ammollata nel liquore.
Imburrare e infarinare una tortiera e versarvi dentro il composto.
Infornare per 45 minuti circa a 200°.
Spolverizzare con zucchero a velo.


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16 ottobre 2012

Pane e cipolla per il World Bread Day


Voglio immaginarlo così questo giorno....
Mille e mille mani che versano farina bianca e scura, sciolgono lieviti, sminuzzano ingredienti da aggiungere affidandosi alla propria fantasia.... e nuvole bianche che svolazzano intorno, mentre raggi di luce entrano per illuminare questa danza continua in mille cucine nel mondo.....
E grembiuli dove pulirsi velocemente le mani, e acqua tiepida che arriva in soccorso di impasti da rendere soffici, e squilli di telefoni ignorati perchè qui si sta creando.... e attese ansiose di sollevare un panno bianco per vedere che la magia c'è ancora, quella magia che gonfia un impasto, come una promessa che sarà mantenuta....
e il forno pronto e ... via.......
E piano piano cominciano a sprigionarsi mille e mille profumi da ogni casa,  e profumano anche il web grazie alle mille parole che sono in grado di descrivere sogni..... e occhi sgranati che desiderano quel meraviglioso pane offerto in foto a tutti....
E cuori che si aprono, pieni di speranza che tutto ciò possa aver aperto altri cuori, fino ad oggi insensibili, per portare pane e profumi a chi non ne ha....

Festeggio anch'io oggi, con tutto il mio cuore, tutto il mio impegno, alla Giornata mondiale del Pane, voluto da Zorra, fatto coincidere con la Giornata mondiale dell'Alimentazione, affinchè non possa mancare MAI a nessuno un pezzo di pane.

E per questa giornata, ho deciso di preparare  Pane e Cipolla, un pane profumatissimo, che è buono da mangiare anche da solo.


Pane e Cipolla

- 400 g di Farina 00
- 100 g. di farro
- una bustina di lievito di birra disidratato
- 2 cipolle rosse
- 60 g di burro
- 3 cucchiai d'olio extravergine di oliva
- 4 uova
- due pugni di parmigiano 
- 2 cucchiaini rasi di sale 

In una padella versare l'olio, il burro e le cipolle tagliate a fettine. Far appassire il tutto a fuoco basso e salare leggermente.
In una ciotola mescolare la farina, il farro, il lievito, il formaggio e il sale.
Sbattere le uova e mescolarle alle farine.
Aggiungere le cipolle.
Lavorare l'impasto così ottenuto, finchè raggiungerà una consistenza morbida.
Metterlo in un luogo tiepido a lievitare per almeno un'ora.
Quindi prendere l'impasto con delicatezza e sistemarlo in una teglia da forno che possa dargli una forma, come uno stampo da plumcake, per ciambella, o in una teglia dai bordi aderenti che possa 'arginare' la seconda lievitazione.
Lasciar ancora riposare per circa tre quarti d'ora.
Accendere il forno a 200° e metterci all'interno un pentolino di acciaio con acqua, per creare un ambiente umido durante la cottura.
Cuocere per circa 40 minuti, a seconda del proprio forno... e comunque fino a doratura.
A cottura ultimata coprire con un panno pulito e lasciar raffreddare prima di mangiarlo.
Servire accompagnato da formaggi morbidi, tipo brie, o con salame, o con patè di olive e un buon bicchiere di vino rosso.



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30 luglio 2012

Panbrioche di zia Omena


La linea del tempo non è mai dritta e non è vero che va sempre in una direzione.
C'è sempre un sovrapporsi di pensieri del giorno, ricordi del passato e progetti per il futuro che riempiono le nostre giornate e la nostra mente.
E la ragione non basta a mettere ordine laddove comanda davvero il cuore. E cioè ovunque.
All'improvviso ti senti trascinare dall'entusiasmo per un'idea che vorresti realizzare, poggi subito i piedi a terra perchè dovrai aspettare un pò per concludere quello che ora stai facendo e magari la mente ti riporta un sapore lontano.
Poi capita che rimettendo in ordine la libreria cada a terra un libro, e ne vien fuori un foglietto, uno dei tanti sicuramente distribuiti e nascosti tra i miei mille libri, e una scrittura nota e un pomeriggio lontano in cui non si riusciva a parlare con la bocca piena di una cosa buonissima e calda e filante, ti tornano in mente.
La mia famiglia ha visto avvicendarsi donne meravigliose, dal temperamento forte e dalla vita ricca di battute, sacrifici, figli e condita di cose buonissime da mangiare.
Con la teoria che 'se condisci anche le pietre, viene fuori un brodo eccezionale'.... mettendo con criterio anche della semplice verdura con uova e formaggio e qualcosina inventata qua e la, ho assaggiato delle frittate meravigliose e panbrioche con tutti i formaggi e i salumi della sera prima che erano in frigo.
E mai una volta che avessi visto avanzare una briciola... anzi era una gara allegra a chi trovava posto a tavola nei pomeriggi in cui casualmente ci si ritrovava e si decideva di sbafare velocemente e allegramente quanto si stava preparando per cena. Potrei scrivere un libro con tutte queste donne che hanno incantato la mia vita.... e che ritrovo dentro di me come un mix affascinante di parole e ricette e modi di fare....
La mia mamma con il suo inconsapevole umorismo e la sua incredibile forza di volontà... la mia nonna paterna, Iannin, con le maniche sempre alzate fino al gomito, pronta ad impastare di continuo, mia zia Omena che inventava e preparava di tutto, ed era sempre tutto incredibilmente fantasioso e buonissimo, per i suoi 6 figli e per chi capitava per caso a casa sua.
Di solito chi abita vicino alle nostre case è tentato di seguire la scia che parte dai nostri forni e dalle nostre pentole, e molto spesso abbiamo aperto le nostre case a vicini golosi con spruzzi di acquolina in bocca, con gentile richiesta di assaggio.... 

Ma tutto questo meriterebbe un libro per davvero... Ne verrebbero fuori delle belle.... tra aneddoti e ricette...

L'altro giorno ho ritrovato una ricetta di un panbrioche meraviglioso, di mia zia Omena, e tra l'emozione di ritrovare lei con la sua scrittura precisa di professoressa, e il ricordo del sapore conosciuto.... ho desiderato e preparato subito questa bontà.
Non scrivo la ricetta, ma vi ripropongo direttamente il suo foglietto..... attaccato con un pezzo di scotch blu ad un libro dimenticato.

Panbrioche di zia Omena


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14 maggio 2012

Treccia di pan brioche

Le mie giornate scorrono con mille pensieri intrecciati tra loro che mi tengono ancorata a terra e non mi permettono di volare.
Sento il peso del quotidiano, ho bisogno di ritrovare un pò di leggerezza. 
Sento molto rumore intorno e ho bisogno di ritrovare la musica, la mia musica dentro.
E le parole sussurrate di libri belli. E i sorrisi dei pensieri felici. E la spinta ad abbracciare tutti.
E la voglia di muovermi.
Ma poi mi accorgo che basta solo iniziare a fare il primo passo. E tutto il resto viene da se.
E' come una danza che diventa sempre più veloce. Basta cominciare come un valzer lento e ti ritrovi dopo nel bel mezzo di una polka allegra e contagiosa.
Ecco, farò così. Metterò su un pò di musica.

La ricetta che posto oggi è proprio un insieme di cose buonissime intrecciate tra loro.
E' preparata e scritta da una mia amica, Sara, donna speciale e cuoca formidabile, che rende uniche le nostre cene con le sue mitiche focacce e con i piatti che prepara. Questa treccia di pan brioche l'ha preparata per il 1° maggio e l'avevo già annunciato che  avrei chiesto la ricetta.
Vi assicuro che è uno spettacolo......
Lei ovviamente l'ha preparata in due versioni, una con salumi e formaggi e l'altra con carciofi, scamorza fresca e formaggio spalmabile... Entrambe favolose...

Treccia di pan brioche 
(per l'impasto sufficiente per 2 trecce)
- 250 g di farina 00
- 300 g di farina 0
- 250 g di latte tiepido
- 50 g di olio extravergine di oliva
- 1 cucchiaino di zucchero o di miele
- 10 g di sale fino
- 1 cubetto di lievito di birra
- 1 uovo
- un pò di latte e il tuorlo per la spennellatura finale

(per il ripieno di salumi)
- 100 g. di speck (o prosciutto o a piacere)
- 60 g di fontina
- 60 g di robiola

(per il ripieno di carciofi)
- 4 cuori di carciofi
- mezza scamorza fresca
- formaggio spalmabile

In una ciotolina sciogliere il lievito in un pò di latte tiepido e aggiungere un cucchiaino di miele, e aspettare che si formi il lievitino.
In una ciotola più grande unire tutti gli altri ingredienti dell'impasto e aggiungere il lievitino e lavorarlo fino a raggiungere una consistenza morbida ma non appiccicosa.
Lasciarlo riposare per 1 ora coperto con un canovaccio umido nel forno acceso a 30°.
Nel frattempo tritare gli ingredienti per la farcia.
Quando l'impasto sarà raddoppiato di volume, stenderlo con un mattarello.
La sfoglia non deve essere più alta di 1 cm e dare una forma rettangolare.
Dividere la sfoglia in tre strisce uguali .
Su ogni striscia distribuire prima il formaggio tenero, poi il trito di salumi e formaggi (oppure i carciofi cotti precedentemente quasi a crema, e uniti alla scamorza)
Richiudere le strisce, formando 3 salsicciotti che si intrecceranno tra loro.
Lasciare lievitare ancora 15 minuti, spennellarlo con latte e uovo sbattuti insieme e infornare a 200° per 25-30 minuti.
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