
23 gennaio 2021
Focaccia pugliese
19 novembre 2018
Photo Vogue Festival
E' la mia amica Lorenza che mi racconta come una favola quello che sta facendo negli ultimi giorni, del lavoro bellissimo che sta organizzando, di un progetto in cui le hanno chiesto di raccontare la nostra Puglia, della grande emozione che questo le sta dando.
Mi dice che le hanno chiesto di parlare dell'altra Puglia, di quella emozionale, non di quella che tutti conoscono nei noti (anche se bellissimi) percorsi turistici e nelle tappe obbligatorie per chi arriva per la prima volta qui.
In fondo è quello che anch'io cerco nei miei viaggi. Io che di solito farei un giro sui pullman turistici il primo giorno giusto per dire 'l'ho visto', e poi mi perderei alla ricerca della gente che mi parla di se, dei vicoli, delle abitudini, dei piatti di casa, dei loro alberi, delle loro tradizioni e cosi via, perchè solo così posso portarmi dentro qualcosa di vero di un luogo.
E mi dice che, ogni volta che si parlava di cibo, di luoghi dell'anima, di un posto dove mangi sotto un ulivo o ti senti raccontare la ricetta della focaccia, quella della mamma mia, le venivo in mente io, le risate con mio marito, il nostro trullo perso nella campagna di Noci. E, aggiunge, 'possiamo venire da te e facciamo due foto due, e intanto cuciniamo e mangiamo davvero e ci raccontiamo le nostre storie davvero?'
Poi scopro che tutto questo è organizzato da Pugliapromozione e Vogue Italia, in occasione del Photo Vogue Festival e mi sembra una cosa più grande di me.
27 settembre 2016
Corso di cucina pugliese
E’ cominciato con il blog. Scrivere le ricette che conosco come su un quaderno di appunti e raccontare anche la loro storia o il racconto del momento in cui le preparavo, mi ha aperto un mondo sul web. Pensavo che sarebbe stato solo un posticino comodo e accessibile da qualsiasi parte ogni volta che avessi avuto bisogno di ricordare dosi e procedimenti. E pensavo anche se sarebbe servito solo a me. Poi, piano piano, si è affacciato un gruppo sempre più folto di appassionati e curiosi. E sono arrivate le prime mail e i primi messaggi, in cui mi chiedevano se per caso organizzavo corsi. E così si è affacciata nella mia mente anche questo desiderio, che è diventata un’idea fissa, poi un progetto e poi realtà. E ne sono davvero felice.
Ora posso dire che sono davvero contenta della formula che ho proposto e che ha riscosso già molti consensi.
Ci sono 5 tipi di corsi tra cui scegliere e da personalizzare a seconda dei propri gusti. Se è giorno di mercato al paese si può anche andare a fare la spesa tutti insieme e decidere al momento cosa si vuole assaggiare. Poi si va al trullo e si comincia a mettere le mani in pasta. Alla fine del corso si pranza tutti insieme sotto il pergolato o, se piove, davanti al caminetto di pietra.
E la cosa bella è che fin dall’inizio si respira aria di nuove amicizie, di belle persone, di scambi tra culture diverse, di appunti di nuove ricette che arrivano da lontano e di voglia di divertirsi imparando.
Ecco le foto del corso di sabato scorso. Abbiamo imparato a fare la focaccia barese, il pane di casa mia, i cavatelli, il polpo affogato, il sugo di frutti di mare, peperoni fritti raccolti direttamente dal mio orto, olive fritte e panna cotta con cotto di fichi.
Ringrazio Lea, Limar e tutto il gruppo per la loro allegria, la loro compagnia e anche per le foto.
Se volete maggiori informazioni potete scrivermi al mio indirizzo di posta elettronica annagentiledg@yahoo.it o contattarmi sui vari social (vedi lato di questa pagina).
15 settembre 2016
Strudel di fichi
Mi son svegliata e c’era la nebbia. Mi sono avvolta nello scialle turchese leggero e sono uscita per respirare l’aria fresca e umida che comincia a profumare di un’altra stagione, che però ancora non è qui. Si sta solo affacciando e sa che la sto aspettando. Mi son goduta i primi brividi di freddo e son tornata in casa perchè il caffè era già pronto e mi aveva avvertito con il suo profumo.
L’estate sta andando via e porterà con se la mia spossatezza, la mia indolenza e la sensazione perenne di disagio che mi accompagna quando c’è caldo.
Sbrigo le faccende in casa perchè ora si, col fresco, che ho voglia di uscire e passeggiare nell’erba bagnata e raccogliere quello che la mia campagna comincia a regalare.
Arrivo in campagna e vado nell’orto, mentre una pioggia finissima comincia a scendere. Mi stupisco nel vedere quante melanzane e peperoni e pomodori ancora ci sono sulle piante e quante ne spunteranno ancora, ora piccole ma promettenti. Ovunque odore di menta, basilico ormai fiorito, salvia e rosmarino. E’ spuntata anche la mentuccia che se la calpesti diffonde un profumo selvatico e antico. Un albero di fichi dimenticato, perchè non ha mai portato frutti, ora è pieno di fichi spaccati e aperti che sembrano fiori rossi.
E piove….
Lumachine lente mi consigliano di rallentare e io mi perdo in questo pensiero. vorrei tanto fermarmi un pò, ma non è nella mia natura.
Raccolgo nel cesto quello che posso, erbe aromatiche, cicorielle tenere e ‘sivoni’ appena spuntati, 3 zucchine con un fiore grande, due melanzane viola e una bianca, qualche pomodoro già rosso, peperoni verdi, qualche fico maturo, poche more e anche due lilium e una rosa profumata spuntati a sorpresa nel giardino. Ormai diluvia e non posso più restare. Torno a casa con una bella energia addosso.
Ci sono i miei nipoti a casa e decido di preparare con loro un dolce. Uno strudel veloce con i fichi da mangiare con la crema pasticcera calda. Insomma ho voglia di autunno anche a tavola. E con loro cominciamo la lezione. Devo combattere con la loro golosità. Rubano pezzi di fichi e cucchiaiate di crema pasticcera calda. E salterebbero volentieri il pranzo per mangiare direttamente il dolce.
Ingredienti per lo Strudel veloce di fichi
° un rotolo di pasta sfoglia
° fichi a piacere
° due biscotti da sbriciolare
° una mela
° scorza grattugiata di un limone
° pinoli e uvetta ammorbidita in acqua calda
Ingredienti per la Crema pasticcera
° 500 ml di latte
° 2 cucchiai di farina
° 2 cucchiai di zucchero
° 2 tuorli
° la scorza di un limone tagliata sottile senza la parte bianca
Stendere la sfoglia sulla propria carta da forno. Sbriciolare i biscotti. Tagliare a pezzi i fichi, sbucciare la mela e tagliarla a fettine sottili e distribuire il tutto sui biscotti. Aggiungere la scorza del limone, i pinoli e l’uvetta. Arrotolare la sfoglia come se fosse un fagotto. Bucherellare la superficie e infornare a 180° fino a doratura.
Preparae nel frattempo la crema pasticcera. Mettere a scaldare in una pentola di acciaio 400 ml di latte e la scorza del limone. In una ciotola amalgamare benissimo, senza grumi, la farina, lo zucchero, i tuorli e 100 ml di latte. Quando il latte sul fuoco comincia a fumare, prima dell’ebollizione, aggiungerlo piano piano, sempre mescolando, nella ciotola degli altri ingredienti. Rimettere il tutto nella pentola e continuare a mescolare finchè si addensa.
Servire lo strudel a fette, spolverizzato di zucchero a velo, su una base di crema pasticcera calda.
25 luglio 2015
Storia di una collana, di un albero e di una vocale
Qui oggi si sorriderà, si impareranno cose nuove e so già che mi arriveranno un sacco di fischi all’orecchio.
Cominciamo dall’inizio.
Era un giorno di festa, non ricordo quale. so solo che alla nostra tavola c’eravamo tutti. Papà, mamma, i miei fratelli, le mie cognate, tutti i nostri figli, una zia e una coppia di ‘compari’ (marito e moglie) acquisiti. Nel senso che il ‘comparizio’ era tra loro e un paio di miei zii, ma per amicizia, per affetto e, soprattutto, per rispetto, erano diventati compari di tutta la famiglia e quindi per noi erano al pari di parenti cari. Quindi ‘commara T.’ e ‘compare M.’ erano con noi quel giorno a tavola. Persone straordinarie, ricchissime di umanità, cultura contadina, buona volontà, generosità e rispettosi come pochi. Quindi da noi tutti amati. A tavola si parla tutti il dialetto, a volte l’italiano, a volte sbagliando magari qualche finale, incrociando a/e/o, in maniera casuale, come si usa in puglia.
Loro sono state le nostre guide quando abbiamo iniziato a raccogliere le olive per fare l’olio, quando volevamo delucidazioni sull’orto e sui concimi naturali, su tempi e modalità di aratura, taglio dell’erba e potatura…. ecc….. insomma i nostri maestri.
E così quel giorno a tavola si parlava della differenza tra ‘fioroni’ e ‘fichi’, che qui da noi è fondamentale, mentre altrove si chiamano tutti sempre e solo fichi.
Noi in campagna abbiamo solo un albero di fichi, che però non porta molti frutti, nonostante ne spuntino tantissimi, ma poi piano piano cadono quasi tutti, lasciandone solo alcuni. E chiedevamo delucidazioni.
Allora il compare M. iniziò la sua spiegazione. ‘Non tutti gli alberi producono sempre i frutti. Dipende se sta vicino il maschio, oppure no. Per questo anche per il castagno bisogna piantarne due o tre, perchè siccome non si sa come sono, si spera che su tre almeno due sono maschio e femmina’.
‘infatti’, dicevo io, ‘ tutti i castagni a noi sono seccati. Vuol dire che erano tutti uguali. E per i fichi, compare, cosa possiamo fare?’
E lui, ‘Devi usare un metodo vecchio. Devi andare al mercato e devi comprare la collana dei ‘prefìsc’, e l’appènn all’àrv, che quella, la moscerina, va nella fica e avviene l’impollinaziòòòn’.
Silenzio generale.
A quel punto mio marito disse: ‘Fermati compare, che mi sa che hai preso una strada pericolosa’.
E di li si scatenò l’uragano delle risate, che bloccarono per almeno una mezz’ora l’intero pranzo, con mani sulla pancia e sulla bocca, lacrime agli occhi e pericoloso dondolio di sedie.
ehm ehm….
E così abbiamo capito che per far fruttificare il nostro fico, bisognava portare la collana di frutti di ‘caprifico’ e aspettare la grazia degli insetti impollinatori.
Che poi, mi son sempre chiesta, perchè tutti i gli alberi hanno nomi maschili e i frutti nomi femminili e solo per l’albero del fico questo non succede?
Tutti malpensanti eh?








