26 maggio 2016

Viaggio in Cornovaglia (parte prima) e la zuppa di verdura

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O mamma quanto tempo è passato dall’ultimo post…. Ma ho la giustificazione pronta. Sono stata in viaggio, un bellissimo viaggio che mi porto ancora addosso e dentro e non riesco a staccarmi dalla voglia di tornare indietro….in Cornovaglia. Io e mio marito amiamo viaggiare avendo solo un itinerario di massima e decidiamo di fermarci quando ne abbiamo voglia e in un posto che ci piace. E questo rende sempre i nostri viaggi davvero sorprendenti, ricchi di scoperte e di tempi che ci cuciamo addosso.

Abbiamo visitato tanto, 1600 km in 8 giorni, a bordo di una cinquecento bianca con tettuccio. Armati di un picclo trolley, uno zainetto, macchina fotografica e Iphone sempre pronti. Anche ad essere spenti in momenti davvero emozionanti, di quelli in cui vuoi solo goderti il paesaggio intorno e basta.

Andrò con ordine. Vi elenco le tappe che abbiamo fatto, ma vi parlerò solo di quelle che ci sono piaciute di più e delle cose buone che abbiamo mangiato e che vorrei condividere con voi. Ovviamente per le ricette mi sono adeguatamente documentata con gli abitanti del posto, con gli chef e acquistando libri … Vedrete.

Primo giorno – Arrivo a Londra Stansted, Viene a prenderci Peter, il proprietario del B&B dove alloggeremo. Una casetta in cui mi sento come Alice nel paese delle meraviglie quando diventa grande e vede tutto minuscolo. Porte sghembe, lavandino microscopico, soffitto basso, arredato con grande gusto, letto comodissimo, caldo da morire, almeno per me.

IMG_4842IMG_4851 Insomma sono già felice così. Non vi dico a colazione il giorno dopo, allo stesso tavolo con tutti gli altri ospiti, dove si fa amicizia mentre ci si passa marmellate e burro e pane tostato… Felice come una bambina.

Partiamo…

Secondo giornoStonhenge, bello, enigmatico, la storia, semplice e da vedere. Ti senti in una strana dimensione spazio temporale, che non sai definire. Bisogna andarci per forza se passi di li.   Partenza per Exeter, su cui non mi soffermerò molto…..

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Terzo giorno – attraversiamo il DEVON, che è bellissimo. Cominciamo a perderci tra stradine strettissime simili a quelle piccole strade di campagna che da noi sono i ‘tratturi’ ma che qui, sono le strade ‘ufficiali’  previste dal navigatore. Tutto intorno a noi alberi che, intrecciando i loro rami, formano gallerie magiche, narcisi, primule e giacinti anche nei boschi, come nelle favole. Viaggiamo e viaggiamo, tra colline coperte di erbe, perdendoci nel verde intenso e continuo, in strade lunghissime e tortuose, fino a raggiungere l’oceano.

Siamo a Tintagel, minuscolo paesino, che accoglie la leggenda di Re Artù, con le rovine di quello che un tempo deve essere stato un regno di favola. E salendo i tantissimi, ma davvero tanti e ripidi, gradini di roccia, saliamo sul punto più alto da cui, tra le pietre del castello e del villaggio di un tempo, si domina l’oceano infuriato. Erba, narcisi, vento gelido ovunque. Ma intorno anche tanta magia.

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Ci fermiamo a mangiare in un bel posto perchè dobbiamo anche festeggiare il nostro anniversario e scegliamo uno dei piatti che, ogni volta, mi fa sognare. La zuppa di verdura, ogni volta diversa perchè ‘dipende da quello che c’è al mercato’, per cui, per conoscerla meglio mi rassegno a non chiedere più la ricetta perchè la risposta è sempre quella e decido di comprare appena possibile il libro delle zuppe. Eccola qua. E mi fermo per ora, perchè la strada è lunga e potrei stancarvi…

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Zuppa di verdura

(per due persone)

- olio extravergine di oliva (nella ricetta inglese si usa il burro)

- un porro

- 4 coste di sedano

- uno spicchio d’aglio

- 4 patate grosse

- un litro di brodo vegetale (nella ricetta inglese si usa il brodo di pollo)

- sale e abbondante pepe nero

- panna

- timo (o prezzemolo)

Lavare e tagliare il porro e il sedano. Mettere il tutto a soffriggere in una casseruola con l’olio (o il burro). Far diventare morbido il tutto e aggiungere l’aglio schiacciato e le patate tagliate a cubetti. Far rosolare. Aggiungere il sale. Mescolare. Versare il brodo e far cuocere fino a quando le patate sono diventate morbidissime. aggiungere la panna e il pepe macinato. Deve essere abbondante perchè il sapore finale deve essere piccante. Con un minipimer frullare il tutto. Servite con timo (o prezzemolo tritato)

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16 gennaio 2016

Gateau di patate


 

E daje all’anno bisestile! I non so voi, ma comincio davvero a diventare superstiziosa. Da ottobre me ne succedono di tutti i colori ormai. Non faccio l’elenco per non far la pietosa, ma ormai ovunque veda corni portafortuna, gobbetti rossi, et similia, li tocco e a volte me li infilo nella borsa. Insomma ‘a da finì sto periodo o no'?’ Io ho voglia di tornare a Roma, dove ho già corsi e cene social da proporre, ho voglia di incontri con i miei amici romani, di eventi di cui parlare, di cieli azzurri da guardare serenamente, senza pensieri cattivi che mi rovinano la vista, ho voglia di progetti per la prossima primavera e la prossima estate. Sento il bisogno del sole e della sabbia, cosa molto strana per me che di solito odio il caldo. Insomma ho bisogno di tornare a muovermi.

Ma mi sa che devo ancora aspettare un pò.
Bè vabbè fatemi sistemare un paio di cosette e poi tornerò saltellante come prima.

Nel frattempo preparo ricette veloci che fungano da piatto unico o anche da merenda da portare in giro. Cose della cucina tradizionale, di quelle che non ti sbagli mai, che servono a rassicurarti anche nei momenti più instabili. E’ incredibile come il cibo possa consolare o rappresentare una certezza quando di certezze non ne hai. Oppure capire che qualcosa non va solo perchè non hai appetito o, al contrario, avere una fame incredibile quanto sei anche incredibilmente felice.
Considerato che le ricette di casa sono anche quelle che fanno bene al cuore, mi sa che per un pò ne prepareremo in grandi quantità.





Gateau di patate
(dosi per 4 persone)
- 4 patate farinose grandi o 6 medie
- 4 cucchiai rasi di parmigiano
- 2 uova
- 4 mozzarelle (circa 400 g)
- 100 g di prosciutto cotto
- sale, pepe e la punta di un cucchiaino di noce moscata
- olio extravergine di oliva
- 6 cucchiai di pangrattato
Lessare le patate con la buccia, fino a quando diventano morbide (i rebbi di una forchetta devono entrare agevolmente).
Pelarle e schiacciarle con uno schiacciapatate.
Salarle leggermente e aggiungere tre cucchiai di olio, due mozzarelle tagliate a cubetti, una fetta di prosciutto tagliato a pezzi piccoli,  le uova leggermente sbattute e il parmigiano. Mescolare bene.
Sul fondo di una teglia da forno del diametro di 25 cm versare due cucchiai di olio e distribuirlo in maniera uniforme anche sui bordi.
Spargere tre cucchiai di pangrattato in maniera altrettanto uniforme.
Distribuire metà del composto di patate e livellare bene con una spatola o il dorso di un cucchiaio.
Sfilacciare le altre due mozzarelle e il prosciutto e distribuire su tutta la superficie.
Coprire con il resto del composto, spennellare con l’olio e spargere il resto del pangrattato.
Infornare a 180° per circa 30 minuti o comunque fino a che la superficie diventi dorata.
Servire caldo, tiepido o freddo, secondo i propri gusti.


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12 ottobre 2015

Vellutata di carote, patate, zucca, con profumo di rosmarino.

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Oggi sono a Roma. Sapete che vivo con un piede giù nella mia Puglia e un piede qui e altrove. Ma stasera sono qui. E aspetto amici che verranno a mangiare le melanzane ripiene e le bietole rosse che ho preparato per cena. E’ ottobre, ma di quelli belli che rendono ancora più bella questa città e l’aria che si respira sul mio terrazzo pieno di fiori è fresca al punto giusto per cenare ancora fuori. Ho piantato gerani rossi e fucsia, ringospermi, (che nome orribile porca miseria) già grandi che si arrampicano sui muri e sulle grate. Ho piantato ciclamini, eriche e piante di coloratissimi peperoncini. E erbe aromatiche, rosmarino, origano, menta, prezzemolo, timo e basilico. Ho preparato tutto per ospitare tanta gente ed organizzare le mie cene social.  E le preparerò. Ma dovrò aspettare ancora un pò. Per ora ho un piccolo contrattempo da risolvere. Ma poi torno. E infatti per questo ho deciso di scrivere un post stasera e poi non so quando potrò farlo. Non posso portare con me questo computer che già da i numeri. Sto rinunciando a fare le foto con la mia reflex (vedi le foto della mia mamma come sono belle…..) e mi accontento dell’iphone. Ma non posso fare come le lumache e portarmi dietro tutta la casa ogni volta. Viaggio troppo e tutto pesa. Quindi portiamo pazienza.

A pranzo ho mangiato una vellutata buonissima. Ancora sono nel mood dieta. E non per costrizione ma per vero piacere sto mangiando molta verdura, pochi carboidrati e zero dolci. Per ora funziona, almeno a non farmi sentire pesante. Ho smesso di pesarmi perchè anche la bilancia subisce la stessa sorte del pc e della macchina fotografica. Quindi avrò una sorpresa quando mi peserò. Per ora cammino, e tanto. E mi fa bene. Mi compiaccio di andare a fare la spesa ai mercatini, dove godo della simpatia degli ortolani romani e delle cose buone che portano. E torno con la sporta colorata e profumata di ortaggi freschi.

Ho comprato questo mazzo di carote, delle patate, cipollotti freschi e con il rosmarino che ho piantato in terrazza ho preparato una cosa davvero buona.

La parte verde delle carote l’ho cotta a parte per un’altra ricetta di ieri. Ma quella ve la spiego la prossima volta. E ho preparato anche il pane, integrale e con i semi. E’ venuto buonissimo. Ho tostato due fette nel tostapane per accompagnare la vellutata e …. come al solito le cose buone fanno bene al cuore.

Ecco qua….

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Vellutata di carote, zucca, patate al profumo di rosmarino.

- due carote

- due patate

- una bella fetta di zucca

- due cipollotti, compresa la parte verde

- due cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva

Pelare le carote e le patate. Pulire la zucca. Tagliare a tocchetti tutto, compresi i cipollotti. In una pentola versare l’olio e i tocchetti e far soffriggere velocemente. Salare e aggiungere acqua tanto quanto basta per coprire il tutto. Far cuocere finchè le patate e le carote saranno morbide. Quando manca ancora qualche minuto aggiungere un rametto di rosmarino. Completare la cottura. Eliminare il rametto e con il minipimer ridurre tutto in una crema vellutata. Servire caldo con ancora un filo d’olio e qualche ago di rosmarimo. Tostare nel frattempo due fette di pane integrale per accompagnare la vellutata.

patate

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24 settembre 2015

Riso e patate con TRE olive fritte (terzo giorno di dieta)

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Bè diciamo che anche 200 g al giorno vanno bene. 200 x 7 sono 1,400 a settimana. !,400 x 4 sono 5,600 al mese. Wow, di questo passo a Natale sarò una ‘sinuèt’ come dice mia madre. Però bisogna essere seri e fare le cose senza fregare. Io a dire il vero faccio degli sgarri calcolati, ma mi servono per pensare di aver fatto una furbata e perchè mi voglio bene. Allora vediamo se qualcuno ha da obiettare. Nel senso di qualche nutrizionista.

Consiglio n.1 di oggi: se a colazione sono previsti due biscotti o due fette biscottate integrali con un cucchiaino di marmellata, io dimezzo e mangio o un biscotto solo o una fetta sola e conservo l’altro per la sera tardi come dolce. E si, perchè io che faccio tardi verso mezzanotte ho già di nuovo fame e ho voglia di qualcosa di dolce. E così gabbo il vizio.

Consiglio n.2: quando è prevista una minestra, io cerco di allungarla quanto più possibile con il brodo, così mi sento ugualmente sazia e introduco liquidi che altrimenti stento a bere.

consiglio n.3: servire le pietanze in un piatto piccolo e non nelle ciotolone dell’ikea che ho comprato lo scorso Natale. In effetti la colpa del mio aumento repentino di peso è da attribuire ai piatti grandi che, si riempiono che poca roba pare brutto, si finisce tutto che lasciare nel piatto pare brutto, e si fa pure la scarpetta che anche se pare brutto chi se ne frega.

Per oggi basta così.

Oggi Riso e patate con verdure e gentile concessione di tre olive fritte.

Riso e patate

- un cucchiaio di olio extravergine di oliva

- una patata piccola

- una cipolla piccola

- mezzo peperone

- tre pomodorini

- una tazza piccola da caffè di riso

- prezzemolo

- pepe

Sbucciare e tagliare a cubetti la patata. Tagliare a pezzi il pomodoro, il peperone, e la cipolla e far rosolare dolcemente in una padella dove avrete versato l’olio.

Aggiungere l’acqua e portare a bollore. Versare il riso e aspettare che cuocia.

Servire caldo con prezzemolo fresco tritato e con un cucchiaio raso di parmigiano o cacioricotta  o pecorino.

Per le olive: ungete una padellina piccola piccola con olio, mettete le olive della varietà giusta, copritele e quando vedete che sono belle lucide spegnete il gas. Pochissimo sale e via…. Ma davvero dovete mangiarne SOLO tre eh!

riso e olive

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18 maggio 2015

Genesi di un pranzo all’ultimo minuto: Minestra di riso e verdure e frittata di lampascioni

minestra di riso e verdure2

Giornate sempre piene le nostre e non sempre con un perchè. Fatto sta che corriamo e, anche se sembra aver finito tutto l’elenco delle cose da fare, eccallà che prendiamo subito carta e penna per scrivere ancora, e un altro elenco compare.

Mi capita ogni tanto di mettere tutto in ordine, ma davvero tutto. Evidentemente, essendo una condizione ‘spuria’, cioè saltuaria e rarissima, non ci sono più abituata e la cosa mi crea un pò di disagio, tanto che appena finito, guardo soddisfatta il risultato del mio sudore, faccio foto, la pubblico, annunciando al mondo l’evento e mi domando…. ‘e ora che faccio?’. E subito comincio a preparare qualche ricetta a fare foto ecc, perchè un set intonso da riempire è un’occasione imperdibile.

Oggi sono forzatamente in casa perchè c’è l’operaio che sta facendo i lavori in terrazza. Poverino, sotto il sole, ma d’inverno non si possono fare che piove, quindi provvedo a portargli ogni tanto acqua fresca, caffè, biscottini eccetera. Lui ringrazia e continua. Intanto devo completare una dispensa per un corso che terrò la prossima settimana, e per il pranzo devo mettere su qualcosa.

E vi faccio un esempio di come possono nascere delle ottime ricette.

Ieri sera ho preparato un pò di riso in bianco, ma ne era rimasto proprio pochino nella confezione e allora che fai? lasci li uno scatolone con una manciatina di riso? Per quando? per le prossime occasioni di solitudine e depressione estrema? no. Allora l’ho cucinato tutto e ora ho già pronta una ciotolina di riso cotto al dente.

Forse passa di qui una mia amica e spero resti con me a pranzo.   Poi…. non posso uscire di casa per fare la spesa perchè l’operaio non si può lasciare da solo e rovisto nel frigo. Ma… io sono appena rientrata e il frigo piange. Non ho avuto il tempo di fare la spesa. Che c’è? ben poco…

- Cinque peperoni verdi piccoli, di cui uno mezzo ‘andato’, una patata,

- 3 carotine ammosciate e vecchiotte,

- una busta di carta piena di erbe aromatiche del mio trullo, (rosmarino, timo, alloro, menta, origano),

- uno scalogno sopravvissuto e uno spicchio di aglio un pò secco.

Inoltre

- un uovo,

- una crosta di pecorino,

- tre lampascioni avanzati della cena mediterranea, ma tanto quelli non diventano vecchi.

Vabbè… cominciamo, (oggi la ricetta ve la scrivo così):

Lavo bene patata carote ed elimino la parte della buccia davvero malandata. Taglio a rondelle. Via nella pentola.

Lavo bene i peperoni, elimino le parti andate e i semi e  taglio a pezzettini. Via nella pentola.

Taglio scalogno e aglio che vanno a far compagnia al resto.

‘Raschio’ un pò la parte esterna della scorza del pecorino e la tengo da parte.

Pulisco i 3 lampascioni e li metto a cuocere in un pentolino mini coperte d’acqua.

Verso un pò di olio nella pentola delle verdure e aggiungo due foglie di alloro e un rametto di rosmarino. Poco sale grosso. Faccio soffriggere dolcemente. Dopodichè aggiungo acqua e faccio cuocere. Aggiungo la scorza del pecorino che diventerà molle, insaporirà il tutto e beato chi la mangerà.

Aspetto che si riduca un pò l’acqua, e quando le verdure sono ormai cotte verso per un minuto il riso giusto per farlo riscaldare e insaporire.

Questa è una minestra sempre buona, da far raffreddare un pò prima di gustarla.

Nell’attesa schiacciate i lampascioni e aggiungete un uovo, un pò di formaggio (ricavato dalla scorza di pecorino, prima di tuffarla nel brodo), un pò di prezzemolo se ce l’avete, altrimenti un pò di rosmarino e/o timo. Sbattete il tutto con una forchetta e fatene una frittata con un pò di olio caldo in una padella.

E ora corro. Per il pranzo abbiamo risolto. Per la cena vediamo.

Le foto sono fatte al volo, non sono un granchè, ma il pranzo era da re.

frittata di lampascioni

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25 settembre 2014

Aspettando che sia pronto il pranzo (trancio di polpettone con patate e verza al pepe)

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Accidenti, scopro solo ora che sto aspettando invano che cuocia quello che ho messo nel forno. La luce è accesa, la temperatura impostata, ma il pulsante dell’avvio non si è acceso. Maledetto. E ora, quando pensavo fosse già tutto pronto, che alle 14,30 mi tocca ri-uscire per le commissioni pomeridiane, devo ripartire con il programma.

Sono stanca di questo programmare e programmare quello che ho da fare, quello che devo fare che non sempre corrisponde a quello che voglio fare. Ma anni, decenni di insegnamenti sul senso di responsabilità, mi portano, checchè ne dicano gli acidi che mi seguono, a temporeggiare con il piacere per privilegiare il dovere. HO solo la fortuna che spesso mi piaccia anche il dovere. Spesso, appunto, ma non sempre. E quando il sole ancora riscalda quest’aria che respiro, lo vivo sempre come un invito alla diserzione.

Intanto oggi devo cucinare solo per me e, lottando anche qui tra i voglio, i devo e quello che ho, butto velocemente nell’acqua che bolle 6-7 foglie di verza nuova, di quelle verdi, così la comincio da fuori e piano piano arriverò al centro, a quelle tenere, e strada facendo deciderò in quanti modi sono in grado di cucinare le sue foglie. Stupendomi e godendomi il suo sapore che, da sempre, adoro.

In forno ho infilato patate e una specie di polpettone a forma di girella preparato in un momento di solerzia e congelato per i momenti di inerzia, giusto perchè devo svuotare il freezer e per l’occasione dimentico che mi sono votata alla causa vegetariana, rifiutando carne. Ma non abbastanza per buttare la roba da mangiare. In fondo non sono mai stata una coerente io e, più che le convinzioni mi accompagnano i desideri. Quindi ho decisioni altalenanti che piuttosto che farmi sentire in colpa, mi rendono simpatica a me stessa e, soprattutto, umana.

Quindi…. ho mezz’ora di tempo per le parole. Se sarà pronto qualcosa da mangiare, bene, sennò spengo tutto e rimando per cena, tappandomi lo stomaco con una fetta di pane, pomodoro e rucola, pranzo veloce, sempre affidabile e a portata di fame.

E’ da stamattina dicevo che giro per casa, in un turbinio di pensieri da memorizzare, di cose da buttare, di valigie da preparare ancora, di telefonate di chi vuol venire a camminare (non correre) con me, di libri da finire di leggere perchè mi hanno preso a morire, e quelli quando prendono, non ti lasciano più nemmeno nel sonno. E se non li finisci stai sempre la con la testa. E li si mischia piacere puro per la lettura, sofferenza per la storia, invidia per chi sa scrivere così bene, e desiderio di finire e speranza che non finisca mai. Il libro di questa volta è ‘Accabadora’. Accidenti che storia. E l’ho finito 10 minuti fa, e si vede, perchè quando leggo poi mi viene anche un flusso irrefrenabile di parole da scrivere. E questa cosa quanto mi piace…. E questa cosa mi fa decidere di mandare al diavolo tutti i social e gli iphone e i commenti e le app che ti prendono la mente e l’attenzione e non ti lasciano più. Una sorta di ipnosi regressiva, ma nel senso che ti fanno regredire allo stato di larva idiota con l’occhio fisso che segue lo schermo anche da lontano, attratto come da una malìa.

Ci dovrebbero essere anche per questo delle comunità di disintossicazione, o semplicemente in un momento di lucidità scappare via dal virtuale. Spegnere tutto e accorgersi che c’è la luce intorno a noi, e ci sono persone che vogliono parlarci dal vivo, strade di campagna dove andare a passeggiare e fogli di carta vera da riempire di sogni.

Ma tutto questo da domani.

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Vado a vedere cos’è questo odore. Mi stupirei se fosse tutto bruciato, o non mi stupirei affatto dato che quando mi prende la cosa dello scrivere dimentico il mondo e l’orologio.

Da non credere. E’ tutto cotto alla perfezione. L’odore è strepitoso.

La verza sarà condita solo con un filo d’olio e un pò di pepe nero.

La carne è semplicemente un pasticcio di macinato misto impastato a polpettone con al centro una fetta di prosciutto cotto e prezzemolo e qualche pezzettino di parmigiano. Schiacciato, arrotolato e tagliato a fette per congelarlo.

le patate le ho messe accanto alla fetta del polpettone, vicine vicine, con solo un pò di sale su, e per tutto quello che deve cuocere solo un filo di olio sotto.

In forno a 200° sennò brucia, e invece così cuoce piano ovunque.

Bene io vado. Grazie per la compagnia e buon appetito.

Ah dimenticavo! Mi metto anche la tovaglia ricamata che mi ha regalato la mamma quando si è accorta che, mentre me la mostrava, me la guardavo con occhi incantati.

Oggi mi voglio bene. Vogliatevene anche voi.

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4 aprile 2014

Elogio della patata

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Da qualche giorno sul web impazza ‘la patata’, nel senso del tubero. E le strategie di comunicazione preferiscono pubblicità sfacciatamente ammiccanti che suscitano subito scalpore e attirano curiosità e attenzione. E, dietro la maschera, fioriscono sorrisetti e consensi perchè piacciono da morire. Io per esempio rido alla vista della faccia da schiaffi dell’’intenditore’ Rocco Siffredi. Pur non essendo assolutamente un’appassionata del ‘genere’, a me la sua capacità di ironia e autoironia mi porta a considerarlo un mito. Applausi a chi ha avuto il coraggio di scegliere lui e le parole che dice. Bravi.

Poi c’è l’altra patatina, pubblicizzata dal ‘giudice più duro e bruto del web’, fascino del'l’incazzato nero, che tanto piace alle donne (vedi l’altro perenne incazzato Mourinho). Categoria dell’uomo che non ho ancora capito se per piacere ha scelto la strategia del non sorriso o se proprio non gliene frega niente di piacere. Ma non credo, visto che continua a mietere sospiri e consensi. E persevera. La sua apparente rigidità, che si scioglie in un gioco di polso meraviglioso, nella preparazione della sua ‘omelette’, fa di lui un indiscusso sexsimbol della cucina. E li che tutte quelle che dicevano ‘antipatico ma piace’, sono rimaste esterrefatte e imbambolate e da allora in poi hanno rivisto migliaia di volte la ricetta con la scusa di impararla bene, ma in realtà solo per vederlo all’opera, con polso sicuro e volitivo, e hanno solo detto ‘piace’.

Ovviamente lui è bravissimo, strabravo, ed è per questo che lo hanno chiamato per ‘interpretare’ la patatina in cucina. E l’hanno fatto pure santo. Non mi interessa quanto gli hanno dato (e ha fatto bene ad accettare), non mi interessano i soliti giudizi degli invidiosi. Non so se e in quanti useranno il prodotto come consigliato da lui, ma di sicuro se ne parlerà e tanto. Intanto gli ammiratori sospireranno nel vedere ‘ancora e ancora’, il cuoco bistellato dal sorriso non facile.

Ieri quando impazzavano sul web hashtag e patatine, ho sorriso alla coincidenza (scema) del piatto che avevo preparato io. La patata lessa. A dire la verità mi è venuta in mente un’intera enciclopedia di doppi sensi e ridevo da sola come una scema. Erano tutte irripetibili, e della serie delle battute dei ‘fichi secchi’ ma detti nella variante femminile del dialetto locale….. e per questo, per parlarne,  dovrò aprire un blog assolutamente anonimo…. e chissà che già non l’abbia fatto.

Intanto ho preparato la patata come Dio comanda, con mille sapori. Perchè essa, si sa,  è versatile e si presta a tutte le esigenze. E, parafrasando Rocco, semplice, bianca, rossa, viola, come la volti e la giri, da sola o con altri ingredienti è sempre un delirio.

Cracco se ci sei, comincia a prepararmi un’omelette per favore, che arrivo. Ti ho scritto pure un post, dai….

Non sono abbastanza creativa da dare un nome strafigo alla ricetta, ma ci proverò…

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Letto di patata lessa con Tonno del Mediterraneo al pepe nero e altre  erbette.

- Patate farinose

- Tonno sott’olio fatto in casa (vedi qui) oppure uno buono buono

- pomodorini ciliegino

- pepe nero in grani

- una costa di sedano

- battuto di olive leccino

- origano fresco, timo fresco e prezzemolo

- olio extravergine buono buono

- sale

Lessate le patate in abbondante acqua, fino a quando i rebbi della forchetta entreranno con facilità. Nel frattempo preparate i condimenti. Estraete dal barattolo i filetti del tonno e sfaldateli grossolanamente. Lavate la costa di sedano, eliminare i filamenti e tagliarlo julienne. Schiacciare grossolanamente i grani di pepe nero. Sminuzzare il prezzemolo, l’origano e il timo.

Sbucciare velocemente le patate, che devono rimanere calde per essere gustate al meglio (che fredde non le vuole nessuno).  Schiacciarle con i rebbi di una forchetta. Condirle con sale, pepe e olio extravergine (abbondare perchè ne assorbe tanto e ne ha bisogno per insaporirsi e diventare morbida). Assemblare il piatto nel seguente modo: letto di patate, erbette, tonno, julienne di sedano, battuto di olive leccino (preparato con olive leccino, acciughe e capperi) distribuito qua e la. Pomodorino centrale. Ancora un filo d’olio versato anche sul pomodorino e ancora pepe.

Voilà.

Ciao Cracco!

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3 marzo 2013

Carciofi ripieni e patate al vino bianco

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E’ arrivato. Marzo è qui e con lui la distanza con la primavera si accorcia. Stamattina l’aria è gelida, di tramontana, ma il sole è alto e forte. E grazie a lui mi accorgo della magia che si sta di nuovo avverando intorno a noi, puntuale da sempre. Anche lo scorso anno, e l’anno prima ancora, e così indietro nel tempo, da sempre, mi sono sorpresa, alla luce del nuovo sole di marzo, delle gemme sugli alberi di ciliegio e dell’erba verdissima. E anche della voglia di nuovo che ci porta a notare i lavori da fare tutto intorno a noi. Alberi da potare, aiuole da pulire, bulbi che stanno già germogliando, muri da ridipingere, e pulire e pulire, per farci trovare pronti per godere della festa della primavera che arriverà.

E’ periodo di pulizie. Fuori e dentro. Buttiamo via tutto il torpore che abbiamo accumulato nell’inverno che sta andando via. Via via, tutti i pensieri cupi, i colori scuri dell’anima, lo sguardo criticone e fanullone dei pensieri incriccati nella negatività.

Voglio i colori accesi della primavera, profumi di giacinti e narcisi nelle mie aiule, fiori bianchi e rosa ai miei alberi, la casa piena dei primi fiori dal profumo struggente che mi riportano al candore e allo stupore della mia infanzia, che sembra non passare mai nei miei occhi e nel mio cuore. Voglio imparare a correre, come nel sogno di questa notte, e voglio correre per le vie di campagna che profumano della nuova stagione. Voglio scrostare i muri vecchi e ridipingere di bianco lucente il mio trullo. E voglio gente intorno a me con cui condividere i miei progetti. Voglio. E in questa parola tutta la forza dei miei desideri.

Ora mi aspettano rami di ulivo da intrecciare per pensare ad un’idea di pace e rinascita. E ricette leggere da fotografare,  un viaggio lontano da organizzare, e nuovi mille progetti per l’anno che è davanti a me, tutto da riempire, spero, di cose meravigliose.

buona primavera a tutti!!!

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Carciofi ripieni e patate al vino bianco

- 1 carciofo a persona

- 1 una patata grande a persona

- prezzemolo

- aglio

- mentuccia romana (facoltativa)

- un uovo (per due carciofi)

- un cucchiaio di formaggio piccantino (per due carciofi)

- vino bianco secco

- olioextravergine di oliva (1 cucchiaio a persona)

- un limone

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Pulire i carciofi eliminando le foglie dure e le punte. Metterle a bagno in acqua con limone per non farli annerire.

Sbucciare le patate e tagliarle a spicchi.

In una pentola alta versare i cucchiai di olio e sul fondo spezzettare un pò d’aglio e il prezzemolo. Disporre le patate.

Aprire le foglie dei carciofi come se fossero un fiore e sistemarli sulle patate. Spezzettare altro aglio, tritare il prezzemolo e distribuirlo sia sulle patate che DENTRO i carciofi. Salare e pepare. In una ciotola sbattere l’uovo con il formaggio e versarlo con il cucchiaio sui carciofi, facendolo penetrare in profondità, fino a riempirlo.

Coprire e far cuocere fino a quando il fondo si asciuga del tutto. Versare allora due dita di vino bianco e un dito di acqua. Coprire e portare a cottura.

Per controllare se sono cotti i carciofi, infilare lateralmente una forchetta. Se si desidera una crosticina croccante sui carciofi fare un rapido passaggio in forno con il grill acceso.

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23 luglio 2012

Mare nostrum fish and chips (alici e patate)


L'immagine fissa sullo schermo e ... all'improvviso qualcosa cade.
Seguo la traiettoria a spirale che si conclude con un piccolo tonfo, un tonfino, sulla tastiera.
Una mosca che prima rompeva qua e la, è morta all'improvviso, stecchita, stroncata dal caldo che ormai fa sciogliere perfino le candele nelle mie lampade di casa.
E' strano vedere le candele sciogliersi, fa quasi paura. Dici, ma stiamo per morire tutti arrosto? Lessi, squagliati?
Io, che  d'inverno dico sempre 'che caldo', io che di battute con l'accento chalabbrese (letto con acca aspirata), del tipo 'dotthoressa, che caldo che fasci quiddentrhooo' ne ho un repertorio intero... io che che a febbraio a Venezia, bevevo acqua tonica con ghiaccio e limone, io che lo scorso anno per tutta la vacanza al mare per combattere il caldo sono stata in ammollo praticamente 18 ore su 24....... come farò a sopravvivere a questo caldo?
E mi aggrappo alle previsioni meteo delle app del mio Iphone che mentono spudoratamente, tanto che anche se sono gratis voglio chiedere un risarcimento per illusione di persona intontita dal caldo.
Aspettavo la pioggia, il temporale, l'uragano, e il fresco che ne sarebbe seguito, e invece l'acqua si c'è stata e c'è, ma ... tutta intorno a noiiiiiiii, sottoforma di umidità al 500% che mi sembra di annegare mentre respiro...
Gli altri anni aspettavo le 8 di sera e ridiventavo operativa. Ma quest'anno no, niente, il caldo non mi da tregua. MI blocca le forze e non mi consente di muovermi e tutti gli impegni si accumulano.
Anche far da mangiare mi pesa ma devo pur sfamare la famiglia. Tra l'altro questa settimana ho preparato due mega pranzi per il compleanno di mio figlio e così in previsione di questo tour de force, un giorno ho avuto l'idea di preparare qualcosa di veloce ma appetitoso.
Ho un fornello all'aperto, all'ombra, e li ho preparato una fritturina, ... si una fritturina, ma ne ho mangiato pochissima e mi son sentita subito felice.
Insomma, ero in ferie, in campagna, in compagnia, avevo fretta, non potevo preparare tante cose.... allora una sola e buona, anzi buonissima......
eccola qui....


Mare nostrum Fish and chips (alici e patate)

- Alici freschissime
- patate
- farina
- olio di semi di arachidi
- sale

Eviscerate le alici e tuffatele in una ciotola piena di farina.
Sbucciate le patate e tagliarle a listarelle.
Tuffatele in acqua fresca per eliminare l'eccesso di amido e asciugatele con un canovaccio pulito.
Friggerle poco alla volta in abbondante olio di semi di arachidi caldo.
Salatele solo dopo averle scolate su abbondante carta assorbente.
Friggere le alici e salatele.
Servite pesce e patate insieme,  in un cartoccio o in un unico contenitore da porre al centro della tavola.
Buon appetito.

P.S. e vabbè lo sapevo che avreste detto che non sono chips.... che in Inghilterra non ci sono alici.... lo so lo so, ma io per questo ho scritto 'Mare Nostrum' .... perchè questa è una ricetta di casa nostra, anzi  mia.... 


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9 marzo 2012

Ali di pollo croccanti con patate al rosmarino


Oggi parlo di umiltà. Con umiltà.
E' da tempo che dico che sto camminando sulla mia strada, liberandomi dalle cose superflue. Si ritrova spesso nei miei post questa esigenza. E piano piano anche le mie ricette stanno diventando essenziali e povere. 
Ma paradossalmente tutto ciò mi sta arricchendo dentro.
Sto accumulando amicizie e momenti di leggerezza che come palloni pieni d'aria mi riportano a galla quando sento di affondare.
Sto leggendo libri di storie che mi fanno compagnia, perchè simili alla mia.
Sto incontrando gente grata alla vita per quello che ha, soprattutto perchè ha riscoperto l'importanza delle piccole cose, e questo porta gioia.
La ricercatezza nel vestire, nel porsi come migliore degli altri, come più brava a cercare gli ingredienti rari per le proprie ricette, non mi appartiene.
La supponenza nello snobbare le scelte altrui e magari anche nel farsi la risatina ironica, o lo sguardo sorpreso con occhi sgranati dall'orrore davanti ad una margarina, la lascio agli altri.
Voglio essere più rilassata nell'accettare le cattiverie gratuite e dire 'pazienza'.
Anche perchè a spruzzare acido si rischia di corrodere la terra che ti circonda, e a rimanere sola con la corte che ti sei creata nel tuo castello, lasciando un mondo di amicizie fuori.
Le strade solitarie o con poche persone io le lascio a chi disprezza la folla allegra e caciarona di blogger incoscienti che mettono margarina nelle torte, mangiano maionese, o si preparano tartine con formaggi spalmabili non fatti propriamente dal contadino.
Non è buonismo stupido. E non è nemmeno un'altra forma di supponenza, come qualcuno sicuramente obietterà, ma qui poi si aprirebbe una diatriba infinita.....
E' solo un'esigenza di pulizia e di allegria. 
Ne ho bisogno come l'aria di una nuova stagione.

Ho preparato un piatto che costa poco, sembra povero, ma è buonissimo e porta davvero appetito e allegria  sia nelle giornate in cui hai poco tempo, sia nelle serate improvvisate con gli amici.
Lo condivido con chi passa di qui, proprio perchè sa di umiltà. 
Chissà che direbbe il pollo, vedendo che sto elogiando solo le sue alette e non la sua coscia tenera o il suo petto consistente e versatile.


Ali di pollo croccanti con patate al rosmarimo

- ali di pollo spuntate
-  pangrattato
- sale fino
- patate
- rosmarino
- olio extravergine di oliva
- vino bianco secco
- pomodorini

Spuntare le ali di pollo, privarle di eventuali filamenti e lavarle con un pò di vino bianco.
Asciugarle tamponando con carta assorbente da cucina.
In una coppa versare il pangrattato,  poco sale e le ali.
Tagliare a cubetti le patate, metterle in un recipiente con sale, un filo d'olio e il rosmarino.
In una teglia antiaderente sistemare da un lato le alette dopo aver eliminato il pane in eccesso, scuotendole, e dall'altro le patate.
Infornare a 220° e aprire il forno solo quando si intravede la crosticina sia sulle alette che sulle patate.
Aggiungere un pò di vino bianco e continuare la cottura fino a quando sarà evaporato.
A piacere si può anche accompagnare nel piatto con un'insalata di pomodorini e..... udite udite.... anche con un pò di maionese.......

Sento l'urlo dei salutisti, ma voi vedete la mia espressione di godimento?



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27 gennaio 2011

Vellutata di patate e crema di tartufo bianco con crostone ai porcini

Stasera sono rimasta al buio.
Fuori pioveva e all'improvviso solo la luce dello schermo del portatile, aiutato dalla batteria, ha illuminato la stanza. Silenzio tutto intorno. Il modem si è messo a riposo totale e ha lasciato solo apparentemente le pagine aperte con l'illusione di avere una finestra sul mondo.
Ho guardato fuori dal balcone e ho visto il buio. Nemmeno una automobile che passava, nessuna luce nemmeno di candele, nelle case. E tutto intorno il buio pesto di una sera senza luna e con nubi che fanno da coperta.
E mi son ritrovata in compagnia solo dei pensieri.
Il buio aiuta a vedere più chiaramente quello che hai dentro. Non ti fa trastullare con i fronzoli delle cose inutili. Va dritto al sodo di quello che è importante per te. E sei costretta a fermarti per non inciampare perchè gli spazi si rimpiccioliscono, e aspetti.
E pensi.
Io chiudo gli occhi quando assaporo qualcosa, per concentrarmi meglio sui sapori e distinguerli nella mente, senza l'interferenza delle cose che vedo, che comunque richiedono attenzione.
E chiudo gli occhi quando ballo, per farmi guidare e rassegnare le armi.
E chiudo gli occhi quando attraverso di notte la casa per muovermi in un luogo che conosco.
E quando accarezzo il viso dei miei figli per imprimere nella mia mente quella sensazione.
E quando penso intensamente a qualcosa, o quando ricordo.
Quando immagino qualcosa che se è bello mi fa sorridere, ma se è  brutto mi fa trasalire.
E ricordo un percorso fatto con dei ragazzi non vedenti, all'interno di un tunnel buio pieno di cose da riconoscere al tatto, all'olfatto, al gusto, e di luoghi da intuire all'udito. E ricordo la sensazione più forte e intensa di quando, avendo perso l'orientamento, fui afferrata dalla mano della guida. E fu una stretta di mano diversa da quelle che facciamo distrattamente quando conosciamo una persona. Quello è un gesto meccanico, privo di significato, tuttalpiù noti solo se è una stretta moscia o energica e ti fai un'idea della persona che ti sta di fronte. Invece una stretta di mano al buio significa aiuto, guida, 'sono qui', 'non temere', e tanto altro.
E credo che la prossima esperienza che farò sarà una cena al buio totale dove benderò i miei commensali e li sfiderò a provare le emozioni che verranno fuori dai sapori che avrò preparato per loro.
Nell'ultimo viaggio a Roma, ho assaggiato il piatto che qui propongo, che credo di aver riprodotto quasi fedelmente, che mi ha regalato ... stupore. Era quasi una carezza, calda, profumata, ma di sapori anche energici e passionali. Provare per credere.


Vellutata di patate e crema di tartufo bianco con crostone ai porcini
(dose per 2 persone)
- 3 patate medie
- 1 scalogno
- 1 broccolo o 1 foglia di cavolo verza
- brodo vegetale
- 2 funghi porcini medi
- crema o olio al tartufo bianco
- olio extravergine di oliva
- 2 fette di pane da tostare

In un tegame portare ad ebollizione dell'acqua (poca) per far cuocere il broccolo (o la foglia di cavolo verza) e lessarlo.
Sbucciare le patate, tagliarle a tocchetti e metterle a rosolare in un tegame con un filo di olio extravergine di oliva e lo scalogno. Aggiungere un pò di brodo vegetale e un pò di acqua di cottura del broccolo e magari anche il torsolo (non il broccolo, perchè darebbe un colore verde).
Portare a cottura aggiustando di sale.
Far rosolare in un filo di olio i porcini tagliati a pezzi.
Tostare il pane e contemporaneamente frullare le patate con il brodo di cottura e un pò di crema di tartufo (o di olio al tartufo).
Versare la vellutata nel piatto di portata e guarnire con il crostone di pane con i porcini.
Servire bollente.
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