22 luglio 2015

Poesia di un tramonto d’estate

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Pensavo non esistessero più. Come le lucciole nelle fessure dei muretti a secco e come l’odore della pioggia sui ‘ristucci’ bruciati dopo la mietitura. Sensazioni che pensavo sarebbero rimaste impigliate nei miei ricordi di estati lontane e ormai perse per sempre.

Avevo dimenticato anche lo scorrere vero delle stagioni, quando la primavera era la primavera, tiepida e frizzante insieme. L’estate era l’estate, soffocante e umida, dove tutti si lamentavano del caldo e dormivano come potevano fuori sui balconi, direttamente sul pavimento reso fresco da un secchio d’acqua. Quando ti buttavi a terra solo col cuscino e mentre aspettavi di ritrovare il filo dei sogni, avevi l’orecchio che ascoltava il silenzio della notte e lo sguardo verso un cielo luminoso di stelle. E sapevi che sugli altri balconi c’era gente come te, silenziosi poeti che sapevano apprezzare e godere un momento di solitaria e pura magia. Erano quelle estati dove tutti cercavano refrigerio nelle angurie mangiate in villa, con scorze e semi lanciati perchè dopo la mezzanotte, chissà perchè, si tornava tutti bambini. E quelle notti calde quando non volevi mai tornare, tanto non avresti mai dormito, e rimanevi nel silenzio del paese a passeggiare con un amico accanto, parlando, fumando, e osservando il venditore di angurie che dormiva accanto alla montagna di frutti, con l’orecchio attento a chi tentava di fregargliene qualcuno. E c’era sempre qualcuno che ci provava, quasi sempre per scommessa.

L’estate. A giugno cominciava, a luglio esplodeva, carica di promesse per le ferie di agosto da aspettare, e chiassosa di parenti emigrati che tornavano ogni anno a godere della propria terra, trovandola sempre uguale, vantandosi superiori di quanto funzionavano le cose altrove e piangendo ogni volta, prima di andar via. Era l’estate dell’ozio lento, delle mattine e dei pomeriggi di noia,  dei sorbetti al limone in piazza e dei giochi per strada.

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E di quei pomeriggi in cui, finite le faccende di casa, e il papà era tornato con la voglia di fare una cosa pazza, diceva a mamma  ‘Prepara qualcosa che andiamo tutti a mare, a mangiare insieme sugli scogli’. E sorpresi, felici, isterici per questa pazza idea, ci si preparava impazienti di infilarsi in macchina. E le telefonate a parenti e amici…. ‘ehi noi stiamo andando a mare a mangiare sugli scogli, volete venire pur vù? scià vnìt scià’. E si partiva.

E si arrivava quando ancora c’era un’ora buona di luce. Ma di quella luce particolare dell’estate, quando l’aria si ferma, ti accarezza la pelle, il cielo passa dall’azzurro al rosa e poi al violetto, e piano ti accorgi che scompare l’orizzonte. Chi c’è si immerge lentamente, quasi ad assaporare quel momento regalato, piano, piano, e sospira godendo di quell’acqua che ti porta via tutta la stanchezza, i pensieri, l’angoscia del domani….

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E tu fotografavi quell’immagine dei bagnanti del tramonto,  bambini con le ultime energie che spruzzavano acqua o giocavano a far la balena arenata, senza più fiato per gridare. Gli anziani con le gambe magre e i costumi larghi e alti quanto un dolce vita che passeggiavano nell’acqua fino alle ginocchia, le donne che parlavano in acqua con i capelli raccolti con la pinza, gli uomini che si sfogavano nuotando fino al largo e magari cercando di prendere qualche riccio. Puro godimento, in tanti, a goder dell’ozio.

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Pensavo che non esistessero più, giornate come queste. E invece ieri, mi ha sorpreso trovare alla fine del giorno, gli stessi bambini, gli stessi anziani che guardavano il mare, le stesse donne stanche con le stesse pinze. E lo stesso silenzio della poesia di un tramonto d’estate.

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10 aprile 2015

Il Mediterraneo in Terrazza. Social Eating a Roma

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Vita ballerina la mia. E ballata a ritmo allegro, non lento.

E rieccoci in ballo per una nuova avventura. L’ho accennata, lanciata poco tempo fa su facebook, ma ora qui ve ne parlo in maniera più dettagliata, anche perchè la data è prossima e i fuochi sono già accesi.

Ormai mi muovo tra Roma e la mia amata terra di Puglia e chi mi conosce sa che non posso stare mai ferma. Come quei bambini che non possono essere ‘scolarizzati’ perchè non sanno stare mai seduti nel banco per più di 10 minuti. Ecco io sono così. Troppe cose belle ci sono nella vita, tutte da imparare, da scoprire, di cui gioire. E io che ho sempre gli occhi aperti, sgranati sul mondo che mi circonda, e la curiosità di un bambino piccolo, non posso che sentirmi sempre ‘imprisciata’ (rallegrata) nell’organizzare le cose che desidero. E condividerle con tutti.

Nelle belle serate passate con gli amici romani, ci siamo ritrovati molte volte a parlare della cucina della terra, della cucina di una volta, quella semplice, e della fortuna di essere nata in un posto baciato dal sole e dal clima mite del mediterraneo. E così è nata l’idea di poter organizzare una cena con persone amiche e … non ancora amiche. Persone che si vogliono conoscere e condividere il piacere di una buona tavola mediterranea,  e di due chiacchiere leggere e allegre tra amici. E dove? E perchè non scegliere una bella terrazza romana, aperta se fa caldo o chiusa se tira il ponentino? una bella terrazza con veranda a vetri, con piante e, all’occorrenza, anche un caminetto? Insomma una terrazza romana inverno/estate, da animare con i nostri incontri e i miei piatti tipici.

E così è nata la mia prima cena di social eating, ‘IL Mediterraneo in Terrazza’, organizzata per il 16 aprile prossimo, cioè giovedi prossimo per l’esattezza. Preparerò per chi avrà il piacere di cenare con noi, friselle e bruschette, Purè di fave con mille contorni, un secondo di verdura a sorpresa e dolce con vincotto di fichi.(*)    E vi farò conoscere dei vini della mia terra, le cui storie vi faranno sognare. Se per il 16 non ce la fate, fatemelo sapere, perchè è già in programma un’altra data. Per le prenotazioni e maggiori informazioni sul contributo potete contattarmi alla mia mail annagentiledg@yahoo.it. Oppure sulla pagina facebook dell’evento. Ci sono solo 10 posti e già delle prenotazioni. Quindi fate in fretta. Vi aspetto.

(*) In caso di irreperibilità di alcuni ingredienti, mi riservo la possibilità di variare i piatti riportati in locandina, assicurando sempre la tipicità delle ricette.

Dopo la cena…. le foto!!!

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23 febbraio 2015

Torta Caprese

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Anche se fa freddo, non so come, ma sento che sta arrivando la primavera. Sarà così che si sente la terra, quando, nonostante il gelo della notte, ostinatamente decide di rimettersi in moto e da la sveglia ai semi che dormono. E così mi sento io. Ho ripreso a fare il programma per pulire la mia campagna. Mi viene il desiderio di andare a mangiare al mare, con il cappotto si, ma non importa. E poi mi viene il desiderio di comprare bulbi da piantare. Di aspettare che esca il primo sole per riaprire le porte del trullo e mettere fuori i materassi. Anche le mucche sono già nei prati, basta mangiare foraggio al chiuso. E così anche il loro latte diventa giallo, di un giallo quasi innaturale per noi che compriamo il latte dal supermercato. Ma con un profumo! Ma questo è argomento del prossimo post. Ho preparato il formaggio… ma non vi anticipo niente ancora.

Strano periodo questo. Noi, che più che in linea siamo sempre in … ovale, con il pensiero fisso ma inutile della dieta, ora cominciamo a preoccuparci seriamente dell’estate che si avvicina e del terrore che i pantaloni bianchi dello scorso anno non entrino più… aspettiamo ancora un pò, rimandiamo, e continuiamo a tuffarci in piatti di spaghetti con le cozze e pesci al forno che da soli sarebbero dietetici, ma che, abbinati a contorni superconditi, faranno peso sui fianchi nel giro di 12 ore. Mannaggia.

Poi apri internet, apri i libri di cucina che si alternano come lettura a quelli impegnati, e scopri prepotente il desiderio di una torta che, a leggerla è semplicissima, a guardarla ti fa partire in automatico la salivazione e poi ti sorprendi perchè, guarda caso, hai tutti gli ingredienti e perchè non farla?

Attenzione è una torta pericolosa, perchè non smetteresti più di mangiarla. E, anche se non dovresti mangiarne più di un pezzo, sei tentata di non offrirla a nessuno, per timore che finisca e non ne rimanga più per te. Io, dopo aver mangiato ‘enne’ fette, in un momento di coraggio, ho detto a mio figlio ‘vai, mangiala con i tuoi amici’ e così ho allontanato la tentazione.

Pero voi, almeno per una volta nella vita, dovete prepararla e assaggiarla, e sono sicura, che ne sarete felici.

Dimenticavo, questa torta possono mangiarla anche i celiaci!

Pronti? viaaaa

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Torta caprese

- 150 g di zucchero

- 150 di burro morbido

- 200 g di farina di mandorle

- 3 uova

- 180 g di cioccolato fondente

- zucchero a velo (facoltativo) o in alternativa

- panna montata + un cucchiaino di cacao (facoltativo)

Separare gli albumi dai tuorli. Montare a neve gli albumi e incorporare metà dello zucchero e tenerli da parte. Lavorare a crema l’altra metà dello zucchero con il burro. Aggiungere i tuorli uno per uno. Sciogliere a bagno maria o al microonde il cioccolato e aggiungerlo a filo alla crema. Aggiungere la farina di mandorle, un cucchiaio per volta. Alla fine incorporare gli albumi montati, e amalgamarli piano, ruotando dall’alto verso il basso, dolcemente, cercando di non smontare il composto. Rivestire una teglia con carta da forno. Versare il composto e infornare a 180° per circa 40 minuti, secondo il proprio forno. Servire con zucchero a velo o con panna montata a ciuffetti su cui potrete spolverizzare anche un pò di cacao.

Consiglio: mangiarne a seconda del proprio umore, o almeno fino a quando sentite affiorare la felicità

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5 febbraio 2015

Dolce facile crema e fragole, per chi ha voglia di primavera

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Ho appena chiuso il libro. Ho deciso di riprendere di nuovo quella meravigliosa abitudine di accarezzare le pagine di carta e di riempirmi di storie e parole scritte da altri, immagino, anche per me. Grande è la differenza tra le parole virtuali e quelle fatte di un inchiostro che puoi toccare. Arrivano comunque al cuore, ma con tempi, velocità e strade diverse. Ma bisogna reimparare a soppesare in maniera diversa entrambe.

Mi mancava il tempo lento dei libri, seduta sul divano di casa, o della lettura del primo mattino, fatta non solo di notizie e aggiornamenti fb, ma anche di pensieri belli e storie lontane, trovate in un libro scelto da me, dopo un consiglio di un’amica che legge, o di un’impressione ricevuta in libreria, dopo aver letto la prima pagina… Bello il tempo ritagliato e ritrovato per se. E poi bello anche arricchirsi per poi tornare a scrivere per chi passa qui da me e, come sto facendo ora, condividere quello che vivo.

Le giornate nella mia nuova casa si stanno riempiendo di luce e di progetti nuovi. La primavera è ancora lontana, ma si sente che comunque arriverà, perchè le giornate si stanno allungando, offrendoci passeggiate più lunghe e tempi migliori per le foto. Anche i desideri sanno di primavera. Abbiamo tutti voglia di luce bianca, di sapori freschi, di cose golose ma leggere. E oggi così sarà. Fra un pò, dopo aver messo in ordine questo piccolo rifugio che sta diventando prezioso per me, per noi, con calma, come una bolla strana e silenziosa che vagherà per la strada rumorosa di questa città, uscirò. Camminerò e camminerò per andare a comprare un frutto fuori stagione, a dispetto di chi mi griderà dietro ‘noooo, solo frutta di stagioneeee’, e comprerò anche dei fiori. Si dei fiori profumati che mi proietteranno nella prossima primavera. E si, perchè non ho solo desiderio di cose buone da mangiare, ma anche di profumi da sentire. Di quelli che in un istante ti portano una valanga di emozioni, di passeggiate nei prati, di abiti leggeri, di gite in campagna e, soprattutto, di tepore sulla pelle.

Fuori fa freddo, tanto. Ma sono pronta a non dargli peso. A dopo.

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Dolce facile crema e fragole

-un piccolo pan di spagna

- crema pasticcera (250 g. di latte intero, 1 tuorlo, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaio di farina e scorza di limone intera)

- fragole (lo so che sono fuori stagione!)

- succo d’ananas per inzuppare

Tagliare in tre parti il pan di spagna e inzupparlo a piacere con il succo d’ananas. Eliminare la scorza del limone dalla crema. Distribuire la crema pasticcera sia sul primo che sul secondo strato e conservarne un pò anche per lo strato in superficie, per poter ‘fissare’ le fragole (lavate in acqua e bicarbonato e tamponate per benino).

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10 novembre 2014

Farrotto con porcini e la compagnia degli amici

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Belle le serate d’autunno. Stanno diventando così rare, così incerte, quasi sospese e introvabili tra un caldo ormai fuori tempo che non vuole abbandonare l’estate ormai lontana, e un inverno che non sa quando e come iniziare. Da tanto non provo più il vero freddo ne sulla pelle, ne in casa, ne fuori, durante quelle belle passeggiate in cui tutta infreddolita dicevi ‘e se andassimo a bere una cioccolata calda al bar?’. Ma che cioccolata calda! ancora la prima cosa che desidero è un’acqua tonica con ghiaccio e limone!

Però qualche sera fa c’era la pioggia, tanta, che scendeva e profumava l’aria e mi regalava la sensazione di essere al sicuro, solo perchè ero li, dietro le finestre, a casa, con un’idea di cena consolatoria per la serata. Silenzio per strada, poche macchine che rientravano, la tv spenta, già le pantofole ai piedi. E la sensazione malinconica della solitudine che piano piano si faceva strada. E mentre ero li, con lo sguardo ipnotizzato dietro il vetro carico di gocce di pioggia, ad inseguire i miei pensieri, ‘chissàdove’, dai miei figli, da chi amo, tutti  sempre troppo lontani per poterli raggiungere in un momento di malinconia, tentavo di scuotermi, annaspando per cercare dei lati positivi. Perchè ce ne sono sempre, basta mettere a fuoco in maniera diversa la propria immagine. E così mi son detta, 1) stasera posso guardare tutti i film melensi che voglio, perchè nessuno mi dirà ‘ma sempre questi film che fanno piangere, mammaaaaa’, 2) posso fare a meno di fare la spesa per taaaanto tempo, dato che la mia dispensa sembra quella dei rifugiati nei bunker durante la guerra, ben approvvigionata per lunghi periodi di isolamento. 3) posso mangiare tutte le cose biologiche che voglio, che ho comprato per desiderio di mangiare in modo sano, senza dover lottare con i desideri di adolescenti affamati anche di hot dog e ‘cose animali’ come dice mio figlio, 4) potrò dedicare poco, pochissimo tempo alla preparazione di cose buone e semplici, senza cotture lunghe e procedimenti laboriosi. 5) e infine, sarà la volta buona che dimagrirò un pò, senza essere tentata di assaggiare qua e la…. Basterà solo integrare con frutta e latte la dispensa e poi posso andare avanti così fino a quando non consumo tutto questo ben di Dio.

L’unica cosa per cui mi sforzo di trovare un lato positivo è…. mangiare da sola. Si, vabbè, ti vedi un bel film, si vabbè, finisci prima, si vabbè mangi quando vuoi……

Mentre rimuginavo su tutti questi sentimenti contrastanti, bagnati dalla pioggia, ore 21 di sera, suonano alla porta. Stupita apro…. e mi ritrovo i miei amici che, ombrello gocciolante in mano e faccia sorridente mi dicono ‘buonaseeeeeraaaaa, bè passavamo di qui di ritorno al lavoro, e abbiamo pensato che sono partiti tutti e stavi sola soletta, e, siamo passati a tastare il polso della situazione… bè che fai????’ . Che cari i miei amici!!! poi dici che gli altri se ne fregano di come stai, che pensano solo al loro fuocherello domestico e basta, che non uscirebbero sotto la pioggia, rimanendo al sicuro nella loro casetta. E invece no, loro sono qui. E allora cambiano in un attimo tutti i punti le convinzioni elaborate fino a quel momento…..

E allora, che si accendano i fuochi e che la casa si riempia di profumi. MI mette gioia cucinare per qualcuno, altro che finisco prima a pulire la cucina…. E’ così bello spignattare, mentre qualcuno ti ronza intorno con un bicchiere di vino in mano, mentre si aprono i discorsi sui figli, sul lavoro, e su tutto il resto…..

Apro la dispensa e prendo una cosa che volevo assaggiare da tempo, ma da sola no, perchè quando mangio delle cose nuove e particolari devo condividere impressioni ed emozioni. E’ un ‘Farrotto con porcini’, con tutti gli ingredienti che servono, tutti biologici e disidratati.

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E’ un’idea geniale che si prepara come un risotto, facendolo tostare come si fa con il riso, con un pò di olio extravergine di oliva, versare (a piacere) un pò di vino bianco e far sfumare e poi aggiungere…… acqua calda, solo acqua calda e portare piano a cottura come un risotto. Alla fine basta solo aggiungere un pò di parmigiano e mangiarlo con gli amici, bevendo un buon bicchiere di vino rosso. Come non fare la pubblicità spontanea a questo prodotto? io ve lo consiglio. Di solito scrivo ingredienti e procedimento, ma qui, gli ingredienti sono diversi dal solito…..

Farrotto con Porcini

- due cucchiai di olio extravergine di oliva

- una confezione di ‘Farrotto ai porcini’ dell’azienda Bottega 39

- mezzo bicchiere di vino bianco secco

- Acqua calda qb

- due cucchiai di parmigiano reggiano

- almeno un paio di amici allegri e loquaci

- un bicchiere di vino rosso a testa

- una serata di pioggia (facoltativo)

- la capacità di godere di ogni momento bello che ti capita.

Buon appetito.

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17 settembre 2014

Storia di un fico sciroppato

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Era una di quelle estati in cui arrivi stanco distrutto al periodo delle cosiddette ferie. Manco il tempo di organizzare una piccola vacanza, niente. Niente prenotazioni, niente idee, niente forza di fare nemmeno un tentativo… poi ad agosto con queste premesse dove vai? Ma quando la stanchezza è tanta, questa può generare o il nulla, l’inerzia totale, o la vera follia. A noi toccò quest’ultima.

Infilammo in valigia poco di tutto, sufficiente per un’idea di mare, di montagna, di caldo e di freddo, cuscini in macchina per i bimbi (e si, avevamo anche piccoli i due figli), gameboy per tappare la bocca ad eventuali lamentele per il troppo tempo in macchina, decidemmo solo di dirigerci verso nord,  senza toccare l’autostrada e … via, partimmo. All’avventura. Senza aver prenotato niente. E non c’era manco internet sul cellulare con google e app varie. Così come due pazzi avventurosi, con due bimbi al seguito che si fidavano ciecamente di noi. Sapevano che tra le tante cose avremmo incluso anche cose buone da mangiare e luoghi divertenti da visitare.

E così iniziò un viaggio bello, bellissimo durante il quale visitammo parchi di divertimento, andammo in giro a Ferrara con le bici, sotto il solleone, ci lanciammo con le carrucole nei parchi, andammo al mare, a Comacchio a mangiar le anguille che, scoprimmo, sapevano di fango, telefonando ‘strada strada’ ai vari B&B del posto che avremmo visitato, per essere sicuri che alla fine di ogni  giornata, stanchi morti, avremmo comunque avuto un posto dove dormire.

E così capitammo in un posto chiamato Oriolo Fichi, vicino Faenza. Luoghi a noi sconosciuti del tutto. Avevamo prenotato in un agriturismo, chiamato ‘La Sabbiona’, così, a fiducia. Volevamo una soluzione per una notte, familiare, dove poter mangiare cose genuine… per poi ripartire il giorno dopo per un’altra avventura. Arrivammo tardi, sera inoltrata, la cucina era appena chiusa e la signora che ci accolse ci disse che poteva preparare qualcosa al volo, giusto quello che c’era ….

E così ci vedemmo arrivare una piadina calda calda, di quelle vere, con un formaggio ancora caldo chiamato ‘squaccherooone’ (che allora non conoscevo), e….. un fico sciroppato grondande di sciroppo tiepido.

Uno di quei momenti di magia pura in cui ti chiedi se è vero che stai vivendo li, proprio in quel posto, che stai assaggiando proprio quel sapore, in mezzo ai grilli della sera, in mezzo ad un vigneto in salita, in un luogo lontano da casa tua?????

Quel momento è rimasto marchiato a fuoco nella mia memoria…

Abbiamo quindi concluso la cena con salumi, formaggi, e frutta e siamo andati a dormire, stanchissimi. IL giorno dopo, ottima colazione e via, per continuare l’avventura.

Son passati tanti anni, non ricordo più nemmeno quanti… ogni tanto mi tornava in mente quel sapore, quella sera, quella sensazione di pura poesia. Superata quella pochissima, quasi inesistente, timidezza, o forse scetticismo che mi faceva temere di essere presa per pazza, in un pomeriggio di un autunno incipiente, decisi di cercare su internet ‘La Sabbiona’. E con grande gioia vidi che era sempre li, con le stesse foto, forse le stesse persone, non so… ma era li. Con tanto di mail. E allora mi decisi a scrivere, raccontare questa storia e chiedere…. la ricetta di quei benedetti fichi sciroppati. E la risposta fu gentilissima, stupita, riconoscente e precisa. MI inviarono la ricetta che per due anni ho provato e riprovato a realizzare, ma con scarsi risultati. Mi venivan fuori sempre dei pasticci e il motivo era semplice. Utilizzavo il tipo di fichi sbagliati, senza picciolo, già un pò aperti e quindi si disfacevano durante la cottura. Ho riscritto e, con la santa pazienza, mi hanno ri-spiegato come fare e cosa non fare.

E così son riuscita nell’intento. E così … ho comprato una piadina, lo squaccherone e con i fichi ancora caldi (non ho potuto aspettare!) ho rivissuto la stessa magia. E ho sorriso tutto il pomeriggio come una scema, perchè ero veramente, veramente felice.

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Gentile Anna

La ringrazio per la sua memoria. Le darò la ricetta, la sua pazienza nel provare deve essere ricompensata. Credo che comunque sia fondamentale il tipo di Fico “ fico della goccia” si chiamano cosi. E’ utile il clima non troppo umido. Allora per 1 kg di Fichi maturi ma sodi, con il picciolo, aggiungere 400 grammi di zucchero, poi un limone tagliato fine ogni 3 kg di Fichi. Lasciar bollire per diverse ore + la pentola è grande e piena + occorre tempo. Quando i fichi sono scuri, lo sciroppo è liquido ma un poco + denso. Per Circa 5 kg occorrono 5/6 ore do cottura, mai mescolare, solo abbassare un poco i fichi, per far venire a galla gli ultimi.

Mi farebbe piacere il link al nostro sito con  la citazione “ ricetta della Sabbiona, Agriturismo e cantina, Faenza “ (cliccateci su…. eheheheh)

Cordiali Saluti

SERENA

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6 giugno 2014

Facciamo outing sulla dieta (più due ricette per volersi bene: ‘insalata con caprino e mango’ e ‘tempura di gamberoni e verdure’)

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Leggo un post di Alex su facebook. Parole che sono quasi un ‘outing’ sul mandare a quel paese le diete. Riflessioni sulle speranze disattese, sui successi di cui vantarsi brevemente, difficili da mantenere perchè per farlo bisogna essere altamente concentrati solo su quello e tutto il resto della propria vita comincia ad essere condizionato solo da quello.

E leggo anche le risposte, che accolgono quasi con un senso di liberazione le parole di Alex, come per dire… ‘anch’io, anch’io, finalmente qualcuno che lo dice senza timori’.

E’ una storia infinita… d’inverno si tentano le diete, d’estate diventa un incubo il non esserci riusciti. Si acquistano magliette non aderenti, che non si poggiano sui fianchi, scollate per puntare sul décolleté che ‘distrae’ dal resto, salvo poi prendersi un colpo quando, passando davanti ad una vetrina, quasi non ci si riconosce in quell’immagine che rimanda. Ma, oddioddioddioooo, sono proprio io quella li? E se sei arrivata a questa taglia allora, è solo colpa del fatto che a casa hai  specchi a metà di quelli in cui ti vedi solo fino al seno! Ma che fare? comprare ora lo specchio intero e soffrire per i futuri insuccessi? o continuare a convivere con l’illusoria immagine che hai di te stessa?

Mi è capitato proprio ieri di aver indossato una camicia da notte bellissima, acquistata in fretta fidandomi della taglia senza averla indossata. Quindi acquistata sulla fiducia in me stessa. Fatto male, malissimo! per poco non ho dormito tutta la notte, dopo aver sovrapposto l’immagine immaginata a quella reale. Eppure a detta di tutti non sono proprio una oversize. Ma, si sa, il nostro occhio ci vede sempre in sovrappeso, fin dall’adolescenza, anche se indossiamo una normale 42, ci copriamo, ci pieghiamo in avanti per nascondere una sana terza/quarta di seno. E proseguiamo per tutta la vita, ignorando che andando avanti raccoglieremo ancora altri etti (notare la finesse, non ho detto ‘chili’) e continueremo l’estenuante battaglia del ‘mi devo mettere d’impegno’ e del ‘ricomincio da lunedi, perchè oggi proprio non ce la faccio’.

E si perchè nella nostra vita il cibo non è solo un bisogno primario, ma un dono prezioso da condividere per donare gioia e piacere ai propri ospiti, un balsamo per i nostri cuori malinconici, un premio da regalarsi per stare bene, un piacere intenso per suggellare un momento importante. E ciascuno di noi ne assume secondo il proprio bisogno e il proprio parere. Quindi perchè sentirci in colpa sempre e ovunque, quando inizia la salivazione davanti ad un pezzo di un tiramisù o davanti ad un piatto di tagliatelle al ragù? Certo non ci si può tuffare ogni giorno in 300 grammi di pasta, ma quando ci capita di stare con gli amici, o di sentirci un pò giù, se questo ci dona felicità perchè non farlo senza l’autoflagellazione?

Io ho iniziato una dieta solo una volta nella mia vita. Mai nemmeno tentato quelle dei giornali, o quelle consigliate dalle amiche, perchè sono sempre stata convinta che è pericoloso non essere seguiti da uno specialista. E poi mi sembrano assurde quelle monotematiche, la dieta della banana, quella del latte, quella della sola frutta, della sola carne. Per non parlare quella del sondino, del digiuno…. no no, non ce la posso fare…. Meglio farsi consigliare…. o seguire il consiglio saggio della mia mamma. Mangia la metà di quello che fino ad oggi hai mangiato. E qualcosa dovrà pur succedere no? Io dopo la mia dieta ho perso dieci chili, mi sentivo benissimo, mi entravano i vestiti di una volta, se ne accorgevano gli altri, ma…. avevo perso la gioia del cibo, avevo quasi perso l’appetito e non scrivevo più sul blog con lo stesso entusiasmo, nemmeno parlando di un’insalata. Quindi ho molto ridimensionato dieta e obiettivi.

E poi la vogliamo proprio dire tutta? ed è la verità, giuro… IO mi piaccio proprio così, un pò morbida, pronta ad abbracciare chiunque, e poi, se mangio cose buone sono anche più sorridente e contenta. E quindi oltre all’abbraccio regalo anche allegria e positività.

Quindi, concludendo…. volete raccontarmi i vostri vani tentativi di dieta e fare outing qui, e così non se ne parli più di diete, che ci rendono tristi. Ci sfoghiamo una volta per tutte e non ci pensiamo più (almeno per questa estate eheheh). Ma intanto, mettiamoci d’impegno a:

1) diminuire le porzioni dei nostri piatti quando possiamo e vogliamo

2) buttiamo via dall’armadio i vestiti di due taglie piccole che speriamo di poter indossare ancora ‘dopo’ la dieta, perchè tanto vi fanno solo sentire tristi e arrabbiate. Poi si pensa, se dimagriamo ne compriamo di nuovi.

3) compriamo i vestiti che comodi che non stringono e non ci tolgono il respiro, ma che ci abbracciano

4) non guardiamo le vecchie foto con nostalgia

5) regaliamoci un bel massaggio rilassante con oli profumati, appena possiamo, tanto quello non si paga a chili e costa lo stesso di una magra.

6) Trucchiamoci, vestiamoci bene, sentiamoci belle, perchè siamo belle, non solo dentro, come da facili battute, ma anche fuori.

7) allontaniamo da noi quelli che dicono ‘ma sempre a mangiare pensi?’ che mi fanno un pò di tristezza. Oppure quelli che dicono, ‘essììì tu fai la foodblogger, cucini e poi mangi, e allora di che ti lamenti?’. A quelli dico, andate a leggere i fashionblog e non rompete.

8) passeggiamo e balliamo in compagnia, che aiuta a mantenerci allegri e in forma.

9) e se andiamo a mare, se proprio ci vergogniamo, mettiamoci il due pezzi quando non c’è molta gente e quello intero quando siamo circondate da quelle che mangiano solo anguria e cracker sulla spiaggia, perchè è inutile, con tutta la buona volontà un pochino ci sentiamo condizionate. Piano piano ce ne fregheremo completamente.

10) andiamo a testa alta, 'con l’aria nostra’ in mezzo alla gente, perchè se ci piacciamo noi, piaceremo moltissimo a chi incontreremo.

E qui voglio anche i giudizi sinceri degli uomini eh?

E intanto lascio a voi la scelta di due piatti (che ho mangiato ieri, si entrambi!), da desiderare e da mangiare se vi va.

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Insalata con caprino e mango

- insalata riccia

- caprino o robiola

- mango maturo al punto giusto che deve profumare da inebriarvi

- olio extravergine di oliva

- sale

- crostini di pane (pochi)

 

Procedimento….. assemblare il tutto e gustatevelo prima di altri piatti.

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Tempura di verdura e gamberi

- un tuorlo

- farina 00

- acqua gassata GHIACCIATA

- un pizzico di sale

- olio di semi di arachidi per friggere

- verdure (zucchine, carote, melanzane)

- gamberi

preparate la pastella mescolando la farina, il tuorlo, l’acqua gassata freddissima e il pizzico del sale, fino a quando otterrete una pastella che avvolge quello che dovete friggere, senza scivolare via.

Tagliare a fette sottilissime le verdure.

Sgusciare i gamberi.

Immergere un pezzo per volta nella pastella e friggere in olio caldo. Scolare su carta assorbente e aggiungere ancora un pò di sale. Servire caldissimo

(Un altro consiglio: mangiate poco pane e bevete acqua, non vino)

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23 marzo 2014

Il tempo regalato (riso, carciofi e piselli alle erbe)

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Oggi sono sola. E lo sarò anche domani. Un sabato e una domenica da inventarsi, di cui approfittare, da riempire di cose o da svuotare di pensieri.

Premesso che io non amo molto la solitudine. Mi intristisce e mi fa sentire abbandonata, come quando hai quella famosa sindrome del ‘nessuno mi vuole bene’. Però ho notato che facendo appello a tutto l’ottimismo di cui sono capace, mi fa sentire a volte come chi ha trovato una borsa piena di tanti soldi e non riesce a decidere come e se spenderli. e comincia a fare mille progetti che affollano la mente.

E così il tempo ‘regalato’ lo si può riempire di tutto o di niente.

I panni da stirare possono aspettare? le ricette da consegnare posso mandarle domani? posso evitare per un giorno di cucinare? posso mangiare quando voglio e cosa voglio io?

Se il tempo è brutto e freddo, la risposta è si. Un bagno caldo e profumato. Poi prendi quella coperta lilla morbida, il libro, thè sul tavolino, sacchetto di riso e lavanda riscaldato. Ti piazzi sul divano e leggi.

Se fuori c’è il sole, la risposta a tutte queste domande è … sempre si. E decidi di andare a camminare al mare, anche se non fa ancora caldo. Porti con te un’amica, una bottiglietta d’acqua fresca, un pezzo di pane alle noci, un maglione. Ti metti abiti leggeri e comodi. E vai. Tanto al ritorno hai ancora un pò di piselli e cipolla pronti. Anzi, hai anche dei carciofi saltati in padella di ieri sera. Poi si pensa.

E cammini, e respiri, e ti riempi d’aria pulita dal profumo di estate e vacanze. E ti senti fortunata che in venti minuti sei già in questo posto di favola con l’acqua limpida e immobile, con il suo rumore che gli altri ci pagano le app zen per sentirle. E poi al mare chi ci va in questi giorni? nessuno. E il mare e la spiaggia son tutti per te. Anche sulla sabbia non ci sono orme. E ti organizzi la camminata di un pò di chilometri, e decidi di farla in silenzio. E decidi di pensare solo al qui e ora. Lasci fuori da questo momento le angosce che ti porti dentro. E se si affacciano i pensieri, non li fai entrare. Ecco.

E tutto questo funziona.

Se non hai a portata di mano il mare anche la campagna va benissimo.

E poi quando torni a casa, in un attimo, decidi che hai fame e vuoi farti le coccole.

Lessi un pò di riso a chicchi grossi. Lo scoli al dente, lasciandogli un pò di acqua. Lo metti in una padella larga dove hai già messo a scaldare i carciofi e i piselli together. Li mescoli insieme, in un abbraccio che sa di buono. Ancora un filo d’olio. Prezzemolo e altre erbe che hai a portata di mano. Tutte rigorosamente fresche. Una nuvola di parmigiano. E quando ti servi da sola, sembra che ti sia regalata una carezza e un abbraccio. Mi voglio bene.

Fatelo anche voi. E poi ditemi se questo non è una forma bellissima di amore.

risocarciofiepiselli

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