7 settembre 2016

5 ricette veloci per cominciare la dieta

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Ci risiamo, ci riproviamo. E’ appena finita l’estate e già dobbiamo correre ai ripari per le allegre cene che ci siamo concessi questa estate. Io non so, ma mi sembra che siamo sempre alla ricerca di una forma che stentiamo a raggiungere. Prima della prova costume ci proviamo altrimenti giuriamo ‘non vado al mare, perchè sono impresentabile, o almeno vado su quelle spiagge dove non mi conosce nessuno’, poi bene o male arriviamo al mare e all’improvviso, ormai è fatta. Ci dimentichiamo dei chili persi o ancora da perdere perchè tanto ormai mi hanno visto, ormai non c’è più tempo, ormai siamo in vacanza, ormai ‘chissenefrega’. E ci concediamo giornate a mare, in cui mangiamo solo verdure crude sotto l’ombrellone, per poi rifarci la sera con spaghetti con le cozze, panzerotti e cene tra amici, perchè intanto è arrivata una fame da star male. E ci autoindulgiamo con il ‘si vive una volta sola’.

Ora dobbiamo ricominciare a lavorare e abbiamo voglia di tornare alla normalità, ai ritmi rassicuranti e anche alla cucina di casa. E così possiamo semplicemente dimezzare le dosi, ma mangiare meglio, e sgonfiarci un pò.

Da questa esigenza sta nascendo un progetto di …. chiamiamolo ‘promemoria’, per chi non sa mai cosa cucinare, stando attenti alla linea e a quello che si ha in frigorifero. Cominciamo col consumare quello che già abbiamo che, se guardiamo bene, basterà per almeno un mese ancora. Non importa se non è quello che desideriamo da mangiare. Ce lo faremo piacere, finchè non svuotiamo tutta la dispensa. Certo se proprio abbiamo solo friselle, olio e sale, qualcosina dovremo pur comprare, ma giusto per integrare. Ma cominciamo con la convinzione che basta pochissimo per mangiare bene e tentare una piccola dieta. Date un’occhiata alle foto che propongo su Instagram con l’hashtag #diet_onthetable o sulla mia pagina instagram @annathenice, dove pubblico spesso quello che cucino.

Le dosi sono sempre per una persona e le ricette scrive veloci, così come la loro preparazione.

Cominciamo…

1) Carote saltate con olio, aglio, erbe aromatiche e noci.

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Ingredienti: due carote grandi o tre medie, un cucchiaio di olio extravergine di oliva, uno spicchio d’aglio, salvia, rosmarino (ma potete aggiungere anche prezzemolo, timo a piacere), due noci, una frisella.

Procedimento: lessare le carote, affettatele, fatele rosolare in una padella dove avrete messo già l’olio, l’aglio tagliato a fettine e le erbe. Salate. Aggiungete le noci schiacciate. Bagnate velocemente la frisella e buon appetito.

 

2) Salmone al forno con patate alle erbe e contorno di spinaci crudi

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I: un trancio sottile di salmone, due patate piccole, rosmarino, spinaci freschissimi, limone, un filo d’olio evo

P: in una teglia da forno sistemare il trancio di salmone e le patate tagliate a fettine sottili (anche con la buccia). Aggiungere il rosmarino e salare leggermente. Cuocere in forno a 200° per circa 15/20 minuti. Servire con un’insalatina di spinaci crudi condita con limone e un filo d’olio.

 

3) Zuppa di verdure di stagione

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I: tutte le verdure che volete, un porro o una cipolla, pepe e un filo d’olio evo

P: tagliate a pezzi piccoli tutte le verdure e la parte bianca del porro o la cipolla. Far rosolare in un filo d’olio e coprire d’acqua di almeno tre dita. Far cuocere finche saranno diventate tenere.  Con un frullatore ad immersione ricavare una crema. Un altro filo d’olio e una bella macinata di pepe nero

 

4) Strozzapreti con fagiolini al sugo di pomodoro

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I:  40 g. di pasta, 200 g di fagiolini, una cipolla piccola, un cucchiaio di olio evo, una tazza di salsa, un cucchiaio di cacioricotta

P: Pulire i fagiolini e lessarli. Scolarli con la schiumarola e nella stessa acqua cuocere la pasta. Nel frattempo mettere in una padella l’olio, la cipolla e la salsa. Far cuocere finchè è pronta la pasta. Scolare la pasta, e mescolarla ai fagiolini. Impiattare e condire con cacioricotta grattugiato e il sugo

 

5) Petto di pollo con peperoni e origano

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I: due fettine di petto di pollo, un peperone, una cipolla, origano, due pomodorini, due cucchiai di olio evo.

P:  Far scaldare l’olio nella padella con la cipolla tagliata sottile sottile. Versare i peperoni e il pollo tagliati a listarelle. Far rosolare dolcemente. Aggiungere i pomodorini a metà cottura. Poco prima di spegnere la fiamma, salare e aggiungere l’origano. Se accompagnate con un’insalata di patate lesse saranno ancora più buone.

Alla prossima allora….

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30 marzo 2016

Pasquetta al mare

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Erano giorni che guardavamo di continuo le previsioni del tempo. Quella benedetta goccia di pioggia prevista dalle 13 alle 18 ci stava fregando ed eravamo li li per desistere e cancellare tutti i piani per un’uscita all’aria aperta. Però io ho cominciato a fare la prepotente con il meteo e mi sono convinta che quella goccia non l’avrebbe spuntata. Confidavo nel repentino cambiamento di ‘umore’ del tempo anche in positivo. Infatti non era la prima volta che le previsioni ‘portavano pioggia’ per poi stupirci con un sole caldo. Ho sempre pensato che dietro questi meteo si nasconda un sadico che si diverte a predire il peggio per non far organizzare niente alla gente. Forse un uomo solo che invidia gli altri che hanno amici e voglia di uscire.

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Due giorni prima mando un messaggio ai miei amici che dice ‘Programma per Pasquetta: nel cesto da picnic metteremo  fritta di asparagi, pizza di carne, ratatouille di verdure colorate, orecchiette con funghi, salsiccia e gnumeredd con fornacella, verdure crude, ciucciarelli, pastiera, rum, passito e macchinetta per il caffè. Interessa? ah! portiamo anche la chitarra.’-

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E così con timoroso entusiasmo (per il tempo incerto e per la paura di scoppiare dopo la maratona di Pasqua) hanno aderito 4 amici. Caricato il cesto, i viveri ancora caldi, il tavolino, altri due sgabelli, la fornacella, i carboni, la tenda parasole per ripararci in caso di pioggia, la chitarra e il fornelletto per il caffè, siamo partiti. Abbiamo scelto un pezzo di mare di cristallo, una piscina naturale, con venticello frizzante annesso, passeggiata su scogli profumati, ancora non occupato da altri vacanzieri. E dalle 13 alle 18 non ci siamo mossi. Abbiamo vissuto il primo giorno di primavera, con la spensieratezza di bambini che giocano con i racchettoni e fanno volare l’aquilone, che mangiano dimenticando ancora per un giorno la dieta, che cantano per la milionesima volta sempre le stesse canzoni, e brindano felici per una leggera sensazione di libertà. Pura e semplice come quando eravamo bambini e ci portavano il primo giorno di tepore, sulla spiaggia a giocare. E già con quei pochi raggi di sole riuscivi ad assaporare l’emozione dell’estate che è più vicina dell’inverno ormai alle spalle.

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Abbiamo vissuto una bellissima giornata ridendo e dimenticando le ansie e i pensieri, seguendo il ritmo dell’acqua trasparente sulla spiaggia, respirando l’aria di una promessa che verrà. E che avrà il sapore dei panzerotti sugli scogli, delle notti di luna piena sulla spiaggia, degli spritz al volo seguiti dagli spaghetti con le cozze. E del caldo sulla pelle e delle albe attese in campagna. Della compagnia e dei pensieri cacciati via, per godere del momento. Che tanto quello solo è sicuro ed è meglio fermarlo quando puoi. E siamo già in attesa della bella stagione. 

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10 marzo 2016

La storia di Matteo e della sua passione

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Lo guardo metre lavora, chino sul bancone e con lo sguardo attento di chi misura con gli occhi la giusta dimensione dei pezzi da mettere sulla bilancia e con le mani che toccano con rispetto un pezzo prezioso su cui lavorare. E mi viene spontaneo fargli mille domande. Ha l’entusiasmo di un artigiano che inizia la sua giornata lavorativa con passione e vorrei sapere da quanto tempo ha iniziato a fare il suo mestiere, visto che ancora e ancora gli brillano gli occhi. E mi dice che ha iniziato da bambino, quando più che andare a scuola preferiva andare ‘a bottega’ in macelleria, per imparare questo mestiere. E poi piano piano, ha aperto la ‘sua’ macelleria, dove ogni giorno accoglie i suoi clienti con un sorriso allegro, una battuta e con grande professionalità. Una volta mi son fatta raccontare come si scelgono gli allevatori a cui rivolgersi, e lui da chi va e perchè. E mi ha fatto la mappa degli allevatori della zona e mi ha spiegato che lui preferisce chi alleva i propri animali all’aperto, cura la pulizia degli ambienti, non fa allevamento intensivo. Rimane sempre ‘in zona’, perchè conoscere il territorio e gli interlocutori è importante. E poi ha scelto di raccontare una parte della storia della nostra gastronomia proponendo la carne di mucca ‘podolica’, dal sapore intenso e particolare (e io ne so qualcosa, perchè preparo sempre il mio meraviglioso ‘Stracotto di podolica con cipolle rosse e primitivo’)

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Quando entro nella sua macelleria, mi colpisce la luce che c’è. Tutto bianco e pulito, con vetrate che illuminano un banco pieno di cose ‘sfiziose’, presentate su candidi vassoi, che mi fanno venire il desiderio di pianificare piatti di carne per tutta la settimana pur di assaggiarli tutti. Mi sforzo di trattenermi all’acquisto dettato dalla gola, ma esco di li sempre con cose preziose in mano. E pensare che io non mangio tanta carne rossa!

In un periodo in cui ero un pò anemica rimpiangevo un piatto che mi faceva mangiare mia nonna, la carne cruda condita. Parlo della più conosciuta ‘Tartàre’ che da noi assumeva un significato pratico, un rimedio curativo casalingo, meno ‘raffinato’ di quello che mangiamo ai ristoranti, ma di sicuro effetto. Quando ero un pò deboluccia e avevo il colore pallidino, subito mi facevano trovare sulla tavola fegato marinato con limone, straccetti di carne cruda, diaframma al sangue eccetera. E nel giro di qualche giorno mi riprendevo subito. (Forse mi son ripresa un pò troppo però…. eheheheh). Da allora non sono più riuscita a mangiare quella prelibatezza perchè non mi son più fidata della carne utilizzata… fino a quando ho incontrato Matteo. Li ho superato tutte le mie reticenze e da allora ho trovato il mio fornitore ufficiale di tartare di podolica che mi godo tranquillamente, ogni volta che ne ho bisogno. Se volete la ‘ricetta’ cliccate qui

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Inoltre per le serate in cui arrivano amici e non hai niente in frigo, o semplicemente se ti assale il desiderio improvviso, basta telefonare e ordinare il ‘Fornello’ che da noi, al sud, è una goduria. Carne, salsiccia, zampina, bombette, pollo ecc… cotti allo spiedo in forno a legna. Uno dei miti della nostra tradizione. Tu la ordini, decidi l’ora in cui deve essere pronta, e te la porti a casa, bollente, nei pacchetti di carta da forno e di alluminio. Devi solo apparecchiare la tavola, e poi da Matteo compri anche il pane, la birra, il vino, l’insalata pronta, e altre cose buoneeeee.

E sapete come si chiama questo posto? non poteva chiamarsi in altro modo: ‘Lo Sfizietto, da Matteo’, e si trova nel mio meraviglioso paese, Noci.

Adoroooo.

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1 ottobre 2015

Seppie gratinate al limone

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E’ qui. L’autunno è arrivato. E lo ringrazio, perchè mi sta portando di nuovo il respiro. Polmoni che si riempiono grati di quest’aria fresca e le gambe che tornano a camminare più leggere. L’agenda si riempie di nuovi incontri e ora scrivo con la pioggia che suona per me e la valigia che mi aspetta. Ho poco tempo oggi, vado a Parma per un evento molto bello. E’ il Parma Home Restaurant, dove parlerò con eminenti relatori all’Università, nella ‘Padellata Mediatica’, per esplorare cosa sta succedendo nel mondo del web e non solo, dove di cibo se ne parla, si straparla, si esagera e ….. Insomma sarà sicuramente un incontro che mi insegnerà molto. Ne riparleremo durante e anche dopo di sicuro. Di sicuro servirà anche a me per chiarirmi un pò le idee sulla direzione che prenderà il mio blog. Come quando ci si ferma per un momento a meditare e nel frattempo si ascoltano i consigli di persone che ne sanno più di te.

Intanto la dieta continua e si vedono i primi risultati. Sono contenta dei piatti che riesco a creare in maniera veloce e sono davvero efficaci, oltre che buoni. Anche questo modo di cucinare, fa parte della mia attuale esigenza interiore e anche ricerca personale verso l’'essenzialità.

Sono semplici seppie, molto profumate e veloci da preparare. Da gustare solo con un pò di verdura fresca di contorno e con una coppetta di frutta dolce e profumata. Io ho mangiato il melone bianco.

Devo scappare e per ora non posso restare qui.

Ecco la ricetta.

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Seppie gratinate al profumo di limone.

(Per me sola)

- due seppie

- un cucchiaio abbondante di pan grattato

- uno spicchio di aglio

- un mazzetto di prezzemolo

- limone

- poco sale e pepe

- un cucchiaio di olio extravergine di oliva

tagliare le seppie a tagliatelle.

In una ciotola mescolare il pangrattato, l’aglio tritato, il prezzemolo tagliuzzato, il sale, il pepe, e la scorza grattugiata del limone. Aggiungete mezzo cucchiaio di olio. Laltra metà la metterete sulla carta da forno con cui fodererete una teglia.

Adagiate le seppie, cospargetele con il pangrattato aromatico, e cuocete in forno a 200 gradi finchè sarà evaporata tutta lacqua delle seppie e il pane sarà dorato.

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26 settembre 2015

Tartare di podolica al pepe nero e verdure (quarto giorno di dieta)

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La dieta continua eh? e cominciano i primi risultati. funziona, davvero. Tanto da suscitare la curiosità della mia nutrizionista e farle venire un’idea. Che ora non posso dire …. Ma molto carina.

Se oggi c’è carne e a me proprio la fettina non piace cosa faccio, non la mangio? Devo e allora studio una cosina sfiziosa e leggera ma, soprattutto saporitissima. E che sia tartare! di podolica però. Accompagnata da un piatto di verdure: cavoli romaneschi bolliti e insalata di funghi champignon con limone e prezzemolo.

Però qui non c’è ricetta. Bisogna solo andare dal proprio macellaio di fiducia, e il mio è Matteo dello ‘Sfizietto’ che tratta solo carni di qualità, e farsela preparare. Magari il prossimo post lo dedico a lui, così vedrete quanto è bravo.

Quindi comprate la tartare e conditela con poco olio, limone, sale e pepe. Servirla con la rucola, e accompagnate con verdure. Buoonoooo.

ah! ho perso già un chilo eh?

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12 febbraio 2015

Peperoni ripieni con pane profumato alle erbe

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Andando avanti per la strada della mia vita mi accorgo che, mentre la norma vuole che si scelgano case sempre più grandi e comode, per stabilirsi per sempre in un luogo, io sto ribaltando tutte le cose ovvie e ‘vivo’ in  case sempre più piccole in tutti i posti dove mi piace stare. E cosi, o una casa nel mio amato paese, una nella mia amata campagna, oppure una nella città dove mi porta il lavoro (o il cuore)…. tutte piccole, ma proprio piccole piccole  in verità. Ma la cosa bella, anzi bellissima, è che ovunque, sono piene di amici. Temo molto la solitudine, anche se in realtà la mia è solo immaginata perchè sola non sono mai. Ogni volta che mi muovo, arrivano in anticipo telefonate o messaggi di ‘prenotazioni’ di caffè o incontri. Oppure trovo amici con cui organizzare, o amici che mi raggiungono da giù per andare un pò in giro allegramente…

Mi piace l’aria di semplicità che si respira nella mia vita quando do più peso ai sorrisi e alla compagnia, quando si decide di andare in un posto, dopo aver lavorato, senza pensarci su due volte. Mi sento leggera quando la mattina ci si alza presto, si fa colazione tutti insieme e poi, chi al lavoro, chi a rassettare velocemente la casa mentre nel forno già si prepara qualcosa di veloce per anticipare la cena, e via…. appena finito, per sgambettare velocemente verso una nuova meta da scoprire con un’amica, per le vie della città. MI piace quando camminando e parlando tra amiche, sentendo un leggero languorino si scopre che sono già quasi le 4 di pomeriggio e si è perso completamente il senso del tempo. Si mangia al volo qualcosa di leggerissimo in una libreria (e si, la mia solita meta) per poi rimanere in silenzio per almeno altre due ore, sommerse dai libri che si vorrebbero comprare. E poi, richiamate dalle telefonate di mariti che ci pensavano scomparse, si torna a casa per mangiare tutti insieme. Senza l’ansia delle cene stupefacenti, ma con qualcosa di semplice da mangiare con del buon pane caldo e un buon bicchiere di vino, raccontandosi questi momenti di leggerezza.

E questa è stata la nostra cena

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Peperoni ripieni con pane profumato alle erbe

- 2 peperoni carnosi

- 10 cucchiai di pangrattato

- un mazzetto di prezzemolo

- basilico e origano fresco

- capperi

- 6 pomodorini ciliegino

- uno spicchio di aglio

- sale e pepe nero

- olio extravergine di oliva

- mezzo bicchiere di vino bianco

Lavare i peperoni, togliere la calotta e tagliare nel senso della lunghezza ricavandone delle ‘barchette’. In una ciotola mescolare al pangrattato, le erbe tritate, l’aglio sminuzzato, i capperi, i pomodorini spezzettati, il sale e il pepe. Aggiungere tre cucchiai di acqua e due cucchiai di olio. Mescolare bene il tutto e con questo impasto riempire le barchette di peperoni. In una teglia da forno versare 4-5 cucchiai di olio. Sistemare i peperoni, incastrati per bene. Versare il vino al lato dei peperoni e infornare a 200° fino a cottura.

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25 settembre 2014

Aspettando che sia pronto il pranzo (trancio di polpettone con patate e verza al pepe)

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Accidenti, scopro solo ora che sto aspettando invano che cuocia quello che ho messo nel forno. La luce è accesa, la temperatura impostata, ma il pulsante dell’avvio non si è acceso. Maledetto. E ora, quando pensavo fosse già tutto pronto, che alle 14,30 mi tocca ri-uscire per le commissioni pomeridiane, devo ripartire con il programma.

Sono stanca di questo programmare e programmare quello che ho da fare, quello che devo fare che non sempre corrisponde a quello che voglio fare. Ma anni, decenni di insegnamenti sul senso di responsabilità, mi portano, checchè ne dicano gli acidi che mi seguono, a temporeggiare con il piacere per privilegiare il dovere. HO solo la fortuna che spesso mi piaccia anche il dovere. Spesso, appunto, ma non sempre. E quando il sole ancora riscalda quest’aria che respiro, lo vivo sempre come un invito alla diserzione.

Intanto oggi devo cucinare solo per me e, lottando anche qui tra i voglio, i devo e quello che ho, butto velocemente nell’acqua che bolle 6-7 foglie di verza nuova, di quelle verdi, così la comincio da fuori e piano piano arriverò al centro, a quelle tenere, e strada facendo deciderò in quanti modi sono in grado di cucinare le sue foglie. Stupendomi e godendomi il suo sapore che, da sempre, adoro.

In forno ho infilato patate e una specie di polpettone a forma di girella preparato in un momento di solerzia e congelato per i momenti di inerzia, giusto perchè devo svuotare il freezer e per l’occasione dimentico che mi sono votata alla causa vegetariana, rifiutando carne. Ma non abbastanza per buttare la roba da mangiare. In fondo non sono mai stata una coerente io e, più che le convinzioni mi accompagnano i desideri. Quindi ho decisioni altalenanti che piuttosto che farmi sentire in colpa, mi rendono simpatica a me stessa e, soprattutto, umana.

Quindi…. ho mezz’ora di tempo per le parole. Se sarà pronto qualcosa da mangiare, bene, sennò spengo tutto e rimando per cena, tappandomi lo stomaco con una fetta di pane, pomodoro e rucola, pranzo veloce, sempre affidabile e a portata di fame.

E’ da stamattina dicevo che giro per casa, in un turbinio di pensieri da memorizzare, di cose da buttare, di valigie da preparare ancora, di telefonate di chi vuol venire a camminare (non correre) con me, di libri da finire di leggere perchè mi hanno preso a morire, e quelli quando prendono, non ti lasciano più nemmeno nel sonno. E se non li finisci stai sempre la con la testa. E li si mischia piacere puro per la lettura, sofferenza per la storia, invidia per chi sa scrivere così bene, e desiderio di finire e speranza che non finisca mai. Il libro di questa volta è ‘Accabadora’. Accidenti che storia. E l’ho finito 10 minuti fa, e si vede, perchè quando leggo poi mi viene anche un flusso irrefrenabile di parole da scrivere. E questa cosa quanto mi piace…. E questa cosa mi fa decidere di mandare al diavolo tutti i social e gli iphone e i commenti e le app che ti prendono la mente e l’attenzione e non ti lasciano più. Una sorta di ipnosi regressiva, ma nel senso che ti fanno regredire allo stato di larva idiota con l’occhio fisso che segue lo schermo anche da lontano, attratto come da una malìa.

Ci dovrebbero essere anche per questo delle comunità di disintossicazione, o semplicemente in un momento di lucidità scappare via dal virtuale. Spegnere tutto e accorgersi che c’è la luce intorno a noi, e ci sono persone che vogliono parlarci dal vivo, strade di campagna dove andare a passeggiare e fogli di carta vera da riempire di sogni.

Ma tutto questo da domani.

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Vado a vedere cos’è questo odore. Mi stupirei se fosse tutto bruciato, o non mi stupirei affatto dato che quando mi prende la cosa dello scrivere dimentico il mondo e l’orologio.

Da non credere. E’ tutto cotto alla perfezione. L’odore è strepitoso.

La verza sarà condita solo con un filo d’olio e un pò di pepe nero.

La carne è semplicemente un pasticcio di macinato misto impastato a polpettone con al centro una fetta di prosciutto cotto e prezzemolo e qualche pezzettino di parmigiano. Schiacciato, arrotolato e tagliato a fette per congelarlo.

le patate le ho messe accanto alla fetta del polpettone, vicine vicine, con solo un pò di sale su, e per tutto quello che deve cuocere solo un filo di olio sotto.

In forno a 200° sennò brucia, e invece così cuoce piano ovunque.

Bene io vado. Grazie per la compagnia e buon appetito.

Ah dimenticavo! Mi metto anche la tovaglia ricamata che mi ha regalato la mamma quando si è accorta che, mentre me la mostrava, me la guardavo con occhi incantati.

Oggi mi voglio bene. Vogliatevene anche voi.

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20 settembre 2014

La podolica nella mia terra

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E’ bello passeggiare nella campagna mia. Qui i colori sono forti e a tratti ancora selvaggi. E non è insolito incontrare la compagnia di mucche placide che ti guardano con occhioni miti e che ti fanno capire quanto sarebbe bello poter rallentare e seguire lo stesso loro ritmo naturale. E’ rigenerante anche incrociare all’improvviso la maestosità delle nostre masserie, antiche case di campagna, grandi, belle, bianche di pietra e calce o pitturate di un rosso vermiglio con porte azzurre, in mezzo a ettari ed ettari di terra marrone e alberi di ulivo. E alcune di queste sono ancora abitate e vissute, come aziende agricole, e si allevano animali e si producono i nostri fantastici formaggi, caciocavalli e mozzarelle e altro e altro ancora. Altre sono abbandonate, ma piano piano qualche spirito nostalgico o illuminato, le riprende per farne un agriturismo, o dei Bed & Breakfast per full immersion nella campagna pugliese. In alcune aziende agricole attive non è raro trovare una razza antica di bovino, chiamata ‘podolica’, che si lotta per non farla estinguere e che ora comincia ad attirare l’attenzione degli intenditori. Per le sue caratteristiche e la sua storia potrete cliccare QUI

Oggi e domani qui, nel mio paese, è festa. C’è una sagra organizzata dall’associazione Terra delle Noci proprio per far conoscere questa razza e il programma, davvero bello e interessante, prevede convegni, show cooking, degustazioni, gite e pranzo nella masseria (Masseria Colombo) dove si allevano questi animali bellissimi.

La carne della podolica è molto saporita, e conferisce un sapore deciso a tutti i piatti della nostra tradizione. Grazie allo chef Pasquale Fatalino de ‘L’Antica Locanda’ ho potuto degustare in anteprima due suoi piatti e ho potuto anche fotografarli, per poter dare ai miei lettori un’idea di quello che ci aspetta alla sagra. Fortunata me e fortunato chi verrà. Ho cercato di far ‘passare’ anche i profumi e i sapori nelle foto. Ditemi voi se ci sono riuscita.

Quindi, il programma della sagra potrete trovarlo qui e se siete nei paraggi correte tutti a Noci.

E di seguito le due ricette che mi ha regalato Pasquale

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Paccheri con straccetti di podolica, funghi porcini e pomodorini

(per quattro persone)

- 500 g di noce di podolica

- 300 g di porcini

- una cipolla rossa di Acquaviva

- due / tre foglie di alloro

- mezzo bicchiere di vino bianco secco

- sei/sette pomodorini regina

- uno spicchio d’aglio

- peperoncino secondo il proprio gusto

- parmigiano

- prezzemolo

- olio extravergine di oliva

in una padella larga versare l’olio e la cipolla sminuzzata. Appena la cipolla si sarà appassita versare la carne e farla rosolare per bene. Versare il vino e far sfumare. Aggiungere i pomodorini e l’alloro e far cuocere lentamente. Salare p.b.

A parte, in un’altra padella, saltare i porcini con poco olio e uno spicchio d’aglio intero. Aggiungere i funghi nella padella del sughetto di carne.

Cuocere i paccheri al dente e farli saltare nella padella del sugo, amalgamando con un po di parmigiano e prezzemolo tritato.

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E qui la seconda fantastica ricetta

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- 1 kg di noce di podolica

- 1 kg di cipolle rosse di Acquaviva

- olio extravergine di oliva

- peperoncino

- 1 litro di vino rosso primitivo

- foglia di alloro

in un tegame di coccio come quella della foto,  (usando lo spargifiamma sotto al tegame) , versare l’olio e la cipolla sminuzzata. Far appassire e poi aggiungere la carne, il peperoncino e l’alloro e far rosolare lentamente. Salare.

Aggiungere il vino  e far cuocere lentamente in forno per circa due ore.

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buon appetito

 

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22 maggio 2014

Melanzane ripiene per ‘Abbasciamadònn’

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Noci, il mio paese, è una ‘ridente’ località, dall’aria frizzantina, nata su una collina della Murgia. Qui le stagioni sono miti e dolce è passeggiare per le vie del paese e delle nostre campagne, in ogni tempo. Il mese di maggio è tutto dedicato alla Madonna, e in particolare alla Madonna della Croce a cui è dedicato un piccolo santuario distante un km dal centro abitato. Una Madonna molto amata e venerata perchè dispensatrice anche di miracoli, in particolare per i bambini che pativano di ernie. Quando ero bambina c’era un rito (il rito del ‘passa-passa’) che si svolgeva il tre di maggio, nel bosco adiacente la chiesetta, durante il quale i bambini venivano fatti passare per tre volte attraverso il ramo di un albero di quercia, tagliato per tutta la sua lunghezza. IN seguito, secondo la credenza, fede o superstizione,  se il ramo avesse continuato a germogliare il bambino sarebbe guarito. Dopo questo rito, partiva la processione dei fedeli che tutti insieme ‘portavano’ il quadro della Madonna dal santuario alla Chiesa Madre. E per tutto il mese si ‘faceva il mese alla Madonna’ che consisteva nel seguire la messa all’alba, accompagnato magari dal mitico ‘fioretto delle ciliege’, terribile promessa di non assaggiare manco un frutto per atto di costrizione e devozione.

L’ultimo giorno del mese tutta la popolazione seguiva la processione al contrario, dalla Chiesa Madre fino al Santuario, respirando l’aria tiepida e profumata di rose. In particolare di una rosa color rosa, profumatissima, addossata ad una delle croci di pietra che si trovano lungo il percorso. Quando da bambina andavo ‘abbàsc à Madònn’ (giù alla Madonna) con mia madre, mia nonna e i miei fratelli, mi raccontavano che quella rosa è sempre stata li, e fiorisce per tutto l’anno, ed è sempre ricca e profumata come il mese di maggio.

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La sera del 31 si organizzava una festa giù nel boschetto di lecci di questo Santuario. Ognuno portava con se tielle intere di melanzane ripiene, focaccia di patate con mortadella e provolone, verdure fresche per accompagnare, dette ‘u mischtùr’ e una buona bottiglia di vino.

Si organizzava il picnic in compagnia, si mangiava e si cantava tutti insieme in allegria, nel buio del boschetto e così si festeggiava la Madonna.

Nel corso del tempo questa usanza di è modificata di molto. Il boschetto è stato ceduto ad un privato, la festa si svolge sempre nel grande prato davanti alla chiesetta. Solo che le melanzane ripiene preparate in casa, hanno lasciato il posto ai panini con le salsicce, alle focacce delle bancarelle e l’aria che prima era piena di canti e risate della gente, ora è piena di canzoni di dvd venduti a poco e dal rumore dei gruppi elettrogeni degli ambulanti.

La devozione continua, sempre viva. I nocesi continuano a seguire la processione e a ritrovarsi giù tutti insieme, ma i profumi sono cambiati.

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E qui, arriva la novità.

Nostalgica come sono delle cose buone e belle di una volta e degli incontri festosi, penso che bisognerebbe tornare almeno ….. alle melanzane ripiene fatte in casa.

E così, con gli amici dell’associazione NOCI MY DESTINATION, ci incontreremo tutti ‘ABBASC A’ MADONN’  con il nostro kit da degustare, completo di ‘melanzane ripiene, focaccia con mortadella e provolone e ciangiùff sbucciati e tagliati’. Invitiamo tutti a fare altrettanto. Chi sarà pigro o impossibilitato a preparare queste cose tradizionali, non dovrà preoccuparsi. CI PENSIAMO NOI. Tutti potranno acquistare il ticket per ritirare il kit, qui a Noci, presso l’Hotel Cavaliere entro il 28 maggio alle 13.

Per maggiori informazioni chiamate il num. 346.6339414

per la ricetta andare QUI

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7 maggio 2014

Aiuto in campagna per la cucina (e per le pulizie). Involtini di carne alla pizzaiola

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E’ tempo di prepararsi a godersi i primi tepori della campagna ed è tempo di mettere fuori un pò tutta la biancheria rimasta ben chiusa e sigillata per l’inverno. Però questo è un lavoraccio che spaventa sempre perchè, diciamocelo, è di una noia mortale e poi ci si stanca. Ma tempo fa ho sperimentato con una mia amica che perfino i lavori domestici che si odiano in maniera particolare (per me stirare), se svolti in compagnia diventano divertenti. Ma ci sono un sacco di cose da far combaciare….

Se a proporsi di dare una mano sono amiche con figli piccoli, ebbene anche loro faranno parte della comitiva itinerante. Quindi ci si inventa anche per loro dei lavoretti. Tipo spazzare il piazzale con la scopa di saggina, che sa tanto di strega. oppure zappettare qua e la pezzi di erba e il loro innato spirito distruttore sarà così appagato…. ecc…. Intanto le amiche che sono sempre a dieta ma poi gli viene il fatidico capogiro per la fame e la stanchezza devi poterle rifocillare in breve tempo e con cose sostanziose. Che devono essere anche saporite per non portare pentimenti per averle mangiate. Però… non puoi nemmeno restare li a spignattare per tutto il tempo perchè non si è li solo per divertirsi, anzi….

E allora bisogna inventarsi un piatto unico buono, anzi buonissimo, da accompagnare con una bella scarpetta abbondante e con una insalatina fresca per placare i sensi di colpa. E che piaccia a tutti, donne e bambini.

E….bisognerebbe farlo fare a qualcun altro. Magari a quel bel robot che la Moulinex (il CUISINE COMPANION, un nuovo robot multifunzione che fa un sacco di cose) ha deciso di farmi provare e che io, agguerrita foodblogger, con un pò di titibanza ho accettato come una sfida, ma che poi ho cominciato a baciare per ringraziarlo per essermi corso in aiuto in momenti come questi.

Quindi ecco qui la soluzione a tutti questo piccoli problemi.

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Mentre noi sbattevamo materassi e cuscini fuori all’aria aperta, stendevamo sui fili tende e lenzuola, i bambini giocavano allegramente….. il mio robot ci preparava … le brasciolette alla pizzaiola tutto da solo.

Quindi ognuno aveva una cosa da fare ….

E giudicate voi come son venute?

Allora vi va di venire con me in campagna al mio trullo a fare le pulizie?

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Involtini di carne alla pizzaiola

Ingredienti (per 4 persone)

- 8 fettine di vitello

- 8 cubetti di parmigiano o formaggio dolce

- Un mazzetto di prezzemolo

- Un pizzico di sale per involtino

- Un peperone rosso

- Un peperone giallo

- 4 pomodorini rossi

- Prezzemolo

- 2 coste di sedano

- 2 spicchi di aglio

- 1 cipolla bianca piccola

- Un mazzetto di erbe aromatiche(rosmarino, timo, salvia)

- 1 cucchiaino raso di origano

- Sale

- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

Procedimento

Preparare gli involtini su una piano da lavoro, posizionando al centro delle fettine un pezzettino di formaggio, qualche foglia di prezzemolo e un pizzico di sale. Avvolgerle e legarle con uno spago da cucina. Lavare tutte le verdure e tagliarle a pezzi piccoli. Sul fondo del recipiente di acciaio (D1) inserire l’accessorio per miscelare (F2), versare l’olio e disporre gli involtini. Versare sugli involtini di carne tutte le verdure e distribuire le erbe aromatiche, l’origano e un po’ di sale.

Selezionare la velocità 1, la temperatura a 100° e 45 minuti per la cottura. Avviare la cottura con il tasto start. Controllare di tanto in tanto che ci sia sempre abbastanza sughetto durante la cottura. Se dovesse ridursi troppo aggiungere un mezzo bicchiere di acqua calda.

A fine cottura, eliminate lo spago e servite gli involtini con un’insalata fresca.

A piacere potrete frullare le verdure e il sughetto con l’accessorio F1 e servirlo sugli involtini.

Tempo di preparazione: 1 ora e mezza

Difficoltà: minima

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