30 marzo 2016

Pasquetta al mare

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Erano giorni che guardavamo di continuo le previsioni del tempo. Quella benedetta goccia di pioggia prevista dalle 13 alle 18 ci stava fregando ed eravamo li li per desistere e cancellare tutti i piani per un’uscita all’aria aperta. Però io ho cominciato a fare la prepotente con il meteo e mi sono convinta che quella goccia non l’avrebbe spuntata. Confidavo nel repentino cambiamento di ‘umore’ del tempo anche in positivo. Infatti non era la prima volta che le previsioni ‘portavano pioggia’ per poi stupirci con un sole caldo. Ho sempre pensato che dietro questi meteo si nasconda un sadico che si diverte a predire il peggio per non far organizzare niente alla gente. Forse un uomo solo che invidia gli altri che hanno amici e voglia di uscire.

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Due giorni prima mando un messaggio ai miei amici che dice ‘Programma per Pasquetta: nel cesto da picnic metteremo  fritta di asparagi, pizza di carne, ratatouille di verdure colorate, orecchiette con funghi, salsiccia e gnumeredd con fornacella, verdure crude, ciucciarelli, pastiera, rum, passito e macchinetta per il caffè. Interessa? ah! portiamo anche la chitarra.’-

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E così con timoroso entusiasmo (per il tempo incerto e per la paura di scoppiare dopo la maratona di Pasqua) hanno aderito 4 amici. Caricato il cesto, i viveri ancora caldi, il tavolino, altri due sgabelli, la fornacella, i carboni, la tenda parasole per ripararci in caso di pioggia, la chitarra e il fornelletto per il caffè, siamo partiti. Abbiamo scelto un pezzo di mare di cristallo, una piscina naturale, con venticello frizzante annesso, passeggiata su scogli profumati, ancora non occupato da altri vacanzieri. E dalle 13 alle 18 non ci siamo mossi. Abbiamo vissuto il primo giorno di primavera, con la spensieratezza di bambini che giocano con i racchettoni e fanno volare l’aquilone, che mangiano dimenticando ancora per un giorno la dieta, che cantano per la milionesima volta sempre le stesse canzoni, e brindano felici per una leggera sensazione di libertà. Pura e semplice come quando eravamo bambini e ci portavano il primo giorno di tepore, sulla spiaggia a giocare. E già con quei pochi raggi di sole riuscivi ad assaporare l’emozione dell’estate che è più vicina dell’inverno ormai alle spalle.

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Abbiamo vissuto una bellissima giornata ridendo e dimenticando le ansie e i pensieri, seguendo il ritmo dell’acqua trasparente sulla spiaggia, respirando l’aria di una promessa che verrà. E che avrà il sapore dei panzerotti sugli scogli, delle notti di luna piena sulla spiaggia, degli spritz al volo seguiti dagli spaghetti con le cozze. E del caldo sulla pelle e delle albe attese in campagna. Della compagnia e dei pensieri cacciati via, per godere del momento. Che tanto quello solo è sicuro ed è meglio fermarlo quando puoi. E siamo già in attesa della bella stagione. 

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10 marzo 2016

La storia di Matteo e della sua passione

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Lo guardo metre lavora, chino sul bancone e con lo sguardo attento di chi misura con gli occhi la giusta dimensione dei pezzi da mettere sulla bilancia e con le mani che toccano con rispetto un pezzo prezioso su cui lavorare. E mi viene spontaneo fargli mille domande. Ha l’entusiasmo di un artigiano che inizia la sua giornata lavorativa con passione e vorrei sapere da quanto tempo ha iniziato a fare il suo mestiere, visto che ancora e ancora gli brillano gli occhi. E mi dice che ha iniziato da bambino, quando più che andare a scuola preferiva andare ‘a bottega’ in macelleria, per imparare questo mestiere. E poi piano piano, ha aperto la ‘sua’ macelleria, dove ogni giorno accoglie i suoi clienti con un sorriso allegro, una battuta e con grande professionalità. Una volta mi son fatta raccontare come si scelgono gli allevatori a cui rivolgersi, e lui da chi va e perchè. E mi ha fatto la mappa degli allevatori della zona e mi ha spiegato che lui preferisce chi alleva i propri animali all’aperto, cura la pulizia degli ambienti, non fa allevamento intensivo. Rimane sempre ‘in zona’, perchè conoscere il territorio e gli interlocutori è importante. E poi ha scelto di raccontare una parte della storia della nostra gastronomia proponendo la carne di mucca ‘podolica’, dal sapore intenso e particolare (e io ne so qualcosa, perchè preparo sempre il mio meraviglioso ‘Stracotto di podolica con cipolle rosse e primitivo’)

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Quando entro nella sua macelleria, mi colpisce la luce che c’è. Tutto bianco e pulito, con vetrate che illuminano un banco pieno di cose ‘sfiziose’, presentate su candidi vassoi, che mi fanno venire il desiderio di pianificare piatti di carne per tutta la settimana pur di assaggiarli tutti. Mi sforzo di trattenermi all’acquisto dettato dalla gola, ma esco di li sempre con cose preziose in mano. E pensare che io non mangio tanta carne rossa!

In un periodo in cui ero un pò anemica rimpiangevo un piatto che mi faceva mangiare mia nonna, la carne cruda condita. Parlo della più conosciuta ‘Tartàre’ che da noi assumeva un significato pratico, un rimedio curativo casalingo, meno ‘raffinato’ di quello che mangiamo ai ristoranti, ma di sicuro effetto. Quando ero un pò deboluccia e avevo il colore pallidino, subito mi facevano trovare sulla tavola fegato marinato con limone, straccetti di carne cruda, diaframma al sangue eccetera. E nel giro di qualche giorno mi riprendevo subito. (Forse mi son ripresa un pò troppo però…. eheheheh). Da allora non sono più riuscita a mangiare quella prelibatezza perchè non mi son più fidata della carne utilizzata… fino a quando ho incontrato Matteo. Li ho superato tutte le mie reticenze e da allora ho trovato il mio fornitore ufficiale di tartare di podolica che mi godo tranquillamente, ogni volta che ne ho bisogno. Se volete la ‘ricetta’ cliccate qui

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Inoltre per le serate in cui arrivano amici e non hai niente in frigo, o semplicemente se ti assale il desiderio improvviso, basta telefonare e ordinare il ‘Fornello’ che da noi, al sud, è una goduria. Carne, salsiccia, zampina, bombette, pollo ecc… cotti allo spiedo in forno a legna. Uno dei miti della nostra tradizione. Tu la ordini, decidi l’ora in cui deve essere pronta, e te la porti a casa, bollente, nei pacchetti di carta da forno e di alluminio. Devi solo apparecchiare la tavola, e poi da Matteo compri anche il pane, la birra, il vino, l’insalata pronta, e altre cose buoneeeee.

E sapete come si chiama questo posto? non poteva chiamarsi in altro modo: ‘Lo Sfizietto, da Matteo’, e si trova nel mio meraviglioso paese, Noci.

Adoroooo.

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26 settembre 2015

Tartare di podolica al pepe nero e verdure (quarto giorno di dieta)

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La dieta continua eh? e cominciano i primi risultati. funziona, davvero. Tanto da suscitare la curiosità della mia nutrizionista e farle venire un’idea. Che ora non posso dire …. Ma molto carina.

Se oggi c’è carne e a me proprio la fettina non piace cosa faccio, non la mangio? Devo e allora studio una cosina sfiziosa e leggera ma, soprattutto saporitissima. E che sia tartare! di podolica però. Accompagnata da un piatto di verdure: cavoli romaneschi bolliti e insalata di funghi champignon con limone e prezzemolo.

Però qui non c’è ricetta. Bisogna solo andare dal proprio macellaio di fiducia, e il mio è Matteo dello ‘Sfizietto’ che tratta solo carni di qualità, e farsela preparare. Magari il prossimo post lo dedico a lui, così vedrete quanto è bravo.

Quindi comprate la tartare e conditela con poco olio, limone, sale e pepe. Servirla con la rucola, e accompagnate con verdure. Buoonoooo.

ah! ho perso già un chilo eh?

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25 settembre 2014

Aspettando che sia pronto il pranzo (trancio di polpettone con patate e verza al pepe)

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Accidenti, scopro solo ora che sto aspettando invano che cuocia quello che ho messo nel forno. La luce è accesa, la temperatura impostata, ma il pulsante dell’avvio non si è acceso. Maledetto. E ora, quando pensavo fosse già tutto pronto, che alle 14,30 mi tocca ri-uscire per le commissioni pomeridiane, devo ripartire con il programma.

Sono stanca di questo programmare e programmare quello che ho da fare, quello che devo fare che non sempre corrisponde a quello che voglio fare. Ma anni, decenni di insegnamenti sul senso di responsabilità, mi portano, checchè ne dicano gli acidi che mi seguono, a temporeggiare con il piacere per privilegiare il dovere. HO solo la fortuna che spesso mi piaccia anche il dovere. Spesso, appunto, ma non sempre. E quando il sole ancora riscalda quest’aria che respiro, lo vivo sempre come un invito alla diserzione.

Intanto oggi devo cucinare solo per me e, lottando anche qui tra i voglio, i devo e quello che ho, butto velocemente nell’acqua che bolle 6-7 foglie di verza nuova, di quelle verdi, così la comincio da fuori e piano piano arriverò al centro, a quelle tenere, e strada facendo deciderò in quanti modi sono in grado di cucinare le sue foglie. Stupendomi e godendomi il suo sapore che, da sempre, adoro.

In forno ho infilato patate e una specie di polpettone a forma di girella preparato in un momento di solerzia e congelato per i momenti di inerzia, giusto perchè devo svuotare il freezer e per l’occasione dimentico che mi sono votata alla causa vegetariana, rifiutando carne. Ma non abbastanza per buttare la roba da mangiare. In fondo non sono mai stata una coerente io e, più che le convinzioni mi accompagnano i desideri. Quindi ho decisioni altalenanti che piuttosto che farmi sentire in colpa, mi rendono simpatica a me stessa e, soprattutto, umana.

Quindi…. ho mezz’ora di tempo per le parole. Se sarà pronto qualcosa da mangiare, bene, sennò spengo tutto e rimando per cena, tappandomi lo stomaco con una fetta di pane, pomodoro e rucola, pranzo veloce, sempre affidabile e a portata di fame.

E’ da stamattina dicevo che giro per casa, in un turbinio di pensieri da memorizzare, di cose da buttare, di valigie da preparare ancora, di telefonate di chi vuol venire a camminare (non correre) con me, di libri da finire di leggere perchè mi hanno preso a morire, e quelli quando prendono, non ti lasciano più nemmeno nel sonno. E se non li finisci stai sempre la con la testa. E li si mischia piacere puro per la lettura, sofferenza per la storia, invidia per chi sa scrivere così bene, e desiderio di finire e speranza che non finisca mai. Il libro di questa volta è ‘Accabadora’. Accidenti che storia. E l’ho finito 10 minuti fa, e si vede, perchè quando leggo poi mi viene anche un flusso irrefrenabile di parole da scrivere. E questa cosa quanto mi piace…. E questa cosa mi fa decidere di mandare al diavolo tutti i social e gli iphone e i commenti e le app che ti prendono la mente e l’attenzione e non ti lasciano più. Una sorta di ipnosi regressiva, ma nel senso che ti fanno regredire allo stato di larva idiota con l’occhio fisso che segue lo schermo anche da lontano, attratto come da una malìa.

Ci dovrebbero essere anche per questo delle comunità di disintossicazione, o semplicemente in un momento di lucidità scappare via dal virtuale. Spegnere tutto e accorgersi che c’è la luce intorno a noi, e ci sono persone che vogliono parlarci dal vivo, strade di campagna dove andare a passeggiare e fogli di carta vera da riempire di sogni.

Ma tutto questo da domani.

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Vado a vedere cos’è questo odore. Mi stupirei se fosse tutto bruciato, o non mi stupirei affatto dato che quando mi prende la cosa dello scrivere dimentico il mondo e l’orologio.

Da non credere. E’ tutto cotto alla perfezione. L’odore è strepitoso.

La verza sarà condita solo con un filo d’olio e un pò di pepe nero.

La carne è semplicemente un pasticcio di macinato misto impastato a polpettone con al centro una fetta di prosciutto cotto e prezzemolo e qualche pezzettino di parmigiano. Schiacciato, arrotolato e tagliato a fette per congelarlo.

le patate le ho messe accanto alla fetta del polpettone, vicine vicine, con solo un pò di sale su, e per tutto quello che deve cuocere solo un filo di olio sotto.

In forno a 200° sennò brucia, e invece così cuoce piano ovunque.

Bene io vado. Grazie per la compagnia e buon appetito.

Ah dimenticavo! Mi metto anche la tovaglia ricamata che mi ha regalato la mamma quando si è accorta che, mentre me la mostrava, me la guardavo con occhi incantati.

Oggi mi voglio bene. Vogliatevene anche voi.

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7 maggio 2014

Aiuto in campagna per la cucina (e per le pulizie). Involtini di carne alla pizzaiola

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E’ tempo di prepararsi a godersi i primi tepori della campagna ed è tempo di mettere fuori un pò tutta la biancheria rimasta ben chiusa e sigillata per l’inverno. Però questo è un lavoraccio che spaventa sempre perchè, diciamocelo, è di una noia mortale e poi ci si stanca. Ma tempo fa ho sperimentato con una mia amica che perfino i lavori domestici che si odiano in maniera particolare (per me stirare), se svolti in compagnia diventano divertenti. Ma ci sono un sacco di cose da far combaciare….

Se a proporsi di dare una mano sono amiche con figli piccoli, ebbene anche loro faranno parte della comitiva itinerante. Quindi ci si inventa anche per loro dei lavoretti. Tipo spazzare il piazzale con la scopa di saggina, che sa tanto di strega. oppure zappettare qua e la pezzi di erba e il loro innato spirito distruttore sarà così appagato…. ecc…. Intanto le amiche che sono sempre a dieta ma poi gli viene il fatidico capogiro per la fame e la stanchezza devi poterle rifocillare in breve tempo e con cose sostanziose. Che devono essere anche saporite per non portare pentimenti per averle mangiate. Però… non puoi nemmeno restare li a spignattare per tutto il tempo perchè non si è li solo per divertirsi, anzi….

E allora bisogna inventarsi un piatto unico buono, anzi buonissimo, da accompagnare con una bella scarpetta abbondante e con una insalatina fresca per placare i sensi di colpa. E che piaccia a tutti, donne e bambini.

E….bisognerebbe farlo fare a qualcun altro. Magari a quel bel robot che la Moulinex (il CUISINE COMPANION, un nuovo robot multifunzione che fa un sacco di cose) ha deciso di farmi provare e che io, agguerrita foodblogger, con un pò di titibanza ho accettato come una sfida, ma che poi ho cominciato a baciare per ringraziarlo per essermi corso in aiuto in momenti come questi.

Quindi ecco qui la soluzione a tutti questo piccoli problemi.

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Mentre noi sbattevamo materassi e cuscini fuori all’aria aperta, stendevamo sui fili tende e lenzuola, i bambini giocavano allegramente….. il mio robot ci preparava … le brasciolette alla pizzaiola tutto da solo.

Quindi ognuno aveva una cosa da fare ….

E giudicate voi come son venute?

Allora vi va di venire con me in campagna al mio trullo a fare le pulizie?

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Involtini di carne alla pizzaiola

Ingredienti (per 4 persone)

- 8 fettine di vitello

- 8 cubetti di parmigiano o formaggio dolce

- Un mazzetto di prezzemolo

- Un pizzico di sale per involtino

- Un peperone rosso

- Un peperone giallo

- 4 pomodorini rossi

- Prezzemolo

- 2 coste di sedano

- 2 spicchi di aglio

- 1 cipolla bianca piccola

- Un mazzetto di erbe aromatiche(rosmarino, timo, salvia)

- 1 cucchiaino raso di origano

- Sale

- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

Procedimento

Preparare gli involtini su una piano da lavoro, posizionando al centro delle fettine un pezzettino di formaggio, qualche foglia di prezzemolo e un pizzico di sale. Avvolgerle e legarle con uno spago da cucina. Lavare tutte le verdure e tagliarle a pezzi piccoli. Sul fondo del recipiente di acciaio (D1) inserire l’accessorio per miscelare (F2), versare l’olio e disporre gli involtini. Versare sugli involtini di carne tutte le verdure e distribuire le erbe aromatiche, l’origano e un po’ di sale.

Selezionare la velocità 1, la temperatura a 100° e 45 minuti per la cottura. Avviare la cottura con il tasto start. Controllare di tanto in tanto che ci sia sempre abbastanza sughetto durante la cottura. Se dovesse ridursi troppo aggiungere un mezzo bicchiere di acqua calda.

A fine cottura, eliminate lo spago e servite gli involtini con un’insalata fresca.

A piacere potrete frullare le verdure e il sughetto con l’accessorio F1 e servirlo sugli involtini.

Tempo di preparazione: 1 ora e mezza

Difficoltà: minima

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29 novembre 2013

Involtini messicani su verza piccante

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Strane sensazioni piovono lentamente. E’ buio, già da un pezzo. Troppo presto cala l’oscurità nelle giornate d’inverno. E questo abbrevia tutto. La luce, il tempo, l’energia, la quantità di cose da fare. E, se fuori c’è anche una cappa di freddo, allora raccolgo intorno a me tutto ciò che porta caldo fuori e dentro e aspetto. Che i muscoli si sciolgano e che da lontano arrivino carezze. E vorrei che esistesse un varco dall’aldilà attraverso cui poter stringere ancora una volta le mani del mio papà e tenere le mie nelle sue per un pò. Aspetto che tornino a casa i miei amori, per riascoltare la musica della mia famiglia unita. Aspetto che torni la leggerezza nei cuori della gente per sentire che si avvicina il Natale, e invece di questa magica festa ci sono soltanto luci lampeggianti che sembrano ancora fredde. E palle e fili luccicanti che stonano con quello che c’è intorno.  Penso ai dolci che dovrò e che voglio preparare, che sappiano riportarmi gli stessi brividi di quando, bambina, infilavo la mano in un’anfora di terracotta per prendere meraviglie di mandorle, cannella e miele. E torneranno come ogni anno, i baci dei miei zii, in mezzo ai quali avevo il posto d’onore, e i giochi delle feste. E questi pensieri mi fanno da coperta.

E preparo una cosa buona da mangiare stasera. Forte e calda. Che mi faccia compagnia. Adoro le verdure, un pò meno la carne rossa, ma ogni tanto ci vuole e visto che proprio devo mangiarla allora la voglio ricca di sapore. E pesco dai miei ricordi la verza ‘seduta’ come si dice da noi per dire stufata e saltata in padella con aglio e peperoncino piccante.

Involtini messicani e verza piccante

(per gli involtini)

- 4 fettine di vitello

- 200 g. di carne macinata

- 100 g di mortadella

- una fetta di pane

- una carota

- sale e pepe

- 3 cucchiai di olio extravergine di oliva

- mezzo bicchiere di vino bianco

 

- Una verza

- 3 cucchiai di olio extravergine di oliva

- 3 spicchi d’aglio

- un peperoncino

 

Mettere in ammollo in acqua calda la fetta di pane, quindi strizzarla e sbriciolarla, sfregandola tra le mani. Tritare la mortadella e la carota. In una ciotola amalgamare la carne macinata, le briciole del pane, il trito e aggiungere sale e pepe q.b.  

Battere su un tagliere le fettine di carne, disporre un paio di cucchiai di ripieno e avvolgere a mò di involtini. Chiudere per tutta la lunghezza l’involtino con spago da cucina.

In una padella versare 3 cucchiai di olio e disporre gli involtini uno accanto all’altro. Far rosolare ben bene. Aggiustare di sale e versare il vino. Far sfumare e portare a cottura.

Nel frattempo lessare la verza e scolatela. In un’altra padella versare l’olio, l’aglio e il peperoncino spezzettato. Far insaporire, stando attenti a non far bruciare l’aglio e aggiungere la verza scolata. Far insaporire per almeno 10/15 minuti.

Togliete lo spago agli involtini ancora caldi. Tagliarli a rotoli e servire con la verza calda.

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Mexican rolls and spicy cabbage

( for the rolls )

- 4 slices of veal

- 200 g . of ground beef

- 100 g of mortadella

- A slice of bread

- A carrot

- Salt and pepper

- 3 tablespoons extra virgin olive oil

- Half a glass of white wine

 

- A cabbage

- 3 tablespoons extra virgin olive oil

- 3 cloves of garlic

- A chili

Soak in hot water slice of bread, then squeeze it and crumble it, rubbing it between your hands . Chop the mortadella and carrot. In a bowl, mix the ground beef, bread crumbs , chopped and add salt and pepper to taste

Beating on a cutting slices of meat , place a couple of tablespoons of filling and wrap a kind of rolls . Close to the whole length the roll with kitchen twine.

In a pan, pour 3 tablespoons of olive oil and place the rolls side by side. Sauté it well . Add salt and pour the wine . Cook slowly.

Meanwhile boil the cabbage and drain . In another pan, pour the oil , garlic and chopped chilli . Be careful not to burn the garlic and add the drained cabbage . Cook for at least 10/15 minutes.

Remove the string to the rolls still warm . Cut into rolls and serve warm, with the cabbage .

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27 novembre 2013

Polpette di carne e una giornata di nervi

 

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Posso raccontarvi una giornata di nervi, ma di quelli forti forti? vipregovipregoviprego, ho bisogno di sfogarmi.

IO vivo in un ‘ridente’ paesino’ (che poi, sta sempre a ridere stò paese) dove tutto è lindo e pinto, dove si organizza una delle sagre più importanti del Sud, dove si mangia benissimo (non a caso il sottotitolo sotto il cartello di benvenuto è ‘città dell’enogastronomia’), dove la gente si da da fare, dove i turisti sono felici, ecc… ecc… In questo paesino ridente e allegro, però, ultimamente c’è una novità… hanno deciso di far pagare un ticket per  parcheggiare le auto. Mi direte ‘sai che novità? si paga dappertutto e solo li non si doveva pagare?’. Lo soooooo.  Fin qui tutto ok, ci sta (come si dice ora). Ma che le tariffe siano identiche a quelle della zona Prati o zona Colosseo di Roma, è un pò esagerato. Ma che gli orari siano continui dalle 7 di mattina alle 8 di sera è esagerato, ma diciamo che ci sta pure.  Poi pare che gli addetti alle multe siano quasi appostati per beccare in fallo chi non mette il famigerato ticket e questo no, che non va bene. Facciamo degli esempi? Ore 13,20, diluvio, una signora parcheggia la sua auto con lampeggianti accesi, per scaricare, passeggino e neonato, da portare a casa, velocemente, la strada più giù, e… zacchete che sotto la pioggia battente arriva la multa. Ma manco ti si è bagnato il blocchetto? Secondo esempio. Scendo un momento dalla mia auto per prelevare dal bancomat … non funziona il bancomat, entro in banca per avvisare, mi dicono, signora facciamo prima a fare qui l’operazione. Tempo 5 minuti. Esco, taaaaac, fogliettino rosa svolazzante, 28 euri tondi tondi di multa. Ma secondo te devo fare il ticket anche per prelevare dal bancomat che sta difronte alla macchina mia due passi? Vado alla posta, parcheggio, Cartello ‘parcheggio a pagamento, per prendere il ticket andare in via Petrone angolo via Cappuccini, che per andarci ci impieghi almeno 15 minuti. Ora ti chiedi, ma vado e torno e se nel frattempo viene il vigile e mi fa la multa? no, allora vado e torno e faccio il ticket per un’ora, perchè devi includere anche i 15 minuti per andare fin li…. e se poi la fila è lunga e devo fare l’altro ticket? NO! Allora faccio così, vado in macchina a prendere il ticket, ma…. se quando torno non c’è il posto?

Vabbè, chiudiamo il primo argomento. Entro in posta, dove devo ritirare una raccomandata, pagare delle bollette. Ma sono due sportelli diversi e due ticket diversi (comincio ad odiare la parola ticket). File lunghissssiiiiiimeeeee, ma devo prendere prima la raccomandata e poi pagare le bollette, ma…. se arriva prima il turno dell’altro ticket? E li mi viene il panico, perchè altrimenti devo rifare tutta la fila.

Prendo la raccomandata e taaaac, una multa presa da mio figlio. Vabbè, santa pazienza, mettiamo questa appresso alle altre. Torno a casa, il parcheggio sotto casa non lo trovo perchè qualcuno ha parcheggiato in mezzo in mezzo agli ultimi due, voleva stare comodo, e sono costretta a parcheggiare lontano, a farmi il pezzo di strada stracarica di buste della spesa, di corsa perchè nel frattempo si è fatto tardi. Vabbè, oggi veloce veloce pasta col tonno, che non c’è tempo. E taaaaaac… al momento della scatoletta, non si va a rompere la linguetta? … tacci sua, della posta, della fila, della banca, delle multe, dei parcheggi, del comune, dei vigili, degli assistenti al traffico, dell’Italia, del tempo che è sempre poco, dei nervi che mi son venuti. Chiamo il marito, la mia spalla su cui so che posso piangere, che, dico, poi mi sento meglio e lui ‘ma se i ticket si devono mettere per evitare di prendere multe, si mettono e basta. Così ora lo sai per la prossima volta’. Vabbè va….

Meno male che ho il blog. E visto che ho fatto un polpettone di tutto quello che mi è capitato oggi, abbiate pazienza per le foto da Iphone, ma vi posto la ricetta delle polpette di carne. Aspettavo giusto l’occasione.

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15 aprile 2013

‘Brasciole’ al sugo

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MI è capitato spesso, viaggiando in giro per l’Italia, di leggere sui menù ‘Braciola’ e, da ignorantona meridionale campanilista, di pensare ‘iiiiiii pure qua stanno le brasciole’. Ovviamente dallo sguardo distaccato e un tantino supponente del cameriere ho capito che stavo per fare, anzi avevo già fatto la mia figura. E si, perchè io mi sento cittadina del mondo, ma nel senso che penso che nel mondo tutti capiscono subito quando ordino un espressino, i  gnumeredd, un piatto di cocomeri, il salame del Papa…. ecc…. e poi puntuale, mi ravvedo e arriva la consapevolezza. Vabbè, proprio sul fatto del salame del Papa, è meglio sorvolare che un cameriere di Roma si mise in confidenza e mi diede una risposta che ancora mi fa arrossire…. ehm ehm….

Comunque qui nella mia terra, quando uno ti dice ‘che dici facciamo il ragù di brasciole?’, significa che vuole il ragù fatto non con la carne mista, quello classico (eccallà, classico….) che potrete vedere qui –> http://www.annathenice.com/2012/01/il-ragu.html) ma con le fettine di carne (non inorridite…. magari di cavallo o di ‘ciuccio’) imbottite con alcuni aromi….

Per favore non cominciate a fare le polemiche, cavallo non cavallo, asino non asino… vegetariano o carnivoro… Nella tradizione, quando imperava la fame, tutte queste ‘chiacchiere’ (messo apposta tra virgolette, sennò si scatena il giubileo sul web)  o questa ‘libertà di scelta’ non esisteva. Imperava solo la fame e tutto quello che Dio aveva creato era commestibile. E poi nella tradizione resta solo quello che è buono e quello che supera l’ingiuria del tempo e delle opinioni.

Ovviamente il sugo serve per condire le CLASSICHE orecchiette… voglio vedere se queste non sono internazionali….

e ora, veloce, la ricetta….

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Brasciole al sugo

- 1 o 2 fettine (di vitello, cavallo, asino) a testa

- aglio

- prezzemolo

- sale e pepe

- parmigiano a pezzi

- peperoncino (facoltativo)

- olio extravergine di oliva

- cipolla bianca

- salsa di pomodoro

- vino bianco o rosso

- foglie di alloro

 

Disporre su un tagliere la fettina e, se potete e se volete, batterla con un batticarne per renderla più tenera.

distribuire su tutta la lunghezza pezzettini di aglio, foglioline di prezzemolo, pezzetti di parmigiano, pochissimo peperoncino (ma non è indispensabile eh? solo per chi gradisce), un pizzico di sale e una macinata piccola di pepe nero.

arrotolare dalla base più stretta verso quella più larga e fissare bene la chiusura con due o tre stuzzicadenti o con uno spago alimentare.

In una padella larga versare l’olio e mettere le brasciole. Far rosolare da tutte le parti. Salare.

Aggiungere un pò di vino e far sfumare. Aggiungere la cipolla tagliata fine fine che poi alla fine si scioglie. Rosolare ancora un pò e aggiungere la salsa di pomodoro e le foglie di alloro. Aggiustare di sale e far cuocere a fuoco lento per un paio d’ore ma andate a controllare ogni tanto che non si attacchi sul fondo).

Condire le orecchiette.

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12 settembre 2012

Coniglio con melanzane e peperoni ripieni

Oggi ho voglia di scrivere un post sulla buona educazione.
La buona educazione credo sia un'utopia. Perchè ognuno ne fa quello gli pare e ne vengono fuori delle interpretazioni originali.
Esempio: in che categoria inserisco la domanda che mi fanno tutte le persone gentili che mi incontrano e che, dopo avermi squadrata da capo a piedi, con lo sguardo che sembra uno scanner con incorporata bilancia pesapersone, aggiungendo un sorrisetto che non ho ancora capito se è ironico, comprensivo, timido, amichevole, materno o cavolo ne so, ma decisamente irritante questo si,.... mi chiedono, anzi affermano con punto interrogativo finale 'Ma hai preso qualche chiletto eh?'.
Premesso che i quarant'anni segnano una linea di demarcazione tra quello che si era e quello che si comincia ad essere, dal punto di vista fisico e .... hai voglia che lotti, indietro non si torna.
Escludendo magrezza e obesità legati a patologie specifiche, ci sono persone che per costituzione (fisica e non politica) possono essere magre o in carne. E da quel momento in poi cominciano a somigliare inevitabilmente a uno dei due genitori. 
Se si tende alla magrezza si diventa pian piano delle mazze di scopa, se si tende alla rotondità, la parola linea diventa 'ovale'. 
Quindi, a meno di rischiare di morire o di fame o di depressione, contro natura non si può andare.
Se poi a dirlo sono persone magrissime e asciuttissime, di quelle che per natura (e non per patologie!) tendono alla mazza di scopa, o che per volontà o deformazione mentale tendono alla fame, e che non si accorgono che lentamente tendono anche all'avvizzimento, credendosi bellissime, bè allora farei volentieri a meno della loro considerazione che ancora non so cosa vorrebbe essere..... una battuta? ( non fa ridere), una cosa detta senza pensare? (bè allora pensaci), una frase detta tanto per dire qualcosa? (a volte il silenzio sarebbe prezioso), un consiglio per dimagrire perchè dalla faccia sembra che io sia disgustosamente grassa? (io ti consiglierei di mangiare perchè le rughe ormai ti si vedono tutte)....
Volevo solo approfittare di questo spazio che sembra essere letto da molte persone anche nel mio paese, per comunicare che.... 
1)  io mi voglio bene così come sono
2) io preferisco le persone con qualche filo di carne in più.
3) i miei abbracci hanno, pare, un effetto pranoterapeutico e la sensazione di morbidezza rilassa e da sicurezza
4) Gesù mi ha fatto così e non posso farci niente.
5) Non continuate ad ammiccare al mio blog dicendo 'eh? ti piace cucinare eh? e poi mangi...', perchè significa che non leggete attentamente le mie ricette che, a parte qualche eccezione, sono tutte leggere... 
6) non sfruculiate, perchè la prossima volta vi rispondo male.
7) una sana manciata di c...avoli propri e di uno specchio vero a casa propria non farebbero poi tanto male.

E, visto che ancora non sono diventata una fashion blogger, anche oggi vi propongo una ricetta gustosa che, se mangiata nelle giuste quantità, è anche dietetica.
buon appetito.


Coniglio con melanzane e peperoni ripieni
(per 4 persone)

- 8 pezzi piccoli di coniglio
- 2 melanzane piccole
- 2 peperoni carnosi
- 2 spicchi d'aglio
- olio extravergine di oliva
- 2 uova
- una fetta di pane raffermo
- due cucchiai di pane grattugiato
- un pugno di formaggio piccantino
- prezzemolo e basilico

Mettere in ammollo in acqua la fetta di pane.
Tgliare a metà le melanzane, svuotarle e tagliare la polpa a pezzettini, lasciando la buccia quanto più sottile possibile. Mettere la polpa a pezzi in una ciotola piena di acqua e poco sale.
Versare un pò d'olio in un tegame, aggiungere uno spicchio d'aglio a pezzettini piccoli e uno intero (se invece vi piace un sapore più deciso spezzettare anche l'altro).
Strizzare i pezzi di melanzane per eliminare l'acqua nera e metterla a soffriggere nel tegame.
Salare leggermente e portare a cottura.
Far raffreddare e aggiungere il pane strizzato, il pane grattugiato, le uova, il formaggio, e il prezzemolo e il basilico abbondanti spettezzati.
Amalgamare il tutto.
Tagliare a metà i peperoni nel senso della lunghezza.
Riempire con il ripieno sia i peperoni che le 4 bucce di melanzane.
In una teglia da forno versare dell'olio e disporre ad incastro i pezzi del coniglio, i peperoni e le melanzane ripieni.
Infornare a 220° e portare a cottura, rigirando solo una volta i pezzi del coniglio.
Saranno pronti quando si formerà una calotta compatta e croccante sulle melanzane e i peperoni.

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31 gennaio 2012

Brodo di carne

 
Vi regalo un momento di quiete prima che mi investa l'uragano.
Neve permettendo domenica prossima parto per Milano dove mi aspetta un turbinio di eventi, di incontri con persone speciali, di degustazioni di cose buonissimissimissime. 
Ma per gustarsi tutto questo bisogna essere in forma. 
Sabato scorso faceva molto freddo, ma stranamente nella mia campagna, che ormai è notoriamente un posto magico e ricostituente, c'era nell'aria un tepore primaverile. Ovvio, in casa un freddo terribile, ma fuori si stava benissimo.
Allora abbiamo inaugurato il caminetto nuovo per stemperare un pò il gelo e, al momento di andare via, non ne abbiamo avuto la forza. E abbiamo deciso di rimanere li a pranzo.
Son tornata a casa per prendere quello che avevo preparato e abbiamo mangiato li.
Quando sei circondata dal silenzio fuori, dal caldo intorno e dentro, non hai bisogno di altro.
E se nel freddo pungente mangi un piatto di pasta con brodo caldo, ti senti la persona più amata e coccolata del mondo.
'Nel solco della tradizione' il sabato si prepara il brodo di carne. Diverso in ogni posto, in ogni paese, in ogni casa. Come il ragù.  C'è chi mette la carne nell'acqua fredda, chi nel brodo vegetale, chi mette i chiodo di garofano, chi no, chi usa diversi tipi di carne, chi l'osso, chi il muscolo, il pollo.... ecc..... mille le varianti.
Io so solo che i piatti buoni riescono a riempire di profumo la propria casa, le scale del condominio, le strade del centro storico, e incantano chiunque passi di li, facendo venire il desiderio di essere invitati a pranzo.
E se gli spaghetti sono spezzati davanti al caminetto dal proprio figlio, con calma, assecondando il ritmo che detta il fuoco e l'aria di campagna, e fuori senti solo pace, e dentro solo il bollore del brodo, la quiete è qui.
E mi preparo alle mille avventure che, neve e influenza permettendo, mi aspettano a Milano.
Poi vi racconto..... 


Brodo di carne

- due pezzi di muscolo o di 'stecca' con grasso, a persona
- 1 cipolla
- sedano
- carote
- patate
- prezzemolo
- pelati o qualche cucchiaio di salsa di pomodoro
- scorza di formaggio

In una pentola alta coprire  la carne con abbondante acqua fredda, e metterla sul fuoco medio.
Man mano che l'acqua diventa calda sulla superficie verrà a galla una schiumetta densa da togliere prima che giunga l'ebollizione.
Quando non sale più a galla alcuna schiuma, aggiungere la cipolla, il sedano, le carote, il prezzemolo precedentemente lavati e puliti. Aggiungere anche la scorza di formaggio e aggiustare di sale.
Far cuocere a fuoco medio per circa due ore, assaggiando di tanto in tanto per vedere se bisogna aggiungere altro sale.
Nel frattempo mettere l'acqua per la pasta (spaghetti spezzati, funghetti, farfalline, semi di cicoria.... secondo il proprio gusto) o il riso.
E in questo frattempo aggiungere qualche cucchiaio di salsa al brodo o qualche pelato, giusto per dargli un pò di colore.
Condire quindi la pasta (o il riso) con abbondante brodo bollente, aggiungendo anche (se gradite) le verdure tagliate a pezzi e parmigiano grattugiato.
E per secondo, ovviamente, servire la carne, accompagnandola con altre verdure o insalata fresca condita con aceto.


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16 gennaio 2012

Il Ragù

E va bene, abbiamo capito che il blog ha anche una funzione pedagogica, didattica, esplicativa, dimostrativa ecc.......
Come già detto più volte, alcuni amici si lamentano perchè le mogli desiderano cose diverse dal ragù la domenica e non perdono occasione per sottolineare, far pesare la cosa, sfottere, ironizzare ecc.... 
E io che sono da sempre dalla parte delle donne, perchè capisco il loro mondo interiore, profondo quanto la Fossa delle Marianne e non come l'ego maschile, alto quanto il monte Everest..... allora mi associo alla loro causa e, dopo aver fatto, fotografato e, ovviamente mangiato, il mio ragù, ora lo pubblico. Per due motivi.
Uno perchè così spero si accontentino almeno della foto, due perchè.... magari viene anche a loro il desiderio di mangiarlo e cominciano a prepararlo seguendo la ricetta.....
Certo ognuno ha la sua, tramandata dalla propria mamma, e nasceranno sempre le lotte in difesa della propria, come ci insegna anche Sofia Loren nel meraviglioso film di Lina Wertmuller, 'Sabato, domenica e lunedi', dove ci sono donne che si scontrano in macelleria sul fatto se le cipolle si mettono prima o dopo aver soffritto la carne. 
Splendido film da rivedere assolutamente.... 
Bè, mia madre dice che si mette dopo..... 

E poi avendo il figlio lontano che cucina e inventa, ho pensato magari di lasciare qualche traccia di ricette della  sua mamma qui.... così, non si sa mai, gli venisse il desiderio del ragù di mamma. Sigh!!!!

Comunque... io non so se la cosa è gradita.... fatemi sapere se devo continuare 'nel solco della tradizione'...


Il Ragù
(Premessa: quando si va a fare la spesa si viene colti dal panico perchè non si sa quantificare in kg e si finisce per acquistare quantitativi maggiori o minori di quello che in realtà ci serve. Ecco perchè io mi regolo con i 'pezzi a persona'. Il macellaio avrà pazienza e se non ce l'ha peggio per lui! Il cliente ha sempre ragione.
Quindi sotto indico le dosi a persona.)

- 2 pezzi di ventresca di maiale senza cotenna
- 2 pezzi di agnello
- 2 pezzi di muscolo di vitello
- 1 cipolla bianca
- mezzo bicchiere di vino bianco
- 2 foglie di alloro
- salsa di pomodoro
- Olio extravergine di oliva


In un tegame largo versare l'olio (2-3 cucchiai a persona) e la carne. Far rosolare per bene da ogni lato la carne e aggiungere un pò di sale.
Aggiungere l'alloro e la cipolla tagliata a pezzi grandi se la si vuole eliminare facilmente o a pezzi piccoli che tanto si scioglie durante la cottura. Far rosolare ancora e versare il vino e far cuocere finchè sarà completamente sfumato.


Versare la passata di pomodoro e girare.
Nella bottiglia della passata mettere due dita d'acqua per raccogliere la salsa rimasta sulle pareti e versatela nel tegame.
Il sugo deve essere poco denso, perchè da questo momento la cottura continuerà a fuoco basso per circa un'ora e mezza / due ore.
Aggiustare di sale. Coprire con il coperchio e passare su fiamma bassa.
Verso la fine della cottura fate la prova assaggio, sulla fetta del pane fresco....
Servire su orecchiette, con parmigiano.

p.s. il ragù si può fare anche con le 'brasciole', involtini fatti con fettine di vitello condite con aglio, parmigiano, sale e pepe, oppure anche solo di coniglio, o con le salsicce..... insomma.... ci possiamo sbizzarrire come vogliamo. Sempre mitico è!

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