3 novembre 2016

Il 1650 e la favola della Valle dei Mulini.

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Io ci credo alle favole. E ci credo perchè so che sono possibili. O forse sono io che risco a vedere nelle storie di grandi progetti,  una certa magia. Se volete ve ne racconto una, l’ultima che ho ascoltato e che ho anche vissutto con gli occhi sgranati e con la gioia nel cuore.

In un luogo non lontano da qui, Gragnano, esisteva ed esiste ancora  una valle attraversata dall’acqua del torrente Vernotico, nato dalle sorgenti della Forma sul versante napoletano dei Monti Lattari. Fin dal 1200 cominciarono a sorgere tanti mulini, sapientemente posizionati in punti in cui il torrente creava dei salti di quota o delle accellerazioni del corso d’acqua, tali da garantire l’energia sufficiente per far funzionare le macine. Col passarre degli anni i mulini crebbero di numero e grazie al loro incessante lavoro tutti i comuni circostanti, fino a Napoli, erano riforniti di farina. Grazie anche al clima favorevole di questa valle poterono nascere e fiorire un gran numero di pastifici che da allora resero famoso in tutto il mondo il nome di Gragnano.

Nel corso del tempo però molti mulini furono abbandonati e dimenticati. Un giorno, passeggiando su uno di quei ponti un giovane imprenditore, conosciuto e apprezzato da tutti i cultori della pasta artigianale di tutto il mondo, guardò con nostalgia uno di quei mulini. Li, da bambino, aveva giocato e aveva respirato la magia della farina che diventa pasta. E così, gli balenò in mente un’idea, forse pazza, sicuramente visionaria. Tornò a casa, ne parlò con la sua famiglia, e insieme decisero di portare avanti questa scommessa.

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E così grazie alla Famiglia Zampino, nasce ‘Il 1650’, nella Valle dei Mulini, nuova sede del Pastificio Gentile. Tutta da vedere e ammirare con gli occhi e con il cuore. E’una struttura di 850 mq, articolata e complessa, che si sviluppa su tre piani, rispettosa della struttura originale, del 1650 appunto, da cui il nome.

Al piano terra c’è la sala produzione, profumata di semola e di buono, dove ogni giorno, vengono prodotti circa 20 quintali di pasta. Poi l’area espositiva, dove si possono acquistare tutti i prodotti del pastificio e l’area degustazione, dove è possibile assaggiare semplici ricette che esaltano la bontà della pasta Gentile. Al primo piano ci sono le celle di essiccazione, dove la pasta, grazie allo storico metodo Cirillo, giunge lentamente al giusto punto di essiccazione. All’esterno, ai piedi del costone della montagna, c’è un bellissimo giardino pensile che domina la valle e l’orto biologico della signora Maria, dove nascono i prodotti che poi verranno trasformati dalle sue mani in conserve e ricette. Al secondo piano ci sono altre celle di essiccazione e gli uffici. Passeggiando in questa struttura si respira ancora l’aria del passato che, grazie al sapiente e innamorato recupero, fatto dal bravo arch. Carlo De Angelis, torna a rivivere con rinnovato fascino.

(c) 2016 Luciano Furia 

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Il 22 ottobre è stato tagliato il nastro, per l’inizio di questa nuova avventura e io ero la, a vivere il loro sogno e la scommessa vinta. Vi lascio alcune foto per condividere con voi questa bellissima novità.

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Un grazie sincero al sig. Natale, alla Sig.ra Maria, ad Alberto e a Pasquale, a tutta la famiglia Zampino per il loro graditissimo invito.

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1 dicembre 2014

Farfalle delle due stagioni (verdure, noci e pomodori secchi) e l’inverno che non c’è

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Oggi primo dicembre. Ovunque alberi di Natale e luci. C’è chi finge anche l’ansia dei regali, guardando con occhi sgranati nelle vetrine, ma subito dopo si allontana distratto, dimenticando già quello che ha visto, e continua a parlare con l’amica o al telefono. L’aria è calda, umida, anzi bagnata. Non è l’aria dei dicembre veri, quella che se andavi in una strada dove qualcuno stava arrostendo le castagne ecco che ti sentivi bambina, stretta nel tuo cappotto, mano nella mano di qualcuno che ti voleva bene. Nemmeno l’odore dei mandarini che volutamente lasci sulle mani, ha più l’effetto della magia dell’inverno. Ricordi? appena assaggiavi il primo mandarino, non clementina, mandarino proprio, quello giallo, ovale e con tanti semi dentro, ecco che una strana sensazione stringeva il tuo cuore. E in un attimo ecco li, la voglia di restare a casa, il profumo delle cartellate e del vincotto, la fretta che metteva mamma, come se stesse per succedere chissà che e non potevamo arrivare impreparate. Quindi bisognava sbrigarsi, sbrigarsi…. per fare cosa? Niente. Prepararsi a fare l’albero, mettere fuori le tovaglie rosse, controllare le luci che dall’anno prima sempre qualcuna rimaneva fulminata. E poi decidere la cena della vigilia (sempre quella: linguine con il baccalà, cime di rapa con il limone, baccalà al sugo e baccalà fritto. E se volevi esagerare, anche baccalà con le olive, tanto che alla fine eri tutta un baccalà e non volevi più sentirne parlare almeno fino all’Immacolata successiva). E poi il pranzo di Natale, sempre con mille antipasti, e i cannelloni e poco ragù e la carne arrostita e poi i lampascioni e le mozzarelle e la frutta e le cartellate e le pettole e ‘ì fcazz fracd’ ecceteraecceteraeccetera….. La certezza delle cose che si ripetono, che non annoiano, ma che danno la sicurezza di un rifugio. Si sa. A Natale si mangiano per forza le stesse cose e se ti azzardi a cambiare o a voler fare la moderna, non è più Natale.

……

E mentre scrivo si è fatto buio. E ha cominciato a diluviare. E sono qui, con la finestra aperta, mentre da fuori entra solo il rumore della pioggia incessante e calda. Fa ancora caldo e ancora indosso la mia maglietta a mezze maniche, con nessun brivido di freddo. E’ una strana sensazione, provare d’istinto l’estate addosso e di ragione sapere di essere in inverno.

Ed è per questo che anche i desideri a tavola diventano ibridi. Prendo dal freezer il contenitore dove conservo le verdure che di solito avanzano (le taglio a pezzi e le metto tutte insieme, mezza zucchina, una fetta di zucca, qualche fetta di peperone, una cipolla, carote un pò vecchie quando ne ho già comprate di fresche, ecc). Scelgo solo le zucchine, e le cipolle, ho una melanzana fresca e mentre decido cosa cucinare, mi assalgono desideri di più stagioni e così…. procedo…..

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Farfalle integrali con verdure e pesto di noci e pomodori secchi.

(per due persone)

- una melanzana

- un paio di zucchine tagliate a pezzi o rondelle

- una cipolla

- due noci

- due pomodori secchi piccoli

- un ciuffo di prezzemolo

- pepe

- olio extravergine di oliva (3 cucchiai)

- Parmigiano

- 100 g di pasta integrale di formato piccolo (io ho usato le farfalle, ma forse erano troppo piccole, infatti ho dovuto usare il cucchiaio, altrimenti mi innervosivo)

In una padella far rosolare dolcemente nell’olio, la cipolla tagliata a pezzi, la melanzana e le zucchine a pezzi. Salare e far cuocere a fuoco dolce le verdure. Nel frattempo mettere sul fuoco l’acqua per la pasta. Quando bolle, salarla, e versare la basta. Su un tagliere tritare le noci e tagliuzzare i pomodori secchi. Versarli nelle verdure e far insaporire. Quando la pasta è ancora molto al dente, scolarla e unirla alle verdure. Saltare a fuoco vivace per un minuto circa. Servire con pepe, parmigiano e prezzemolo tritato.

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9 febbraio 2014

Fusilli con ricotta calda e sugo di pomodoro e porro fritto

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Dlin dlon. Apri la porta e trovi una cara amica con suo marito che vivono in campagna. Passando passando, si son fermati a casa mia per portarmi un pò di cose del loro orto: broccoli, cime di rapa (già pulite e lavate), cicoria, qualche cavolo. Visto che hanno anche ‘quagliato’ e fatto formaggio e caciocavalli, mi hanno portato due fuscelli di ricotta ancora calda che ‘devo tenere a scorrazzare per far uscire il siero’.

Mannaggia è calda davvero e mi ci vorrei proprio tuffare in tutta quella ricotta, ma dicono che può far venire il mal di pancia all’istante. Vabbè, l’assaggio, poco poco, piena di burro e ancora qualche pezzo di formaggio molle. Vabbè oggi si mangia presto e metto su l’acqua per la pasta. Le chiedo ‘volete mangiare qui'?’, e lei ‘ no, no, dobbiamo ancora fare il giro per le verdure sai, siamo solo di passaggio, ma magari un’altra volta dai. Ma che farai della ricotta?’ E io, la faccio con la pasta e il sugo di ‘spunzèl’. Poi mi accorgo che non ho gli sponzali e deciso di sostituirli con i porri che giacciono in paziente attesa di qualche vellutata, li nel cesto.

Questo fantastico sugo che mi fa tornare in mente quello che faceva mia nonna, che alla fine del piatto faceva una scarpetta saporita con ‘coppole e spunzel’ sul pane.

Però non resisto e mi preparo anche un antipastino veloce. Bruschetta calda e croccante con ricotta, pomodorini e capperi. Filo d’olio buono e qualche verdurina cruda per accompagnare.

Beata me!

Fusilli con ricotta calda e sugo di pomodoro e porro fritto (english version below)

per 2 persone

- 1 porro

- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

- un barattolo di pelati

- 200 g di fusilli (o altro tipo di pasta a piacere)

- 300 g di ricotta freschissima

Versare l’olio in una pentola. Pulire il porro e ricavare delle rondelle dalla parte bianca. Farlo rosolare velocemente nell’olio e versare i pelati, che schiaccerete con una forchetta. Salare quanto basta e far cuocere per circa 10 minuti.

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Quando mancano un paio di minuti per scolarla, in un’altra pentola versare mezzo bicchiere dell’acqua di cottura della pasta e la ricotta. Far sciogliere la ricotta e farla riscaldare. Scolare la pasta e versarla nella pentola con la ricotta. Amalgamare il tutto. Servire con il sugo caldo.

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Fusilli with warm ricotta and tomato sauce and fried leeks

for 2 people

- 1 leek

- 4 tablespoons of extra virgin olive oil

- 1 can of peeled tomatoes

- 200 g fusilli (or other type of pasta to taste)

- 300 g of fresh ricotta

Pour the oil into a pot. Clean the leek and cut only the white part. Quickly pour in the oil and sauté the tomatoes.  Add salt to taste and cook for about 10 minutes.

Cook the pasta in  salted water. When missing a couple of minutes to drain it,  into another pot, pour half a glass of water from the pasta and ricotta. Melt the cheese and let it heat up. Drain the pasta and pour into the pan with the ricotta. Mix all together. Serve with the tomato sauce warm.

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18 giugno 2013

L’oro della terra

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D’estate tutti pensano al mare. Ma io sono stata in un posto dove ho trovato l’oro.

Se avete voglia di ascoltare vi racconto una bella storia.

Partiamo la mattina di buonora per poter arrivare presto alla nostra destinazione. Tempo finalmente bello, con un caldo che ancora non morde, ma accarezza la pelle. Bella la compagnia del mio viaggio, tutto sistemato a casa e tutte le premesse per godersi una meritata vacanza. Arriviamo puntuali e sono li tutti ad aspettarci, pronti per abbracciarci. Francesca e Pietro Singerfood, Alberto Zampino e tutta la sua meravigliosa famiglia. Entriamo e siamo accolti dal profumo di crostate e torte con la crema e marmellate fatte in casa, per fare colazione tutti insieme, mentre ci presentiamo. Ma sapete quando vi sembra di incontrare persone di famiglia che sono felici di vedervi? ecco ci siamo sentiti subito così. Eravamo li perchè desideravano presentarci la loro attività, di ‘fabbricanti di maccheroni’, il pastificio Gentile,  di cui mi hanno nominato OVVIAMENTE ‘amministratrice onoraria’ , ma siamo entrati in un bellissimo album di famiglia, ricco di foto e di storie che sapevano di buono e di cose semplici.

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Il profumo di pasta ci accoglie e restiamo incantati nel guardare abili mani, che ‘arrotolano’ velocemente ‘strisce di pasta’ attorno ad un ferretto per creare un formato incantevole, i ‘fusilli fatti a mano’,  che poi assaggeremo con sugo, ricotta e basilico. E il signor Natale ha gli occhi che brillano quando ci parla della ‘cella Cirillo’, geniale idea per l’essiccamento e di quanto sia importante controllare l’umidità all’interno della pasta, e di come saperla riconoscere solo assaggiandola.gentile3

E in questa piccola grande realtà artigianale vediamo come nascono paccheri, trenette, rigatoni e mille altri formati. E ci affascina il conto tenuto ancora a mano, semplicemente, dei sacchi di farina utilizzati. gentile5 gentile6gentile4

E poi passiamo al laboratorio della signora Maria, dolcissima e silenziosa mamma, che ha realizzato un suo sogno (e sicuramente anche il sogno di chi poi viene qui a comprare le sue produzioni): preparare marmellate, pelati, pelati con sugo, albicocche e pesche sciroppate e altre mille delizie, in maniera assolutamente casalinga. Io le ho assaggiate e ho scoperto che la produzione industriale se li può scordare questi sapori irraggiungibili…. E oltre all’assaggio, molto tranquillamente ci ha regalato anche delle ricette.gentile7

Pranziamo e gustiamo i piatti che la signora Maria ha voluto preparare per noi e poi tutti insieme partiamo alla volta di un posto che sa di favola solo ad immaginarlo.

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Usciamo da Gragnano e ci dirigiamo verso la Basilicata, regione bellissima ancora sconosciuta ai più, ma che regala paesaggi mozzafiato, ancora incontaminati.

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Saliamo al tramonto tra colline d’oro e arriviamo su su, in un posto fermo nel tempo. Ci accoglie la sua affascinante proprietaria, che per noi ha preparato una cena biologica con i prodotti coltivati da lei nella sua terra. Ceniamo e poi tutti a sdraiarci sotto le stelle a suonare la chitarra e cantare, mentre mangiamo ciliege e tortini caldi al cioccolato. Intorno a noi aria immobile tiepida e luci all’orizzonte che scopriamo essere le luci di Matera._MG_0996

Il giorno dopo dopo una ricca colazione biologica, tutti insieme a passeggiare nell’oro dei campi di grano, ma di un grano specialissimo, alto e forte, con spighe piene e rigogliose che orgogliosamente ci fanno sentire quanto siano da sempre la cosa più importante per l’uomo. E queste sono le speciali spighe della vera qualità Senatore Cappelli, che viene unicamente utilizzata dal Pastificio Gentile per la sua pasta. Ecco il perchè dei piatti saporiti e digeribilissimi che ci ha preparato la signora Maria. Ecco il perchè di tutto il successo di una pasta unica nel suo genere…gentile12

Passeggiare in un campo di grano immenso, con accanto persone che ne parlano con amore, e che ti spiegano il perchè delle loro scelte, non prive di difficoltà, ma ricche di soddisfazioni, è davvero un’esperienza indimenticabile. Gentile10

Grande dono l’oro della terra, grande dono l’amicizia di persone vere e generose come la terra stessa.

E al tramonto siamo tornati a casa, ricchi di abbracci e sensazioni forti, vere e profonde.

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17 maggio 2013

Scialatielli integrali alla crudaiola con basilico e menta

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Ma voi ci credete agli angeli? Di quelli che vi proteggono in un particolare momento della vostra vita? Quando non potete proprio credere che le cose siano andate in quel modo quasi misterioso?. Ebbene a me è successa una cosa strana. Subito dopo Natale ho cominciato ad avere un problemino al ginocchio che mi ha fatto deprimere non poco, in quanto mi impediva di camminare, salvo sfidare un dolore lancinante che mi toglieva il respiro. Ho cercato di capire il perchè e come avrei potuto risolvere il problema. Ho preso farmaci (pochi in verità) che mi hanno fatto puntualmente tutti male. HO interrotto subito l’assunzione e ho continuato la ricerca. Niente, all’improvviso compariva questo maledetto terribile dolore. E nel frattempo si avvicinava il giorno della partenza. I miei pensieri vivevano un incubo, pensavo a me a New York bloccata per strada immobile, incapace di camminare e muovere un solo passo, mentre intorno a me scorreva un fiume di gente. E io bloccata per una settimana in un angolo di un parco o in hotel, senza poter vedere niente. Comunque la testardaggine che mi contraddistingue mi ha fatto andare avanti. Mi dicevo, ‘tutt’al più mi farò portare a Central Park sulle sue famose panchine e li resterò a scrivere, a parlare con la gente, e poi ripasseranno a prendermi. E vivrò il viaggio immaginando la città dall’aria che respirerò’. 

Niente di tutto questo è accaduto. Da quando ho toccato il suolo americano, non ho MAI, dico MAI provato quel maledetto dolore. Giorni e giorni, km e km calpestati senza sosta dalle 7 di mattina a sera, quando sfinita mi fiondavo nel lettone a tre piazze fino al giorno dopo. L’avevo dimenticato quel maledetto, ma appena tornata a casa… all’improvviso mi ha tolto di nuovo il respiro. Quanti pensieri mi son venuti in mente. Ho pensato,  qualcuno dall’alto sicuramente mi ha voluto bene e mi ha preservato da questo problema, mi ha protetta per tutto il tempo.  E poi per sdrammatizzare me ne son fatta di battute anch’io da sola. Sarò allergica all’aria di casa, sarò allergica al blog e al fatto di dover stare per parecchio seduta a scrivere. Sarà la testa che una volta a casa ha smesso di volare… macchenesò… fatto sta che ho deciso di perdere ancora peso così dovrebbe almeno affievolirsi. Intanto domani ho una RM e vedremo. Nel frattempo sto leggera, ma con gusto. Sembro una pubblicità lo so, ma perdere peso non è facile. Soprattutto per una blogger che vuole vivere scrivendo di cibo e, ovviamente, preparandolo. Quindi cambiamo tipo di ingredienti, ma rendiamo leggerissimo un piatto che, stranamente, è diventato più buono dell’originale. Provare per credere.

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Scialatielli integrali con basilico e menta

(dose per me sola)

- 60 g di scialatielli integrali trafilati al bronzo

- 6 pomodorini ciliegino

- un mazzetto di basilico

- qualche foglia di menta

- cacioricotta

- un cucchiaio di olio extravergine di oliva

Portare l’acqua ad ebollizione e versare gli scialatielli (che sono una specie di tagliatelle spesse e tagliate a pezzi ).

Nel frattempo in un piatto fondo e largo spezzettare i pomodorini lavati. Spezzettare con le mani anche il basilico e la menta. Aggiungere il cacioricotta appena grattugiato e l’olio. Lasciar riposare fino a quando saranno cotti gli scialatielli. Dopo di che scolarli e mescolarli al condimento.

Leggeri e profumatissimi.

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19 gennaio 2013

Le parole nel piatto: pastina in brodo con le lettere dell’alfabeto

a1 Quando mi voglio fare le coccole preparo il brodo caldo con la pastina. Oggi fa freddo, ma un freeeddoooo… E se lo dico io che come le balene del mare del Nord non sento mai freddo, vi potete fidare. E allora via con una buona scusa per preparare un bel piatto caldo caldo che ti scalda il cuore. Da un pò di tempo mi è venuta la nostalgia non solo della pastina ma anche delle forme usate nell’infanzia. Mia, dei miei figli, e nell’infanzia di tutti. E li che compro le stelline, gli anellini, i grani di riso, i funghetti ecc…. Poi un giorno conosco un produttore di pasta che si chiama come me e sfacciatamente gli propongo una pubblicità alla ‘Dottor Scotti!!!’. E scopro che trattasi di persona simpaticissima, con cui si può scherzare allegramente su tutto, anche sul nome, mio, della sua azienda, e parto con lo sfottò del tipo ‘dai che ti mando subito il contratto che vorrei firmare con la tua azienda, guarda che ti conviene, dove la trovi una fortuna così? una che ufficialmente può rappresentare la tua azienda, con un nome così. E poi vuoi mettere la mia bella presenza, il blog che ho, gli amici su fb, le ricette che preparo, le idee che mi invento!!!’… Ma niente, ancora aspetto una proposta per diventare testimonial…. Ma, alla faccia di chi dice che i blogger scrivono i post perchè sono pagati dall’azienda eccallà un post che è scritto proprio perchè ho assaggiato questa favola di pastina, che ha LA FORMA DELLE LETTERE DELL’ALFABETOOOO, che mi ha teletrasportato all’infanzia, e mi ha fatto sognare. Giuro. Se lo merita tutto il mio post. E poi aspetto anche di assaggiare gli spaghettoni e i paccheri e poi vi saprò dire.

Ovviamente seguite la ricetta e accompagnatela con  un buon bicchiere di vino rosso in cui dovrete rigorosamente immergere la frasca del sedano, come insegnavano i nostri nonni e trasformerete una pastina già di per se fantastica, in un pranzo da re.

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Pastina con brodo di carne

- ‘Stecca’ di manzo con l’osso, a pezzi (almeno due/tre a persona)

- 2 patate

- 2 carote

- 1 cipolla

- gambi di sedano, prezzemolo, rametti di timo, foglie di alloro, pochi pomodori

- qualche chiodo di garofano

- olio extravergine di oliva

- parmigiano reggiamo

- pastina del formato che preferite (io ho usato ‘ALFABETO’ del pastificio Gentile)

Preparate il brodo immergendo la carne in acqua fredda e portandola a bollore lento. Schiumate completamente e solo dopo aggiungeteci le verdure sbucciate e intere. Aggiustare di sale e far cuocere lentamente per circa 3 ore.

Cuocere la pastina e tirarla molto al dente. Riversatela in una pentola dove avrete filtrato del brodo sufficiente per portarla a cottura.

Servitela in un piatto fondo capiente, aggiungendo altro brodo caldo, le verdure tagliate a pezzi piccoli (volendo anche un pezzo di carne) e dell’abbondante parmigiano. Un filo d’olio e servite.

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1 giugno 2012

Laganari alla ciociara e sorprese di viaggio

Sto tornando a casa.
Con la valigia carica di cose belle che ogni volta riesco a prendere e a portare a casa da un viaggio.
Grazie alle strade dei blog, arrivano a volte delle informazioni  che poi modificano e rendono preziosi e sorprendenti i programmi già decisi.
Sarò io che man mano che si avvicina la data di un viaggio riesco a raccogliere mille opportunità da inserire e poi imparo che fare la turista in un luogo non significa solo visitare monumenti e chiese, ma anche immergersi nelle  idee di una città viva.
E così ancora una volta ho partecipato ad un incontro del Festival delle Letterature, dove oltre alla scrittura e alla voce di bravissimi autori, ho colto momenti nei volti della gente che mi hanno emozionato.

Ho imparato cose nuove sulla panificazione durante un corso molto interessante ricco di profumi di grano e farine antiche. E a questo dedicherò un post tutto suo, perchè merita.
E, passeggiando in un mercato, ho respirato profumi di frutta e verdura, ho visto colori che mi hanno rigenerato, ho ascoltato inviti urlati in romano da verdurai simpaticissimi che mi guardavano mentre fotografavo e dicevano 'questa qui nun compra gnente, fa solo e foto e bbasta', e ho conosciuto persone interessanti. Come Emanuela, che vende cose belle nel suo piccolo chiosco (Lo Spaccio di Testaccio, mercato coperto del Testaccio, aperto tutti i giorni di mattina), ormai conosciutissimo dalle blogger, perchè li trovano cose originali da utilizzare e fotografare nelle proprie ricette...
E alla mia domanda 'come mai non ti organizzi in un negozio tutto tuo?' lei mi ha risposto ' perchè amo vivere in mezzo alle voci della gente che popola il mercato, vissuto come luogo di scambio e di incontri, di profumi e suoni particolari'. Io ho sempre condiviso questo punto di vista, ma allora, proprio in quel momento mi sono fermata e ho cominciato ad immergermi anch'io con occhi e cuore avidi in ciò che mi circondava. Come al solito, quando voglio concentrarmi su qualcosa, ad occhi chiusi per un momento, mente libera dai pensieri, apro solo le orecchie e ascolto, il naso e sento i profumi.... insomma, entro in una dimensione umana diversa da quella che incontro tra i corridoi di un supermercato.







Bello, molto bello tutto questo.

E poi a Roma quanto è bello concludere una calda mattinata di acquisti e scoperte in una trattoria dove puoi assaporare un bel piatto di laganari alla ciociara, serviti da un cameriere ruffiano che ti illude dicendoti, grazie per aver portato un pò di sole nella nostra trattoria. Vecchie arti di seduzione nelle parole di un uomo di una volta, che sa di dire bugie, e lo sai anche tu, ma ringrazi per questa galanteria che ti fa sentire importante per tre secondi.
Certo le foto del piatto non posso essere quelle fatte in casa con la luce naturale, ma il sapore ve lo posso suggerire, come pure la ricetta che penso di ripetere così come credo che sia.

Laganari alla ciociara

- laganari freschi (100 g a persona)
- piselli
- funghi champignon
- olio extravergine di oliva
- aglio o scalogno
- guanciale
- pecorino o formaggio piccantino
- pepe

Lessare i piselli.
Mettere sul fuoco l'acqua per la pasta.
In una padella larga abbastanza per saltare poi tutta la pasta, far rosolare dolcemente nell'ordine, in un pò di olio l'aglio, il guanciale tagliato a pezzi, i funghi (spuntati, lavati e tagliati a fettine) e poi alla fine i piselli.
Non far seccare il tutto e nel frattempo far cuocere la pasta.
Quando la pasta è ancora al dente scolarla, lasciando da parte un pò di acqua di cottura, e versarla nella padella, dove si aggiungerà il pecorino, e si comincerà a saltare il tutto per amalgamarlo.
Se dovesse rendersi necessario aggiungere un pochino di acqua di cottura per rendere morbido il risultato finale.
Tritare un pò di pepe e aggiungerlo prima di servire.
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31 gennaio 2012

Brodo di carne

 
Vi regalo un momento di quiete prima che mi investa l'uragano.
Neve permettendo domenica prossima parto per Milano dove mi aspetta un turbinio di eventi, di incontri con persone speciali, di degustazioni di cose buonissimissimissime. 
Ma per gustarsi tutto questo bisogna essere in forma. 
Sabato scorso faceva molto freddo, ma stranamente nella mia campagna, che ormai è notoriamente un posto magico e ricostituente, c'era nell'aria un tepore primaverile. Ovvio, in casa un freddo terribile, ma fuori si stava benissimo.
Allora abbiamo inaugurato il caminetto nuovo per stemperare un pò il gelo e, al momento di andare via, non ne abbiamo avuto la forza. E abbiamo deciso di rimanere li a pranzo.
Son tornata a casa per prendere quello che avevo preparato e abbiamo mangiato li.
Quando sei circondata dal silenzio fuori, dal caldo intorno e dentro, non hai bisogno di altro.
E se nel freddo pungente mangi un piatto di pasta con brodo caldo, ti senti la persona più amata e coccolata del mondo.
'Nel solco della tradizione' il sabato si prepara il brodo di carne. Diverso in ogni posto, in ogni paese, in ogni casa. Come il ragù.  C'è chi mette la carne nell'acqua fredda, chi nel brodo vegetale, chi mette i chiodo di garofano, chi no, chi usa diversi tipi di carne, chi l'osso, chi il muscolo, il pollo.... ecc..... mille le varianti.
Io so solo che i piatti buoni riescono a riempire di profumo la propria casa, le scale del condominio, le strade del centro storico, e incantano chiunque passi di li, facendo venire il desiderio di essere invitati a pranzo.
E se gli spaghetti sono spezzati davanti al caminetto dal proprio figlio, con calma, assecondando il ritmo che detta il fuoco e l'aria di campagna, e fuori senti solo pace, e dentro solo il bollore del brodo, la quiete è qui.
E mi preparo alle mille avventure che, neve e influenza permettendo, mi aspettano a Milano.
Poi vi racconto..... 


Brodo di carne

- due pezzi di muscolo o di 'stecca' con grasso, a persona
- 1 cipolla
- sedano
- carote
- patate
- prezzemolo
- pelati o qualche cucchiaio di salsa di pomodoro
- scorza di formaggio

In una pentola alta coprire  la carne con abbondante acqua fredda, e metterla sul fuoco medio.
Man mano che l'acqua diventa calda sulla superficie verrà a galla una schiumetta densa da togliere prima che giunga l'ebollizione.
Quando non sale più a galla alcuna schiuma, aggiungere la cipolla, il sedano, le carote, il prezzemolo precedentemente lavati e puliti. Aggiungere anche la scorza di formaggio e aggiustare di sale.
Far cuocere a fuoco medio per circa due ore, assaggiando di tanto in tanto per vedere se bisogna aggiungere altro sale.
Nel frattempo mettere l'acqua per la pasta (spaghetti spezzati, funghetti, farfalline, semi di cicoria.... secondo il proprio gusto) o il riso.
E in questo frattempo aggiungere qualche cucchiaio di salsa al brodo o qualche pelato, giusto per dargli un pò di colore.
Condire quindi la pasta (o il riso) con abbondante brodo bollente, aggiungendo anche (se gradite) le verdure tagliate a pezzi e parmigiano grattugiato.
E per secondo, ovviamente, servire la carne, accompagnandola con altre verdure o insalata fresca condita con aceto.


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