3 novembre 2016

Il 1650 e la favola della Valle dei Mulini.

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Io ci credo alle favole. E ci credo perchè so che sono possibili. O forse sono io che risco a vedere nelle storie di grandi progetti,  una certa magia. Se volete ve ne racconto una, l’ultima che ho ascoltato e che ho anche vissutto con gli occhi sgranati e con la gioia nel cuore.

In un luogo non lontano da qui, Gragnano, esisteva ed esiste ancora  una valle attraversata dall’acqua del torrente Vernotico, nato dalle sorgenti della Forma sul versante napoletano dei Monti Lattari. Fin dal 1200 cominciarono a sorgere tanti mulini, sapientemente posizionati in punti in cui il torrente creava dei salti di quota o delle accellerazioni del corso d’acqua, tali da garantire l’energia sufficiente per far funzionare le macine. Col passarre degli anni i mulini crebbero di numero e grazie al loro incessante lavoro tutti i comuni circostanti, fino a Napoli, erano riforniti di farina. Grazie anche al clima favorevole di questa valle poterono nascere e fiorire un gran numero di pastifici che da allora resero famoso in tutto il mondo il nome di Gragnano.

Nel corso del tempo però molti mulini furono abbandonati e dimenticati. Un giorno, passeggiando su uno di quei ponti un giovane imprenditore, conosciuto e apprezzato da tutti i cultori della pasta artigianale di tutto il mondo, guardò con nostalgia uno di quei mulini. Li, da bambino, aveva giocato e aveva respirato la magia della farina che diventa pasta. E così, gli balenò in mente un’idea, forse pazza, sicuramente visionaria. Tornò a casa, ne parlò con la sua famiglia, e insieme decisero di portare avanti questa scommessa.

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E così grazie alla Famiglia Zampino, nasce ‘Il 1650’, nella Valle dei Mulini, nuova sede del Pastificio Gentile. Tutta da vedere e ammirare con gli occhi e con il cuore. E’una struttura di 850 mq, articolata e complessa, che si sviluppa su tre piani, rispettosa della struttura originale, del 1650 appunto, da cui il nome.

Al piano terra c’è la sala produzione, profumata di semola e di buono, dove ogni giorno, vengono prodotti circa 20 quintali di pasta. Poi l’area espositiva, dove si possono acquistare tutti i prodotti del pastificio e l’area degustazione, dove è possibile assaggiare semplici ricette che esaltano la bontà della pasta Gentile. Al primo piano ci sono le celle di essiccazione, dove la pasta, grazie allo storico metodo Cirillo, giunge lentamente al giusto punto di essiccazione. All’esterno, ai piedi del costone della montagna, c’è un bellissimo giardino pensile che domina la valle e l’orto biologico della signora Maria, dove nascono i prodotti che poi verranno trasformati dalle sue mani in conserve e ricette. Al secondo piano ci sono altre celle di essiccazione e gli uffici. Passeggiando in questa struttura si respira ancora l’aria del passato che, grazie al sapiente e innamorato recupero, fatto dal bravo arch. Carlo De Angelis, torna a rivivere con rinnovato fascino.

(c) 2016 Luciano Furia 

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Il 22 ottobre è stato tagliato il nastro, per l’inizio di questa nuova avventura e io ero la, a vivere il loro sogno e la scommessa vinta. Vi lascio alcune foto per condividere con voi questa bellissima novità.

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Un grazie sincero al sig. Natale, alla Sig.ra Maria, ad Alberto e a Pasquale, a tutta la famiglia Zampino per il loro graditissimo invito.

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31 ottobre 2016

Tiger bread

_MG_6846Mi piace perdermi ogni tanto nei ricordi di viaggio. Soprattutto quando resto troppo tempo in casa e comincia a venirmi la nostalgia per le lunghe passeggiate fatte in luoghi lontani. E tra ricordi di scogliere e di orizzonti infiniti, mi tornano in mente anche i sapori nuovi, conosciuti in terre nuove. E vi regalo uno di questi ricordi.

Eravamo in viaggio da qualche ora ma eravamo anche estasiati dal panorama e non avevamo alcuna voglia di chiuderci in un ristorante. Però avevamo fame. Idea…. potevamo fermarci a fare la spesa in un supermercato come se fossimo stati in Italia, preparare dei panini o qualcos’altro e proseguire per il nostro viaggio. Intorno il profumo inebriante del pane che fa casa ovunque. E negli scaffali, tantissimi tipi di pane a me sconosciuti. Optammo per il più strano, sia nel nome che nell’aspetto, il Tiger bread, di cui poi ci innamorammo per la sua meravigliosa consistenza. Croccante fuori e sofficissimo dentro e dall’aspetto bizzarro che ricorda davvero la pelliccia di una tigre. O per alcuni, anche di una giraffa. E oggi ve la ripropongo.

Tornerò presto con racconti nuovi: purtroppo sono sempre in giro e a volte non porto con me il computer. E’ un pò pesantuccio e quindi non proprio un modello da viaggio… Sento molto la nostalgia del mio blog e anche di voi che mi seguite. E prometto che torno presto questa volta.

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Tiger bread

per la crosta

Sciogliere il lievito nell’acqua. Unirlo al latte e all’olio.

Aggiungere la farina, lo zucchero e alla fine il sale. Impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.

Far lievitare fino al raddoppio. Quindi dare la forma desiderata (un filone, una pagnotta o dei panini) e far lievitare ancora per almeno un’altra ora.

Nel frattempo formare una pastella con tutti gli ingredienti che serviranno per la crosticina croccante e far lievitare anch’essa per un’ora. Spennellare la pastella sul pane prima di cuocerlo in forno a 200° fino a quando è completamente dorato e la crosta si è spaccata fino a raggiungere l’aspetto caratteristico (circa 20/30 minuti)

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6 ottobre 2016

Riso e zucca arrostita con rosmarino e aglio

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E’ una di quelle giornate incerte. La pioggia arriva all’improvviso con un cielo nero e minaccioso. Bagna tutte le piante e il terrazzo, lava via la polvere nera di questa città e tutto risplende di nuovo. Ho dovuto mettere da parte i miei programmi di uscita, per andare a comprare una nuova agenda, per riportare tutti gli impegni presi già fino a maggio del prossimo anno. Perchè piove. Poi all’improvviso da dietro una nuvola nera, sbuca il sole e crea un paesaggio strano e misterioso, fatto di luce fortissima che colora d’arancione alcune facciate di palazzi e di ombre scure su altre facciate, tanto scure da percepire anche il freddo che potrebbe arrivarti fin nelle ossa, quando sai che li manca il sole. E guardando in alto non si sa ancora se le nuvole dell’orizzonte porteranno pioggia o se saranno innocue. Intanto mi preparo da mangiare qualcosa, poi ci penserò.

Mi piace cucinare per me, perchè solo così posso sperimentare accostamenti nuovi secondo l’ispirazione, senza il timore di sbagliare e senza la responsabilità di dover tenere conto di gusti altrui. Così ho aperto il frigo e mi ha guardato per un attimo una zucca piccola che qualcuno mi ha regalato pochi giorni fa. E mi son detta ‘va bene, e zucca sia’.

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L’ho tagliata con molta difficoltà a fette. Aveva una scorza durissima, verdone scuro, a protezione di una polpa soda e non molto spessa. Ho raccolto i semi e li ho conservati per piantarli in campagna. Ho tagliato tutto a fette, le ho sbucciate e le ho sistemate in una teglia da forno. Ho raccolto un paio di rametti di rosmarino, li ho lavati e ho staccato gli aghi, distribuendoli sulle fette. Ho sbucciato e tagliato a fette uno spicchio d’aglio che è andato a far compagnia al rosmarino. Poco sale, un filo d’olio e via nel forno. Nel frattempo ho semplicemente lessato una tazza di riso in acqua salata. Quando tutto è cotto, la zucca era diventata morbida e profumata, il riso leggermente al dente. Ho versato il riso nella teglia della zucca e li ho fatti abbracciare. Ho messo il tutto nel piatto, con l’acquolina in bocca perchè intorno intanto si era sparso un profumo meraviglioso. E guardando fuori dalla finestra la pioggia che nel frattempo era tornata, ho gustato il mio piatto di riso e zucca profumata.

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