
11 aprile 2012
Crostata di ricotta di una volta, alla tavola della mia Pasqua
Mi son buttata sul divano solo per qualche minuto. Occhi chiusi e tanta stanchezza addosso. E' il pomeriggio della festa e ho deciso di fermarmi per un pò prima di continuare. E mentre mi sciolgo nell'abbraccio del divano e aspetto di dormire profondamente per qualche minuto, ascolto. E le voci mi arrivano da lontano. Tutte insieme. Le risate di felicità per la sorpresa trovata nell'uovo. E i gridolini per montare subito quel gioco di plastica e l'invito/obbligo del 'dai dai vuoi giocare con me', rivolto a papà e zii...
E le risate che arrivano da fuori, dai ragazzi che nonostante le età diverse si son ritrovati a pari livello davanti ad un pallone mezzo sgonfio per segnare gol. Dal piccolo di 6 anni al grande di 21.... tutti insieme a fare squadra e a segnare reti immaginarie.
E i lunghi discorsi di mamma, papà e consuocera. E il gioco iniziato che vede trasformarsi in bimbi piccoli anche i miei fratelli che gli anta li hanno superati.
E mio marito che alimenta il bellissimo fuoco sempre acceso. E il profumo di fiori di ciliegio che entra ogni volta che si apre la porta. E il cielo che si intravede un pò nero, un pò turchese.
E subito dopo tutti a raccogliere asparagi, che tanto non si può dormire.... e il primo papavero trovato e i trifogli sparsi ovunque.
E un dolce di ricotta buonissimo, da mangiare al ritorno dalla passeggiata.....
E così è trascorsa la mia Pasqua. Con cose buone e belle fuori e dentro di me.
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