8 marzo 2016

Torta rosa di mele

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Da stamattina si parla di donne. E di auguri. E la forla urlante… urla no alle mimose, alla festa, al non trattare le donne come categorie da festeggiare. La folla urlante dice che bisogna ricordare che questa è una festa triste, in memoria di donne che sono morte in una fabbrica… ecc..

E io penso che non si parla solo oggi di donne. Ma lo facciamo tutti i giorni. Sempre con amarezza. Leggiamo di donne violentate, non rispettate, tradite, sfruttate, ignorate, zittite, picchiate, ridicolizzate, maltrattate, bruciate, sfregiate. Ovunque, in ogni paese, in ogni istituzione, in tutti i sud e i nord del mondo, in ogni casa dove c’è un uomo che detta legge e crede di essere superiore. Uomini che non sanno o non vogliono leggere negli occhi delle donne. Non rispettano il loro lavoro e la loro capacità di saper stare comunque al loro fianco, pazientemente. Donne che sanno mettere da parte in una parte profonda del loro cuore torti e tradimenti, per andare avanti.

E’ vero, ci sono anche donne stronze. Ma sono poche.

Io conosco solo donne fantastiche, che ogni giorno hanno più di una lotta da portare avanti. Ed è per loro che oggi dico che voglio festeggiare, con il sorriso, a mio modo con una torta fatta velocemente perchè due amiche verranno ad abbracciarmi qui a casa e con loro prenderemo un thè e ci stringeremo le mani, per dirci l’un l’altra che siamo forti e belle. Ma forti e belle per davvero. Perchè conosciamo le nostre storie (e si, ce le raccontiamo noi!) e sappiamo quello che ci vuole per sorridere al mondo e ai figli, per dire ‘va bene così, nessuno mai mi sconfiggerà. E ci sarò sempre per proteggervi’. Perchè anche tra le lacrime sappiamo farci delle forti risate, che ci ricaricano subito. Perchè ci basta poco per essere felici. Una telefonata dei figli lontani, un caffè, un libro regalato, un messaggio con su scritto ‘come va?’, per aggiustare la giornata.

E oggi vorrei tanto festeggiare con tutte le mie belle amiche che riempiono la mia vita con la loro allegria. Antonella, Liana, Simonetta, Anna, Claudia, Laura, Caterina, Titti, Marcella, Clara, Sara, Tina, Maria, Francesca, Valentina….. e tutti i nomi di tutte le donne del mondo. Ne conosco tante, tante, e di tutte ho ascoltato le parole.

Tempo fa organizzai uno ‘swap’ che si chiamava ‘Parole di carta’, bellissimo, dove invitavo la gente a scrivere un racconto vero o inventato e a inviarmelo. Ebbene non si può immaginare quante storie di vita vera mi arrivarono, parole piene di gioia, di sfogo, di delusione, di felicità. E le conservo tutte gelosamente in una scatola verde bosco, legate con un nastro rosso, come si usava una volta.

Ma ora, aspettando che suoni il campanello, mentre questa giornata volge al termine, voglio solo dire grazie, fare un augurio a tutte noi e gridare al mondo ‘evviva le donne’.

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 Torta rosa di mele

- un foglio di pasta sfoglia rettangolare

- una mela bio

- uvetta sultanina

- due cucchiai di marmellata di arance o albicocca

- zucchero a velo

- cannella a piacere

Mettere l’uva sultanina in ammollo in acqua tiepida o liquore.

Srotolare sul tavolo la pasta sfoglia.

Lavare la mela, asciugarla bene, tagliarla in quarti, privarla dei torsoli e tagliare tante fette sottilissime.

Distribuire sulla pasta sfoglia la marmellata. Tagliare delle strisce large almeno 3,5 cm.

Mettere su ogni striscia qualche acino di uva sultanina.

Sistemare per la lunghezza di ciascuna striscia le fette di mela.

Piegare a metà e cominciare ad arrotolare formando una ‘rosa’ che metterete al centro di una teglia coperta da carta da forno.

Continuare a distribuire le fette di mela sulle altre strisce e sistemarle ‘di continuo’, avvolgendo la rosa centrale.

Cuocere in forno a 180° fino a quando si cuoce la sfoglia. Fare attenzione a non far bruciare le mele.

Servire calda o tiepida con abbondante zucchero a velo misto a cannella.

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7 marzo 2013

Ciambelline di patate al profumo di arancia e la festa delle donne

ciambelline patateearance Ogni giorno ci affacciamo a tante finestre e da li osserviamo il mondo e noi stessi. Stamattina apro la finestra della mia stanza e non vedo niente. Tutto è avvolto da una nebbia fitta e fredda e niente più del mondo è davanti a me.  Chiudo e torno al tepore della mia casa.

Apro il computer e mi affaccio da qui. E trovo mimose che ci ricordano di festeggiare, manifesti che ci ricordano di ricordarci che siamo donne sempre, frasi contro chi coglie le mimose, inviti a cene per festeggiare le donne, e link che riportano foto di donne violentate picchiate uccise per mano di un uomo.

Io oggi, in anticipo sulla festa di domani, invece voglio festeggiare gli uomini.

Nelle storie delle donne che ho conosciuto, ho ascoltato di uomini indifferenti, infantili, prepotenti, egoisti, bugiardi, violenti e ho sofferto per quello che hanno fatto al nostro mondo. E ogni volta, ad ogni età mi son guardata accanto e ho sospirato dicendomi ‘fiuuuuuuuu, meno male, io qui sono al sicuro’. Da piccola avevo il mio principe, il mio papà, che era il mio scudo contro il mondo. I miei fratelli, che erano i miei compagni di gioco e di risate. Intorno avevo i miei zii, che erano il mio pubblico adorante e mi riempivano di coccole. I miei compagni di lavoro, che erano l’altro punto di vista della vita, ma sempre educati e gentili che, anzi, hanno dovuto sopportare le mie sfuriate e i picchi del mio umore, i miei sfottò, con tutta la santa pazienza che avevano. I miei amici che sono complici di mangiate e passeggiate e cantate e film visti quasi dormendo, pur di accontentarmi a realizzare un progetto cinema e giocare a fare gli intellettuali colti, con la mente rivolta sempre alle orecchiette da preferire a qualsiasi film. E poi i miei figli, gentili e con tutto l’amore che possono nei loro occhi e nei loro gesti. E il mio compagno, che qui non compare quasi mai, ma che mi accompagna da sempre e mi sostiene nei momenti in cui traballo. Che è pieno di gentilezze e premure. Che mi completa con il suo carattere silenzioso e tranquillo, in equilibrio con il mio pazzerello, che invece ha bisogno di essere tenuto come un aquilone che può volare ma che si perderebbe se non ci fosse la sua mano. E sono grata alla vita per tutto questo.

E ora …. fuori i dolci.

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Ciambelline soffici di patate al profumo di arancia

- 1 kg di patate lesse

- 100 g di latte

- 100 g di zucchero

- 4 uova

- 50 g di olio

- 1 lievito di birra

- 1 arancia grattugiata

- 1 limone grattugiato

- farina per quanto ne assorbe

- olio di semi di arachide per friggere

- zucchero semolato da cospargere alla fine

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In una coppa versare le uova, l’olio, il lievito sciolto nel latte, le patate lesse schiacciate con lo schiacciapatate, le scorze di arancia e limone grattugiate e mescolare. Aggiungere la farina poco per volta fino ad ottenere una consistenza molle ma che si può lavorare senza che si appiccichi alle mani. Formare delle ciambelline e metterle a lievitare, ben distanziate l’una dall’altra, su una spianatoia molto infarinata. Coprire con un panno leggero bianco e pulito. Quando saranno ben lievitate friggerle in olio caldo e farle scolare su carta assorbente. Prima di servirle, possibilmente calde, farle rotolare in una ciotola piena di zucchero.

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