21 aprile 2017

erbe aromatiche a tavola



Quando si cucina si corre sempre il rischio di andare in giro con addosso il profumo del cibo preparato. E, anche se la cosa a volte mi da fastidio, soprattutto quando in autobus scopro che chi è seduto accanto a me ha mangiato frittura, o qualcosa a base di aglio, devo invece riconoscere che quando abbraccio mia cognata che lavora in pasticceria, è sempre un doppio piacere. A parte il fatto che lei è dolcissima come i suoi dolci, ma mi sembra di essere avvolta da qualcosa di buono, ma buono davvero.
E oggi anch'io profumo di cibo e di erbe. E vi racconto perchè.
Sono a Roma e in questo infinito via vai non sempre il frigo è fornito di cose buone o freschissime. Ma è davvero un pò difficile avere sotto controllo più di un frigo per volta.
Ma la cosa non sempre si rivela un problema insormontabile. Basta guardare quello che c'è e pensare.

Oggi dovevo proprio uscire per andare a comprare un pò di verdure. Il frigo era un luogo desolato e desolante. Ma fuori c'era un freddo per niente invitante. Quindi ho considerato la cosa dal punto di vista (tristissimo) del riciclo (parola che non sempre mi piace usare) e, meglio, dal punto di vista romantico. 
Due tristi carotine con radichette pronte a decretarne la vecchiaia, una povera zucchina dimenticata li da almeno due settimane, una cipolla rosa, una patata americana, una mela rossa rattrappita, tutto quello che mi guardava malinconico dal frigo.
Qualche pomodorino e due uova. Anche loro ok.
Ma avevo bisogno di profumi di erbe, di primavera.
Fuori nel terrazzo salvia, rosmarino e origano erano belle rigogliose.
E allora vabbè mi son detta. Vediamo cosa si può fare. E così...

Ho messo su un pò di buona musica, ho chiuso le finestre per dimenticare il freddo della tramontana. Ho indossato il maglione blu di mio padre e ho cominciato a lavare le verdure e le erbe.
Ho acceso il forno e piano piano le ho sbucciate, ho affettato le carote, fatto a rondelle la zucchina, tagliato in 4 la cipolla, a spicchi la mela con tutta la buccia, a pezzettoni la patata americana. Un filo d'olio su tutto e un pò di sale aromatico delle saline di Mothia, ricordo di un viaggio bellissimo.
Due rametti di rosmarino lavati e asciugati. Mescolato tutto con le mani e via in forno a 180°.

A metà cottura circa (15 minuti), in una piccola pirofila da forno, regalo di Simonetta, ho versato un cucchiaio di olio, tre pomodorini tagliati a pezzi, ho sgusciato due uova, messo un pò di sale e origano e ho messo in forno fino a quando gli albumi sono diventati bianchi. Accanto alla pirofila delle verdure.

Nel frattempo ho apparecchiato per me sola. Con il mio pane di segale ai semi, finocchietto e noci.
Ho affettato due fette sottili e le ho passate in forno per farle riscaldare.

E così questo è stato il mio pranzo. Con tante erbe nel mio piatto. Il rosmarino nelle verdure, l'origano nelle uova e il finocchietto selvatico nel pane. 

Acqua con una fetta di limone per rendere ancora più profumato il mio pranzo e il pranzo è diventanto un momento romantico, dedicato a me stessa.

Non c'è bisogno di ricette vero? Vabbè metto solo qualche foto.
Ora mi aspettano per il caffè.







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6 aprile 2017

Torta di farro con uvetta e arancia, crostatina alle fragole e rami di ulivo per la domenica delle Palme






Sono le 6 di mattina. E' bellissimo svegliarsi presto e cogliere subito l'occasione per alzarsi, senza indugiare nel letto. Si ha la sensazione di aver già guadagnato due ore per fare più cose. Ho sempre avuto questa abitudine, fin da quando lavoravo e avevo i figli piccoli. Poi, a parte qualche rara volta in cui mi sono concessa il lusso di poltrire un pò di più, ho continuato ad alzarmi presto per godere con calma la colazione e fare il solito elenco delle cose della giornata. Quindi ora, con caffellatte e una fetta di torta fatta ieri, buona musica per compagnia (clicca qui se vuoi sentirla con me anche tu), sono qui a parlare della bella giornata che è stata ieri, delle riflessioni che ho fatto e delle cose che ho capito dopo averci pensato su un bel pò.

Parto dalle esitazioni che abbiamo nel realizzare anche semplici incontri, temendo di non farcela, di non avere abbastanza tempo, di credere che non gliene freghi niente a nessuno. E poi della cattiveria con la quale spesso ci trattiamo, della poca indulgenza nei nostri confronti e del peso, più o meno grande e più o meno consapevole, che diamo ai 'consigli' degli altri.
E se lo dice una come me, che ha sempre fatto di testa propria ogni cosa, significa che qualcosa è successo.
Anche nelle scelte quotidiane dobbiamo decidere quale sensazione assecondare. Se quella di uno strano e fastidioso disagio mentre andiamo nella direzione 'giusta', o se quella della serena e piacevole del 'chissenefrega, faccio come mi pare'. Ed è sempre la seconda quella giusta. Basta pensare meno e buttarsi di più.

Ammazza che pippone stamattina. Ma ora vi spiego cosa ho fatto ieri.

Quattro anni fa ho organizzato un corso per imparare ad intrecciare rami di ulivo e palme, antica tradizione che si sta perdendo nelle sperdute campagne pugliesi. E' stato un giorno che ricordo con emozione anche perchè quel giorno successe di tutto. Nel bel mezzo di una giornata di sole, che illuminava la campagna con tutti gli alberi in fiore.... cominciò a nevicare. Si levò anche un vento che fece volteggiare con i fiocchi di neve anche i petali dei fiori e all'improvviso si creò un'atmosfera surreale. Con le nuove amiche che erano arrivate da lontano per il corso, arrivò anche un'aria di festa. Ci rifugiammo nel trullo con il camino acceso, le candele e il profumo delle torte tutto intorno e cominciammo ad intrecciare rami di pace. Bellissima esperienza che avrei voluto ripetere ogni anno, ma ogni anno c'è stato qualcosa che non me l'ha permesso.

Quest'anno ho deciso di organizzare a casa mia un pomeriggio all'insegna di tradizioni e manualità dimenticate, rami di ulivo e chiacchiere tra donne. Ieri mattina sono andata in campagna a raccogliere i rami giusti, ho raccolto anche un pò di verdure dall'orto, due rami di lillà per profumare la casa e, una volta a casa, ho preparato due dolci e ho messo su l'acqua per il thè.
Ho messo la musica che mi piace e ho aspettato, mentre i dolci cuocevano nel forno.
Sono arrivate le mie amiche e, intorno al mio tavolo, si sono intrecciate storie per raccontarsi, racconti consolatori di diete e malanni per ciascuna età, e risate che fanno bene più di qualsiasi medicina, profumi di torte, thè verdi e tisane al finocchio (meglio delle camomille richieste), e mani impacciate che all'inizio non sapevano come muoversi.
Abbiamo tagliuzzato, annodato, intrecciato rametti, poi distrutto e ricostruito tutto ancora e ancora.  Poi orgogliose ognuno con le sue, un pò di materiale nel piattino per continuare a casa, una fetta di dolce a mò di bomboniera per l'incontro, ci siamo salutate, ripromettendoci di incontrarci ancora, magari per qualcos'altro di altrettanto bello.
E ieri sera, dopo aver pulito tutto quel prato di rami e foglie di ulivo che avevamo lasciato, ho messo il pigiama, ho scelto con cura il volume dell'enciclopedia 'Arcobaleno' a me più caro, il numero 3 'Miti e leggende', che conserva ancora il profumo della prima volta che l'ho ricevuto in dono, a 10 anni, grande abbastanza per contenere 'in piedi', i rami da schiacciare per almeno due notti, prima di essere benedetti, la prossima domenica delle Palme. L'ho incastrato stretto tra altri libroni della mia libreria, e ho sorriso, per tutta questa storia e sono andata a dormire.

E mi son detta brava.

E ora,  tra le foto fatte velocemente con il cellulare, niente stress, vi lascio anche le ricette dei dolci.
Attenzione! tre ricette oggi!!!


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Torta di farro con uvetta e arancia

Ingredienti

- due bicchieri da 200 ml colmi di farina di farro
- 4 cucchiai di sciroppo d'acero (o zucchero se preferite)
- mezza bustina di lievito per dolci
- mezzo cucchiaino di cannella (facoltativo)
- tre uova
- due dita (dello stesso bicchiere) di olio di semi di arachidi o girasole
- scorza grattugiata e succo di una grossa arancia biologica
- acqua q.b. per raggiungere la giusta consistenza
- un cucchiaio di uva sultanina 
- marmellata di arance (io senza zucchero, voi come preferite)

Procedimento

Mettere in ammollo l'uvetta in acqua tiepida.

In una ciotola mescolare la farina, il lievito, la scorza di arancia e, se vi piace, anche la cannella.

Aggiungere le uova, lo sciroppo d'acero, l'olio, il succo e mescolare. Per raggiungere la giusta cremosità aggiungere a piacere acqua.

Versare in uno stampo unto e infarinato. 
Distribuire l'uvetta. 
Cuocere in forno riscaldato a 180° per circa 20 minuti o fino a quando uno stuzzicadenti infilato ne uscirà asciutto.
Prima di servire, spalmare un filo di marmellata di arancia in superficie.
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Crostatine di farro con confettura di fragole

Ingredienti
(Per la confettura, senza zucchero)
700 g di fragole mature
una grossa mela dolce
un pezzettino di bacca di vaniglia 
succo di mezzo limone

(per la frolla)
300 g di farina di farro
4 cucchiai di sciroppo d'acero (o 70 di zucchero, come preferite)
70 ml di olio extravergine di oliva delicato
2 uova
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
un pizzico di sale


Procedimento
(per la confettura)
Se avete la centrifuga estraete il succo della mela e mettete tutti gli scarti in una garzina legata con uno spago alimentare.
Se non avete la centrifuga grattugiate la mela.
In una pentola di acciaio versare le fragole lavate, tagliate a piccoli pezzi, il succo della mela, il succo del limone, i semi di vaniglia e la sua bacca. Mescolate, immergetevi la garzina e mettete sul fuoco medio. ci vorranno circa 20 minuti, sempre mescolando per ottenere una confettura da usare subito.

(Per la frolla)
Impastare insieme tutti gli ingredienti, e lavorarla velocemente, per lasciarla un pò grezza. 
Sistemarla in una teglia grande da forno per crostata o diverse teglie piccole, come da foto. Riempirle con la confettura e, a piacere, aggiungere anche delle scaglie di mandorle.
Cuocere a 180° per circa 30 minuti.
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3 aprile 2017

Zucchine tonde ripiene






Oggi mi vien voglia di scrivere solo la ricetta.
Ma poi mi lascio trascinare dal turbine di pensieri che mi passano per la mente. 

E' sempre tempo di tirare le somme. Direi che io lo faccio con cadenza quasi giornaliera, e ogni volta i conti non tornano mai. Perchè le regole per farli cambiano a seconda dell'umore che trovo al risveglio. E così mi ritrovo con tante cose che vorrei fare, senza fissare mai il momento di inizio.

La curiosità è una gran bella cosa. Alimenta l'entusiasmo, sposta gli obiettivi sempre più in la nel tempo, illudendosi di garantirsi la longevità per poterli realizzare.
E così segno sulla mia agenda 24 mesi i miei buoni propositi.

Voglio, anzi vorrei:

1) scrivere un libro. Di storie da raccontare ne ho tante, molte regalate, alcune attinte dalla famiglia, altre osservate da lontano.

2) leggere leggere e leggere. Ho già acquistato due pile di libri dai vari mercatini e dalle librerie. Altri me li hanno regalati col cuore. Ho fatto una montagnetta che mi guarda ogni giorno, rimproverandomi di preferire il cellulare. E si che sono brava a rompere le scatole a chi fa altrettanto.

3) Cucinare almeno una ricetta per ogni libro di cucina che mi sono regalata o che mi hanno regalato. Non basterà tutta la vita. Ma questo dovrò iniziare a farlo presto.

4) Finire quella collana bellissima di pietre e fildiferro, che regalerò alla mia amica del cuore. Ho bisogno di far muovere le mani. Temo possano perdere la loro abilità.

5) creare le mie meravigliose buste da lettere con i giornali colorati che ho conservato all'uopo. Per scrivere poi lettere e lettere, da spedire col francobollo. Per lasciare qualcosa di scritto e non di effimero come le mail.

6) Riprendere in mano ago e filo. Imparare a cucire a macchina.
Quando è mancato il mio papà, avevo una tessera con tanti punti pazientemente accumulati da lui. Potevo cumularli ai miei. E così decisi di regalarmi una cosa che desideravo da tempo. Una macchina da cucire. Per divertirmi a creare i miei sacchetti di noccioli o di riso. Per inventarmi abiti che forse non metterò mai. Ma ho voglia di provarci. E ogni volta che la vedo, che mi aspetta pazientemente, penso a quello che rappresenta. Il suo ultimo regalo.

7) Andar presto a comprare i fiori che coloreranno il nostro trullo e fissare subito le date dei miei bei corsi. E questa volta comprare anche semi che pianterò nei vasi piccoli di coccio, che non voglio più vedere vuoti e abbandonati. Voglio vederli rinascere di vita e colori nuovi. Poco per volta.

8) Stampare le foto più belle.  Temo che il tempo possa cancellare all'improvviso quello che ho conservato gelosamente sul mio computer. Non credo ci sia una cosa più volatile ed effimera dei ricordi lasciati li.

9) prendermi cura della mia pelle. Butterò via tutti i trucchi che ho. E comprerò dei nuovi prodotti per la pelle e per il trucco. Io che ho fatto sorridere molte mie amiche quando mi vedevano davanti allo specchio, ma anche senza, per truccarmi. Un pò di crema, poco fondotinta, un pò di grigio con il dito sulle palpebre, mascara, lucidalabbra rosa e via.
Trucco fatto anche 'a memoria' senza lo specchio. Da ridere, anzi da sorridere.
Ma dovrò comprare dei prodotti buoni. Promesso.

10) smettere di perdere tanto tempo sul web e abbracciare di più le persone.

E i vostri buoni propositi quali sono?
Se scriverli è già un primo passo, perchè non cominciare a prenderne nota?

E ora la mia ricetta facile e buona, venuta al volo a Roma, quando mio marito ha portato a casa, la spesa 'curiosa', piena cioè di prodotti mai assaggiati prima e che avevano stuzzicato la sua attenzione.
E che mi ha fatto guadagnare un bacio di approvazione.

Ovvio che se non avete proprio queste, non è la forma che conta, potete farla anche con le zucchine normali, quelle verdi, o quelle bianche.


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Zucchine tonde ripiene (per 2 persone)

Ingredienti
due/quattro zucchine (dipende dalle dimensioni e dalla fame)
uno spicchio d'aglio
quattro cucchiai di olio extravergine di oliva
qualche rametto di timo (o prezzemolo)
una confezione di stracchino (*) oppure due cucchiai di parmigiano (36 mesi) o di pecorino 
uno o due uova
Pangrattato q.b.

(*) usare il formaggio che desiderate o a seconda delle vostre esigenze o gusti.

Procedimento
lavare le zucchine e tagliare la calotta come da foto (se usate le zucchine lunghe, tagliatele per la lunghezza). 
Svuotarle con un cucchiaio e tagliuzzare la parte bianca. 
In una padella versare due cucchiai d'olio, lo spicchio d'aglio e la polpa delle zucchine. Far rosolare e salare. 
Far raffreddare, aggiungere il formaggio preferito, le uova, il timo o il prezzemolo, e se è troppo liquido, aggiungere un pò di pangrattato.
Riempire le zucchine svuotate e disporle in una pirofila dopo aver messo sul fondo gli altri due cucchiai di olio. Poggiare di lato le calotte, e cuocere in forno a 180° per circa 30 minuti, o fino a quando si vede la superficie dorata. 
Servire tiepide.
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22 marzo 2017

Tagliatelle di farro con ragù alla bolognese light.




Stasera va così.
Non so se fa caldo o fa freddo. Non so se ho sonno oppure no. Non so se riuscirò a scrivere questo post, eppure continuo.
Insomma mi sento a metà tra l'inquieto e l'irrequieto.
Ho gusti e convinzioni che cambiano repentinamente. E la domenica mi sembra una buona idea pianificare il menù per tutta la settimana, giusto per non perdermi nell'indecisione della quotidiana domanda 'cosa mangio oggi?' per evitare di cedere alle tentazioni dell'ultimo momento, e poi mi accordo che quello che ho pianificato non mi va proprio di mangiarlo.
Sto seguendo in maniera rigorosa tutte le indicazioni della mia dieta. Mi piace mangiare sempre verdure, sono tendenzialmente vegetariana, ma poi all'improvviso mi parte una voglia incredibile di ragù, nel bel mezzo della settimana, quando era previsto tutt'altro, e quando non avevo nemmeno gli ingredienti freschi per prepararlo. Qualche carota si, pochissimo sedano, ma va bene così.
Parto comunque alla volta del mio macellaio di fiducia e compro il macinato. Mi fiondo a casa e comincio a gustarmi tutti i passaggi, perfino lo sbucciamento della cipolla, fino al movimento continuo, lento e rotatorio del cucchiaio di legno nella pentola.

E che ci posso fare? Sarà la primavera? sarà che la mente decide in un modo ma il corpo lo corregge, proponendo ciò di cui ha realmente bisogno? Boh non lo so.

Tra l'altro questa strana particolare forma di indecisione e leggerezza fa si che non mi importi poi tanto se le foto non sono perfette, se in alcuni punti sono sovraesposte, se mi dicono che le tagliatelle sono anemiche, ma se sono di farro, e il colore è quello perchè lo devo cambiare? Anche perchè la cosa importante è che ... erano fantastiche e che meno male che avevo cucinato esattamente le dosi previste, perchè altrimenti era il momento buono per un peccatone di gola.

Bene, ora sta prevalendo una sensazione di freddo e di stanchezza tutto insieme.
Scrivo la ricetta e ci risentiamo alla prossima.
E preparatela pure senza timore questa ricetta, perchè è buona uguale alla versione con soffritto, ma è sorprendentemente fantastica per il suo sapore. E non stupitevi quando leggerete il procedimento.

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Tagliatelle di farro con ragù alla bolognese light (per 2 persone)

Ingredienti
una cipolla
uno spicchio d'aglio
una carota
un gambo di sedano
300 g di carne mista macinata 
una bottiglia di passata di pomodoro
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
due foglie di alloro
150 g di tagliatelle di farro
due cucchiai di parmigiano (36 mesi) o di pecorino (facoltativo)

Procedimento
In una pentola versare l'olio, la carota, la cipolla e il sedano tritati finemente, la carne, lo spicchio d'aglio sbucciato, le due foglie di alloro, la carne e la passata di pomodoro. Salate quanto basta. Non dovete assolutamente soffriggere. 
Far cuocere dolcemente per circa mezz'ora. 
Nel frattempo mettere sul fuoco l'acqua per la pasta. Eliminare l'alloro e lo spicchio d'aglio. Cuocete le tagliatelle e condite con il sugo e un cucchiaio di parmigiano (36 mesi) o di pecorino.
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16 marzo 2017

Il limoncello



Passeggiando tra i blog, bellissima abitudine che sto riprendendo, bella come riprendere tra le mani un libro, stamattina ho raccolto un paniere di riflessioni
Sono passata dal post di Patty, dove con la scusa di una terrina, si parla delle sensazioni che accompagnano l'autostima di una donna, dall'adolescenza a quell'età in cui, tutto, corpo e mente, sembra ballare come una nave sul mare in tempesta.... al nome di un blog che d'ora in poi seguirò, e che ironicamente sembra riassumere il punto di vista di chi, più giovane, ci osserva : galline vintage.

E scopro che, nonostante la sicumera che mi fa illudere di poter parlare di tutti gli argomenti senza problemi, ce n'è uno che fino ad oggi ho sempre volutamente trascurato, o rimandato, o semplicemente evitato.

In questo ballo frenetico del web dove devi essere sempre attiva, positiva, propositiva, aggiornata, agguerrita, intelligente anzi smart, tutte cose che appartengono alla gioventù o all'età quasi matura, devi dimostrare di saper o poter reggere la botta man mano che il tempo passa.
Parlare a cuore aperto di vampate, irritabilità, cambiamenti di umore, di insonnia, (madò sembro la pubblicità di Kilocal), che quando ti vengono ti sembra di stare su una giostra impazzita, ti fa temere di essere un pò ... agèè.
Che poi, rileggendo, non è nemmeno vero. Forse è solo pudore femminile. O forse è tutto insieme.
Però meno male che questa cosa qui ti viene in un momento in cui sei o dovresti essere già saggia e partorisci pensieri che partono malinconici, ma poi diventano positivi.

Innanzitutto sono da stimolo per fare di nuovo comunità e gruppo tra donne. 'come anche tu?' e li a sciorinare confronti su modalità e orari, e notti insonni tra  caldi e freddi improvvisi, con racconti di coperte che volano via e che poi recuperi, di pranzi dove ci si chiede di continuo 'hai un ventaglio? anche un piatto di plastica o una cartolina vanno bene!', oppure 'mi fai sedere un pò accanto alla finestra?', e i mariti che non capiscono perchè a loro fa sempre freddo, ti dicono 'ma chiudiiiii'.
 E cosi via con questo bel teatrino. 

Ma parlare solo dei sintomi sarebbe riduttivo. Sarebbe bello parlare anche di quello che ti frulla per la testa all'inizio, quando cominci a capire il significato di questa novità. E di questo non tutte ne parlano. C'è il timore che tu ti senta al capolinea di qualcosa, sull'orlo di uno strapiombo da cui, dopo aver saltato, precipiterai nelle ricrescite impietose, negli scrocchiamenti mattutini di ossa, negli appuntamenti per i vari ostinati restauri, nei movimenti non più disinvolti e nelle ginocchia che non ti permetteranno facilmente di fare 'i piegamenti'.
Per poi, una volta atterrata nella terra della consapevolezza, comincerai a fregartene, e ad essere più buona con te stessa.
Comprerai scarpe comodissime, vestiti coloratissimi, parlerai senza più timore di sbagliare in mezzo agli altri alle presentazioni di libri, accarezzerai tuoi sogni che tirerai finalmente fuori dal cassetto, e ritroverai il piacere una vita dove non si sgomita.
Rileggendo ho cancellato le parole 'indulgenza, ormai, serenità, lentezza' che avevo inserito.
Perchè ancora non mi appartengono.
A dispetto del caldo che va e viene, sono sempre una terribile ragazzina inquieta e allegra, sempre pronta alla rivoluzione e alla discussione, sempre con progetti nuovi da realizzare, viaggi da prenotare, tavole da imbandire e amici da invitare.

E che prepara sempre liquori per brindare alle mille occasioni che la vita mi offre,

Grande successo per la torta caprese al limoncello che ho pubblicato qualche giorno fa.
Ma lo vogliamo preparare anche il limoncello buono buono che ho utilizzato nella torta e che conservo sempre nel freezer per berlo ghiacciato al punto giusto?

su provate e poi fatemi sapere.
(all'inizio è un fresco consolatorio, ma poi.... ti fa venire un caldooooo!!! ahahahah)



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Limoncello

Ingredienti

- 9 limoni biologici
- 9 foglie
- 1 litro di alcool
- 1 litro e 300 di acqua
- 750 g di zucchero


Procedimento
Lavare accuratamente i limoni e sbucciarli, facendo attenzione a lasciare tutta la parte bianca sul frutto, poichè solo la parte gialla della buccia contiene gli olii profumati che servono per il liquore.
Immergere le bucce stropicciate e le foglie lavate e asciugate in un contenitore pieno di alcool, in modo che possano essere coperte completamente. Conservare in un luogo buio per almeno 3 giorni e scuotere di tanto in tanto.
Versare in una ciotola grande di vetro l'alcool eliminando le scorze e le foglie.
Preparare lo sciroppo di zucchero portando ad ebollizione l'acqua con lo zucchero e lasciandolo bollire per 5  minuti circa.
Far raffreddare e unirlo lentamente all'alcool profumato.
Consumare dopo una settimana.
CONSERVARE IN FREEZER....
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10 marzo 2017

Riso integrale piccante con verze e cubetti di mortadella

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Appena rientrata. Fuori c'è un vento gelido, nonostante il sole. Marzo pazzerello? E si. Davvero folle direi.
In casa per fortuna c'è un bel tepore e vorrei restarmene qui accucciata a scrivere e scrivere, ma devo darmi una mossa, ho mille cose da fare.
Sono appena tornata dalla campagna, dal Trullo The Nice,  dove, in previsione del futuro orto, dovevo raccogliere le ultime verdure prima dell'aratura. 
Ancora resistevano cavoli, verze e verze rosse, qualche piccolo finocchio smunto e semicongelato. 
Le talpe hanno fatto del mio orto il loro ristorante e se la son spassata. Infatti cavole e verze non avevano più radici e stavano per rotolare liberamente per la campagna senza un appiglio sicuro.
Quindi ho raccolto tutto ed ora cominceremo a pianificare cosa comprare e come disporre le piantine per l'orto estivo. Sono felice perchè questo è il momento di piantare quello che renderà profumato la nostra tavola per tutta la bella stagione. E con noi ne godranno coloro che verrano a trovarci, ospiti, amici...
Queste sono le giornate e i progetti rigeneranti di cui tutti quanto dovrebbero godere. Passare qualche ora nel silenzio o meglio nei rumori della campagna ha un potere benefico sulla mente. Ti svuota i pensieri, te ne fa venire di nuovi e positivi, più di una tavoletta di cioccolata o di una tisana consumata al chiuso.

E ora la ricetta di oggi.
Avevo in frigo ancora un pò di una mortadella che mi era stata regalata da due mie amiche carissime che producono salumi da favola. E sono da favola pure loro. Angela e Micaela Santoro, le Santorine. E loro non sanno che ne ho fatto un uso insolito che poi si è rivelato geniale, per risultato e gusto.
Sapete quelle belle mortadelline intere che amiamo tagliare a listarelle spesse, da mangiare a morsi da prima fame, sperando che ci sia qualcuno accanto a noi che ci fermi, prima di mangiare tutto il contenuto del piatto?
Si proprio quelle.
Avevo ancora un paio di fettone che ho tagliato a cubetti e per evitare di mangiarle subito, ho mangiato i due finocchi magri e semicongelati di cui sopra, e nel frattempo ho preparato questa minestra di verze biobio mie e riso integrale, profumata con i cubetti di mortadella (anzichè pancetta affumicata che uso di solito) e peperoncino fresco per renderla piccantina e stuzzicante.

Non potrete capire se prima non la rifate e non l'assaggiate.
E' un connubio perfetto. Da mangiare contente per quanto è buono e serene per la qualità degli ingredienti che utilizzate.

Ecco la ricetta e poi fatemi sapere
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Riso integrale piccante con verze e cubetti di mortadella

Ingredienti
- verza
- riso integrale
- cubetti di mortadella Santoro
- aglio
- cipolla
- pomodori pelati
- olio extravergine di oliva
- una 'scorza' di formaggio (facoltativo)
- peperoncino


Procedimento
In un tegame alto mettere a riscaldare l'olio, i cubetti di mortadella,  l'aglio e la cipolla tagliata fine. Far appassire.
Aggiungere la verza precedentemente lavata, privata delle parti dure e tagliata a listarelle, e farla appassire.

Aggiungere i pomodori pelati, in quantità sufficiente per dare un colore rosa e non rosso al sugo.

Versare acqua in quantità sufficiente per cuocere il riso in seguito e portare ad ebollizione. Salare. Immergere la 'scorza' del formaggio che durante la cottura si ammorbidirà e darà sapore alla minestra. Mettere il riso e a metà cottura aggiungere il peperoncino.

Servire bollente.
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28 febbraio 2017

Torta Caprese al limoncello










Questa è una di quelle volte in cui le foto che ho fatto mi incantano e io mi soffermo a guardarle. Raccontano solo di un dolce e del potere che ha di portare il sorriso a tavola.
E' la storia di un dolce che fino a poco tempo fa non conoscevo e che poi un caro amico mi ha fatto assaggiare. Eravamo suoi ospiti a cena, con altri invitati a noi sconosciuti. Sapevamo solo che due di loro erano celiaci e che quindi se dovevo preparare anch'io qualcosa avrei dovuto tener conto di questo. Non avendo dimestichezza con piatti senza glutine, decisi di preparare una macedonia di frutti di bosco, zenzero e menta, e al dolce, disse il mio amico, ci pensava lui. Anzi disse, ti farò assaggiare due varianti dello stesso dolce.
E fu li, che durante una piacevolissima serata conobbi la torta Caprese al limoncello, oltre alla classica Caprese al cioccolato. Un'emozione unica, una sofficità e una delicatezza, mai assaggiate prima. E' un dolce irresistibile, che non si può smettere di mangiare, fetta dopo fetta.

Domenica scorsa dovevamo andare a pranzo dalla mia mamma, noi e uno dei miei fratelli. Abbiamo chiesto a mamma la cortesia di preparare qualcosa di leggero e poco impegnativo per lei. Io avrei portato il dolce. E lei ha preparato cavatelli integrali con il sugo di pomodoro fresco, baccalà fritto per secondo, ricotta ancora tiepida e mozzarelle da svenire di Pasquina, frutta fresca e nocciole e noci tostate calde in forno.  Una cosetta semplice eheheheheh
E al momento in cui ho messo in tavola il mio dolce, i miei meravigliosi nipoti hanno sembravano essere tornati bambini piccoli, felici e golosi.
E poi, anzichè fotografare il dolce, ho preferito fotografare i loro sorrisi.
Ma quanto sono belli!?!?!?!!?
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Torta caprese al limoncello

Ingredienti
220 g di farina di mandorle
50 g di fecola
180 g di zucchero
140 g di burro fuso
una bustina di lievito per dolci
140 g di cioccolato bianco (facoltativo)
2/3 limoni biologici
5 uova
30 ml di limoncello
zucchero a velo

Procedimento
In una ciotola mescolate la farina di mandorle, la fecola, il lievito, il cioccolato grattugiato (ricordate che è facoltativo quest'ultimo) e la scorza grattugiata dei limoni. A parte lavorare con uno sbattitore i tuorli con lo zucchero, e montate a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale. 
Unire agli ingredienti solidi, in ordine, il burro, la crema di tuorli e zucchero, il limoncello e piano piano gli albumi montati. Mescolare con delicatezza.
Foderare una teglia per dolci del diametro di 25/35 cm di diametro con carta da forno bagnata e strizzata. Versare l'impasto e cuocere in forno statico preriscaldato a 170° per 40/50 minuti. Controllare la cottura con lo stuzzicadenti.
Lasciar raffreddare almeno un'ora prima di sformarla. Servire con una spolverata di zucchero a velo.



Note: Se non avete la farina di mandorle, comprate delle mandorle e frullatele con la metà dello zucchero e usate l'altra metà per i tuorli. Se non potete (o non volete) mangiare burro e zucchero, sostituiteli come sapete.
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25 febbraio 2017

Tiella di patate e carciofi




Arrivo a casa e la trovo affaccendata in cucina. Come sempre e come sempre la casa profuma. Di pepe, cipolla e prezzemolo. E di promesse di piatti veri. Di quelli che nascono dalle abitudini di una casa, di una famiglia, di una mamma. L'acqua scorre nel lavabo e va nella coppa colorata dove sono messe 'a sciacquare' le patate affettate, i carciofi col limone e il prezzemolo.
L'aglio è stato già sbucciato e mente, sguardo e mani sono concentrate su quello che stanno facendo. L'occhio ogni tanto va all'orologio per controllare il tempo, se ce la facciamo o se dobbiamo affrettare i gesti. ma come sempre, siamo in perfetto orario. Uno dei pregi, quando si cucina, è anticipare la preparazione quanto più possibile, per fare le cose con calma. Hai voglia a dire che io ce la faccio anche in un'ora a preparare un pranzo completo. Ma lei mi risponde che le cose, per essere fatte bene devono essere fatte con calma, e poi 'chi te lo fa fare a stare agitata quando cucini?'. E ha ragione. In fondo preparare un pranzo, un pasto in genere, presuppone amore per chi lo mangerà e piacere nel mettere le mani nella farina, nell'acqua, nel tagliare tutto ciò che lascia un profumo e a volte anche una macchia sulle mani. Prima quando le vedevo le dita nere, le dicevo di provare e riprovare a far venir via le macchie. E lei paziente 'ma le melanzane ripiene ti piacciono vero? e la fricassea di carciofi, pure no? e questo è il prezzo da pagare'. Le mani che lavorano portano con se il segno del lavoro stesso.

Mannaggiammè che non ho portato la macchina fotografica. Poco male, Dove non arriveranno le foto del cellulare, arriveranno le parole. Non me ne vogliate.

E così la vedo prendere la vecchia teglia da forno, dal tondo indefinito, versare l'olio, pezzettini di aglio, cipolla, prezzemolo, pomodorini, sale e pepe. Poi comincia piano ad affettare le patate e i carciofi. Una manciata di formaggio, meglio se poco piccante.  E ripete le operazioni.... condimento, patate e carciofi, poco formaggio e poi condimento. Pepe abbonante. Acqua fino quasi a metà altezza e via nel forno.
'Mamma, ma lo fai senza pane?'.
'Bisogna prima far cuocere, fino a quando si è quasi consumata l'acqua e patate e carciofi son diventati morbidi'.
Quindi tira fuori dal forno la teglia e impasta pangrattato, sale e olio. Distribuisce il tutto sulle patate e via di nuovo in forno a gratinare.
La casa è piena di profumi, la tavola con pane, cicorie lesse e una bella provola è belleppronta.
I bambini e noi, tutti affamati.
E si 'minestra' direttamente a tavola.
Brava mamma. La mia mamma.
E ora basta con le parole e buon appetito.
Volevate la ricetta? e ve l'ho raccontata.






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16 febbraio 2017

Torta al cioccolato con frutta secca







Questa giornata sembra non finire mai. Sveglia stamattina verso le 6,30, dopo una serie infinita di sogni, non belli, non brutti, manco me li ricordo in verità, ma di sicuro erano turbolenti. Correvo perchè dovevo accompagnare i miei figli, che nel sogno erano ancora piccoli, a scuola, in palestra e a fare i compiti. Erano belli i miei amori, piccoli e sorridenti, ed io sono tornata indietro nel tempo all'affanno della loro infanzia. Poi mi sono svegliata perchè il sole entrava brillante dalla finestra, lasciata apposta con le tende aperte e la tapparella alzata, per non darmi la possibilità di indugiare nel letto. Oggi una serie infinita di cose da fare, prendi macchina, vai fuori paese, parla con tante persone, consolane un paio, fai un pò di conti, torna a casa, ma mentre sei sulla strada e ti senti un pò giù, compra un pò di fiori da una bancarella sulla strada di campagna. Prendine almeno uno molto profumato, perchè passandoci vicino, quando sarai a casa, ti deve acchiappare con il ricordo della primavera. 
Torna a casa, metti i vasi nei portafiori, prendi al volo un pacco e vai dalla mamma che ha preparato le lenticchie. Sparecchia e mentre lei riposa tu torni a casa. Ti vorresti riposare ma non ci riesci, perchè vuoi tentare di mettere in ordine le bollette. 
Poi ti rendi conto che cerchi e cerchi ma la cosa che ti manca non la troverai mai. Almeno qui.
Vuoi un pò di pace, dentro. Hai bisogno di tirarti su.
E allora decidi che ora basta con sta dieta che non prevede dolci. Ma non puoi, E allora decidi di farla comunque una torta, perchè hai bisogno almeno del profumo. Quello non può fare male.
Cerchi una ricetta con gli ingredienti che puoi usare e che puoi mangiare. Ma non ne trovi. A si? e allora me ne frego e me la invento io con quello che ho.
Ma ho ancora poco tempo per la luce, che mi serve per fare le foto e non ho nemmeno la macchina fotografica con me. Solo l'iphone. Va bene, pazienza, mi diranno che le foto non sono belle. Ma almeno fotografo ogni passaggio, ogni cosa che c'è sul tavola e, tiè, pure la mia faccia che ricomincia a sorridere.
Prendo, impasto, verso, mescolo, sistemo, tagliuzzo noci e mandorle, accendo il forno, sistemo la teglia, metto la frutta secca e inforno. Aspetto.
E mentre aspetto mi preparo una tisana. Di quelle semplici e buone. Fette di mela, cannella, un grano di pepe, un pezzo di zenzero. Acqua, anche parecchia. E nel frattempo senti finalmente un profumo di cacao che ti rimette su il morale.
Vai a controllare e te la mangeresti subito per quanto è bella.
La metti un momento fuori a raffreddare. Ma poco però perchè non c'è storia. Qui il desiderio aumenta.
Versi la tisana, la tagli a quadretti e, ancora calda, te ne mangi un pezzo. Poi per la paura di mangiarne troppa, cominci a telefonare e a distribuire a tutti i quadrotti nella stagnola.
Bene, ti senti già meglio. Ora c'è da mettere a posto tutto, le ciotole, la frusta, i cucchiai, i gusci delle uova, il lievito.
Pulisci, continui a sistemare. esci un momento, torni, passano a prendere la torta, sali, prepari un'insalata grande, e qualcos'altro. Ti siedi per mangiare. La stanchezza ti assale. Gli occhi si chiudono. Pensi ai tuoi, lontano. Ti mancano da morire. Ti viene la malinconia. Ma si,  ti dici, ora mangio un pezzo piccolo piccolo di torta, non mi farà male. Oddio che sonno. Devo scrivere il post, ora, altrimenti domani non ce la farò. Ho altre mille cose da fare.
Cominci a scrivere. Ma quante foto ho fatto? mannaggia. E poi dicono che scrivere un post è una passeggiata. Ma che ne sanno? E poi cominci a scrivere, e anche chi ti legge comincia a sentire la tua stessa stanchezza.
Vabbé, dai, la candela pure si sta spegnendo, niente tv. Ora metti il piagiama e corri a dormire.
Mannaggia la ricetta.
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Torta al cioccolato con frutta secca

Ingredienti
160 g di farina senza glutine a piacere
due cucchiai di fecola di patate
75 g di cacao amaro
1 pizzico di sale
due cucchiaini rasi di lievito per dolci
due uova
10  cucchiai di sciroppo d'acero
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
acqua q.b. per ottenere un impasto morbido
30 g di frutta secca (noci, anacardi e mandorle)

Procedimento
Mescolare tutti gli ingredienti solidi (farina, fecola, cacao, sale, lievito), fare un buco al centro e cominciare a versare tutti gli ingredienti non solidi (uova, sciroppo, olio e acqua). Accendere il forno a 180 gradi.
Spennellare il forno di una teglia con acqua per far attaccare più facilmente un foglio di carta da forno.
Versare l'impasto. Tagliare grossolanamente la frutta secca e distribuirla sulla superficie dell'impasto.
Infornare e cuocere per circa 20 minuti, o finchè lo stuzzicadenti non ne uscirà pulito.
Ho preferito una teglia non molto piccola, perchè desideravo che la torta non fosse molto alta, per non far affondare la frutta.
Servire, calda, tiepida o fredda. E' sempre buona. Magari con una buona tisana. 




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