15 giugno 2017

Piccolo festival della parola a Noci



Le parole sono importanti
Così diceva il manifesto giallo. Appeso, esposto, fatto girare a lungo e in largo sul web.
E così, curiosi, abbiamo atteso.

E in un giorno di sole, di quelli pieni di una luce bianca e forte come la calce dei muri del mio paese, abbiamo cominciato a cercare le parole.

E, stese come panni al sole, lungo le strade, sull'asfalto perfino, sui portoni, finanche in un bagno della vecchia biblioteca, le abbiamo trovate.


Erano brevi e lunghe, colorate, poche o tante come una ' Ma-Rea' di pensieri lasciati li per caso, ma fatt'apposta per stupire gli occhi dei nostri vecchi che, mentre si crogiolavano al sole del tardo pomeriggio, si guardavano intorno stupiti e ridacchianti di questa strana follia che ogni tanto compare nel paese.



E poi nel tramonto caldo della piazza abbiamo trovato le prime parole di chi sta aspettando felice l'arrivo dei poeti, un poeta anch'esso e il custode dei libri del paese. Ci hanno salutato e ci hanno fatto entrare in uno 'spaaace' dove, da bianchi muri, mille disegni con molti colori e poche parole, parlano di arte.

E' un piccolo festival, diceva il manifesto giallo. Il piccolo festival delle parole.
E seduti ad un bar che accoglie tutti con la parola PACE, spritz arancione ghiacciato e panzerottini caldi, abbiamo visto riempirsi la piazza di nuovi volti.
Una ragazza col cappello bianco che parlava ad un ragazzo alto, con il viso contento.
Ho detto, sono nuovi quelli, saranno venuti qui per le parole.

E poi siamo tornati a cercare altre parole.

E da quel momento il tempo ha cominciato a camminare con un nuovo ritmo.



Passeggiando tra i vicoli del borgo antico, abbiamo visto la porta aperta della piccola chiesa di S.Stefano, la chiesa dove un tempo si benedicevano gli animali. 
Sulla soglia, riparata al fresco, c'era la ragazza con cappello bianco del giorno prima.
E dentro, tra inginocchiatoi e sedie e un piccolo altare, immagini e poesie, venute fuori dall'incontro casuale con scarpe donate dal mare alla spiaggia. Scarpe che  come messaggi in bottiglie, raccontano
di abbandono, di giochi, di dimenticanza, di lavoro, di speranza, di lacrime forse, ma che, sono approdate silenziose su spiagge lontane e vicine. Senza spiegare niente di se. 
Testimoni di storie che non conosceremo mai. Oltrepassi 201, si chiama il progetto di Maria Cristina Ballestracci.

E qui, solo per noi, abbiamo ascoltato le prime poesie. Che all'improvviso sono diventate nostre. La numero 13 che parlava di inquietudine e attesa, di un'anca sbilenca e di un amore infinito. Del mio, del nostro.
Una strana coincidenza.






Poi, nel caldo del primissimo pomeriggio, non si sa come, ci siamo ritrovati tutti in una macchina, ridendo come adolescenti in gita, in mezzo alla mia campagna, tra rotoballe e campi arati, verso il Trullo the Nice, per farci due spaghetti. E due ciangiùffi, e un cesto di ciliege, un limoncello e un fragolino. E abbiamo riso e raccontato e parlato. Colorato tovaglie con pennarelli. E le parole hanno creato fili invisibili di amicizia.



Tornati in paese, senza più il senso del tempo, abbiamo seguito il percorso delle parole e dei racconti di Moni Ovadia, che ha incantato tutti, nella piazza del paese, tra le luci calde e il buio della notte che arrivava.

E Andrea e Alessandro Piva, amati autori de Lacapagira, hanno presentato il libro 'L'animale notturno' e con loro abbiamo chiacchierato piacevolmente ridendo 'alla barese'.

Ma quante cose belle abbiamo vissuto in questi quattro giorni?
Un elenco di cose interessantissime che hanno riempito la vita di questo mio paese, e hanno stimolato nuove idee e hanno aperto la mente per un uso migliore delle parole.




Ascoltando Giuseppe Basile, Lorita Tinelli e Giulia Basile (poetessa, insegnante, donna meravigliosa) ho ricominciato a sognare di poter entrare nella nostra bella biblioteca a qualsiasi ora del giorno e trovarla piena di gente che legge un libro di carta e non più solo un cellulare. 

Ho visto il Chiostro delle Clarisse pieno di giovani attenti ed entusiasti per votare al Poetry Slam, bellissima gara tra poeti che hanno regalato emozioni fortissime con i loro versi.

Ho capito l'importanza di usare correttamente la nostra bella lingua anche quando si scrivono brevi messaggi virtuali.

Ho goduto di una serata con Franco Arminio, il paesologo che ci fa pensare su quanto abbiamo e non sappiamo di avere, noi, nei paesi, tra la gente di paese. Abbiamo cantato con lui e con il nostro Sindaco, una canzone nostalgica che ci appartiene. E capito che se volessimo potremmo essere davvero un unico respiro, se non distogliessimo sempre lo sguardo altrove, magari al giardino del vicino.


Ho conosciuto l'ironia surreale di Guido Catalano che ho imparato ad amare anche come persona, leggendo tra i suoi versi una nota di simpatica follia.




Ho conosciuto la dolcezza infinita, la fragilità dello sguardo e la forza dirompente di una poetessa di Sant'Arcangelo di Romagna, Annalisa Teodorani,  che con parole semplici ed essenziali, intrecciate come fili di  bianco cotone, mi ha emozionata in una piazza semivuota, di una mezzanotte fredda di tramontana.



Ho ascoltato versi e parole, iilluminati da sguardi languidi e silenziosi, di Silvana Kuhtz, che ha il dono di cullare con la voce, il cuore di chi l'ascolta.



Ho abbracciato la mia amata Marcella, amica di campeggi e risate infinite in chat. Un'amica meravigliosa con lo sguardo, il sorriso e l'intelligenza più belli del mondo. Di quelle che sanno nascondere i pensieri bui, e cacciarli almeno per un pò con battute argute e da morire dal ridere. Non ha dormito per 4 giorni e ha percorso la strada Noci/aeroporto per portare da noi tutti i poeti infinite volte, senza mai battere ciglio.


Ho ritrovato il Vittorino delle notti dell'Europa Festival Jazz di tanti anni fa, pronto sempre e ancora a ridere di brindisi improbabili, di scenette improvvisate all'alba con una fumata di pipa all'aria aperta, a raccontar versi in dialetto, a ritornare vecchi amici.



Ho conosciuto Luca, il ragazzo dagli abbracci e dagli occhi stupiti e innamorati più dolce del mondo. Meridionale nostalgico e appassionato dell'ospitalità del trullo, ormai irrimediabilmente contagiato dalla trullite e dalla voglia di condividere le nottate in campagna e nuovi progetti ancora per ora solo immaginati.



E del cantore, poeta e folk singer, dai capelli lunghi, che in piedi in un angolo declama versi ('Nascere è un ingresso gratuito, morire è una consumazione obbligatoria') e che intorno al tavolo recita brindisi per un buon primitivo e che imbracciando la chitarra ci stupisce con canti/scioglilingua e ballate a 'Carmeeeeeee', vogliamo parlarne? Andrea Bitonto, bravissimo e meravigliosa compagnia per fare alba insieme.



E la mia adorata Simonetta, spacciatrice di poesia, amica di tutto questo viaggio nel mio paese, instancabile 'raccontatrice', dagli occhi di bimba e dal dolce sorriso che accarezza tutti. Ho goduto della sua compagnia finalmente e totalmente.

E il mio amatoamore, sempre accanto a me, con me, in me, un unica voce, un unico stesso desiderio di accogliere e godere del mondo intero, ad abbracciare tutti. Insostituibile.

Sazia di parole, sicura che le cose belle sono irripetibili e che bisogna conservarle nel cuore, fiduciosa che nuove cose meravigliose verranno ancora e ancora, aspetto che i fili si intreccino di nuovo.


In questa vita / ho praticato l'effimero / quando stenderanno / l'inventario dei miei beni / non troveranno altro che parole 
(Annalisa Teodorani)



foto di Marcella Signorile

foto di Marcella Signorile

foto di Luca Melillo

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29 maggio 2017

Il pacco della mamma del sud



L'altro giorno mi dice mio figlio minore che a Bologna per 3 mele e 3 zucchine ha speso 6 euro. La mamma (o la tirchiona, ancora non ho capito bene) che è in me, subito ha detto. 'Amooore, ma stiamo scherzando? ma così tu non mangi mai ne verdure, ne frutta. Allora sai che faccio? ti preparo un pacco con la spesa di frutta e verdura dell'orto, che ora ci sono anche le ciliege, ammamma, che altrimenti tu non le assaggi mai visto che torni a luglio, e te lo spedisco. Eh? che dici ammamma?' E lui (ovviamente) 'va bene mammaaaa'. E l'altro che deve dire? 'al figlio preferitoooo?' E allora si fanno due pacchi. E allora scatta il tour da runtastic. Parto e vado in campagna a raccogliere le ciliege fresche, tanto per cominciare e i piselli. Madonn li devo pure sgusciare. Poi si fa il giro degli amici fruttivendoli che hanno roba fresca e buona e compro, zucchine, melanzane, basilico che qui si vende a piante, che se hai un vasetto con terreno, ti dura e 'progredisce' come dice mia madre. Poi carote, un'insalata, tanto arriva domani, fagiolini, il sedano per profumare, un melone, a quei figli. Poi i cocomeri ciangiuffi (barattieri volevo dire) non glieli mandi? che quelli appena li vedono pensano alla terra loro. Fagiolini, ah già l'ho detto. Allora chiamo il figlio grande e gli spiego tutto. E lui mi fa 'ah allora il pacco vegetale questa volta. Ma mamma c'è anche l'albero delle provole per caso? e dei salami?'. Abbiamo capito, 'si gli dico, certo che sta'. E vado a comprare anche questo. Su uozzap continua la chat 'mamma due taralli due e un pò di caffè? la salsa?' E no eh! la salsa no, che quella mi costa un'occhio a spedirla e poi, già finita quella che ti ho mandato l'ultima volta? sempre a cene e cenette state?' Vabbè. Vado dallo 'spedizioniere'. Pesiamo il tutto e mi dice 'signora per altri due euro può aggiungere altri 8 chili di roba'. Ma scherziamo? solo due euro? e certo che li aggiungiamo. Aspetta qua che torno subito. E così abbiamo aggiunto pelati, pomodorini con la buccia, fagioli, pane fatto in casa, merendine (che non gliele compro da una vita perchè fanno male, loro non se le comprano perchè costano tanto, e allora gliele compro perchè si emozioneranno che gli ricorderà quando erano piccoli che io non capivo e gliele compravo, sigh!), il tonno, i taralli, il caffè, il cacioricotta, e una manciata di tronky che gli piacciono tanto. Corro che fra mezz'ora parte il corriere e ancora dobbiamo stipare e incastrare bene tutto. Arrivo li e trovo una fila di mamme. Tutte con i cartoni fatti in casa più grandi del mio, da spedire ai figli lontani. All'inizio rido e mi sento facente parte della comunità di terronia femmina, poi chiedo cosa mandano loro. E una mi dice 'crostata, biscotti per il latte, pane fatto in casa, la focaccia, i taralli. Sono due giorni che sto preparando. Ma sai com'è le cose della mamma....'. E li mi sento una mamma degenere che nemmeno una crostata gli ho fatto. E il pane l'ho pure comprato. E pure i taralli. E allora mi son detta che non possono minare così la mia autostima sti benedetti pacchi. E volevo scrivere sul cartone 'fateveli bastare per un lungo tempo beh!', ma non l'ho fatto. I pacchi sono partiti. Oggi mi chiama mio figlio e mi dice con voce tremolante 'mammaaaaa quando ho aperto il pacco ho sentito il profumo di casa. Il basilico, il sedano, pure le cipolle mi hai mandato, quelle novelle da fare con i piselli dell'orto!' Mamma e poi.... le merendineeeeeeeeeeeee. '. E allora ho capito che il pacco mio era più bello di quell'altro, ecco, e che ognuno sa come mandare un pezzo di casa ai propri figli, quando sono lontani. Saremo pure sceme, noi mamme meridionali, ma le emozioni così non si possono comprare solo mandando più soldi per fare la spesa. Tiè.



E ora andiamo a fare le confezioni belle per le mie confetture di ciliege che nel frattempo ho preparato e che andranno a finire nel prossimo pacco.
Non mi basta certo mettere l'etichetta bianca con la data e con un tappo qualsiasi. E così ho comprato la stoffa a quadrettini rossi e.... basta seguire lee immagini e capirete come ho fatto.
Per la ricetta potete andare --> qui o qui






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13 maggio 2017

Viaggio in Giappone





Fuori nel terrazzo ci sono i pappagallini verdi che fanno un chiasso incredibile con il loro verso. Ma sono così carini che non posso cacciarli via. Ma mi deconcentrano proprio ora che son riuscita a fermarmi per scrivere un pò.
Sono seduta al tavolo della mia cucina e cerco di mettere in ordine i miei pensieri e le cose belle che ho fatto in questi ultimi tempi. Sono tante. E diverse tra loro. Ma qui parlerò oggi della cosa che ancora mi porto addosso e negli occhi.
Sono tornata da pochi giorni da un  viaggio, uno di quei viaggi importanti, che ti portano lontano, in paesi davvero differenti dal nostro, che un pò spaventano per le ore di volo, ma che poi non vuoi più lasciare, una volta che sei li.
Sto parlando del nostro viaggio in Giappone.

Avevamo prenotato i biglietti tanto tempo fa, ma il programma l'abbiamo fatto solo la settimana prima di partire. Noi siamo fatti così. Ci piace vivere in totale libertà e autonomia i nostri viaggi, fissando giusto delle mete in generale per poi decidere sul posto quello che ci piacerebbe conoscere.
Di foto ne abbiamo fatte tantissime, come al solito, e sarà davvero difficile fare una scelta. Abbiamo camminato, visitato, visto, mangiato, osservato tanto, tutto e sembrava che fossimo affamati di conoscenza e le nostra aspettative non sono state deluse.
Per comodità di chi vorrà considerare questo mio post come appunti da tenere presente per un proprio viaggio, farò un racconto tipo diario. E andiamo a cominciare.

Cosa abbiamo fatto prima di partire:
- prenotato albergo per tutta la settimana a Tokyo, vicinissimo ad una fermata della metropolitana e in una zona molto bella.
- prenotato il router portatile per il wi-fi da farci recapitare in albergo, cosa che poi abbiamo scoperto potevamo anche farlo direttamente ai tanti stand in aeroporto.
- prenotato un tour per il primo giorno giusto per farci una prima idea delle distanze e in generale della città.
- prenotato un tour al mercato del pesce, con spesa e corso di sushi.

- comprato un paio di scarpe comodissime
- preparato la valigia con poche cose essenziali





Giorno 1
partenza alle 13,05 da Roma Fiumicino. 12 ore di volo che passano in un attimo guardando bellissimi film, mangiando e mangiucchiando continuamente, con cuscino e copertina morbidi, osservando i panorami mozzafiato dall'aereo (finchè c'è luce), passeggiando in aereo e dormendo.
Arrivo alle 10 di mattina (ora di Tokyo), In aeroporto compriamo la carta SEICA con la quale potremo muoverci in metropolitana e fare anche piccoli acquisti. Prendiamo la metropolitana per raggiungere l'albergo. Già il primo impatto con la metropolitana è per me sconvolgente. Arrivano delle carrozze lucidissime, pulitissime e di una puntualità che per noi rasenta la fantascienza. E questo avremo modo di verificarlo anche nel corso dei giorni successivi. Se l'orario di arrivo previsto è alle 9.16 per esempio, alle 9.16 significa che il treno apre le porte, puntualissimo. Puoi regolare l'orologio. 
Fermata Oshiage, arrivo in albergo, praticamente di fronte alla fermata e accanto allo Skytree, una delle più belle attrazioni di Tokyo. Ci diamo una rinfrescata, mangiamo qualcosa al volo al ristorante dell'albergo e via, a fare un giro, emozionatissimi.
Cominciamo a muoverci con la metropolitana e andiamo nel quartiere di Asakusa, e già ci sorprendono le prime luci dei grattacieli, tra cui spunta all'improvviso un bellissimo tempio shintoista (che visiteremo meglio nel prossimi giorni, qui ci torneremo ancora altre due volte). Ceniamo in un ottimo ristorante dove servono la carne Kobe, da cuocere da soli su una piccola fornacella (barbecue) che si piazza al centro del tavolo. Impariamo subito una bella usanza. Prima di mangiare i giapponesi usano servire un piccolo asciugamani arrotolato, bagnato e caldo, per lavare le mani. Da copiare. 
Quindi dicevo, ci portano un vassoio con la carne tagliata a piccoli pezzi e un vassoio di verdure crude da grigliare. Birra giapponese e acqua frizzante con ghiaccio per me.
Torniamo in albergo un pò provati dal cambiamento di orario. Anche perchè il giorno dopo dobbiamo partire per il tour alle 9 in punto. Seconda cosa da imparare. I giapponesi non ti aspettano. Se si parte alle 9, si parte e basta. Se arrivi un minuto in ritardo, resti a terra.
L'albergo è molto bello e dall'11esimo piano si gode di una vista panoramica davvero unica.

Giorno 2
Arriviamo in anticipo alla stazione dei pullman, anche perchè temiamo di aver bisogno di un pò di tempo per orientarci. Invece ci danno con molta gentilezza e disponibilità tutte le informazioni. Capiscono che sei straniero e devi essere aiutato. Ma sono così efficienti ed organizzati che non c'è bisogno di altre infomazioni.
Saliamo e cominciamo il tour. Io a bocca aperta tento di filmare tutto il filmabile. Tutti quei palazzi dall'architettura modernissima, a perdita d'occhio, li filmo tutto, poi mi rendo conto che occuperò lo spazio disponibile solo per questo e mi blocco.
Prima tappa - Tempio Shintoista di Chiyoda, dove impariamo il rito di purificazione con l'acqua, prima di avvicinarsi alla preghiera, preghiamo davanti ad un albero sacro per ricevere la benedizione per la famiglia.

Seconda tappa - Giardini Imperiali, stracolorati di piccolissime azalee in cespuglio, iris e altri fiori a me sconosciuti. Molto bello. Peccato non si possa visitare il Palazzo Imperiale.



Terza tappa - Tempio di Asakusa. Impariamo il rito di purificazione dell'incenso, visitiamo il tempio. Passeggiamo velocemente tra le stradine di un mercatino in mezzo al tempio, dove riusciamo solo a guardare cose buone da assaggiare e kimono e souvenir da comprare. Ma niente, non abbiamo il tempo. Quelli partono senza di noi. Pazienza, ci torneremo. Tappa per il pranzo.



Quarta tappa - giro panoramico sulla nave nella baia di Tokyo per ammirarne lo skyline. Qui facciamo foto panoramiche con noi in mezzo per il nostro 29 anniversario. Sembra di stare su Love boat. Molto romantico, se noi fossimo stati romantici.

Quinta tappa - Danza tipica (commovente per quanto è bella) con una danzatrice giapponese.
Lasciamo il gruppo che deve tornare alla base, per poter visitare da soli il quartiere. E' così pieno di luci e grattacieli moderni che vale la pena fermarsi a goderseli.
Cena in un ristorantino buio e piccolo. Abbiamo mangiato zuppa di carne e verdure. Buono davvero.
In verità abbiamo mangiato benissimo sempre e, a parte una piccola mia scivolata nostalgica davanti ad un piatto di spaghetti, la cucina giapponese è davvero interessante e si mangia bene ovunque. Anzi forse è la cosa che costa meno, rispetto al resto (souvenir, mezzi ecc...)





Giorno 3 - Sveglia di nuovo prestissimo. Alle 9 abbiamo appuntamento per il tour al Mercato del pesce e corso di SushiManco a dirlo, ci stupiscono per la puntualità. Le nostre guide appaiono allo scoccare delle 9 in punto.
Prima di entrare nel Mercato del pesce, attraversiamo il mercato della zona, dove si vende una miriade di ingredienti per le zuppe. Pesce essiccato e liofilizzato, pesce fresco a tranci, crostacei crudi e cotti, zuppe di miso con ramen da mangiare subito, scaglie di tonno di diverse qualità, radici di wasabi e zenzero, daikon enormi ecc... quasi nessuno ama essere fotografato e quindi rispettiamo la richiesta. Un dedalo di stradine e siamo difronte ad uno dei mercati più famosi del mondo. Scansando gli operai che corrono su delle macchine da lavoro che sfrecciano e non ti vedono nemmeno, camminiamo tra le varie postazioni di vendita, dove andiamo anche per comprare il pesce che useremo per il corso. Assaggiamo (alle 10 di mattina) vari tipi di tonno crudo con zenzero fresco grattugiato al momento e salsa di soia. Compriamo tonno e una spigola. Fotografiamo cozze giganti, tentacoli di piovra, tonni immensi e calamari da film (ora capisco perchè Godzilla è nato qui) e andiamo al corso
Provo a sfilettare la spigola, tagliamo nel giusto modo gli altri pesci e cominciamo a comporre il sushi. Insomma abbiamo mangiato fino alle 13. Poi eravamo decisamente esausti e pieni. 

Lasciate le nostre belle e brave guide partiamo alla volta del parco di Ueno, nel quartiere di Taitò, sperando che ci siano ancora un pò di ciliegi in fiore. Niente ciliegi ma in compenso una straordinaria mostra di peonie. Mai viste tante, così belle e così diverse. Ci lasciamo ammaliare dalla bellezza di questa mostra, dalla musica, dall'acqua che scorre, e poi lentamente ci incamminiamo per il ritorno. Ma prima facciamo una lunghissima tappa in uno starbucks per un lunghissimo caffè macchiato e caldissimo.
Infine cena con ramen, zuppa e gelato al the matcha.













Giorno 4
Decidiamo di tornare ad Asakusa per comprare con calma un pò di souvenir, per assaggiare un pò di jap streed food a base di fritture varie, dolci e salate. Ci lasciamo affascinare da un ragazzo simpaticissimo che guida il risciò e ce ne andiamo con lui in giro per il quartiere. E questo giro è stato davvero bello, perchè ci siamo addentrati in stradine fuori dal circuito per turisti. 
Il risciò ci ha lasciati sotto alcuni altissimi edifici, uno dei quali con una scultura a forma di fiamma piegata dal vento sulla sommità. E ci ha consigliato di andare a prendere il thè all'ultimo piano di uno di questi per poter godere di una vista mozzafiato. E così abbiamo fatto. Davvero da brividi. Da li abbiamo tentato di capire quale fosse l'orizzonte della città, ma non ci siamo riusciti. 
Città immensa, densa di popolazione, di quartieri, di grattacieli.



Raggiungiamo il quartiere di Akihabara, o Akiba, meglio conosciuta come Akihabara Electric Town, dove entriamo in una nuova dimensione davvero strana e particolarissima. Quella delle salegiochi multipiano piene, strapiene di macchinette tipo videopoker, rumorosissime, affollatissime e frequentate come dopolavoro da giapponesi in giacca, cravatta e valigetta. Qui si trovano negozi di manga e anime, di articoli di elettronica e di gadget stranissimi.
E qui siamo entrati in un maid cafè, una specie di caffetteria dove sei servito in maniera molto servizievole e originale da ragazze vestite da cameriere come se fossero un cosplay.


Giorno 5
Indecisi se andare a Kyoto o a Nikko, propendiamo per la seconda, perchè più vicina, più economico il biglietto del treno (Kyoto 600 euro x due persone andata e ritorno) e perchè ci dicono sicuramente meno affollata.
Scelta felicissima. Visitiamo dei tempi bellissimi, immersi nella foresta, affrontiamo anche scalinate di 200 gradini, per raggiungere la vetta. Si respira un'aria di pace e di saggezza antica. I tempi sono meravigliosi e finemente lavorati e la gente è rispettosa e silenziosa. 


Torniamo a Tokyo in serata e ceniamo con una squisita tempura in un ristorante sullo Skytree, difronte all'albergo.







Giorno 6
Rilassante passeggiata nel quartiere di Akasaka al tempio di Hie-jinja Shrine, quindi al parco di Roppongi dove abbiamo potuto rilassarci in un posto pieno di verde e fiori, in mezzo a famiglie che godevano di un picnic. Bambini monelli che giocavano nel laghetto che mi hanno fatto pensare che i bambini sono uguali in tutto il mondo. Pranzo con cibo sempre ottimo in un caffè restaurant in zona. E poi ci siamo diretti verso la nostra ultima destinazione del viaggio. 
Uno spettacolo di Robot, nel quartiere speciale di Shinjuku. E' un quartiere diciamo... a luci rosse, che offre anche questa particolarissima attrazione. Uno spettacolo folle dove abbiamo ascoltato tamburi giapponesi suonati da abilissimi ballerini/acrobati/cantanti/musicisti in coreografie coinvolgenti e una serie di sfilate di robot e personaggi dei manga sempre più colorati e vivaci, che simulano l'eterna lotta tra il bene e il male. A me è piaciuto tantissimo, e non smettevo di ballare anch'io sulla sedia e di agitarmi come loro. Bello, bello. 
Quindi stanchi ma davvero contenti siamo tornati in albergo. Ma non volevamo rassegnarci all'idea che fosse finito il viaggio e così siamo saliti di nuovo sullo Skytree per mangiare un gelato e guardare ancora dall'alto questa città straordinaria.




Giorno 7.
Fatto valige, fatto colazione con calma e via verso l'aeroporto con la metropolitana. Ore 13 il nostro aereo per l'Italia.
Un ultima cosa che ci ha emozionato: quando l'aereo si è staccato dal finger per dirigersi verso la sua pista di decollo, tutti gli operai intorno si sono messi in fila e guardando i passeggeri nei finestrini, salutavano in fila e facevano l'inchino. Non è meraviglioso????

Alla fine di un viaggio i pensieri, gli inevitabili paragoni, le sensazioni vissute, ti affollano la mente. E i miei sono stati i seguenti:

Gli italiani si riconoscono ovunque per tantissimi motivi. Ci amano a prescindere dai nostri difetti. Ci fermavano per strada solo per chiederci 'siete italiani? io sono stato una volta in Italia, benvenuti in Giappone...', ecc...
Ma si riconoscono purtroppo anche perchè non rispettano spesso i luoghi che visitano. Secondo voi è normale cogliere un fiore da uno dei pochi alberi di ciliegi in fiore, così, senza motivo, per poi buttarlo dopo qualche metro? mah!
Poi, almeno quelli che erano con noi nel tour, continuavano a fare esempi stupidi, tipo 'Vuoi mettere il Duomooooo, con questo tempietto spoglio?'. Ma va la, va laaaaaa. E qui mi fermo.

I giapponesi sono adorabili per la loro squisita gentilezza e eleganza, e di queste cose non ti stanchi mai, anzi, hai voglia di imparare a fare altrettanto.
Ma sulla metropolitana non c'è nessuno che sembra accorgersi di chi gli sta accanto. Sguardo perso sul telefonino, nei propri pensieri, nel sonno. Diciamo che quando sono arrivata a casa, ho vissuto lo sguardo curiosone e il vociare invadente dei romani, come un balsamo di umanità.

Le cose possono funzionare se si fanno delle regole semplici e se si rispettano. E secondo me ci si abitua presto ai treni puntuali, alla pulizia nella metropolitana, al rosso del semaforo, alla gentilezza, al fatto che non ci sono per niente bidoni della spazzatura e devi portartela a casa per smaltirla in un altro modo....
Sono una sognatrice?
non so.
Ma so solo che ad ogni viaggio imparo cose nuove e le faccio mie. E riparte la speranza che possiamo sempre rendere migliori noi stessi e il mondo dove viviamo.

Alla prossima!



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