31 maggio 2013

La torta del mio compleanno

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Tic Tac, Tic Tac, il tempo scorre. Va avanti, e il passato, con tutte le sue storie, i mille pensieri, i fiumi di parole, le fotografie, i quaderni di ricordi e tutte le cose che hai imparato e continui ad imparare, ha bisogno di uno spazio sempre più grande e diventa sempre più prezioso. Siamo quello che abbiamo vissuto. Ma quello che rende la nostra strada sempre più interessante e luminosa è la nostra instancabile curiosità. Guai a perderla.  Guai a perdere la capacità di stupirsi, la voglia di conoscere cose nuove, la capacità di vedere nel nuovo una fonte infinita di energia. Guai a rimanere fermi sul divano o con la mente per un tempo più lungo di un momento di solo e sano riposo.

Mi volto per un istante e mi vedo, adolescente che correvo a maniche corte e pantaloncini per allenarmi in mezzo alla neve. Studentessa/lavoratrice che stanca del lavoro mi tuffavo tra i libri, avida di letteratura femminile del ‘900. E poi giovane innamorata, pronta a partire per raggiungere ovunque il mio amore. E poi mamma in corsa, ansiosa di essere presente nella vita dei figli piccoli, che rimandavo a dopo mezzanotte i lavori di casa, per portarli ovunque, al mare, in campagna a giocare con il pallone, in villa d’estate a mangiare il gelato.

E mi vedo ora. ancora a mezze maniche (ma non con i pantaloncini) che ancora farei il bagno nell’acqua gelida della primavera. Ancora ammaliata dalle parole di carta e dalle storie di donne di ogniddove e ognittempo. Ancora pronta a raggiungere mio marito ovunque, appena me lo chiede. E ancora e ancora mamma in corsa, forse ancora troppo ansiosa per i figli, che tento di tenere con un filo sempre più sottile, ora che è arrivato il momento che stanno andando via, con i lavori di casa sempre tanti, troppi per i miei tempi e i miei interessi da soddisfare intorno.

Cosa è cambiato in tutto questo tempo? solo qualche ruga. Ma gli occhi, dicono, sono sempre attenti e curiosi. Il cuore aperto. La mente anche. La voglia di sperimentare infinita. E la voglia di condividere tutto questo con chi passa di qui, immensa.

Grazie a tutti per aver festeggiato con me il mio compleanno. E’ stato un grande, grandissimo regalo.

E ora mangiamo la torta.

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La torta del mio compleanno

1 pan di spagna (ricetta di Luca Montersino, vedi qui)

1 litro di latte intero

4 tuorli

4 cucchiai di zucchero

4 cucchiai di farina

una tavoletta di ottimo cioccolato fondente

un limone

2 confezioni di Togo (biscotti ricoperti di cioccolato)

1 confezione di ciliegie candite

170 ml di liquore Strega

Preparare il Pan di Spagna seguendo le istruzioni di Montersino, che ho seguito io. Mentre cuoce, preparare la crema pasticcera. Mettere a riscaldare in una pentola il latte intero (magari anche quello di masseria). Sbucciate un limone facendo attenzione a non lasciare troppa buccia bianca, e mettetelo nel latte. Nel frattempo in una ciotola sbattere con una frusta i tuorli, la farina, lo zucchero e un mestolo di latte preso dalla pentola. Lavorare energicamente e quando il latte comincia a diventare caldo versarlo nella ciotola dove continuerete a girare con la frusta. Versate velocemente tutto il composto nella pentola e portare a cottura con un cucchiaio di legno che gira e gira. Eliminare la buccia del limone. Versare in un’altra ciotola un terzo della crema. Spezzettare il cioccolato fondente e versarlo nella pentola. Girare finchè il cioccolato si sarà sciolto tutto. Tagliare il pan di Spagna in tre dischi. In un bicchiere mescolare il liquore e la stessa quantità di acqua. Bagnare con questa bagna tutti i dischi di pan di spagna. Versare metà della crema al cioccolato sul primo disco. Coprire con il secondo. Versare la crema pasticcera bianca. Coprire con il terzo strato. Versare tutto il resto della crema al cioccolato e livellare. Tutto intorno alla circonferenza della torta disporre i togo, lasciandoli un pò distanziati. Decorare con le ciliege candite.

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28 maggio 2013

Polpette dolci con marmellata di ciliege e zucchero a velo vanigliato home made

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Entro in cucina mentre c’è ancora la penombra dovuta alla tenda appena accostata. E nel silenzio del mattino mi accoglie il rumore familiare della caffettiera che fra un pò sprigionerà il profumo del mio amato caffè del risveglio. E con gli occhi ancora semiassonnati sbircio una cassettina nera bucherellata, che ieri sera ho poggiato sul tavolo, perchè stanca e non avevo alcuna voglia di portarla fuori nel balcone. Ogni volta che vado in campagna mi sento come quella famosa donzelletta che torna con un cesto pieno di rose e viole e cose buone. Chissà cosa penseranno le donne che sbirciano sempre dai loro balconi per controllare il viavai della strada quando mi vedono trafficare nel cofano della macchina per tenere in equilibrio i miei mazzi di erbe aromatiche, i fiori, le cicorielle, il cesto delle ciliege…. e lo spettacolo delle chiavi da cercare nella borsa, per aprire il portone e che puntualmente mi cadono, scatenando la gara dell’equilibrista per tenere tutto in piedi mentre mi piego per raccattarle….

Ieri era un pomeriggio caldo, di quelli con poco sole e aria tiepida e tranquilla. HO passeggiato nel campo appena rasato, con mia madre e la mia nipotina, per raccogliere un pò di ciliege. I miei alberi maturano due / tre alla volta, perchè di tipi differenti. MI danno il tempo di accorgermene e di programmare la raccolta senza stancarmi, anzi per godermela. Perchè i lavori di campagna, sempre tanti e faticosi, piacciono per le prime ore, poi stancano e ti sfiancano, facendoti innervosire e piano piano cancellano la convinzione che la campagna sia solo poesia.

Però ieri abbiamo adocchiato i tre alberi carichi di ciliegione nere e mature e dure e dopo averle… assaggiate, riassaggiate e riassaggiate ancora, abbiamo detto ‘si sono buone e pronte per la raccolta’ e ridendo per la dieta e i valori della glicemia dimenticati, abbiamo iniziato allegramente a raccogliere. Ogni tanto ci si lanciavano i noccioli o le ciliege picchiettate dagli uccelli, rincorrevo la piccola che con le ciliege doppie attaccate alle orecchie e le lentiggini venute fuori al sole, si era ben presto stufata di lavorare. E l’acchiappavo, la riempivo di baci forti, la chiamavo pigronaaaaaaaa e la riportavo sotto l’albero.

Le ho dato un compito alternativo, altrettanto profumato e dolce. Raccogliere le fragoline per fare il liquore. E lei ha pensato bene di modificare lo scopo dell’incarico, preparando con fili d’erba rigidi degli spiedini di fragoline da portarci come merenda. Il resto delle fragoline sono finite nella sua pancia, ovviamente, e niente nella coppa verde per il liquore. E vabbè, aspetteremo che maturino le altre.

Stamattina le ciliegione nere mi guardano, aspettano di conoscere il loro destino. Alcune finiranno nei piatti da offrire alle ‘Marie’ del primo piano (così si firmano sui biglietti che mi inviano con i fiori!), altre saranno snocciolate e trasformate in marmellata per le mie crostate, altre saranno infilate in ricette da sperimentare, altre nella pancia (yummmm yummmm) e tutte, sicuramente nelle mie foto.

ore 18,18                                                                                                                      E una nuova ricetta è apparsa nella mia mente e nella mia cucina. A volte mi vengono delle genialate!!!  Ho fatto le polpette dolci e ora stanno friggendo, e profumanooooooo….

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Polpette dolci con marmellata di ciliege e zucchero a velo vanigliato home made

- 500 g di pane fatto in casa raffermo

- latte per ammorbidire il pane (quanto ne basta per coprirlo)

- 4 cucchiai di zucchero di canna

- scorza grattugiata di due limoni biologici grandi

- due uova (ma se l’impasto dovesse risultare non abbastanza morbido aggiungerne un’altra)

- pangrattato fine

- un litro di olio di semi di arachidi

- marmellata di ciliege fatta in casa

- zucchero a velo vanigliato fatto in casa

Tagliare a pezzettini il pane e metterlo in una ciotola. Versare il latte tiepido e aspettare che venga assorbito e che il pane diventi morbido. Strizzarlo e sbriciolarlo. Aggiungere lo zucchero di canna, la buccia grattugiata dei limoni, e le uova. Amalgamare il tutto. La consistenza deve essere tale che prendendo in mano una cerca quantità di impasto si potrà ‘appallottolare’ senza problemi. Con un cucchiaio prenderne una quantità grande come un piccolo uovo e schiacciarla come una frittatina sulla mano. Al centro posare mezzo cucchiaino di marmellata di ciliege. Chiudere come se fosse un sacchetto e formare la polpetta. Far rotolare la polpetta sul pangrattato e friggere in abbondante olio caldo. Scolare su carta assorbente, far intiepidire e spolverizzare con abbondante zucchero a velo vanigliato (Da preparare in casa mettendo un baccello di vaniglia in un barattolo pieno di zucchero a velo e lasciato a riposare per almeno una settimana)

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21 maggio 2013

L’albero delle ciliege di mezzanotte (Crostata semi-integrale morbida di fragoline e ciliege)

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Potrebbe essere il titolo di un libro. E chi lo sa, potrebbe anche diventarlo. Potrei parlare dell’amore che da sempre ho per le campagne. Si, al plurale, perchè ce ne sono state tante e tutte hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Ognuna una sua storia da raccontare. Sono apparse all’improvviso, nel momento in cui avevo bisogno di un luogo in cui sognare. Possederne una è sempre stato il mio sogno. La strada per realizzarlo è stata un pò lunga, ma alla fine ci siamo arrivati. E sono comparse sempre durante una passeggiata, sbucate dal nulla o in mezzo ad un prato di iris o venute fuori dalla nebbia di autunno. E mi hanno sempre regalato la voglia di viaggiare con la fantasia, di condividere con chi amo perfino l’aria da respirare. MI hanno donato generosamente, chi frutti da cogliere, chi fiori per rallegrare le mie giornate.

Vi racconto della campagna del mio trullo.

Era autunno e passeggiavamo in una di quelle giornate di novembre in cui, nonostante la pioggerellina, c’è una calma intorno e una temperatura che ti fa capire che anche l’autunno o l’inverno imminente possono essere magici. IL cartello ‘VENDESI’ era affisso su un cancelletto arrugginito, tutto svolazzi e ghirigori. Tutto intorno alberi spogli, e solo una macchia di colore: una melagranata spaccata che lasciava intravvedere i suoi semi fucsia, e ce li offriva, nonostante fossimo solo ospiti di passaggio. Era come una mano che ci invitava ad entrare e a riflettere sul cartello e sul dono. E così, in un momento in cui la natura si offre non certo al meglio, come un cane spelacchiato che vuole essere adottato, ma che ti entra nel cuore senza un motivo, decidemmo che sarebbe stata nostra. Li avremmo portato a giocare i nostri figli, in quel posto isolato, dove avrebbero potuto gridare a loro piacimento, avremmo potuto suonare e cantare a squarciagola, e ci saremmo sorpresi, con la nuova primavera, nello scoprire la bellezza che quel posto ci avrebbe riservato con la sua rinascita.

con noi c’era un amico che abitava li vicino. Grande sognatore, che riesce a vedere al di la della realtà, quelli che sono i confini da varcare per entrare nel mondo della fantasia. Sorrise e condivise con noi quel progetto.

Quando la firma fu messa in calce sul contratto di acquisto, decidemmo che per suggellare quel momento, in cambio di quella strana coincidenza di eventi che ti portano sulla strada che hai sempre cercato, avremmo regalato a lui e alla sua famiglia i frutti del primo albero di ciliege mature. E lui avrebbe deciso come e quando andare a raccoglierli.

E da allora, son passati 10 anni, appena l’aria diventa calda, c’è un albero che matura prima di tutti. Le sue ciliege sono piccole e dolci, tantissime e si trova nella parte a valle della campagna del trullo. Il primo anno il messaggio fu ‘le ciliege del tuo albero son mature’. E lui a mezzanotte, con la torcia e sotto la luce della luna, con le sue figlie, allora piccoline ora grandicelle, da allora, va a mangiare le ciliegie direttamente dall’albero, senza raccoglierle per portarle a casa.

E’ diventato un rito il nostro. Solo che ora il messaggio è ‘L’albero delle ciliege di mezzanotte è pronto’

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Crostata morbida semiintegrale con ciliege e fragoline di bosco

- 150 di farina 00

- 50 g di farina integrale

- 6 cucchiai di zucchero

- 150 di margarina (o burro, o quello che volete, senza pontificare)

- 3 uova grandi

- mezza bustina di lievito per dolci

- un pizzico di sale

- 50 ml di latte (se serve per raggiungere la giusta consistenza)

- una bagna per ammorbidire (acqua e zucchero, oppure succo di frutta, oppure acqua e liquore profumato)

- marmellata morbida di fragole

- ciliege fresche snocciolate

- fragoline di bosco

- una banana

- gelatina per torte (a piacere se si vuole ottenere un effetto lucido e se si vuole preparare il giorno prima)

 

Impastare prima tutti gli ingredienti solidi (le farine, lo zucchero,il sale, il lievito). Poi aggiungere prima la margarina ( o il burro o olio), e le uova una per volta. Se la consistenza è troppo solida e si fa fatica a lavorare con il cucchiaio di legno, aggiungere un pò di latte.

Ungere e infarinare una teglia per crostata. Versare il composto e infornare per circa 30 minuti a 180°. una volta tolta dal forno, far raffreddare nella teglia stessa, capovolgere in un piatto da portata.

Spennellare la base della crostata morbida con una bagna a piacere (acqua e zucchero, oppure succo di frutta, oppure acqua e liquore profumato)- Distribuire con un cucchiaio la marmellata di fragole. Decorare con fettine di banana, ciliege e fragoline.

Se si vuole preparare il giorno prima per impedire che la frutta annerisca o si disidrati, preparare della gelatina per torte, seguendo le istruzioni riportate sulla confezione, e versarla su.

Questa è una torta che fa bene al cuore…..

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20 maggio 2013

Minestra di zucchine, patate e spaghetti spezzati con erbette profumate

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Sonia (de Il Pasto Nudo): Ciao Anna, volevo dirti, sai che lunedì pubblico un post con la ricetta  che hai preparato a casa mia durante il corso di Panificazione? Sai quella di patate e carciofi?

IO: ciao Sonia, che bello!!! ma non era pasta zucchine e patate?

S: no, io ricordo patate e carciofi, sai metto il link alla tua ricetta del 2009, e ti cito.

IO: si grazie Sonia, ma io ricordo benissimo che quel giorno ho preparato quella con le zucchine, ricetta poverissima che però a te è piaciuta tanto (oltre alle polpette) e poi è così povera e semplice che non l’ho mai pubblicata per questo.

S: ma che memoria che hai Anna!!! eppure io sono convinta che sia di carciofi.

IO: vabbè Sonia allora facciamo così. Tu pubblichi la ricetta che ricordi, io pubblico quella che sicuramente ho preparato. Guarda che la pubblico anch’io lunedi, facciamo post incrociati.

E così molte delle mie amicizie mi ricordano per qualche piatto che ho preparato al volo con quello che in quel momento ho trovato nel loro frigo. O polpette con il pane duro, o friselle con pomodori e finocchietto, o uova al tegamino con cipollotto, pomodoro e basilico, oppure pasta alla poverella con zucchine, patate, cipolle e erbe profumate.

Come dire che anche i ricordi possono avere dei profumi e sapori straordinari, e ti possono riportare alla mente un pomeriggio di luglio di tanto tempo fa, passato parlando, ridendo e insegnandoci a vicenda tante cose.

Sonia è incredibile. Si stupisce di tante cose, che ai suoi occhi sembrano nuove, e ti gratifica con i suoi occhioni sgranati perchè sembra che quello che le stai mostrando sia un grande dono. E ti ringrazia gioendo, per un cesto di ciliege, per una polpetta di pane raffermo, per una ricetta che non sapeva esistesse.

Questo blog, quante sorprese fa….

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Minestra di zucchine, patate e spaghetti spezzati alle erbette profumate

(per due persone)

- una zucchina media

- una patata grossa

- due cipollotti piccoli (o una cipolla bianca normale)

- 140 g di spaghetti spezzati

- due cucchiai di olio extravergine di oliva

- prezzemolo e basilico

- parmigiano reggiano o cacioricotta per condire

in un tegame versare i due cucchiai di olio. Tagliare a cubetti piccoli le zucchine, i cipollotti e la patata. Versare il tutto nel tegame con l’olio. Far soffriggere per un pò. Versare dell’acqua sufficiente anche per cuocere la pasta. Salare. Dopo l’ebollizione fa cuocere ancora per circa 10 minuti, dopodichè versare la pasta. Portare a cottura regolando di sale se necessario. Nel frattempo sminuzzare il prezzemolo e il basilico. Impiattare e versare solo allora il trito delle erbette e volendo avere un sapore più corposo aggiungere anche del formaggio a piacere (d’estate preferite il cacioricotta). Tutto qui, semplice semplice

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17 maggio 2013

Scialatielli integrali alla crudaiola con basilico e menta

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Ma voi ci credete agli angeli? Di quelli che vi proteggono in un particolare momento della vostra vita? Quando non potete proprio credere che le cose siano andate in quel modo quasi misterioso?. Ebbene a me è successa una cosa strana. Subito dopo Natale ho cominciato ad avere un problemino al ginocchio che mi ha fatto deprimere non poco, in quanto mi impediva di camminare, salvo sfidare un dolore lancinante che mi toglieva il respiro. Ho cercato di capire il perchè e come avrei potuto risolvere il problema. Ho preso farmaci (pochi in verità) che mi hanno fatto puntualmente tutti male. HO interrotto subito l’assunzione e ho continuato la ricerca. Niente, all’improvviso compariva questo maledetto terribile dolore. E nel frattempo si avvicinava il giorno della partenza. I miei pensieri vivevano un incubo, pensavo a me a New York bloccata per strada immobile, incapace di camminare e muovere un solo passo, mentre intorno a me scorreva un fiume di gente. E io bloccata per una settimana in un angolo di un parco o in hotel, senza poter vedere niente. Comunque la testardaggine che mi contraddistingue mi ha fatto andare avanti. Mi dicevo, ‘tutt’al più mi farò portare a Central Park sulle sue famose panchine e li resterò a scrivere, a parlare con la gente, e poi ripasseranno a prendermi. E vivrò il viaggio immaginando la città dall’aria che respirerò’. 

Niente di tutto questo è accaduto. Da quando ho toccato il suolo americano, non ho MAI, dico MAI provato quel maledetto dolore. Giorni e giorni, km e km calpestati senza sosta dalle 7 di mattina a sera, quando sfinita mi fiondavo nel lettone a tre piazze fino al giorno dopo. L’avevo dimenticato quel maledetto, ma appena tornata a casa… all’improvviso mi ha tolto di nuovo il respiro. Quanti pensieri mi son venuti in mente. Ho pensato,  qualcuno dall’alto sicuramente mi ha voluto bene e mi ha preservato da questo problema, mi ha protetta per tutto il tempo.  E poi per sdrammatizzare me ne son fatta di battute anch’io da sola. Sarò allergica all’aria di casa, sarò allergica al blog e al fatto di dover stare per parecchio seduta a scrivere. Sarà la testa che una volta a casa ha smesso di volare… macchenesò… fatto sta che ho deciso di perdere ancora peso così dovrebbe almeno affievolirsi. Intanto domani ho una RM e vedremo. Nel frattempo sto leggera, ma con gusto. Sembro una pubblicità lo so, ma perdere peso non è facile. Soprattutto per una blogger che vuole vivere scrivendo di cibo e, ovviamente, preparandolo. Quindi cambiamo tipo di ingredienti, ma rendiamo leggerissimo un piatto che, stranamente, è diventato più buono dell’originale. Provare per credere.

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Scialatielli integrali con basilico e menta

(dose per me sola)

- 60 g di scialatielli integrali trafilati al bronzo

- 6 pomodorini ciliegino

- un mazzetto di basilico

- qualche foglia di menta

- cacioricotta

- un cucchiaio di olio extravergine di oliva

Portare l’acqua ad ebollizione e versare gli scialatielli (che sono una specie di tagliatelle spesse e tagliate a pezzi ).

Nel frattempo in un piatto fondo e largo spezzettare i pomodorini lavati. Spezzettare con le mani anche il basilico e la menta. Aggiungere il cacioricotta appena grattugiato e l’olio. Lasciar riposare fino a quando saranno cotti gli scialatielli. Dopo di che scolarli e mescolarli al condimento.

Leggeri e profumatissimi.

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14 maggio 2013

Vi presento ECCELSA

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La mia Puglia ogni tanto mi stupisce. All’improvviso scopro delle realtà di cui prima (per mia negligenza) non ero a conoscenza, e vengo travolta da un numero infinito di emozioni che mi stracaricano di energia e progetti e voglia di organizzare. Ad Alberobello, sono stata invitata ad un evento lo ‘CHEF DAY ECCELSA’ per la presentazione della nuova NAZIONALE ITALIANA CUOCHI, presso l’ISTITUTO ECCELSA dei fratelli Matarrese. La struttura è di quelle che ti incantano, o almeno incantano chi ha la passione per la cucina e vorrebbe restare chiuso li per giorni dove trovi straordinari libri di cucina, un’infinità di attrezzature per realizzare tutte le ricette che vuoi, mille cucine avveniristiche e solide dove voler accendere tutti i fuochi e cucinare un pranzo intero nello stesso momento…. insomma un posto dove sognare sogni possibili da realizzare.a2

E tra i sogni da realizzare, soprattutto per chi non nasce chef, ma vorrebbe tanto diventarlo o almeno imparare a destreggiarsi con sicurezza in cucina, ci sono i tantissimi corsi che li si organizzano e garantiscono attestati da incorniciare, di cui vantarsi e, perchè no, da considerare anche l’inizio di sogni concreti da realizzare. Ripeto tanti sono i corsi il cui elenco riporterò in seguito, tutti tenuti da cuochi eccellenti e preparati, in una struttura dove ‘mettere le mani in pasta’ sotto una guida seria e professionale che ti segue. E figuriamoci, qui si allena la nazionale italiana cuochi, si specializzano i nuovi chef, prima di partire per il mondo per portare in giro la propria esperienza professionale e arricchire il proprio curriculum con il futuro. Figuriamoci cosa potremmo fare noi, blogger e non, uomini e donne appassionati di cucina, in una struttura del genere e con maestri del genere….   UN sogno!a4 

E oggi anche l’evento organizzato è stato ricchissimo di informazioni, di interventi tutti positivi e costruttivi, di dimostrazioni di grande cucina con il mitico maestro della Cucina Italiana,  Igles Corelli e la sua dialettica con accento ferrarese, che ha preparato due piatti favolosi e nel giro di un’ora ci ha insegnato tanto sulla cottura delle verdure, sui segreti per fare un buon risotto, sull’economia in cucina, sull’uso di fiori nella presentazione… ecc….

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Tra i partecipanti che hanno catturato l’attenzione del foltissimo e interessato pubblico, ricordiamo Pietro Zito, il cuoco contadino patron di “Antichi Sapori”, Fabio Pisani, Executive Chef del ristorante “Il luogo di Aimo e Nadia”,

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13 maggio 2013

Tramezzino

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Potrei scrivere questo post senza parole. Le foto parlerebbero da sole.

E’ cosa rara poter godere della presenza dei figli che gironzolano per casa. Se ci sono è perchè devono studiare, quindi sono seduti nella loro stanza. Se non devono studiare, non ci sono perchè sono in giro con gli amici. Ma all’improvviso senti: ‘mammaaaaa mi prepari qualcosa di buono da mangiare? ho fameeee! dai stupiscimi’. Ma oggi, stranamente, frigo e dispensa non abbondano di ingredienti con cui creare degli effetti speciali. Ho deciso che finchè non consumo tutto il consumabile la spesa non si fa più. E si, perchè è vero che quando viene qui mio nipote, visita prima di tutto il frigorifero e poi sospira perchè gli sembra una visione, pieno e stracolmo di cose da mangiare (ho un nipote bongustaio!!! ha 7 anni eh!?!?!), ma è anche vero che con la dieta in corso, e di ritorno da cibo americano, non ho proprio voglia di ricette complicate. E quindi prepariamo cose semplici con gli ingredienti che ci sono. Che basterebbero comunque a sopravvivere in un bunker per almeno un mese.

Quindi, inventiamoci una cosa buona e stupiamo il figlio affamato. Tramezzino ai cereali, che non manca mai, pomodorini freschi tagliati a fettine sottili, pizzico di sale e filo d’olio (che i pomodorini freschi saranno pure buoni ma se non metti sale e olio sanno di dieta mortificante o di finta persona salutista), fettina di formaggetta fresca tagliata sottile, foglie di basilico spezzettate con le mani. E ripetere due volte questo strato. Avvolgi nel tovagliolino, metti in un piatto bello, aggiungi la fogliolina per fare scena e grida ‘è prontooooo’.

Ora un ragazzo di 18 anni, sempre affamato, che sta studiando da 4 ore, secondo voi cosa fa? si fionda sul tramezzino, allegro allegro, addenta quasi per metà il tutto, sospira ad occhi chiusi (e si, noi facciamo sempre così quando una cosa ci piace!), e morderebbe anche me che gli dico di bloccarsi perchè…. devo fare la foto e immortalare quello che è davvero un momento di piacere.

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E ci posso fare se sono una mamma foodblogger?

E voi cosa preparate per stupire il momento di fame impetuosa dei vostri ragazzi? o di vostro marito?

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9 maggio 2013

Il mio viaggio a New York (seconda parte … fino al prossimo viaggio)

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E la musica continua… ovunque, oltre il rumore della città, viene fuori ovunque la voglia di far musica. E così la metropolitana offre in ogni angolo un pezzo di musica jazz per farti compagnia malinconicamente, un brano di musica classica, per farti sembrare la vita più bella, un pezzo grintoso di blues in mezzo ai due treni che si incrociano sotto, nei bui corridoi. Eppure anche li, la voce sovrasta il rumore. E c’è musica per le strade, appena il buio cala. Oppure all’improvviso in mezzo a Central Park esplode l’allegria di un’orchestra che sembra suonare solo per chi passa li. E tutti insieme, con naturalezza, cominciano a ballare, e nasce un momento magico di festa.

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E poi stanchi si decide di fermarsi un pò nel verde. Quest’immensa area verde, piena di fiori coloratissimi, e di alberi finora a me sconosciuti che sembrano essere fioriti tutti insieme per colorare di rosa tutto intorno. A Central Park puoi riposare e dormire sui prati immensi, dove per camminare ti togli subito le scarpe per sentire l’erba sotto i piedi. Puoi allenarti, correre, pescare, giocare, leggere, portare a spasso i bambini, parlare con gli amici stando sdraiati su un plaid…. E ti sorprende perchè non ci credi di essere nel bel mezzo di una immensa città. Central Park è un sogno, visto, rivisto, stravisto nei film. Ma ora che so com’è posso dire che è molto molto di più…

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E ci si rimette in moto per continuare ad assorbire le meraviglie di questo viaggio.

E abbiamo attraversato mille strade, percorrendole piene di traffico, gialle dei tanti taxi, a piedi, dal pulman turistico, dal taxi, da sotto, con la metropolitana, e da sopra attraverso i meravigliosi ponti. Io conoscevo solo quello della ‘gomma del ponte’, Brooklyn, e invece ho attraversato anche quello di Manhattan, di Verrazzano, e altri. Tutti imponenti, importanti, ingegnosi e pieni di vita che scorre, da cui guardare bellissimi Murales disegnati sui tetti delle case che scorrevano accanto a noi.

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E arrivando con il battello di fronte ad Ellis Island, abbiamo rivissuto con i nostri occhi quello che hanno visto tanto tempo fa i nostri emigranti che arrivavano con il cuore pieno di speranza. Una piccola isola, dall’aspetto mite, che poteva rappresentare la nuova vita o il rifiuto. E, di fronte, il panorama di mille grattacieli imponenti, a difesa del sogno americano.

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Torniamo con i piedi a terra. Arriviamo a Brodway, passeggiamo tra tante vetrine, che rivelano i mestieri e le idee più impensabili. Mai avrei immaginato di trovare un ciabattino e risuolatore di scarpe in questa città. E davanti alla vetrina di una libreria mi perdo. Entriamo. E’ un negozio dove si vendono comics, manga, fumetti di supereroi, e disegni di nuovi talenti. E’ un mondo fatto di disegni, di idee, di colore e tanta fantasia. E ne resto affascinata. Mi trascinano fuori e alla vetrina successiva mi blocco ancora. C’è un negozio di libri nuovi e usati ed io entro, figurati se non entravo…… E scopro un labirinto di scaffali che si sviluppa per 4 piani per un’estensione che a me sembrava meravigliosamente infinita. E volevo rimanere chiusa li, per giorni. Ma dopo un pò la fame dei miei compagni di viaggio li spinge a trascinarmi quasi con la forza fuori di li. Ma io ci tornerò, da sola, a si se ci tornerò….. vedrete.

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E ho conservato per ultimo, ma perchè è la cosa più importante, la visita a Ground Zero, dove si avverte l’abbraccio del mondo intero verso le famiglie delle vittime e una grande voglia di speranza e voglia di ricominciare.E li è rimasto davvero un pò di noi.

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E qui forse è il caso di fermarsi.

Del cibo ne parleremo un’altra volta, magari con qualche ricetta.

Buonanotte quasi buongiorno….. mannaggia al jetlag.

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7 maggio 2013

Il mio viaggio a New York (parte prima…. tranquilli sono solo due!)

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Eccomi qua. Un fiume in piena. Respirate e tuffatevi in quello che vi voglio raccontare.

Da giorni, da quando sono partita, cerco le parole per fermare la valanga di sensazioni che mi ha travolto fin da quando ho chiuso la valigia. Scrivendo di un viaggio si rischia di fare una cronaca fredda dell’elenco dei posti visitati, e trasformare un post in una guida per viaggiatori. ma più che suggerire posti da vedere, io inizio con una scoperta che ho fatto. Prima di iniziare un viaggio non bisogna cercare quello che abbiamo immaginato di un posto nella nostra mente. Perchè non è mai così. Allora bisogna chiudere gli occhi, aprire il cuore, liberare la mente, respirare profondamente e solo dopo …. riaprire gli occhi e lasciarsi travolgere da tutto quello che arriverà.

Arrivo a New York al tramonto e dopo un viaggio di cui avevo paura perchè l’avevo immaginato lunghissimo e mi faceva trattenere il respiro sapere che avrei volato su un oceano immenso, e che invece è ‘volato’ nell’arco della visione di tre film, arrivo che quasi mi veniva da piangere per l’emozione e mi preparo quasi con la tachicardia a salire sul taxi. Mi preparo con cuore di bambina. Incollata dietro al finestrino aspetto che compaiano i grattacieli. Ma i grattacieli, quando spuntano all’orizzonte non sembrano mica tanto alti. E si perchè ancora non hai ancora l’idea delle distanze e degli spazi. Ma già l’effetto del tramonto sul lato sinistro del panorama, da al tutto una luce magica.     Arrivo in albergo, frastornata, e scopro che la stanza è grande quanto tutta casa mia senza muri, e mi dico ‘caspita’. Lasciamo velocemente le valige e corriamo per abbracciare con il primo sguardo la città. Esco sulla strada con un sorriso ebete stampato sulla faccia, che non va via, anzi, diventa sempre più fisso. E mi immergo in un mare di luci e di gente con volti dai colori diversi, energia contagiosa. E la testa non sa dove girarsi per guardare. Intorno, davanti, in alto, sempre di più in alto cercando di raggiungere i piani più vicini al cielo. E scopro di essere a Times Square, nel bel mezzo di un flash mob. E i volti della gente per strada si vedono all’improvviso sui cartelloni pubblicitari. E aspetto da un momento all’altro di vedere il mio. Ascoltiamo per un pò un musicista di colore, tutto vestito di bianco candido che con un sassofono,  intona malinconiche note jazz. Mi chiedo… ma è proprio vero tutto questo? massìììì, sono a New Yoooork!!!

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   Sarà l’eccitazione, sarà il jet lag, ma alle  6 di mattina sono sveglia e prontissima per iniziare quest’avventura alla luce del primo giorno. E’ domenica e vogliamo andare ad Harlem ad ascoltare la messa e i cori gospel. Io adoro i pulman scoperti che ti fanno fare i tour della città, perchè così abbracci subito con lo sguardo la città e prendi appunti su dove ti fermerai. E intanto ti porta come un taxi alla meta che hai deciso. Nelle chiese di Harlem, tantissime, la fede si confonde con il marketing. Giustamente si punta il dito al turista maleducato che fa foto durante una funzione religiosa, ma al contempo ti chiedono di contribuire con un’offerta alla ristrutturazione del tetto della chiesa. Resti un pò sbigottita, non sai come prenderla questa cosa, ma poi ti lasci coinvolgere e, con loro, canti e balli lodi al Signore, a ritmo di ‘Heeeeey man, heeeeeey man’ e al momento dello scambio di un gesto di pace abbracci tutti e ti senti sorella del mondo. Usciamo e andiamo in giro a gironzolare cominciando a mangiare Hamburger e hot dog alla faccia della dieta dimenticata in Italia.

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E piano piano, un passo alla volta, faccio cose, prendo appunti nella mente, fisso con gli occhi foto che rimarranno nel mio cuore, annuso e memorizzo odori. E di giorno in giorno riempio il mio viaggio di cose memorabili.

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Con il naso all’insù mi sono stupita dei mille grattacieli che sono li come giganti a regalarti un panorama mozzafiato. E con il naso all’ingiù di notte dalla terrazza dell’Empire State Building a respirare l’aria fine di un 86esimo piano su uno spettacolo che in realtà ti blocca il respiro per quanto è immenso e straordinario. Sembra di volare, come nelle sequenze riprese da un elicottero nei film americani. Vorresti restare li ed aspettare l’alba per veder cambiare i colori intorno a te. Ma alle due di notte chiudono e devi interrompere li il tuo sogno.

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Ritrovi posti visti nei film, ma è solo un istante, perchè poi riesci a vedere il posto che hai intorno con nuovi occhi, e solo così diventa TUO.

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Ho vissuto nel passato e nel futuro passeggiando ‘un giorno al museo’ del Museo di Storia Naturale, dove temi che spunti redivivo il dinosauro del film. Al Metropolitan ho goduto di collezioni preziose di capolavori, organizzate in maniera perfetta, che ti arricchiscono di bellezza e ti fanno godere e stupire del talento umano. Al Moma, ho dovuto riconoscere la mia incapacità di capire l’Arte Moderna e mi sono un tantino innervosita perchè non vedevo quello che le guide davano per scontato e spiegavano come ovvio. E ho odiato profondamente quel ‘talento’ che proponendo un’installazione di una pedana, come ‘opera in progress’ che si ri-creava ogni volta che qualcuno ci camminava sopra, mi ha fatto fare una figuraccia, pensando che l’opera d’arte fossero quei due che si baciavano da mezz’ora sopra, fermi e immobili. _18 _26 Ho passeggiato per le vie di China Town stupendomi di frutti mai visti e delle strade scritte in cinese, segno di un’appropriazione di una parte del territorio, e scoprendo mille varietà di funghi e pesci secchi e vivi, uccisi con un sol colpo, davanti agli occhi del compratore. Odori e fumi che riempivano il naso. Rossi di mille sfumature,tutto intorno, illuminati dall’oro e dal giallo, ovunque. E suoni e canzoni di posti lontani (ma ormai perdi la cognizione dello spazio e di dove sei…. in America, in Cina, boh!?!?!?)_27 _28

Ho goduto della mia Italia a Little Italy, dove ristoranti e gusto nostro si offrono generosamente agli occhi di tutti, e ti fanno sentire orgogliosa di appartenere ad un popolo allegro, ricco di fantasia e di una cultura antica, capace di far sognare il mondo. Qui a New York l’Italia è ovunque, nel cibo, nella moda, nel buon gusto, e ti stupisce come una terra piccola piccola come l’Italia, rispetto all’America, possa essere così presente ovunque.

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Mi son seduta sulle scale della casa di Carrie Bradshaw, nel West Village, aspettando che tornasse. Ho finto di essere lei, cercando di prendere al volo un taxi, senza avere ai piedi le Manolo Blanik, ma solo scarpe da ginnastica…. e sarà per quello che non si fermavano. Solo dopo molto tempo ho capito che i taxi liberi avevano la luce centrale accesa, (mentre quelle laterali significano che sono già prenotati e quella spenta che sono occupati!). Salvo poi a fare la figura di credere che si fosse DAVVERO fermato per me un taxi e scoprire che invece era rosso il semaforo. Il tutto immortalato da video e foto e risate di mio marito e dei miei figli. Vigliacchi.

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E qui finisce la prima parte del racconto….

Aspettiamo un pò… è dura dover scegliere tra 1542 foto……..

To be continued…..

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